NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.
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mercoledì 27 maggio 2026

Prove tecniche di comportamenti intelligenti


 

Con grandissima gioia e ancor più grande soddisfazione salutiamo, finalmente, un evento che unisce tutti i monarchici, al di là delle sigle e delle divisioni nella ricorrenza dell'infausta partenza per l'esilio di Re Umberto II.

Noi, che da sempre pensiamo che la Monarchia sia più importante del Re, che abbiamo aborrito le divisioni e abbiamo auspicato una unità di intenti, esprimiamo tutta la nostra soddisfazione ed il nostro sincero augurio della perfetta riuscita della manifestazione. 


Manifestazione alla quale occorre partecipare numerosissimi non solo e soprattutto perché siamo quelli che rappresentano la metà del popolo italiano che votò per il Re ma anche perché sarà bene guardarsi di nuovo negli occhi,  conoscersi e parlare di nuovo e cercare quello che unisce invece che quello che ci divide.

Ringraziamo dal profondo del cuore quanti hanno ideato l'evento e quanti, in spirito di concordia, lo attueranno.

Chiunque agisca così ci troverà sempre dalla sua parte.

Viva l'Italia! Viva il Re! 

sabato 18 aprile 2026

Monarchici divisi, monarchismo sospeso: la disputa tra Aimone di Savoia-Aosta ed Emanuele Filiberto

 



di Andrea Molle

Come spesso accade in Italia, la partita si è riaperta con una lettera, quella di Aimone di Savoia-Aosta, e si è subito trasformata in un duello a distanza tra cugini. Da un lato, una presa di posizione che ha riattivato la questione dinastica; dall’altro, la risposta di una delle due Consulte dei Senatori del Regno, sotto forma di un documento che ambisce a chiudere la vicenda sul piano giuridico a favore di Emanuele Filiberto di Savoia. Il risultato è quello che vediamo da anni in questa nicchia del sistema politico italiano: un dibattito che torna ciclicamente, si accende, produce testi, repliche, controrepliche — e poi lascia tutto esattamente com’era. A questo punto scatta, prevedibilmente, l’ironia repubblicana: una disputa tra “pretendenti” a un trono che non esiste più, documenti solenni su questioni che non producono effetti giuridici, lettere e repliche che sembrano appartenere a un altro tempo.

  

È una reazione comprensibile, ma superficiale. Perché confonde il piano dell’efficacia con quello della rilevanza. Che la monarchia non sia più un’istituzione vigente è un fatto; che le categorie che essa richiama — continuità dello Stato, legittimità, rappresentanza — siano irrilevanti, è tutt’altro discorso. Liquidare la questione con sarcasmo significa evitare il problema: non quello dinastico in sé, ma quello più ampio di come si costruisce e si riconosce l’autorità politica in una fase in cui le istituzioni democratiche mostrano crescenti difficoltà. In questo senso, l’ironia dice meno sulla monarchia di quanto riveli sulla povertà del dibattito pubblico che pretende di archiviarla. Il documento della Consulta “ginevrina”, a ben vedere, rappresenterebbe anche un salto di qualità in questo senso. Non si limita a sostenere una linea, ma prova a dimostrarla.

 

Richiama norme, ricostruisce fonti, costruisce un percorso argomentativo che pretende di trasformare una posizione in una conclusione necessaria. È un’operazione ambiziosa. Ma che purtroppo risulta più maldestra che altro. Perché il diritto, in questa materia, non può fare ciò che gli si chiede di fare. Le norme richiamate appartengono a un ordinamento che non esiste più; le interpretazioni proposte sono selettive; i passaggi logici, spesso, servono più a sostenere una tesi che a verificarla. Il risultato è un testo che vuole apparire definitivo e invece finisce per essere, a tratti, strampalato; troppo costruito per convincere davvero, troppo orientato per essere neutrale. Ma sarebbe semplice fermarsi qui. Perché anche la posizione di Aimone, se osservata con attenzione, presenta un problema speculare. La sua lettera riapre la questione dinastica proprio nel momento in cui Emanuele Filiberto ritorna a far parlare di sè nella cronaca quotidiana, ma non offre una direzione. Rimette in discussione la legittimità altrui, senza costruire fino in fondo la propria. E soprattutto lascia, ancora una volta, i monarchici che a lui si richiamano in una posizione sospesa: mobilitati nella polemica, ma privi di un orizzonte politico chiaro. È questo il punto che sfugge a entrambi i fronti.

 

Da una parte si tenta di chiudere la questione con il diritto, dall’altra la si riapre senza trasformarla in progetto. In mezzo restano i monarchici, chiamati a scegliere, a schierarsi, a prendere posizione — ma senza che questa scelta produca qualcosa che vada oltre la dinamica interna. E nel frattempo, il monarchismo continua a non esistere pienamente come soggetto politico. Il problema non è la divisione. Le divisioni, in politica, sono fisiologiche. Il problema è quando diventano totalizzanti, quando assorbono tutto lo spazio disponibile. Oggi il monarchismo italiano discute quasi esclusivamente del passato o di sé stesso: chi è legittimo, chi rappresenta cosa, chi ha titolo. Ma spesso non osa dire nulla su ciò che conta fuori da questo perimetro. Eppure, se esiste un senso oggi nel richiamo alla monarchia, non è genealogico. È politico. Riguarda il modo in cui si pensa l’unità dello Stato, il rapporto tra rappresentanza e decisione, il ruolo delle istituzioni in una fase di crescente instabilità.

 

Su questo terreno, il monarchismo potrebbe avere qualcosa da dire, proprio perché viviamo in un’epoca incerta e di crisi delle istituzioni. Il monarchismo potrebbe offrire spunti interessanti, ma finché resta intrappolato nella disputa dinastica, semplicemente non lo fa. La vicenda di questi giorni lo dimostra ancora una volta. Un documento “ginevrino” che pretende di chiudere, una lettera “aostana” che riapre, e nessuno dei due che sposta davvero il baricentro. Forse è arrivato il momento di accettare una realtà semplice: i monarchici possono legittimamente dividersi sulle preferenze dinastiche. Ma il monarchismo, se vuole contare qualcosa, deve smettere di far dipendere da quella divisione la propria esistenza politica. In altre parole, deve diventare neutrale su ciò che lo divide, per poter finalmente essere rilevante su ciò che conta. Altrimenti continuerà a oscillare tra testi troppo costruiti per convincere e prese di posizione troppo deboli per guidare. E resterà, come oggi, sospeso.



Fonte : Il Riformista

giovedì 5 dicembre 2024

Morto Enzo Trantino, storica figura dei monarchici italiani

Il Blog Monarchici in Rete esprime profondo cordoglio  e porge alla famiglia dell'On. Trantino le più sentite condoglianze per il gravissimo lutto, che colpisce  tutti i monarchici.



E’ morto Enzo Trantino e Catania piange la scomparsa di un avvocato illustre, di un politico che ha fatto la storia della Destra italiana e di un uomo colto che fino alla fine ha tenuto in esercizio la sua mente eccelsa scrivendo anche per il quotidiano La Sicilia.

 

Da giovane aderì al partito monarchico e poi entrò nel Movimento Sociale Italiano e quindi in Alleanza Nazionale. E’ stato sottosegretario al ministero degli Affari esteri e deputato per nove legislature. E’ stato anche presidente della commissione d’inchiesta sull’affare Telecom Serbia.



fonte:https://www.lasicilia.it/catania/morto-enzo-trantino-scompare-una-figura-storica-del-foro-catanese-2342969/

lunedì 23 ottobre 2023

La scomparsa di Massimo Nardi


Con la scomparsa di Massimo Nardi, un uomo della Bassa, di quella Bassa di guareschiana memoria, sparisce un esponente, importante, del popolo monarchico: e qui il termine "popolo" é inteso nel senso proletario del termine. 

Era un uomo che a 13 anni  già lavorava, per vivere e contribuire al bilancio familiare. 

Poi, con intelligenza viva, volontà fortissima, si era fatto, da solo, strada nella vita. Sempre monarchico, senza dubbi e cedimenti, nonostante gli "schiaffi" presi da chi, o da coloro, che nella "battaglia monarchica", vedevano solo la possibilità di una medaglia o di un mantello. 

Lui era diverso: autodidatta, curioso, intelligente, conscio dei propri  limiti, privo di ipocrisia: per me, un esempio, un sostegno, un amico...che oggi non ho più. 

Ciao Massimo! 43 anni di amicizia, qualcosa vorranno pur dire...

lunedì 15 agosto 2022

Elezioni 2022, Alessandro Sacchi (Umi): “Non rimarremo fuori dal dibattito politico, la nostra è un’associazione apartitica ma politica”


Il Giornale d’Italia ha incontrato il Presidente dell’Unione Monarchica Italiana, per un’intervista a tutto tondo tra attualità e politica

Di Aldo Snello

13 Agosto 2022

Elezioni 2022, Alessandro Sacchi (Umi): “Non rimarremo fuori dal dibattito politico, la nostra è un’associazione apartitica ma politica”

In una Repubblica che da vent’anni vive di scossoni, di elezioni richieste a gran voce ma che non hanno luogo, di una classe politica delegittimata e soppiantata dai tecnici, c’è chi si batte per un’alternativa: la Monarchia. Non in modalità nostalgia, ma come proposta istituzionale per il futuro, soprattutto in vista delle elezioni del 25 settembre.

Da presidente dell’Unione Monarchica Italiana, come si approccerà alle prossime elezioni del 25 settembre?

«Le prossime elezioni sono state fissate, non credo per caso, in un periodo complicato per andare a votare. Settembre è un mese “cerniera” tra le ferie estive e la ripresa delle attività, quindi queste elezioni si preannunciano con le oggettive difficoltà riscontrabili in una campagna elettorale sotto gli ombrelloni. Io, da presidente dell’Unione Monarchica italiana e da cittadino italiano, guardo alle prossime elezioni con attenzione ai programmi, consapevolezza e serietà, e coerenza, dove riscontrabile.»

 

L’UMI starà nel centrodestra o nel centrosinistra?

«L’Unione Monarchica Italiana sin dalla fondazione nel 1944, ha tenuto una posizione equidistante dai partiti e dagli schieramenti. Certo, sosterremo candidati, in tutte le liste, vicini alle nostre istanze, o dichiaratamente monarchici, come è sempre avvenuto.»


[...]


https://www.ilgiornaleditalia.it/news/politica/395966/elezioni-2022-alessandro-sacchi-umi-non-rimarremo-fuori-dal-dibattito-politico-la-nostra-e-unassociazione-apartitica-ma-politica.html

sabato 30 luglio 2022

Io resto monarchico e me ne vanto

 di Emilio Del Bel Belluz 

Leggo che il politico Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia abbia ricordato all’onorevole Antonio Tajani la sua passata  simpatia e appartenenza ai monarchici, come se fosse qualcosa di negativo.  
Questo non mi pare essere una colpa, la simpatia per Casa Savoia accomuna milioni di italiani. Quando ci fu il referendum monarchia - repubblica, lo scarto era minimo. Ricordo una foto di Antonio Tajani nel giornale Monarchia oggi, diretto da quel galantuomo di Sergio Boschiero, che fu leale al Re Umberto II fino alla morte, e che meriterebbe di essere ricordato come si dovrebbe.  Il mondo italiano non ricorda la sua storia. 
Una volta  Puskin scrisse: “La civiltà si distingue dalla barbarie per il rispetto verso il passato”. Quello che avrebbe dovuto fare  Antonio Tajani era  di spendere qualche parola a favore della sepoltura dei Savoia al Pantheon, sono certo che sarebbe giovato all’Italia. Viviamo in un Paese che segue le direttive dell’Unione Europea che ci sta cancellando le nostre radici cristiane.

Quello che il mio Paese sta vivendo è una crisi di identità che lo porterà alla rovina. “In una stagione dove i cosiddetti valori della modernità stanno attraversando una loro spaventosa caduta, ritornare ai valori dell’identità è cosa che fa riflettere, ma è anche un dato che non solo ci fa capire l’importanza della tradizione e quindi  la necessità di colloquiare con il passato quanto dà senso alla sacralità della tradizione. 
Finora c’è stata la corsa alla desacralizzazione. Ci siamo immersi di vuoti, abbiamo navigato nel vuoto.  Ci siamo immersi nel nulla, abbiamo viaggiato nel nulla…” (Pierfranco Bruni). Sono monarchico da sempre e lo considero un grande onore perché hanno fatto l'Unità d'Italia, cosa non da poco...

mercoledì 11 maggio 2022

I "Chiarimenti programmatici" del Fronte Monarchico, 1945 - II parte

 


Garanzie della Monarchia — Pur non alieni dal riconoscere la fondatezza di alcune critiche, proclamiamo tuttavia la validità fondamentale, intrinseca ed estrinseca, dell'istituto monarchico al cui sviluppo ed al cui adeguamento ai nuovi tempi dedicheremo tutta la nostra attività. È proprio per questo che anche noi vogliamo la convocazione di un'Assemblea Costituente, perché riconosciamo che una revisione profonda della struttura stessa dello Stato è oggi necessaria ed indispensabile in Italia. Noi Monarchici ci proponiamo altresì, valendoci dell'opera di studiosi del diritto, di concretare uno schema di costituzione che vorremo divulgare fra gli Italiani affinché possano rendersi. esattamente conto del come dovranno essere governati, di quali supreme garanzie potranno godere per la tutela delle riconquistate libertà e quali debbano essere i nuovi rapporti del patto fra Sovrano e Popolo ; e siamo perciò più di tutti favorevoli all'istituzione di- uno speciale organo costituzionale che sia il più severo ed imparziale tutore della integrità della Costituzione stessa e che possa dare al popolo il più ampio affidamento che nessun atto anticostituzionale potrà venire commesso da chicchessia, nemmeno dallo stesso Capo dello Stato.

* *

Plebiscito e Costituente — Proprio in omaggio ai principi di una sentita democrazia, principi che informano ogni suo pensiero ed ogni sua azione, il «Fronte Monarchico, sostiene la tesi che la questione istituzionale debba essere decisa direttamente dal popolo a mezzo di un plebiscito. Con questa affermazione il «Fronte» non solo intende ricollegarsi alle tradizioni italiane che sono esclusivamente plebiscitarie, ma ritiene di dare una giusta interpretazione ai principi della Carta Atlantica che non possono venire in nessun modo posti in discussione da un popolo che intenda avere una forma di governo veramente democratica. La Costituente dovrà avere invece l'importantissimo compito cli concretare una sana costituzione dello Stato che conceda le massime garanzie di libertà e cli controllo e si imponga al rispetto del cittadino con tutta quella autorevolezza che le deriverà dalla onestà e ponderatezza con la quale sarà stata concepita.

In realtà anche molti repubblicani cominciano ad avere oggi poca fiducia nella Costituente, intesa come assemblea che dovrà decidere fra repubblica e monarchia, giacché non appare ben chiaro quali garanzie essa possa dare, considerata la sua formazione, nell'adempimento delle sue delicatissime funzioni. Ecco perché si dovrà alleggerire la Costituente dal grave compito della decisione lasciandole solo quello dell'attuazione, compito questo che con più serena obiettività potrà assolvere non avendo più di fronte a sé l'arduo problema dell'affermazione cli un'idea piuttosto che di un’altra (monarchia o repubblica), ma soltanto quello di concretare su una base già ben definita.

In sintesi: il «Fronte» vuole che la convocazione della Costituente sia preceduta dal plebiscito; e la manifestazione della volontà popolare, nel modo cui abbiamo or ora accennato, sarà non soltanto un saggio provvedimento di politica interna, ma anche un prudente ed assennato atto di politica estera in quanto dimostrerà la buona volontà dell’Italia ad accettare e mettere in pratica i principi della Carta Atlantica, uniformandosi così a quello che pare dovrà essere un sistema comune a tutti i paesi liberati dai nazisti e che, come il nostro, si trovano in crisi costituzionale.

La data fatidica nella quale il popolo sarà chiamato ad esprimere il proprio parere sulla forma istituzionale dello Stato si avvicina a gran passi, ma siamo dell'avviso che il volerla far coincidere con la liberazione del territorio nazionale è una espressione troppo vaga ed imprecisa; anche perché vogliamo ben credere che tutti gli Italiani saranno d’accordo nel ritenere indispensabile che pure tutti i nostri prigionieri possano esprimere il loro parere perché essi sono proprio quei cittadini che più di ogni altro la Nazione ha il dovere di ascoltare. Ed essi non potranno dare con piena coscienza il loro voto se non tornando in Patria in modo da rendersi conto de visus di quale tremenda tragedia noi siamo ora gli attori. Il «Fronte Monarchico » si propone di far sì che il concetto istituzionale sia ben chiaro nella mente di ciascun cittadino, vuole che la coscienza di ognuno possa esprimere liberamente 'e scientemente il proprio parere, vuole che un passo così importante e fondamentale, col quale si decide la sorte della nostra Patria, sia compiuto con la più profonda riflessione avendo ben valutato il pro e il contro di ciascuna delle due forme istituzionali; e richiede che il popolo italiano, in questo suo atto dimostri al inondo intero quel senso di serietà, di consapevolezza e di civismo di cui da ormai troppo tempo non ha più dato prova.

 

 

Monarchia e rivoluzione — Troppo spesso e troppo avventatamente si parla oggi, in Italia, di rivoluzione armata, senza sapere evidentemente che cosa essa sia, come e a quale scopo si faccia e, soprattutto, se la si possa fare. p certo che un paese rovinato come il nostro, depredato, bombardato, affamato, privo di materie prime, ha estremo bisogno del credito e della fiducia delle potenze più ricche e più solide economicamente; ma se ci precipitiamo nel tremendo sconvolgimento che ogni rivoluzione inevitabilmente provoca, non otterremo né l'uno né l’altro e la prima immediata conseguenza sarà che gli Italiani moriranno di fame e di freddo nel senso più tragico della parola. Noi abbiamo autonomia sufficiente per fare una rivoluzione di 24 ore, cioè la parodia della rivoluzione; ma se disgraziatamente la farsa dovesse prolungarsi, si passerebbe al dramma ed alla tragedia e il fatale epilogo sarebbe l'annientamento dell'Italia come Stato, ed il triste ritorno alla «espressione geografica». Riflettano quindi, con la dovuta serietà, quegli Italiani che tanto parlano oggi di rivoluzione, considerino la realtà della situazione e soprattutto non si riempiano la testa di astratte filosofie e teorie sociali che tradotte in pratica provocherebbero il decesso del paese fra le più atroci convulsioni.

Anche per questo motivo noi siamo dunque fautori dell’istituto monarchico: perché esso è, per la sua stessa natura, il più solido elemento antirivoluzionario e perché, d'altra parte, il bisogno che il paese sente di rinnovarsi, di aggiornarsi, di modificare il suo assetto economico e sociale può solo attuarsi attraverso quell'evoluzione che la monarchia acconsente e facilita, sempre esercitando una funzione conciliatrice e temperatrice, e non con la rivoluzione che la monarchia avversa e contrasta.

* *

Monarchia e fascismo — Troppi Italiani sostengono oggi che l'avvento del fascismo, con tutte le sue nefaste conseguenze, sia da attribuirsi alla monarchia; ciò è falso ed anche stupido. Basta considerare quello che è successo in Germania per vedere come dalla repubblica cli Weimar si sia arrivati alla dittatura cli Hitler che nessun Sovrano può oggi destituire. P bene che gli Italiani tengano in proposito sempre presenti le parole di Winston Churchill, quando affermò che un popolo cli 40 milioni di abitanti che per oltre 20 anni ha subito il regime fascista, non può non essere corresponsabile della rovina della propria Patria. Questa è purtroppo l'amara verità: noi tutti, chi più chi meno, siamo stati gli artefici, spesso ignari, spesso illusi, della nostra stessa rovina. Invano cerchiamo cli allontanare da noi la tremenda responsabilità che ci incombe e cerchiamo di attribuirla a questo o a quello: la verità è troppo palese perché possa essere occultata o semplicemente artefatta; quando noi ci saremo convinti dei nostri errori, dei nostri accecamenti, dei nostri troppo facili entusiasmi, avremo fatto il primo grande passo sulla via della redenzione; ma finché andremo attribuendo la colpa soltanto alle istituzioni e non a noi stessi saremo sempre fuori strada e costruiremo sulla sabbia.

Ricordino, anche, gli Italiani, quello che Mussolini stesso ha scritto nella sua «Storia di un anno», e cioè che la Monarchia è stata l'unico ostacolo concreto che si sia opposto al. fascismo e che dal fascismo non sia stata completamente travolta. La prova di ciò possiamo averla proprio in quel fatidico 25 luglio che ha segnato la fine della dittatura fascista e in cui si è avuta la manifestazione inequivocabile dell'opportunità dell’istituto monarchico che col suo funzionamento, sia pure tardivo, ha salvato l'Italia da più gravi rovine. Noi ci domandiamo ora se è lecito, per questioni di risentimento personale, infirmare la validità di tutto un istituto che ha dato infinite prove cli estrema utilità al paese. Noi domandiamo al popolo italiano che cosa mai sarebbe accaduto se non fosse esistita la monarchia: la spaventosa tragedia della Germania che la diabolica volontà cli Adolfo Hitler sta trascinando nel baratro più profondo, sia cli monito e cli esempio a quegli Italiani che con troppa facilità profetizzano ed auspicano per il nostro paese una costituzione repubblicana.

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Monarchia e guerra di liberazione — Nessuno dimentichi infine quanto il senso della fedeltà alla Monarchia abbia contribuito e contribuisca alla lotta anti-tedesca e antifascista.

Il giuramento prestato determinò il deciso atteggiamento della R. Marina che, ubbidendo compatta agli ordini del Re, fu il primo segno della nostra riscossa nazionale ; il giuramento prestato determinò l'atteggiamento degli ufficiali e delle truppe del C. I. L. che da Gassino al Foglia hanno valorosamente combattuto, valido motivo per il ritorno dell'Italia al consesso delle libere nazioni ; il giuramento prestato determinò l'atteggiamento di tanti patrioti e di tutti gli ufficiali e soldati che hanno preferito grandi sacrifici per sé e per le loro famiglie piuttosto che ubbidire ai numerosi bandi di presentazione delle autorità fasciste alle quali non si riconosce alcuna veste legale unicamente perché in opposizione al legittimo governo del Re.

* *

Italiani! pensiamo che dalla nostra decisione dipenderà il futuro della nostra Patria e l'avvenire dei nostri figli; non lasciamoci stordire dall'ebbrezza della riconquistata libertà, dalla curiosità del nuovo, dallo si-rito di vendetta anche se giustificati dalle sofferenze patite. Memori del nostro glorioso Risorgimento che, con Vittorio Emanuele II, vide l'Italia affermarsi nel mondo come nazione e come stato, ripetiamo ancora le storiche parole di un grande repubblicano, Francesco Crispi «La Monarchia ci unisce, la repubblica ci dividerebbe».

Firenze, 15 Febbraio 1945.

      IL COMITATO CENTRALE


giovedì 5 maggio 2022

I "Chiarimenti programmatici " del Fronte Monarchico, 1945 - I parte

 


CHIARIMENTI PROGRAMMATICI

Premessa. — Breve e schematico, necessariamente, è stato il programma formulato dal Fronte Monarchico nella sua costituzione; opportuno è ora illustrarlo con chiarificazioni e direttive programmatiche.

Una premessa è necessaria a ribadire un’idea, già del resto enunciata nel programma stesso, auspicante un      nuovo risorgimento democratico della Patria.

Piace ai nostri avversari politici rappresentare il Fronte Monarchico quale movimento di reazione, o, peggio che mai, di nostalgia d'infausto passato. Sarebbe un chiudere gli occhi alla realtà non riconoscere lo spirito democratico che pervade la società moderna ed il dovere di elevazione morale e materiale del popolo, che è scopo supremo della formazione di un nuovo Stato italiano.

Ma proprio con tale spirito e con tale preciso sentimento del dovere noi concepiamo la funzione che la Monarchia, rinnovala, può e deve ancora esercitare; ed è appunto in forza cli tali sentimenti e convincimenti che il nostro movimento ha ragione cli essere e di agire nell'interesse del paese.

Il nostro è un movimento, non è un partito, né accoglie uomini di un solo partito in quanto si propone unicamente di trattare la questione istituzionale del capo dello Stato, prescindendo da qualsiasi orientamento od atteggiamento politico che riposi su asserzioni di carattere sociale, economico, ecc. La questione istituzionale interessa i partiti, la soluzione monarchica del problema interessa uomini di più partiti; quelli cioè per i quali ricostruire non significa distruggere tutto, ma conservare, adattare ciò che merita di essere conservato.

Abbatte forse il giardiniere, per riprendere una similitudine, Tolstoiana, la quercia secolare che è nel campo che egli vuol trasformare in giardino? O non adatta piuttosto aiuole e viali in modo che essi dall'antica pianta traggano motivo di bellezza?

* *

Compiti del " Fronte „ — Noi intendiamo riaffermare i valori di una tradizione da difendere e da conservare; tradizione profondamente sentita in ogni strato della popolazione e alla quale si ricollega necessariamente tutta la nostra storia di nazione fin dal suo sorgere. Oggi, come prima si può affermare che la monarchia, nella sua intima essenza d'istituto, è il centro a cui debbono convergere ed intorno al quale gravitare tutte le forze di coloro che amano la Patria al di là di ogni fazione e di ogni ideologia, di coloro che, non immemori del passato, auspicano il risorgere di una nuova Italia. Non un reazionarismo politico o sociale, non un gretto e vacuo conservatorismo ci sospingono, ma un nobile ideale per la difesa di valori tradizionali ed insostituibili, parte integrante del nostro patrimonio storico, mentre ci proclamiamo fautori e promotori di una ordinata e legalitaria evoluzione in ogni campo. Ecco perché noi vogliamo, fra l'altro, che la nostra Patria venga mondata da tutte le scorie del fascismo e che sia fatta giustizia, ma non vogliamo che l'animo del giudice sia pervaso da un basso spirito di vendetta o dal desiderio della rivalsa; e più ancora non vogliamo che l'arbitrio personale si sostituisca al giudizio sereno del magistrato.

Noi intendiamo dimostrare come la monarchia sia tuttora la forma istituzionale che meglio si addice alle necessità morali e spirituali dell’Italia in questa dura triste ora della sua storia; intendiamo assolvere questo nostro compito nel più assoluto rispetto della legge della libertà: intendiamo stabilire un onesto, serio, leale contradditorio con i sostenitori della tesi repubblicana affinché i problemi costituzionali, attraverso il vaglio della critica reciproca, assumano contorni ben definiti e diventino un qualcosa di concreto e di comprensibile anche nella mente del cittadino più umile, meno fornito di elementi culturali. La nostra posizione nei confronti degli altri movimenti o partiti aventi la pregiudiziale monarchica è chiara e precisa; fattiva e appassionata collaborazione al di sopra di ogni egoistico e particolaristico interesse; l’identità degli scopi i valori ideali che noi difendiamo ci accomunano, ci unificano, ci rafforzano.

Noi siamo, e teniamo a proclamarlo, tenaci e devoti sostenitori della tesi monarchica; ma se il popolo italiano volesse per avventura decidere per una tesi opposta, noi scioglieremmo il Fronte e diverremmo i migliori cittadini di una repubblica italiana, lasciando però ad ognuno la responsabilità dell'atteggiamento che intenderà prendere individualmente; purché, com' è logico, la scelta del popolo sia veramente libera, cosciente e meditata e non debba avvenire in ambiente di coercizione, di minaccia, di ricatto. Se noi dunque non dovessimo raggiungere lo scopo prefissoci, di confermare cioè l'istituto monarchico in Italia, se tuttavia con la nostra opera di propaganda e di critica avremo fatto sì che il popolo abbia raggiunto almeno un sufficiente grado di preparazione per esaminare e giudicare con obiettività la questione istituzionale, e possa quindi esprimersi con assoluta coscienza di fatto, noi ci riterremo in parte soddisfatti, certi di avere assolto un compito di civiltà concorrendo alla formazione di una coscienza nazionale veramente democratica.

* *

Funzione della Monarchia — Nel pensare alla ricostruzione di domani non si dimentichi ciò che siamo oggi. Noi abbiamo bisogno di pace nell'ordine morale, giuridico, politico. Certamente la lotta politica per la libertà è condizione della libertà stessa, della vita dei partiti e dello sviluppo della democrazia; ma chi deve rappresentare lo Stato deve dare garanzia di essere al di sopra dei partiti, di rappresentare la continuità storica, la stabilità interna; non deve essere un capo partito tra i molti partiti ed i molti capi. 

Gl'Italiani non hanno ancora un'esperienza repubblicana; e una coscienza repubblicana non s’improvvisa: tutt'al più si può improvvisare una costituente di repubblicani; e la nuova repubblica sarebbe solo l'imposizione di una fazione, non il prodotto spontaneo di una coscienza formata del popolo.

Una delle tendenze più decise dell'ora presente è quella di fare rivivere la regione, giustificata reazione ad un eccessivo accentramento che è stato pernicioso; ma tale esigenza di autonomia regionale deve essere fatalmente inalveata entro l'unità nazionale.

Noi dobbiamo difendere e conservare con ogni sforzo l'unità, materialmente e moralmente: è il retaggio prezioso del Risorgimento, è condizione per sollevarci e per ritrovare il cammino perduto.

Senza l'unità divamperebbero municipalismi e regionalismi, rancori ed odi e si ricadrebbe nei tristi tempi di servaggio morale e politico degli Italiani del più fosco Medio Evo.

Orbene, solo la Monarchia può esercitare questa funzione di unificazione morale delle regioni, può e deve essere simbolo e realtà di unità nazionale, perché solo il Re, per essere al di sopra di ogni partito e di ogni regionalismo, può determinare quell'azione centripeta che è indispensabile alla solida armonicità dello Stato.

* *

Incognite della Repubblica — Nei rapporti internazionali la nostra situazione non è meno delicata e scevra di pericoli. Di fronte all'Europa, nell'assetto internazionale di domani, gli Stati Alleati vincitori hanno ben ragione di volere garanzie politiche dall'Italia, che essi ritengono poter avere solo mercé un regime democratico; e la Monarchia può e deve essere democratica come in paesi democratici quali ad esempio. la Svezia, il Belgio, l'Olanda, l'Inghilterra.

Nessun presidente di repubblica potrebbe avere in Italia l'autorità necessaria per garantire la continuità dello stato nelle più gravi e difficili circostanze; se infatti la figura del capo dello stato ha, in un regime repubblicano, una propria fisonomia politica, se egli è, cioè, l'espressione di un partito, ne seguirebbe inevitabilmente le sorti ; a meno che non si voglia giungere alla assurda affermazione di un solo partito permanentemente al potere, il che porterebbe come logica conseguenza alla dittatura di partito e segnerebbe la fine della tanto auspicata libertà democratica. Nel caso invece che il presidente della repubblica fosse estraneo a tutti i partiti non si vede con quale autorità egli potrebbe mantenersi al potere in mezzo al turbinare della contesa politica che in Italia si è sempre dimostrata e tuttora si dimostra particolarmente violenta e spesso al di fuori della legalità.

Oggi come oggi, quindi, noi troviamo che sarebbe di gran pericolo per l'avvenire del nostro paese portare nella costituzione dello stato quell'elemento di parte che sarebbe inevitabile qualora il popolo dovesse optare per la repubblica. Si tenga inoltre sempre ben presente che le correnti repubblicane dominanti attualmente in Italia possono distinguersi in tre tendenze di cui due preminenti; quella comunista e quella sociale (socialisti - partito d'azione e, - perché no? - partito fascista repubblicano). Le idee repubblicane quali si possono trovare in seno al partito liberale, alla democrazia cristiana e allo stesso partito repubblicano sono in netta minoranza rispetto a quelle or ora indicate ed avrebbero ben poche probabilità di affermazione.

E anche nel caso che esse riuscissero a trionfare sarebbe un successo di breve durata perché la repubblica che ne deriverebbe slitterebbe inesorabilmente verso una repubblica sul tipo di quella sovietica, cioè verso una vera e propria dittatura.

Solo con la monarchia dunque l'elemento di parte non verrebbe a influire sulla suprema autorità dello stato di modo che, mentre la solidità del medesimo viene accresciuta dalla continuità del suo capo, l'alternarsi dei vari partiti al potere può avvenire con maggiore tranquillità e serenità in quanto si avrebbero, nella peggiore delle ipotesi, solamente delle crisi governative e non dello crisi costituzionali; e si eviterebbe al paese in via di ricostruzione e di ricostituzione quel pericoloso travaglio periodico che è rappresentato dalle elezioni presidenziali. Ecco perché la Monarchia può essere garanzia di continuità e di ordine più che qualsiasi presidente di più o meno improvvisati repubblicani italiani.

 


lunedì 25 aprile 2022

Per il 25 Aprile

In un'Italia ancora in guerra i Monarchici tentavano di compattarsi attorno all'Istituzione che aveva reso grande la Patria.

Bello il riferimento alle forze monarchiche che si battono per cacciare l'invasore tedesco.

Per questo ne anticipiamo la premessa nella data del 25 Aprile che non è la festa né dei repubblicani né degli estremisti di sinistra.


Nelle prossime settimane la pubblicazione dell'intero opuscolo.
Ricordiamo che proprio a Firenze, ove questo Fronte Monarchico si costituì, tenne nell'Ottobre del 45 il suo primo congresso l'Unione Monarchica Italiana.




Firenze 15 febbraio 1945


FRONTE MONARCHICO

PROGRAMMA


Il Fronte Monarchico si propone di:

1) Riunire in un fronte unico tutti coloro che vedono nella Monarchia costituzionale, liberamente scelta dal popolo italiano secondo le sue tradizioni, la sola istituzione adatta a compiere il nuovo risorgimento democratico della Patria e a meritare la fiducia e la collaborazione materiale di tutte le Nazioni civili.

2) Esplicare elevala e onesta azione divulgatrice delle proprie idee per rafforzare il convincimento-della maggioranza che se l'Italia dovesse mutare le sue istituzioni supreme, sarebbe fatalmente condotta verso una nuova dittatura.

3) Agire nella legalità, opponendosi però, decisamente a qualsiasi atto di sopruso e di violenza che possa essere effettuato in danno della libertà individuale e dello Stato.

4) Coordinare e alimentare nell’Italia ancora occupata dai tedeschi la lotta che tutte le forze monarchiche del Nord stanno conducendo sin dall'8 settembre 1943 contro l'invasore e contro la nefasta repubblica fascista.

5) Cercare di fondere tutte le correnti monarchiche in un Fronte Monarchico Italiano, che per il suo programma e per la scelta dei suoi dirigenti dia sicura garanzia di successo.

6) Accogliere nelle sue file tutti i cittadini aventi diritto al voto, appartenenti o meno ai diversi partiti democratici e indipendentemente da ogni pregiudiziale politica.


lunedì 18 gennaio 2021

Governo Pella: precisazioni storiche

 

il Presidente Giuseppe Pella


In un articolo sul “Corsera” del 16 gennaio, sui trasformismi e cambi di casacca, Gian Antonio Stella scrive: ”tutta la storia italiana è piena di governi dalla maggioranza risicata o addirittura di minoranza” e prosegue citando il governo di Giuseppe Pella, durato dall’agosto 1953 al gennaio 1954.

Ora è bene ricordare che questo governo ebbe la fiducia alla Camera con 315 voti favorevoli , 215 contrari e 44 astenuti ed al Senato con 140 sì e 86 no.

La maggioranza quindi formata da Democrazia Cristiana, con 263 deputati, più i 40 del Partito Nazionale Monarchico, i 13 liberali e 3 Volkpartei assicurava 319 voti su 590, e nel prosieguo forse anche il MSI, con 29 deputati poteva passare dalla astensione al voto favorevole, specie quando si vide l’energica presa di posizione del governo per la difesa della italianità di Trieste, ancora sotto il governo anglo americano, il AMG.FTT.

Questa è storia non oppugnabile e spiace che un articolista del valore di Stella l’abbia dimenticata.

Domenico Giglio

domenica 17 gennaio 2021

Crisi di Governo, i Monarchici: “La nostra è una democrazia bloccata”


 

 

Crisi di Governo, la parola ai Monarchici: “La crisi del governo Conte 2, dopo la defezione di Italia Viva, presenta le caratteristiche evidenti di una gravissima crisi di sistema. Il Premier, infatti, è costretto alla disperata ricerca del voto di transfughi da vari partiti, eufemisticamente definiti “costruttori”, nel tentativo estremo di evitare lo scioglimento delle Camere”.

Secondo il presidente dell'Unione, Alessandro Sacchi, “Il ricorso alle urne, ricorda l’Unione Monarchica Italiana, che in ogni democrazia parlamentare consegue all’accertata mancanza di una maggioranza di governo omogenea, è impedita in Italia dall’imminente scadenza del mandato del Presidente della Repubblica e quindi dal timore che possa cambiare, come prevedono i sondaggi, la maggioranza che ha eletto l’attuale Presidente e che vuole eleggere il suo successore. La nostra, osservano i monarchici, è, dunque, una democrazia bloccata che ancora una volta dimostra la superiorità democratica dell’istituzione monarchica che sottrae il Capo dello Stato al condizionamento dei partiti”.


https://www.affaritaliani.it/roma/crisi-di-governo-i-monarchici-la-nostra-una-democrazia-bloccata-716586.html



domenica 18 ottobre 2020

Il nostro saluto ad Alberto

Mai e poi mai avremmo voluto che su questo blog vi fossero dei necrologi, per la tristezza dell'avvenimento in sé e per non trasformare questo strumento in un triste bollettino parrocchiale.



Tuttavia vi sono amici carissimi che hanno condiviso fede, energie e speranze che se ne vanno portandosi via un pezzo del nostro cuore.

La settimana scorsa è successo ancora.

E’ mancato purtroppo il dottor Alberto Foracchia, validissimo medico e quindi mio collega, già militante del robustissimo Fronte Monarchico Giovanile di Stresa, città nella quale esercitava la professione, tra i primissimi tifosi del sito dedicato a Re Umberto II per il quale si era prodigato nella ricerca di materiale, entusiasta sostenitore di ogni iniziativa, sempre presente alle cerimonie ad Hautecombe dove spesso siamo stati insieme unendo alla solennità della cerimonia il piacere della buona tavola e dello stare insieme.

Di Alberto sono in casa mia le orchidee che omaggiarono la nascita della mia prima bambina, Letizia, quasi sette anni fa e sono un ricordo quotidiano affettuosissimo.

Era persona di una generosità senza pari, animato da una fede cristiana praticata e vissuta con zelo quotidianamente. 

Non è retorica dire che lascia un vuoto. Non è retorica.

Anche nel suo nome continueremo la nostra testimonianza di monarchici.

Caro Alberto ci manchi e ci mancherai tanto.

 

Roberto dello staff