NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.
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venerdì 30 settembre 2022

Monarchia?

 


Ma se si volessero solo elencare tutti gli argomenti che la ragione umana può trovare a favore della Monarchia, non basterebbero centinaia di volumi; basti qui ricordare di sfuggita che il Papa Pio VI ebbe a definirla in una tragica occasione "praestantioris regiminis forma" (3) e, per quel che riguarda in concreto noi italiani, teniamo presente che "il migliore dei governi è in ciascun paese il legittimo" (4); ora, non essendo la repubblica italiana legittima  né quanto all'origine, perché - (degno esito di un secolo e mezzo

di attività rivoluzionaria mai sufficientemente combattuta e spesso addirittura favorita I nata da un referendum imposto al Re con minacce e ricatti e truccato nei risultati; né quanto all'esercizio, perché raro è trovar legge repubblicana che non violi il diritto naturale, il problema neppure si pone (5).

Andiamo ora a vedere come debba essere una Monarchia quanto a strutture politiche e sociali. Premetto subito che il discorso sarà necessariamente molto generico, data l'impossibilità di stabilire un modello astratto valido a priori in ogni tempo e in ogni luogo: ogni regno esistente o esistito è o è stato una costruzione storica spesso e volentieri unica ed irripetibile. I modelli prefabbricati di costituzione politica vanno bene per le utopie rivoluzionarie, non per un programma di restaurazione. Ci limiteremo dunque ai principi generali.

 

 

Innanzi tutto, è bene fugare un equivoco. Dalla definizione data precedentemente di Monarchia, qualche mente confusa e sospettosa ha forse visto emergere il tetro fantasma del "sovrano assoluto". Niente di più errato. Abbiamo detto che il Re esercita in proprio l'autorità "secondo giustizia": spieghiamo ora che cosa significhi "secondo

giustizia.

Giustizia è innanzi tutto riconoscere l'esistenza di un diritto naturale anteriore ad ogni legge positiva, e conformarsi ad esso nella legislazione; ed è anche il rispetto dei diritti propri delle società subordinate, quali famiglie, corporazioni, comunità locali; la cui esistenza è essenziale perché un regno sia bene ordinato, perché il Sovrano si trovi ad essere capo di una "società organica" quale quella che noi propugniamo. Il quadro di tale società è già stato delineato a sufficienza nei punti precedenti di questo lavoro; basti qui dire che tale articolazione è assolutamente necessaria, pena il cadere nel totalitarismo proprio delle repubbliche moderne, nelle quali alle società subordinate sono stati sostituiti organi burocratici artificiali, espressioni o ricopiature del potere centrale; mentre, in una società organica "ogni consorzio deve conservare la propria unità in modo da non perdere la unità del tutto; ed ogni società maggiore provvedere all'unità del tutto senza distruggere la unità dei consorzi" (6).

Ne deriva così una struttura piramidale avente alla base le singole famiglie ed al vertice la Famiglia Reale; inframmezzate e reciprocamente sorrette da tutta una gerarchia di autorità subordinate, che, senza ledere l'unità della autorità regia che sovrasta tutte quante ed a cui tutte quante riconducono assicura a tutti i livelli sociali la massima libertà compatibile con le esigenze della vita in comune.

Non sì dimentichi poi che, come si è detto prima, un Regno è sempre una costruzione storica, risultante dall'aggregazione di varie parti precedentemente indipendenti le une alle altre; e fa parte del regnare secondo giustizia anche il rispettare in queste regioni le costituzioni e gli ordinamenti antichi e i diritti da esse pattuiti all'atto della loro sottomissione alla Corona. Esempi di questo tipo si possono riscontrare ancor oggi, sia pure allo stato di semplice "residuo storico" nelle autonomie legislative delle varie parti che compongono il Regno Unito, e in tempi non troppo lontani da noi, nei "Fueros" spagnoli, conservatisi in Navarra fino al 1841 (7).

L'insieme che ne risulta è ciò che il De Tejada, riferendosi all'antica Monarchia della Spagna, ha giustamente definito "Monarchia federativa" (8): unità nella molteplicità, autonomia delle comunità subordinate senza che ciò possa ledere l'unità del tutto. Questa è un'esigenza particolarmente sentita in un paese come l'Italia, storicamente ed etnicamente complesso, dove il problema mai risolto del rapporto fra potere centrale e

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comunità locali ha portato anche recentemente a conflitti sanguinari, come nel caso di Reggio Calabria, che naturalmente la repubblica si è affrettata a "risolvere" con una dura repressione, nella più perfetta tradizione giacobina delle "colonne infernali", che il Comitato di Salute Pubblica inviò a suo tempo contro la Vandea.

Ma, torniamo al nostro stato monarchico. L'immagine che ne daremo, per forza di cose approssimata, presuppone già attuata - nei limiti del possibile, compatibilmente con l'imperfezione umana - la restaurazione di una società organica; cioè a dire, la restaurazione della Monarchia non è che l'ultimo atto, il "coronamento" nel senso letterale del termine, di una Restaurazione globale che parte da noi stessi attraverso gli organismi sempre più complessi della società, per giungere fino al vertice con la Restaurazione del Trono.

A capo di un tale stato si troverà il Re, investito di autorità personale, patrimoniale ed ereditaria; un Re, sia ben chiaro, che regna e governa, assistito dai suoi Consigli e da una rappresentanza delle corporazioni, degli ordini professionali e delle comunità locali.

La camera rappresentativa a designazione elettiva, avrà essenzialmente il compito di fare presente al Re ed al Governo i desideri e le esigenze dei vari corpi e comunità di cui è espressione e di discutere e trattare col Re l'applicazione e l'esazione di nuove imposte. Essa si riunirà in seduta plenaria solo in quei casi eccezionali in cui sia necessaria la discussione di problemi di interesse generale, mentre le questioni ordinarie saranno discusse dal Re e dal Governo coi soli rappresentanti dei corpi ad esse interessate. Si eviterà così il disgustoso spettacolo delle camere sedenti, discutenti e deliberanti a ruota libera in permanenza e si renderà inutile ogni forma di "indennità parlamentare", che sarà sostituita da un semplice rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno per il breve periodo

in Cu       deputati dovranno trattenersi nella capitale.

I consigli potranno essere tre:

—    un Senato con attribuzioni legislative;

—    una Corte dei Conti con attribuzioni amministrative;

—    una Corte di Cassazione con attribuzioni giudiziarie.

il Senato

Il Senato dovrà provvedere ad elaborare le leggi e a sottoporle al giudizio del Sovrano, alla cui approvazione è subordinata la loro promulgazione ed entrata in vigore, avendo esclusivamente in vista il bene comune. Esso dovrà essere il luogo della capacità e della competenza politica nel senso più proprio: di qui la necessità della presenza di una élite politica altamente qualificata, capace di svolgere quella funzione che in altre epoche fu efficacemente svolta dall'aristocrazia del sangue. Oggi in Italia una simile élite è completamente assente, donde il problema del suo reclutamento. Senza scartare a priori soluzioni come quella proposta dal K iThnelt - Leddihn, che propone un sistema di esami seguito da un periodo di prova (9), ci sembra che la formulazione di tale élite sia una naturale conseguenza di un'azione che parte dalla restaurazione degli uomini e che si svolga sul duplice piano di restaurazione intellettuale e spirituale. Un'opera del genere, condotta innanzi tutto su noi stessi, porta anche, lentamente, alla formazione di una élite autentica. D'altronde, in mancanza di quest'opera di restaurazione interiore, qualsiasi azione è destinata al fallimento, e quindi il problema non sussiste perché irreale. Una volta che tale élite avrà assunto il comando, essa potrà perpetuarsi e attraverso l'educazione familiare (sempre la più efficace) e attraverso l'istituzione di apposite scuole.

La Corte dei Conti

Le funzioni della Corte dei Conti saranno notevolmente semplificate e snellite dal decentramento amministrativo. Come linea generale è sempre da tener presente che l'organismo superiore deve intervenire in quei casi in cui l'inferiore non è sufficiente a se stesso. Le funzioni che la famiglia è in grado di svolgere da sola non devono spettare al comune, quelle che il comune può svolgere da solo non devono spettare alla provincia e così via fino all'amministrazione statale.

Una regola del genere, oltre ad evitare la paralisi amministrativa che quotidianamente si osserva nella repubblica, è anche la miglior difesa contro ogni forma di totalitarioo.

La Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione costituirà il vertice della Magistratura, ed avrà la funzione "custode del diritto". La proposta, che si trova nel Klihnelt Leddihn (10), di far desi-r;nare i suoi membri dalla chiesa e dalle università e di conferirle il diritto di 'veto assoluto' su tutte le leggi, risoluzioni e disposizioni che giudicasse contrarie al diritto naturale o ara morale cattolica, merita di essere presa in considerazione, ma forse non è necessaria simile misura quando si diano a questi corpi opportuni diritti di fare censure ed osservazioni in merito.

Quello che si è descritto non vuole essere, sia ben chiaro, un progetto di costituzione, ma solo dare un'immagine di quello che potrebbe essere un modello non inattuabile. di Monarchia, Tradizionale, Organica e Rappresentativa; di una Monarchia, cioè, conforme alle autentiche tradizioni delle nostre genti, nella quale siano organicamente contemperate l'unità del comando e la molteplicità delle strutture sociali; dove il popolo sia adeguatamente rappresentato secondo le strutture naturali del paese reale e attraverso queste possa autoregolarsi alla base e far sentire la sua voce fino ai piedi del trono , senza restar vittima dell'inganno di un'impossibile sovranità che lo rende invece "schiavo di tutto e padrone di niente".

Siamo insomma all'opposto delle moderne oclocrazie totalitarie, ma anche all'opposto delle Monarchie Assolute; infatti il primo attacco sul piano politico contro. le strutture tradizionali fu proprio l'assolutismo, dottrina nata dalle teorie naturalistiche rinascimentali e dall'individualismo protestante.

Col pretesto di rimuovere i limiti che una struttura differenziata poneva all'autorità regia, esso perseguiva una politica di accentramento amministrativo, di uniformazione legislativa, e tesa al disconoscimento dell'esistenza di una Legge naturale di origine divina, di fronte alla quale anche il Re doveva inchinarsi. Una politica del genere, perseguita soprattutto in Francia dal Richelieu e dal Mazarino, ebbe come conseguenza quella di togliere alla Monarchia le basi su cui poggiava; e di preparare così la strada alla rivoluzione. In realtà, mai nessuna Monarchia pre-rivoluzionaria arrivò ad essere "assoluta" nel senso che una certa letteratura fumettistica dà a questa parola.

La stessa Francia, alla vigilia della Rivoluzione, conservava ancora parecchie delle antiche autonomie, immunità, legislazioni particolari, che solo la Rivoluzione - in nome della solita "eguaglianza" spazzò via. E se con l'assolutismo iniziò la pretesa di "legificare" anziché "legiferare", tuttavia mai l'arbitrio arrivò realmente a sostituirsi alla Legge.

Spieghiamo meglio il concetto che sta sotto i due termini:

Legiferare, da legem ferre, significa trasportare la legge da Principio trascendente, eternamente valido, a norma positiva adatta ad un determinato contesto sociale, senza però mutarne la sostanza;

Legificare è invece un puro e semplice fabbricare la legge, in base semplicemente alle idee

più o meno distorte di chi, la fortuna o le brighe dei partiti, hanno trasformato in legislatore. Di una simile pretesa il totalitarismo moderno ha fatto una regola, costantemente osservata in tutte le cosiddette "democrazie", siano esse "popolari" o "parlamentari".

Di ciò che di oppressivo poteva esserci nelle Monarchie assolute la rivoluzione non ha abolito nulla: anzi, ha perfezionato e applicato in modo sistematico e scientifico quelli che prima erano stati al massimo dei timidi tentativi, e in più ha soppresso e continua a sopprimere quello che di buono e di veramente libero sopravviveva.

Ma non è questo il momento di piangere sul bene perduto, ma quello di lottare con tutte le nostre forze per salvare le ultime briciole che rimangono, per iniziare con quelle a ricostruire ciò che è stato distrutto.

E' un'opera di restaurazione che non è mai troppo presto per incominciare e che, in un certo senso, non dovrà interrompersi mai, perchè la Rivoluzione è sempre in agguato e non esiste costituzione perfetta: le società meglio ordinate finiranno sempre col corrompersi, se si corrompono gli uomini che le governano. Il migliore dei Regni corre continuamente il rischio di rovesciarsi, se vengono meno gli uomini, nella peggiore delle ipotesi al servizio della rivoluzione.

Corruptio optimi pessima: così la Francia , il Regno Cristianissimo, genera prima la Rivoluzione nel suo seno e la esporta poi con la forza delle sue armi; così la Russia, la Santa Russia, si trasforma con la rivoluzione sovietica del 1917, nel centro propulsore della sovversione comunista.

Sta a noi continuare a non prestarci al loro gioco. I danni compiuti dalla Rivoluzione fino ad oggi sono troppo gravi perché si possa ancora perdere tempo. Dobbiamo lottare con tutte le nostre forze per restaurare - o per instaurare, se così preferite - in Italia la Monarchia. Ogni benché minimo indugio in questa Contro - Rivoluzione può essere fatale.

Ogni piccola vittoria che saremo capaci di riportare è un abbreviamento del tempo che ci separa dal giorno della Restaurazione.

Ed allora, AVANTI per l'Italia e per il RE!

NOTE


(3)    All. al Concistoro del 17 giugno 1793 (sull'uccisione di Re Luigi XVI da parte dei rivoluzionari francesi), in Insegnamenti Pontifici - 6 - La pace interna delle Nazioni Ed. Paoline, Roma, 1959, pag. 18 nota

(4)    Taparelli, op. cit., vol. 1, pag. 174. Dopo questa considerazione l'Autore esamina una serie di argomenti pro e contro la monarchia e la poliarchia, e pur non prendendo egli posizione esplicita a favore dell'una o dell'altra forma di governo, la prima risulta chiaramente la migliore.

(5)    Non si deve, naturalmente, fraintendere questo argomento dell'illegittimità del regime repubblicano e ritenere che essa ci autorizzi all'uso di messi violenti per abbatterlo. Tali mezzi sono un'extrema ratio, a cui solo in gravissimi casi è moralmente lecito il ricorso come scelta del male minore. Grazie a Dio, non siamo ancora a questo punto e la resistenza legale alla repubblica è tuttora possibile e attuabile su larga scala.

(6)    Taparelli, op. cit. Diss. III capo V, vol. I, pag. 244

(7)    A proposito dei "Fueros" vedasi Francisco El ìas de Tejada, La Monarchia tradizionale, dell'Albero, Torino, 1966.

(8)    Francisco Elias de Tejada, op. cit. pag. 109 seg.

(9)    Erik von Kiihnelt-Leddihn, Libertà o eguaglianza? Il problema del destino dell'Occidente, trad. it. "L'errore democratico", Volpe, Roma, 1966, pag. 287

(10)  Erik von Kiihnelt-Leddihn, o

lunedì 12 settembre 2022

MONARCHIA ?

 

Mentre la Rivoluzione è un processo distruttivo che ha per scopo esclusivamente se stessa (le utopie "millenaristiche" dei rivoluzionari si dimostrano sempre più irrealizza­bili, tanto che la loro attuazione viene continuamente rinviata a futuri sempre più lontani e ipotetici), la Controrivoluzione è un processo di ricostruzione che ha come suo preciso scopo la Restaurazione. Tale Restaurazione, da attuarsi a vari livelli - personale, sociale, politico - dovrà trovare nella persona del RE il suo coronamento e la sua perfezione.

La Monarchia è dunque il necessario punto di arrivo della nostra battaglia politi­ca. Ma per rendere chiara questa affermazione occorrerà prima precisare i termini, dato che la rivoluzione ha tanto contaminato le istituzioni e snaturato il significato delle paro­le, da rendere quasi impossibile un discorso chiaro ed univocamente comprensibile.

Innanzi tutto, quale Monarchia? Troviamo infatti, nella storia e nella geografia politica, forme di governo fra loro molto diverse - anche dal punto di vista sostanziale - in­dicate tutte col nome di Monarchie: Monarchie assolute, Monarchie feudali, Monarchie costituzionali, Monarchie parlamentari, Monarchie democratiche, e perfino Monarchie elettive, come quel Regno di Polonia che - per esplicita dichiarazione della sua carta co­stituzionale - era "una repubblica aristocratica con a capo un Re"!

La nostra posizione rispetto a tutto ciò è netta e precisa: la Monarchia è una so­la. Infatti, come ben dimostra il Padre Taparelli, quando critica, rifacendosi al Von Haller, l'antica divisione delle forme di governo (1), non esistono che DUE forme di governo, la Monarchia e la Poliarchia, la prima si ha quando l'autorità, che è necessariamente UNA, risiede in un'unica persona, quella del Sovrano; la seconda si ha in tutti gli altri casi, quando, cioè l'Autorità risiede in più persone e si manifesta unitariamente attraverso il consenso di queste, espresso secondo regole fissate dalla consuetudine o da apposite leg­gi. Da questa definizione, che è l'unica mediante la quale si possono distinguere le forme di governo in base a differenze sostanziali e non contingenti, risulta chiaro che rientrano nella categoria delle poliarchie non solo quelle repubbliche che si proclamano apertamen­te tali, ma tutti i regimi politici in cui un Re debba spartire con qualche altro le preroga­tive dell'Autorità Sovrana. D'altronde, un esame sereno ed obiettivo della storia ci mostra come tutte le poliarchie coronate non siano, e non continuino ad essere, altro che forme di graduale passaggio - talvolta lento, talvolta rapido - verso la repubblica.

Si ha dunque Monarchia solo dove il Sovrano sia fisicamente Uno, e da solo eser­citi, secondo giustizia, la sua Autorità. Prima di esaminare tutto ciò che implicano quelle due parole, "secondo giustizia", vediamo brevemente le ragioni per le quali si può affer­mare essere la Monarchia il più naturale e il migliore dei reggimenti politici.

La prima, e più evidente, ragione è che se alla base della società troviamo la Fa­miglia, la cosa più naturale è trovarla anche nel vertice; ed una prova a contrario di questa affermazione la troviamo nel fatto che in ogni epoca i rivoluzionari più feroci ed i repub­blicani più accesi hanno rivolto i loro attacchi non solo contro l'istituto monarchico, ma anche e spesso più violentemente contro tutti i legami familiari e sociali. Per limitarci a quanto è accaduto nel nostro paese, osserveremo come le forze politiche che hanno imposto la repubblica nel 1946 sono all'incirca le stesse che hanno imposto il divorzio nel

1970 e l'aborto nel 1977, e che i rotocalchi già tristemente famosi per avere fomentato odio contro la famiglia reale in esilio sono gli stessi che hanno fatto ieri un'ampia propa­ganda al divorzio e fanno oggi propaganda all’ “emancipazione della donna" e all'aborto. Le teorie individualistiche dei rivoluzionari sono state rivolte prima contro le strutture politiche e sociali, poi contro la cellula primaria della società, la famiglia, oggi infine contro la vita stessa dell'uomo.

Questo argomento acquista poi maggior forza se passiamo ad esaminare il cam­mino attraverso il quale dalla famiglia si è sviluppata la società civile e politica. Immagi­niamo una famiglia che si stabilisca su un vasto territorio disabitato e seguiamone le vi­cende (2). La famiglia crescerà, coltiverà terre, alleverà bestiame, estendendo il suo do­minio sui campi e su pascoli e i figli, per istinto (amore e necessità) saranno soggetti, finché minori, all'autorità paterna. Quando i figli saranno giunti a virilità potranno, una vol­ta ammogliatisi e formate nuove famiglie, o restare sulle terre del padre, o emigrare in cerca di nuove terre; i primi, se vorranno costruire sulle terre del padre le abitazioni per sé e le loro famiglie, dovranno sottostare a certe condizioni che il padre avrà tutto il dirit­to di imporgli, dato che le terre sono sue; il padre potrà cioè riservarsi sopra le famiglie di questi figli, emancipati ma viventi in comunità con lui, quei diritti che riterrà necessa­rio esercitare per il bene della comunità.

Vediamo di qui nascere una prima forma di autorità politica, che, per il fatto di essere indipendente, è anche sovranità territoriale. Allentandosi poi con le successive ge­nerazioni di sovrani i vincoli di sangue, la famiglia diventa clan, il clan tribù, la tribù po­polo: ad un certo punto la sola dipendenza politica lega fra loro sudditi e sovrano: si è formata una Monarchia.

Quanto ai figli emigrati lontano, essi potranno o dividersi, e allora ciascuno sarà, come già il padre, fondatore di una sua propria monarchia; oppure restare uniti e formare una società nella quale l'autorità nasca dal comune accordo dei consociati.

Crescendo la società si dovranno stabilire regole in base alle quali si perpetua questo accordo, e così via: ecco nascere la società poliarchica. Società poliarchiche posso­no nascere anche per aggregazione o fusione di società minori, ma più estese delle fami­glie.

Ora, come se ne può dedurre che la Monarchia è il regime politico più naturale?

La cosa apparirà evidente quando si consideri come, in linea di principio, la Mo­narchia sia l'erede diretta della famiglia, là dove un governo poliarchico, derivando dalla unione di famiglie diverse, da una messa in comune di interessi diversi e talvolta forse con­trastanti, ha in sé qualcosa di artificiale, di fabbricaticcio, e in esso più facilmente fanno presa germi di disgregazione.

E si badi che qui stiamo parlando di poliarchie tradizionali, fondate sulla fami­glia, istituzione di per sé naturalmente 'monarchica' nella persona fisica del 'pater familias' e che tale deve rimanere, pena il suo

cessar di esistere. Delle repubbliche moderne non è nemmeno il caso di parlare: non sono società, ma dissocietà tenute insieme solo da un ap­parato burocratico sempre più esteso e sempre più oppressivo al quale diventa sempre più difficile sfuggire.

Abbreviando, si può dire che ogni società, monarchica o poliarchica, si mantiene sana quando le famiglie sono salde e unite, quando la classe dirigente ha i pregi di una sa­na aristocrazia, quando all'interno del corpo sociale permangono tutte quelle 'gerarchie' naturali, sancite più dalla consuetudine della vita in comune che dalla legge; quando in­somma a tutti i livelli della vita sociale troviamo istituzioni caratterizzate dalla 'unità di direzione' e dalla sua 'continuità' al di là delle persone fisiche che la incarnano; ora, se ciò è un bene, perché non dovrebbe essere presente anche al vertice della società?


(1)  Cfr. Padre Luigi Taparelli d'Azeglio S.J., Saggio teoretico di diritto naturale appoggiato sul fatto, Palermo 1857. Diss. Il capo IX vol. I, pag. 162 seg.

domenica 10 aprile 2022

A Napoli l'assemblea nazionale dei giovani monarchici: «Vogliamo il Re»


di Emiliano Caliendo


«Il futuro dell’Italia è nell'istituzione della monarchia», è questo il responso dell’ultima assemblea nazionale del Fronte Monarchico Giovanile, tenutasi il 9 aprile a Napoli, nella sala ricevimenti di un ristorante a Santa Lucia. A ribadirlo alla platea di circa una quarantina di presenti, perlopiù giovanissimi giunti da diverse regioni italiane, è il neosegretario, eletto per acclamazione, Amedeo Di Maio, ventiduenne studente napoletano di medicina: «Vogliamo diffondere - dichiara - la nostra idea di un’istituzione diversa da quella repubblicana, coinvolgendo i giovani sui temi del lavoro, dell’istruzione e dell’ambiente».
[...]
Fonte: Il Mattino.it

sabato 9 aprile 2022

L’assemblea nazionale dei giovani monarchici per discutere del futuro della loro generazione



La gravità della situazione politica, economica e sociale nel momento storico che viviamo è fonte di particolare preoccupazione per il Fronte Monarchico Giovanile Giovanile, così come per tutti i giovani ai quali oggi s’impone un forte impegno per tracciare un futuro di crescita e di sviluppo al quale questa generazione non può e non vuole essere marginale nella vita sociale e politica dell’Italia.

I giovani monarchici, pertanto, si riuniscono per discutere del futuro il 9 aprile 2022 a Napoli in Via Santa Lucia 58, nei pressi del ristorante da Ettore, alle ore 9:00, per la loro Assemblea Nazionale, che definirà anche l’assetto della dirigenza associativa sul territorio nazionale, allo scopo di affrontare al meglio le sfide che attendono i giovani italiani.


Amedeo Di Maio

sabato 21 settembre 2019

I giovani monarchici a scuola di politica


Sabato 21 settembre, dalle ore 10 si terrà in Roccaraso in provincia di L'Aquila, presso il Park Hotel “Il Poggio”, il VII Convegno Nazionale per la Formazione dedicato ai ragazzi del Fronte Monarchico Giovanile.

È Prevista la partecipazione di molti e qualificati ospiti, fra gli altri Maurizio Gasparri, Adolfo Urso, Francesco Forte, Mario Landolfi, i professori Gustavo Pansini, Salvatore Sfrecola Andrea Ungari, e Salvatore Aceto di Capriglia.


martedì 4 dicembre 2018

Quando i monarchici facevano notizia

Il Fronte Monarchico Giovanile


Sempre su “Storia in rete” è stata pubblicata questa lettera dell’amico ing.Giglio , in quanto lo stesso, essendosi iscritto al Fronte Monarchico Giovanile dell’Unione Monarchica Italiana, il 4 gennaio 1952, prima di aderire al P.N.M., ha vissuto la vita di questa associazione ed anche in questo caso può rendere testimonianza diretta delle attività degli allora giovani che ne facevano parte. Così nel caso specifico della beffa attuata nel corsoi di una lezione di letteratura italiana da parte dell’ex fuoriuscito Umberto Calosso. Infatti lo stesso dall’estero, durante la guerra dal 1940 al 1943 aveva parlato contro l’Italia, per cui gli studenti di convinzioni nazionali non ritenevano degno che potesse tenere un corso all’Università. 



Nell'interessante articolo pubblicato sul numero di gennaio 2018, relativo alle azioni studentesche nei confronti di Umberto Calosso, avete accennato ad una studentessa che portò in aula una scatola contenente centinaia di api aprendola per disturbare la lezione che doveva tenere appunto il professor Calosso. Quella studentessa era Nicoletta De Feo, all'epoca responsabile romana del Fronte Monarchico Giovanile dell'Unione Monarchica Italiana, organizzazione alla quale ero iscritto, per cui ricordo bene quella iniziativa e il carattere assolutamente non violento di essa. All’epoca, il Fronte Monarchico Giovanile contava centinaia di iscrìtti e non era secondo a nessuno anche in altre manifestazioni di carattere nazionale, come furono, sempre in quel 1952, quelle organizzate per l'italianità di Trieste.Tra esse, il corteo di oltre diecimila studenti che invase le strade di Genova protestando contro il consolato generale britannico e poi contro la federazione provinciale del Partito Comunista, corteo del quale il titolare di questa rubrica dovrebbe avere un preciso ricordo.

Domenico Giglio

Roma
Conservo di quelle giornate un ricordo preciso e commosso, caro Domenico, e ti ringrazio per la tua lettera, scritta «perché non si perda la memoria di noi giovani monarchici.

lunedì 15 ottobre 2018

Rock per il Re


Patria, corona, anticomunismo, onore: li canta in rima un nuovo complesso nostalgico.

Da Panorama 6 giugno 1978.

Ringraziamo Antonio Maulu, leggendario Segretario del Fronte Monarchico Giovanile per l'articolo.



Il nome è da gruppo musicale impegnato  Nuovo canto popolare. Ma per i nemici e gli amici più maliziosi c'è uno pseudonimo: Savoia ye-ye.
E’ il primo complesso musicate monarchico. Ufficialmente monarchico: aderisce al Fronte Monarchico (Giovanile, nota dello staff), l'organizzazione giovanile dell'Unione Monarchica Italiana. E’ un complesso rock, con tanto di chitarre elettriche e batterie, che concede al tradizionalismo degli ascoltatori monarchici più anziani solo le parole dei lesti delle canzoni . “Uno stile di vita, un cosmo di valori, una certezza nella monarchia domani traspare dalle rime” è il giudizio di Antonio Maulu, segretario nazionale del Fronte.

Spunti. Formato da cinque studenti romani (estrazione borghese, alcuni con genitori di sinistra) Fabio Tornero, Giuseppe D’Amico, Francesco Tallarico, Mario Ladick e Andrea Torronini, il Nuovo Canto Popolare vuole lanciare attraverso la musica messaggi - alternativi a quelli consumisti della disco-music e a quelli della sinistra che ha finora monopolizzato la protesta giovanile». Nel primo long-playing intitolato "La nostra alba" (prezzo politico 3.500 lire, una recensione entusiasta sulla rubrica  “Genio e sregolatezza” del Settimanale missino Candido) gli spunti non mancano.
Prima di tutto cantiamo il senso della Patria e del l’onore, che non sono sentimenti retorici o servili dicono i cinque e lo spiegano nella canzone Roma:

“Un tempo la mia città
era capitale di un Regno
laborioso e guerriero
e il trono usurpato
ha lasciato un grande vuoto
che mai si colmerà.
E tu lotta con noi
contro la polvere del tuo tempo
e tu lotta con noi
per il tuo Re, la tua città.”

Canzone. Testo.


Così dalle canzoni dei giovani monarchici emergono due mondi: quello delle istituzione e dei partiti fatto da piccoli uomini che rubano, l’altro, il loro di giovani romantici e fieri che in uno sventolare di bandiere fanno senza paura testamento a 20 anni e sorridenti tengo i pugni in saccoccia pronti a una lotta di sangue e di amore.
Nemico numero uno e fonte di ispirazione continua per il Nuovo Canto Popolare è il comunismo. Tra i pezzi di maggior successo c’è Ungheria.

“Venti anni fa ti fecero morire
dai ponti sul Danubio
entrarono in città.”

Canzone. Testo.

O Europa amara:

“Un coro di grida dall'Europa
si alzerà fino ad allora dovremo lottare,
soffrire  perché il comunismo
non si sconfigge con le chiacchiere.”

Canzone. Testo.

E soprattutto un veloce brano Marx rock:

“Tu sei I’impegno del salotto,
rivoluzione popolare
una sorsata
di champagne col caviale
tu hai Longo militante
il progresso permanente,
hai il votante operaio
e il denaro del padrone.
Tu sei contro il manganello
hai la falce col martello
 ...del borghese e del marxista
tu sei l’abile regista,
sei il partito italiano comunista”.

Canzone. Testo.

Differenza. Per il critico di Candido la canzone più riuscita (una feroce satira) è invece una ballata: musicalmente simile alle canzoni di Fabrizio De André, ne differisce alquanto noi contenuti.

Si chiama Morte della borghesia e narra:

”La meretrice immonda
oggi è morta ammazzata
suo figlio il comunismo
l'ha assassinata »,

Canzone. Testo.

Sono parole e slogan assai simili a quelli usati usali nei manifesti e nei comizi dei fedelissimi del duro missino Pino Rauti. Loro. Nuovo canto popolare, rifiutano l‘accostamento. » Di destra si ma non con Rauti dicono, pur avendo partecipato a due campi (in giugno quello Hobbit vicino a Benevento e in settembre a Latina) che hanno lanciato l'iniziativa Politico giovanile di Rauti. E  tengono a marcate una differenza tra loro e altri musicanti di estrema destra: “Loro compongono su commissione, noi siamo lasciati liberi alla nostra ispirazione.
Così con le chitarre girano per le manifestazioni dell’UMI “sempre più frequentate grazie al comportamento del presidente della repubblica e alle rivelazioni di giornalisti di sinistra”, si compiace Sergio Boschiero, segretario generale della associazione.


di Chiara Beria

mercoledì 15 novembre 2017

Monarchia 2.0: chi sono i monarchici italiani del 2017

Qualcuno direbbe: “a volte ritornano”. La verità, è che non se ne sono mai andati.
Dal 2 giugno 1946, l’Italia è una Repubblica. Ciononostante, in Parlamento si è avuta la presenza di un partito monarchico fino agli anni ’70. Oggigiorno, i monarchici esistono e sono ancora attivi. Scopriamo qualcosa di più sul loro movimento, il loro progetto e le loro idee con un’intervista a Simone Balestrini, classe 1993, studente di Giurisprudenza nonché Segretario Nazionale del Fronte Monarchico Giovanile dal 2015.
Simone, cosa significa, in Italia, essere monarchici nel 2017?
Il monarchico nel 2017 è quella persona che ritiene che la miglior forma di governo che un Paese possa avere sia la monarchia costituzionale e parlamentare, così come avviene in 10 Paesi Europei (Belgio, Danimarca, Liechtenstein, Lussemburgo, Monaco, Norvegia, Olanda, Regno Unito, Spagna, Svezia); Paesi tra i più democratici e avanzati al mondo. Non siamo nostalgici del passato, ma davanti alla crisi politica e sociale del nostro tempo credo che la monarchia sia una forma istituzionale che possa giovare molto dal punto di vista storico, sociale, culturale e ovviamente politico. I monarchici sono tali non più per nostalgia verso il passato, ma per l’esempio funzionante dato dalle monarchie presenti oggi in Europa; esempi di funzionalità, modernità e democrazia. Preciso, inoltre, qualcosa che in Italia non è scontato: la monarchia non è qualcosa di anacronistico e neppure sinonimo di fascismo!
Il vostro progetto si chiama “Monarchia 2.0”. Qual è il significato di questo nome? Puoi descrivere brevemente il progetto?
La denominazione è nata casualmente durante un discorso del presidente dell’Unione Monarchica Italiana, Alessandro Sacchi. Da subito l’ho fatta mia perché è emblematica del fatto che non siamo storici nostalgici, ma siamo italiani che, consapevoli di un glorioso passato – seppure non sempre facile – hanno un progetto chiaro per un futuro migliore. Proponiamo un nuovo modo di essere monarchici alla luce della società e dei tempi odierni. Il progetto consiste nel promuovere la monarchia in Italia attraverso una strategia e una visione diversa rispetto al passato: proporre una Monarchia 2.0, appunto. Come dimostrano le monarchie presenti attualmente in Europa, è vitale che l’istituzione si evolva per sopravvivere nel tempo. Si propone dunque, non il ritorno e la ricostruzione della monarchia in Italia, bensì la costituzione di una Monarchia costituzionale e parlamentare.
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mercoledì 26 aprile 2017

l leader dei giovani monarchici: “Solo un Re potrebbe salvare la politica italiana”

Simone Balestrini propone la sua idea di monarchia 2.0. “Non siamo fascisti come dice l’Anpi“, dice. “Il nostro modello sono le monarchie attuali europee. Siamo monarchici come può essere oggi un giovane olandese o norvegese”

di Lidia Baratta

Classe 1993, studente di giurisprudenza, monarchico. Simone Balestrini, 24 anni tra qualche giorno, è il segretario nazionale della sezione giovanile dell’Umi, Unione monarchica italiana. Tra una sessione d’esami e l’altra all’Università Cattolica di Milano, da due anni gira l’Italia per diffondere tra i giovani la sua nuova idea di “monarchia 2.0”. «Non siamo nostalgici», dice, «non guardiamo a un ritorno della monarchia italiana. Il nostro punto di riferimento sono le Monarchie europee attuali. Siamo monarchici come può esserlo oggi un giovane danese, inglese, olandese o norvegese».

La sua palestra politica Simone l’ha fatta nel centrodestra, ed è stato candidato anche alle comunali di Milano nel 2016 nella lista di Nicolò Mardegan, senza essere eletto. Dal 2015, è alla guida dei giovani dell’Umi, presentandosi come il rottamatore della vecchia guardia dei monarchici italiani. Sneakers ai piedi, solo negli incontri ufficiali indossa lo smoking. E il tight quando va ad assistere al Royal Ascot («le corse dei cavalli sono la mia unica passione sui generis», ammette). «Per noi nati negli anni Novanta parlare di Umberto II ormai è come parlare di Napoleone», spiega. «C’è stato un cambiamento generazionale. Oggi l’associazione è composta da persone che sono monarchiche non per motivi storici ma per convinzione personale». La convinzione che «la Monarchia sia la migliore forma di governo per il mondo moderno».
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