NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

domenica 4 novembre 2018

Sono passati cent’anni dalla fine della Grande Guerra

di Emilio Del Bel Belluz

Nei cimiteri di Rivarotta, Pasiano e Cecchini, in provincia di Pordenone, ci sono ancora le tombe dei soldati un tempo nemici, sulle quali nessuna madre ha potuto piangere o portare un fiore. La mia memoria va a un soldato italiano, sepolto a Visinale di Pasiano che morì pochi giorni prima della fine della Grande Guerra. La sua tomba è in abbandono, le parole incise sulla lapide sono scarsamente leggibili, hanno tolto la cinta di rispetto in ferro battuto e nessun fiore la adorna. Quella che doveva essere l’ultima trincea di un giovane che non voleva essere dimenticato, che cercava una mano gentile che onora i caduti e che da cent’anni attende una lacrima, è caduta nell’oblio. Il suo volto nella foto osserva il cielo e il Signore.




Sulla sua tomba ci sono scritte queste parole: “Ceola Fortunato / Soldato d’Italia/ A soli 20 anni rapito alla famiglia / e alla Patria / Addì 28 ottobre 1918.  
Chinandomi sulla sua tomba accarezzo la sua foto, depongo una rosa rossa, lo stendardo sabaudo e penso alle tante carezze che gli avrà fatto sua madre, versando lacrime di dolore. Mi ritornano, inoltre, in mente i versi trovati nella tasca della giubba di un soldato caduto sulle Dolomiti:






“ Tutti avevano la faccia del Cristo,
nella livida aureola dell'elmetto.
Tutti portavano l'insegna del supplizio
nella croce della baionetta,
e nelle tasche
il pane dell'ultima cena,
e nella gola
il pianto dell'ultimo addio. ”

Motta di Livenza, 4 novembre 2018

(foto di Carlo Verardo)