NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.
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mercoledì 17 gennaio 2024

Belle immagini alle partite della Juventus


 

A fianco dello Scudo Sabaudo coronato ci pare di intravedere anche lo  stemma del 9° stormo dedicato a Francesco Baracca, con tanto di corona ducale.

E ne siamo felici!

giovedì 19 settembre 2019

Fiume 2019

Nel giorno del centenario dell'inizio della impresa fiumana, una decina di ragazzi, si è recata a Fiume, esponendo il Tricolore del Regno all’ingresso del Palazzo del Governo.
Un’ azione goliardica e coraggiosa in un’Italietta ha volutamente  dimenticato una ricorrenza che ogni nazione avrebbe orgogliosamente ricordato nei secoli. Una azione pacifica e dimostrativa. Tanto per ricordare che Fiume è italiana.
Il gesto è stato un bel gesto, coraggioso e sentito. Pacifico e indolore.
Chi prende le distanza, e chiede scusa ai croati, che si sono permessi, per altro, di mettere becco sulla statua di D'annunzio a Trieste  sbaglia.
Con questo metro non ci sarebbe stata nessuna impresa fiumana per non offendere la Yugoslavia, la Francia e gli Usa, il governo di Cagoia.

A volte è necessario osare.


giovedì 12 settembre 2019

A Fiume la bandiera del Regno d'Italia

Peccato per la copertura subtotale della Bandiera

[...]
La stampa di Zagabria tra l'altro riferisce che nella notte sconosciuti anno innalzato la bandiera italiana sul Palazzo del Governatore, che durante l'occupazione della città contesa dall'Italia e dall'allora Jugoslavia venne usato da D'Annunzio come sua residenza. Sul posto è intervenuta la polizia croata, che ha rimosso la bandiera e ha spiegato che si trattava di quella del Regno d'Italia, non di quella attuale della Repubblica italiana. Due giovani italiani, di 19 e 20 anni, sono stati intanto fermati questa mattina davanti allo stesso Palazzo, con delle bandiere italiane.“


[...]

http://www.today.it/politica/fiume-statua-trieste.html

domenica 28 ottobre 2018

La bandiera sabauda


di Emilio Del Bel Belluz

In questi giorni mi sono tornate alla mente le tante immagini che ho visto alla televisione sul centenario dalla fine della Grande Guerra. 
Ormai manca poco all’anniversario e ci saranno ancora migliaia di commenti, mostre in tutto il Paese e discorsi ufficiali di uomini politici. 
Penso al Presidente della Repubblica che parteciperà a tante manifestazioni. Quello che mancherà in queste sfilate commoventi sarà una bandiera, quella del 1918, il vessillo del Re Vittorio Emanuele III, il Re soldato. 
Quella bandiera che si vide garrire al vento nei campi di battaglia, la stessa che aveva ricevuto il giuramento dei soldati italiani, non è esposta, guai a ricordare che l’Italia di un tempo era quella monarchica, guidata dal Re Vittorioso Vittorio Emanuele III. 
Allora da monarchico mi vengono in mente delle parole scritte da Macchiavelli: “E’ regola generale che gli storici dei popoli vincitori facciano cadere in dimenticatoio la storia dei vinti, e non è infrequente il caso che essi mettano i segni della loro vittoria anche sui monumenti e glorie precedenti. Così Paolo Emilio vincitore di Pidna , impose la sua statua sulla grande stele di Delfi che già reggeva la statua di Perseo”. 
Questo accadrà anche il 4 novembre, quei soldati che morirono per il Re saranno orfani della loro bandiera sabauda che nel bene e nel male rappresentò l’ultimo atto della loro vita da eroi. Allo stesso tempo, non mi stupisco nel vedere che, in tanti cimiteri italiani molte lapidi di nostri eroi della Grande Guerra, sono nell’abbandono più totale. 
Molti di questi nostri eroi, per ragioni di spazio, sono finiti negli ossari, disperdendo il vero significato e la volontà che essi avevano espresso. Quando muore un soldato per la patria andrebbe ricordato onorando la sua tomba, ma la nostra società non ha tempo per queste cose. 
Penso alla pagina di un giornale che mi inviò il poeta e scrittore Ermanno Contelli di Pasiano di Pordenone che diceva:“ L’altro giorno visitai il cimitero austriaco. Saranno più di duemila morti, ognuno una croce e una targa nera, per lo più Ungheresi. All’ingresso sta una tabella e su una pietra lessi a caratteri cubitali questa iscrizione: - "Italiani! Se colle vostre gloriose avanzate arrivate in queste vostre terre, non profanatele con le armi e rispettate questo camposanto. Conservatelo, poiché, dopo questo flagello, quando saremo ancora amici, conserveremo delle lacrime negli occhi per bagnare le zolle che ricoprono i nostri congiunti“. 
A Rivarotta, in provincia di Pordenone, in un piccolo cimitero ci sono ancora alcune tombe dei caduti austriaci, che dormono il sonno eterno. Un giorno vi accompagnai lo scrittore di Vienna, Whalter Maria Newirth che aveva scritto molti libri, tra cui uno dedicato a quei soldati, - Isonzo - Piave - Montello. Questo scrittore aveva allora, nel 1996, cent’anni, si commosse davanti a queste tombe e volle onorare anche le tombe di qualche caduto italiano, portandovi un fiore.

martedì 18 settembre 2018

Susegana, il tricolore a casa dopo cent'anni: sabato scorso la cerimonia di consegna


Si è tenuta lo scorso sabato 15 settembre, in piazza Martiri della Libertà, la cerimonia di consegna dell’antico tricolore di Susegana, salvato nel 1917 nella ritirata che seguì alla disfatta di Caporetto durante la Prima guerra mondiale, quando le truppe italiane dovettero allestire in fretta e furia la linea del fronte lungo il fiume Piave per fermare l’avanzata austro-ungarica.

Il geniere Umberto Savoia, originario di Sant’Ambrogio di Valpolicella, mentre passava con la sua colonna attraverso Susegana, fu incaricato dal suo ufficiale di ammainare il drappo che sventolava sul pennone del Comune, per salvarlo dall’invasore.

domenica 16 settembre 2018

Bandiere a brandelli e irriconoscibili simbolo di un Paese che non ha identità


di Salvatore Sfrecola

I funzionari pubblici dovrebbero imparare a esporre il Tricolore che ovunque vediamo lacero e scolorito, soprattutto sulle scuole

Trentatré ore di educazione civica nei programmi della scuola dell’obbligo. Lo propongono Massimiliano Capitante e Giulio Centemero, deputati della Lega. In pratica un'ora alla settimana perché. fatta l’Italia, occorre fare finalmente gli «italiani», come suggeriva Massimo D’Azeglio, nel 1861, all’indomani della costituzione dello Stato unitario. E un premio Miur «Educazione civica» per i migliori progetti.
«Oltre all’insegnamento della Costituzione (quanto mai di attualità oggi) - scrivono i parlamentari -, nel  rispetto dell’autonomia scolastica, proponiamo che siano oggetto di educazione civica l’educazione alla legalità e il contrasto al bullismo e cyberbullismo, l’educazione ambientale, l’educazione stradale, l’educazione alimentare, l’educazione al bello, l’educazione al volontariato e il contrasto alle dipendenze (droghe, alcol, ludopatia)». Che, poi, vuol dire educare alla consapevolezza della nostra identità e della nostra storia, sempre più necessario. Il 67,8%, rivela Eurispes, è favorevole alla reintroduzione nelle scuole dell’educazione civica, a suo tempo voluta dal ministro Aldo Moro. I proponenti ne hanno parlato con Marco  Bussetti. già prima che divenisse ministro dell’Istruzione e sperano che faccia propria l’iniziativa.
Riusciranno i nostri eroi? È difficile, perché l’ambiente appare assolutamente lontano dai valori che l’educazione civica intende insegnare. Un esempio. A Roma, in via Mompiani, nel centralissimo quartiere Della Vittoria, la scuola media statale espone una bandiera italiana assolutamente irriconoscibile nei suoi colori, mentre la bandiera dell’Unione europea è ormai uno straccio appeso per un lembo. L’ho segnalato su Facebook riscuotendo molte condivisioni. E non è un caso isolato. Praticamente in tutte le scuole le bandiere, esposte ininterrottamente giorno e notte, sempre le stesse d'estate e d’inverno, sono ridotte a stracci coperti di fuliggine. Come per le bandiere che
ornano, si fa per dire, la sede della Scuola nazionale dell'amministrazione in Lungotevere Armando Diaz a Roma. assolutamente irriconoscibili. Una inammissibile incuria, tra l’altro in palese violazione delle regole che disciplinano l’esposizione della bandiera sugli edifìci pubblici, di cui abbiamo scritto su La Verità del 5 agosto 2017. Grave ovunque, gravissima considerato che quel palazzo ospita la Scuola nazionale dell’amministrazione, l’istituzione, fondata nel 1957 come parte integrante della presidenza del Consiglio dei ministri, «deputata a selezionare, reclutare e formare i funzionari e i dirigenti pubblici». Ben diverso, immacolato, il tricolore di Francia che garrisce al vento pròprio sul portone dell’École nationale d’administration (Ena), voluta dal generale Charles De Gaulle. nel 1945, all’indomani della riconquista della libertà per formare la nuova classe dirigente. Dall’Ena sono usciti dirigenti pubblici e privati, ministri e inquilini dell’Eliseo.
Devo dire che per me, come per i tanti italiani che hanno vivo il senso della patria, è assolutamente deprimente la vista della bandiera nazionale in quelle condizioni, che mi è parso un autentico «vilipendio», e vorrei che la Procura della Repubblica individuasse in quelle condizioni del vessillo il delitto previsto e punito dall'articolo 292, comma 2, del codice penale con la reclusione fino a due anni per «chiunque pubblicamente e intenzionalmente ... deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale». Nel senso che quella esposizione ha reso la bandiera «inservibile», inidonea a rappresentare la nazione. Il simbolo di un Paese che non crede in sé stesso, di un popolo che non riconosce la propria identità.
Eppure le regole che disciplinano l'esposizione della bandiera nazionale, il «tricolore Italiano», come si esprime all’articolo 12 la Costituzione, sono rigide e precise, a cominciare dalle scuole.
Senza che si levi una qualche protesta, ma soprattutto senza che le autorità scolastiche richiamino all’ordine presidi e direttori didattici, funzionari dello Stato evidentemente senza dignità della loro funzione. I quali dimostrano anche di non sapere che quelle bandiere, che vorremmo sventolassero integre nei loro colori, non dovrebbero essere tenute giorno e notte e tanto meno durante l’estate.
Infatti la bandiera non deve essere esposta continuativamente sugli edifìci pubblici ma, ai sensi dell’articolo a, comma 1, della legge 5 febbraio 1998, n. 22 («Disposizioni generali sull'uso della bandiera della Repubblica italiana e di quella dell’Unione europea») solamente «per il tempo in cui questi esercitano le rispettive funzioni e attività». Il che vuol dire, per le scuole, «nei giorni dilezioni e di esami» (articolo 4° comma 3, del decreto del presidente della Repubblica 7 aprile 2000, n.121 («Regolamento recante disciplina dell’uso delle bandiere della Repubblica italiana e delI’Unione europea da parte delle
amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici»). Con la conseguenza che non devono essere esposte di notte e in tempo di vacanze.
Pertanto la bandiera va esposta dall’alba al tramonto, alzata vivacemente ed abbassata con solennità, non deve mai toccare il suolo né l’acqua. Regole antiche che attestano un senso di rispetto che dobbiamo assolutamente ritrovare. Anche a Palazzo Chigi, dove quel regolamento è stato scritto, la bandiera esposta ininterrottamente giorno e notte è fuori delle regole.
La bandiera, ovunque rispettata ed amata, al di là del credo politico, perché quei colori sono di tutti, di destra o di sinistra, sono o dovrebbero essere il simbolo della nazione e del suo orgoglio. In Grecia, a Creta ho visto nei giorni scorsi una chiesetta che esponeva la bandiera immacolata a dire che anche sulle sponde dell'Egeo la patria è un valore di tutti.
Quando usci, sollecitata dal presidente Carlo Azeglio Ciampi, la legge sull’esposizione della bandiera nazionale, immaginai subito che sarebbe stata interpretata «all'italiana» (quanto mi addolora questa espressione).
Che l’alza bandiera sarebbe stato effettuato solamente nelle caserme e che le bandiere esposte giorno e notte, col sole o con la pioggia, sarebbero divenute in pochissimo tempo assolutamente irriconoscibili. Uno spettacolo desolante che la dice lunga sul senso di italianità dei contri concittadini che, alla visione di quella bandiera vilipesa non insorgono, se non in pochi casi, peraltro inascoltati. Bandiere che non hanno più neanche la forza di sventolare per ricordare a giovani e anziani la nostra storia, chi siamo. Forse perché non lo sappiamo, perché abbiamo avuto cattivi maestri che hanno fatto perdere progressivamente alle giovani generazioni il senso dell’appartenenza.
Eppure quel tricolore, che costa pochi euro, che qualunque dirigente scolastico potrebbe anche comprare in proprio, ha accompagnato la Formazione dello Stato nazionale fin dal 23 marzo 1848,
come aveva voluto il Re Carlo Alberto, quando i soldati del Regno di Sardegna entrarono in Lombardia per rispondere alla richiesta che Gabrio Casati gli aveva rivolto a nome del governo provvisorio milanese. Fu l’inizio di un moto conclusosi con il 4 novembre 1918 a Vittorio Veneto, con Trento e Trieste ormai italiane. Giusto cento anni fa.

mercoledì 29 agosto 2018

L'antico tricolore del Regno ritorna a Susegana: fu salvato durante la ritirata di Caporetto

Torna a casa a quasi centouno anni di distanza l’antico tricolore (nella foto)  che sventolava sulla cima del pennone del Comune di Susegana.
La bandiera venne salvata nel 1917 durante la ritirata di Caporetto, per volontà del capitano di un’autocolonna in transito per il paese. Per una delle tante coincidenze della storia, ad eseguire l’ordine fu il geniereUmberto Savoia, originario della Valpolicella, che ammainò il drappo con lo stemma della casa reale dei Savoia per salvarlo dall’invasore, conservandolo con cura e portandolo a casa al termine del conflitto.
A più di un secolo di distanza, il figlio Giulio, classe 1929, ha espresso il desiderio che la bandiera faccia ritorno a Susegana, proprio nell'anno del centenario della fine della Grande Guerra.
“Quando il signor Savoia ci ha contattato ci siamo commossi - racconta il sindaco Vincenza Scarpa - E’ stata una sorpresa e un regalo enorme per la nostra comunità. Insieme agli assessori Matteo Bardin e Enrico Maretto ci siamo recato a Sant’Ambrogio di Valpolicella e abbiamo potuto vedere la bandiera, che si trova in uno stato di conservazione perfetta”.
Non è ancora stato deciso, invece, dove verrà esposto l'importante cimelio: “Ora siamo in contatto con la Soprintendenza, per avere tutte le indicazioni necessarie su come conservare questo reperto in maniera adatta", spiega la prima cittadina.
La cerimonia ufficiale si terrà sabato 15 settembre alle ore 10.45 in piazza Martiri della Libertà, quando Giulio Savoia consegnerà nella mani del sindaco Scarpa la bandiera tricolore, alla presenza dei cittadini e di numerose autorità civili e militari.



martedì 23 gennaio 2018

Quel Tricolore con la scritta “Jesus”

Pochi sanno che il Santuario di Monte Berico custodisce dal 1918 un vessillo italiano molto particolare; un Tricolore su cui campeggia, al centro, la scritta «Jesus» sopra lo stemma di Casa Savoia.

Realizzato da pie donne
La storia di questa bandiera inizia a Genova per iniziativa di una donna del popolo, Francesca Teresa Rossi; una donna pia e umile, che dedicò tutta la sua vita ad una specifica forma di culto verso il Nome di Gesù. Nata nel 1837, fece di questo culto la sua ragione di vita, unitamente ad una profonda azione caritatevole verso il prossimo, soprattutto verso gli abitanti dell’antico e povero quartiere genovese della Madre di Dio, oggi scomparso. Animata da un profondo senso religioso, pur nella sua semplicità e pochezza di mezzi, fu promotrice della costruzione di ben due chiese in Genova dedicate al Nome di Gesù: la parrocchiale in località Geo di Ceranesi, la cui prima pietra sarebbe stata posta nel 1923, e quella del Borghetto a Rivarolo, sorta nel 1924 come Oratorio pubblico.

Il vessillo tricolore, attualmente custodito nel Santuario di Monte Berico, venne voluto e commissionato da Francesca Teresa Rossi, che lo consegnò l’8 settembre 1918 a Mons. Angelo Bartolomasi, primo Ordinario militare dell’Esercito italiano.

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venerdì 29 dicembre 2017

In Comune spunta bandiera sabauda II sindaco : «Ce l’hanno regalata»

[...]
Nel municipio di Sabbio Chiese da qualche giorno, accanto alle bandiere d’Italia e d’Europa e allo stemma del Comune, è tornato a «sventolare» il tricolore ammainato definitivamente nel ’46, dopo che in Italia arrivò la Repubblica e Umberto II di Savoia fu esiliato: la bandiera sabauda, con tanto di corona e stemma della casa piemontese a campeggiare al centro della banda bianca. 


mercoledì 10 giugno 2015

Orvieto: Nuova luce sul Gualterio, restaurate ed esposte due bandiere storiche

"Il più bel palazzo della seconda metà del cinquecento orvietano", secondo Perali. "La più bella opera dello Scalza (...) la cui eccellenza ed equilibrio non saranno più raggiunti ad Orvieto" per Bonelli. Incastonato com'è nel cuore del centro storico, Palazzo Clementini assomiglia a uno scrigno. Custodisce i ricordi di intere generazioni di studenti. Tanti film visti dai cittadini all'Arena Cornelio, nelle sere d'estate, con le guglie del Duomo a reclamare attenzione rispetto alle pellicole. Ma anche tesori nascosti.
L'ultimo, venuto alla luce in occasione dei recenti lavori di restauro a cui è stato sottoposto l'edificio. Si tratta di una bandiera storica, recante le insegne di Casa Savoia. Il tessuto, piuttosto lacerato, è stato sottoposto ad un intervento di recupero ad opera delle sarte del corteo storico Giancarla Della Volpe ed Alessandra Roticiani e collocato in una grande teca in legno chiaro e vetro realizzata per l'occasione con l'inconfondibile sobria eleganza della Bottega Michelangeli.
All'interno del manufatto artigianale, posizionato sulla parete di destra dell'androne del palazzo di Piazza Ippolito Scalza, è conservata anche una parte dell'asta. Quella restante, è rimasta nell'astuccio di ciliegio. Ripulita e stirata, la bandiera risalente al "Ginnasio Pareggiato" e datata 1894 è stata così destinata a nuova dimora che le restituisce dignità e prestigio.
L'avvenuto ritrovamento, in realtà, non è il solo. Contestualmente, è stata, infatti, rinvenuta anche un'altra bandiera più piccola appartenente al periodo del Regio Liceo Ginnasio. Quest'ultima, messa sotto vetro, sarà collocata sopra il camino in pietra, nell'attuale aula magna, nei locali che una volta erano occupati dalla biblioteca "Luigi Fumi". Essendo stata esposta, la pioggia ha finito per macchiare alcuni colori ma conserva ancora inalterati fascino e coccarda originale.
[...]

giovedì 13 febbraio 2014

Una bella icona

Sempre alla ricerca, indefessa, come si sarebbe detto una volta, di cose che riguardino il nostro mondo oggi ci siamo imbattuti in questa simpatica icona da attribuire alle cartelle che contengono le cose degne di memoria.
Condividiamo con i nostri lettori il simpatico ritrovamento.

http://www.iconspedia.com/icon/flag-of-italy--1861-1946--icon-32942.html

lunedì 19 agosto 2013

La foto che non ti aspetti...


Presa da "Il Giornale" del 12 Agosto.
Eravamo in ferie ma non abbiamo dormito.
Chissà se l'iconografia ufficiale ha gradito l'esposizione di questa Bandiera...

sabato 19 gennaio 2013

Bandiere...


Le nostre. Bellissime. 
Non ci stanchiamo mai di far prendere loro il vento ed il sole che meritano.
Stavolta abbiamo voluto strafare...

mercoledì 6 giugno 2012

La storia di una bandiera. La storia in una bandiera



Il Presidente del Consiglio comunale uscente, Francesco Alfano, esprime le più sentite condoglianze e si stringe al dolore della famiglia Brucculeri per la perdita del caro Giuseppe, persona generosa animato da autentico amore verso la Città, che ha donato ai concittadini la storica prima bandiera tricolore, esposta in Girgenti nell’aprile del 1860 davanti la chiesa di San Lorenzo (Purgatorio), ed oggi in mostra presso l’aula “Sollano” di Palazzo dei Giganti. Sulla importante donazione si acclude una nota storica a firma di Settimio Biondi.

“La storia non ci dice se la bandiera italiana recentemente donata al Comune di Agrigento da un nostro commendevole concittadino, il geometra Giuseppe Bruccoleri, sia stata o meno la prima ad essere allestita in Città; ci dice però che fu la prima in assoluto ad essere esposta in pubblico. Non è infatti improbabile che una qualche similare bandiera sia stata preparata ed occasionalmente esposta nel chiuso di qualche magione di patrioti locali, tra pareti domestiche che favorivano e proteggevano gli incontri e i conciliabili dei girgentini anti borbonici ed anti napoletani, come allora si usava dire. La bandiera tricolore poteva ben servire a rafforzare gli animi, a coagulare i sodali e a fare sperare nel futuro degli avvenimenti. E però, al di là di questa non peregrina ipotesi sulla quale nulla ci dice la storia per mancanza di fonti tanto avverse che confermative, noi sappiamo che una bandiera unitaria nazionale venne confezionata da Caterina Ricci Gramitto madre di Luigi Pirandello, ed estesa a sventolare tra le mani, che sembravano essere scolpite proprio per questo, di una delle settecentesche statue della chiesa di San Lorenzo. A dircelo è proprio il figlio di quella madre, il nostro grande drammaturgo. Certo, Caterina Ricci Gramitto si compiaceva di quel ricordo, lo trasmetteva ai figli. L’episodio, risalente al 1860, era divenuto di dominio pubblico nella cerchia di quelle persone, notabili e civili, che facevano opinione e custodivano la memoria della Città. Il patriottismo risorgimentale ed unitario siciliano trovava i proprio prodomi nel patriottismo indipendentista della prima metà dell’800, fondato sul risentimento storico anti napoletano prima ancora che anti borbonico. I patrioti del 1860 saranno gli stessi patrioti della rivoluzione del 1848, o i loro figli e nipoti. Nel 1848 la famiglia Ricci Gramitto aveva patito diverse tribolazioni, culminate nell’esilio maltese di Rocco, che aveva combattuto con idee ed opere per l’indipendenza siciliana sotto la bandiera rosso-gialla della Trinacria. Questi ricordi dolevano ancora nella mente di Caterina Ricci Gramitto, e su di essi fece rivalsa, in un contesto rinnovato che vedeva sostituita all’idea autonomista quella unitaria nazionale, con il trionfante allestimento di quel drappo tricolore, adornato nella candida banda centrale dallo scudo crociato di Casa Savoia ed esposto in S. Lorenzo per salutare una nuova e vindice storia. Prezioso cimelio, dunque: sia per le circostanze in cui venne esteso, sia perché cucito da una donna il cui figlio si sarebbe chiamato Luigi Pirandello.
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