NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.
Visualizzazione post con etichetta politica interna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta politica interna. Mostra tutti i post

venerdì 12 aprile 2013

Rifinanziare le nostre missioni militari all'estero?

Siamo decisamente orgogliosi dei nostri connazionali in divisa che adempiono al loro dovere in terre lontane spesso anche dimenticati dall'opinione pubblica.

Siamo fieri che tengano alto il nome d'Italia e la Sua bandiera.



Siamo tuttavia convinti, lo abbiamo già detto, che è ora che ritornino a casa.
I motivi sono molteplici:

  • l'assoluto disinteresse internazionale nei confronti della grave violazione del diritto nei confronti della nostra nazione ed in quelli dei nostri fucilieri di Marina del San Marco. Se mandiamo migliaia di uomini (e mezzi) a rischiare la vita in capo al mondo per non avere alla prova dei fatti alcun peso a livello internazionale non si capisce cui prodest cotanto rischio di vite umane;
  • i nostri alleati, USA, UE, pare si siano lavati le mani di questo problema che crea umiliazione alla nostra Nazione;
  • i costi di queste missioni incidono su delle finanze nazionali che in questo momento sono esauste: tra poco, così continuando, ci sarà bisogno di mantenere l'ordine nel nostro Paese piuttosto che in quelli altrui.
  • se il mondo si disinteressa di noi è bene che a noi ci si pensi da soli.
lo staff

lunedì 11 marzo 2013

I Maro' restano in Italia


Lo ha annunciato il ministro Terzi


Non rientreranno in India a scadenza permesso. Farnesina: 'L'India viola il diritto internazionale'

11 marzo, 17:22
I Maro' restano in Italia Lo ha annunciato Terzi
"L'Italia ha informato il Governo indiano che, stante la formale instaurazione di una controversia internazionale tra i due Stati, i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non faranno rientro in India alla scadenza del permesso loro concesso".
Lo si legge in una nota della Farnesina.
FARNESINA, INDIA VIOLA DIRITTO INTERNAZIONALE - "L'Italia ha sempre ritenuto che la condotta delle Autorità indiane violasse gli obblighi di diritto internazionale gravanti sull'India", in particolare "il principio dell'immunità dalla giurisdizione degli organi dello Stato straniero". Lo si legge nella nota della Farnesina con la quale si annuncia che i marò resteranno in Italia.
"L'Italia ha ribadito formalmente al governo indiano, con la nota verbale consegnata oggi dall'Ambasciatore Mancini, la propria disponibilità di giungere ad un accordo per una soluzione della controversia, anche attraverso un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria". Lo si legge in una nota della Farnesina sui marò.
dal sito dell'Ansa.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/03/11/Maro-restano-Italia-annuncia-Terzi_8380909.html

Bene! Era ora!
lo Staff

mercoledì 23 gennaio 2013

UN’ALTRA ITALIA È POSSIBILE?



Pasqua è ancor lontana, eppure questi sono già giorni di “Passione” per la nostra seconda Repubblica: partita di slancio, vent’anni or sono, col suo carico di promesse (una nuova etica pubblica, un rinnovamento della classe politica, riforme strutturali…), è rimasta praticamente ferma ai nastri di partenza.
Miracolosamente recitano ancora sul palco del teatrino politico italiano personaggi “evergreen”, quali Berlusconi, Fini, Casini, Bersani: se un paziente, caduto in coma nel ’94, si risvegliasse solo oggi, sarebbe assai difficile convincerlo che sono trascorsi invano diciotto anni!
La seconda Repubblica ha offerto solo il peggio di sé. Eppure rimpiangere la prima, come in voga tra i nostalgici, è un’operazione “ai limiti dell’irragionevolezza”: come dimenticare che la prima Repubblica è miseramente crollata travolta da un’ondata di corruzione e monetine? E come nascondere che quel fardello -chiamato debito pubblico- che gli italiani si caricano sulle spalle è stato riempito dalla politica clientelare ed affarista di quei favolosi anni ‘80?!

Nell’anno trascorso, il Capo dello Stato, affidando ad un tecnico il compito di traghettare l’Italia tra le onde burrascose della speculazione finanziaria, ha agito da “curatore fallimentare” della seconda Repubblica, non più fidandosi dei vari “Schettino” della politica nostrana. Ma dove dirigere, adesso, la nave Italia?
Tornare indietro non è più possibile, così come proseguire sulla rotta tracciata dal bipolarismo malato di questi anni. Occorre guardare avanti e far rotta verso una terza Repubblica, completando finalmente quella traversata perigliosa iniziata nel ’94.
In che modo? Seguendo tre direttrici:
◆ in primis, una riforma strutturale dell’assetto istituzionale del Paese (attuando un vero federalismo, abolendo le Province, riparando i guasti di un’affrettata riforma del Titolo V della Costituzione ed introducendo l’elezione diretta del Capo dello Stato);
◆ in secundis, un rinnovamento radicale della classe politica italiana (introducendo il limite di due mandati per ogni carica elettiva ed imponendo ai partiti per legge le primarie);
◆ in tertiis, il ripristino sostanziale di una “democrazia rappresentativa” (restituendo ai cittadini -ancora detentori della sovranità- la facoltà d’incidere sulle scelte della politica, abolendo il Porcellum, rivitalizzando l’istituto referendario con l’abolizione del quorum ed introducendo i referendum propositivi).
Via maestra per conseguire un traguardo così ambizioso sarebbe l’elezione di una nuova Costituente. Sarà mai il nostro Paese pronto ad una simile “prova di maturità”?


UN’ALTRA POLITICA è POSSIBILE?

Il Natale ha portato in dono agli italiani una campagna elettorale: non certo il regalo più ambito (c’è da scommettere che i più avrebbero preferito un meteorite su Montecitorio!). A cinquanta giorni dal voto, il quadro politico appare ancora confuso, indecifrabile: citando indegnamente Zarathustra, da questo “caos” non verrà certo fuori una “stella danzante”, per lo più un’Italia decadente!

Il centrosinistra, ancora una volta, ha cambiato contenitore pur di non cambiar contenuto: dopo i Progressisti, l’Ulivo e l’Unione, è arrivato il turno dell’“Italia Bene Comune”.
Questa coalizione parte favorita ai nastri di partenza, ma la probabile vittoria del Pd non dovrebbe entusiasmare più di tanto un partito che si conferma incapace da un lato di andar oltre quel 30% del suo massimo consenso storico (nonostante il “vuoto politico” lasciato dagli avversari), dall’altro di sciogliere il nodo della propria identità politica (fra i democratici, c’è persino chi si vergogna d’apparire Keynesiano!).
La vittoria del centrosinistra, inoltre, rischia di rivelarsi una “vittoria di Pirro” nel caso in cui non disponesse di una maggioranza assoluta al Senato. In quest’ipotesi, l’unico errore da non commettere sarebbe “porgere l’altra guancia” a Casini, offrendogli un’alleanze di legislatura. La via maestra, piuttosto, sarebbe battezzare un “governo di transizione” con un mandato di scopo: consentire al Parlamento di varare una nuova legge elettorale, con la quale ripresentarsi alle urne entro l’estate 2013.

Nel centrodestra Berlusconi sembra muoversi a ritmo di valzer, alternando passi “avanti” (l’annuncio della sua sesta ridiscesa in campo), poi “indietro” (la disponibilità a cedere il passo prima a Monti, poi ad un altro premier gradito alla Lega), poi ancora “laterali” (l’indicazione del fido Angelino alla successione).
Che il Cavaliere sia tornato dalle vacanze Keniote con idee più confuse che mai lo dimostrano le sue mosse: prima l’avallo delle primarie (con tanto di candidature e raccolta firme), poi la loro cancellazione; prima la sfiducia a Mario Monti, poi l’indicazione dello stesso come federatore dei moderati (in una colazione inclusiva della Lega e con al primo punto del programma l’abolizione dell’Imu!).
A tal punto, o il centrodestra avrà il coraggio di compiere il “regicidio” oppure rischia di lasciarsi trascinare inesorabilmente a fondo dal suo stesso fondatore!

La Lega, schiacciata dalla vergogna di dover giustificare i diamanti di Belsito, gli investimenti in Tanzania del partito e le “miracolose” lauree albanesi del Trota, ha oggi una sola priorità: non più entrare a Palazzo Chigi, quanto superare la fatidica soglia di sbarramento al Parlamento. Probabilmente Maroni e Tosi, i “barbari sognanti” del nord-est, riusciranno nell’impresa di rianimare un movimento indipendentista e legalitario scopertosi centralista e ladrone. Il dubbio è se il tempo sia oramai troppo stretto da qui alle prossime elezioni…

Il centro “naviga a vista”, sperando solo in capitan Monti, finalmente decisosi a prendere in mano il timone dei moderati. Anche se la nave del Pdl sembra guidata da capitan Schettino e quella del Pd non mostra segnali di ostilità, in acqua vi sono altre presenze ingombrati: i pirati grillini ed i rivoluzionari di Ingroia. Se non si ricostituisse l’asse Pdl-Lega, al Pd si aprirebbe lo spiraglio giusto per vincere anche in Lombardia e Piemonte, con tanto di “adieu” alle ambizioni centriste di porsi come ago della bilancia in un futuro Parlamento balcanizzato! Per la prima volta, così, Casini rischierebbe d’aver fatto i conti senza l’oste: il grande centro potrebbe rivelarsi solo un grande fiasco!

A Sinistra del centrosinistra si è affacciata una nuova formazione politica: “Rivoluzione Civile”, la lista guidata da Ingroia, sostenuta dai sindaci De Magistris ed Orlando. Le chance di successo (ovvero di superare la soglia di sbarramento) di questo nuovo soggetto politico dipenderanno da un solo fattore: la capacità di aprirsi alla società civile ed imporre ai partiti che lo sostengono (Idv, Prci, Pdci e Verdi) un profondo rinnovamento.
I primi segnali sono incoraggianti (i partiti hanno rinunciato al loro simbolo ed i loro segretari al ruolo di capolista). Vedremo se alle belle parole seguiranno fatti concreti: se si tratterà di tracciare un nuovo percorso per una Sinistra finalmente progressista e di governo oppure di un cartello elettorale: l’ennesimo “maquillage politico”!
Che dire? Se son rose… saran rosse!

In questo marasma, l’unica certezza è l’ingresso di una folta schiera di “grillini” nel prossimo Parlamento. Il Movimento Cinque Stelle è sbalorditivamente cresciuto puntando tutto sulla protesta: sullo smascheramento dell’ipocrisia di chi siede in Parlamento e sulla denuncia degli odiosi privilegi di un’intera classe politica. Ma le famose “Cinque Stelle” (acqua pubblica, mobilità sostenibile, sviluppo, connettività ed ambiente) non saranno certo sufficienti per una proposta seria di governo del Paese.
Tanti gli interrogativi irrisolti:
◆ quali posizioni assumerà il Movimento sulle più disparate questioni di politica nazionale fin ora non discusse? Chi detterà la linea? Grillo o qualche organismo collegiale rappresentativo della base?
◆ Il ruolo dei parlamentari grillini sarà quello di meri “portavoce” del Capo, il cui massimo grado d’autonomia sarà apporre un “Mi piace” ai suo post? Quale ruolo si ritaglierà Grillo? Quello di “padre nobile” del Movimento o di “padre padrone” dell’ennesimo partito personale?
A molte di queste domande credo nemmeno Grillo possa ancora dar risposta…


UN ALTRO MONTI (BIS)? NON E’ POSSIBILE!

In qualsiasi democrazia, chiunque miri alla più alta carica di governo può percorrere una sola strada: candidarsi alle elezioni ed ottenere “un voto in più” del proprio avversario. Non è concepibile, dopo la breve parentesi del governo tecnico, immaginare “un’altra eccezione” a questa basilare regola democratica! Mario Monti ha tutto il diritto di ambire alla premiership, ad una condizione: dimostrare di disporre di un’ampia legittimazione popolare. Fino a prova contraria, difatti, la sovranità appartiene ancora al popolo!

Senza voler apparire “portatore di sventura”, per una volta l’Economista della Bocconi potrebbe aver fatto male i conti: la sua scelta di “salire in politica” potrebbe rivelarsi un inaspettato boomerang!
Fino a pochi giorni fa, Mario Monti si presentava al Paese come un “deus ex machina”: un salvatore della Patria, capace di far uscire l’Italia da una situazione apparentemente senza più via d’uscita. Di contro, l’unica via d’uscita dalla sua esperienza di governo portava dritto al Quirinale (in qualità di successore di Napolitano) o di nuovo a Palazzo Chigi (in qualità di premier “super partes” indicato dai partiti) o in Europa (magari in veste di successore del presidente Barroso).
Una volta che il Professore si è tirato in mezzo all’agone politico, il quadro è profondamente cambiato: alle prossime elezioni, la coalizione Monti rischia di porsi come terzo, forse quarto polo del Paese (dato Bersani per favorito, Berlusconi e Grillo hanno le carte in regola per ambire a prendere un voto in più di Fini e Casini!).
A tal punto, a che titolo Mario Monti potrebbe contendere il posto a Bersani, ragionevolmente leader del primo partito d’Italia, per di più legittimato dalle primarie?
Se “è tanto più facile ricambiare un’offesa che un beneficio” (P.C.Tacito), perché mai il Cavaliere, dopo aver ricevuto il gran rifiuto dal Senatore, dovrebbe appoggiare una sua corsa al Quirinale? Se “non c’è vendetta più bella di quella che gli altri infliggono al tuo nemico” (C. Pavese), perché mai Berlusconi, dopo esser stato ridicolizzato dall’ironia british del Professore, non dovrebbe preferire al suo posto persino la Finocchiaro al Colle?


UN ALTRO PAESE, Più SEMPLICEMENTE “NORMALE”, è POSSIBILE?

Nel 2008, in piena campagna elettorale, Walter Veltroni pronunciò queste parole: “L’Italia è un Paese migliore della destra che lo governa”. In tutta onestà, come credere al mito degli “Italiani brava gente” o alla favola per cui il Paese reale sia fatto di tutt’altra pasta rispetto a chi lo governa?
Se gente come Raffaele Lombardo, Marcello Dell’Utri, Cesare Previti ed i vari Scilipoti di turno e De Gregorio d’Italia hanno assunto ruoli di responsabilità pubblica è perché non pochi italiani hanno riposto in loro la loro fiducia!
Si dirà che il Porcellum ha estromesso gli elettori della facoltà di scelta dei candidati. Ma nel Lazio, dove alle elezioni regionali sono previste le preferenze, Fiorito -meglio noto come “er Batman”- non è forse risultato il consigliere più votato?
Alle parlamentarie del Pd gli elettori non hanno forse candidato a furor di popolo anche personaggi condannati o indagati, quali Genovese, Crisafulli e Papania in Sicilia?
L’ex assessore regionale Zambetti pare aver “comprato” 4.000 preferenze dalla ‘ndrangheta per assicurarsi l’ingresso al Pirellone. Ma, dietro ad ogni voto comprato, non vi è forse un elettore “venduto”?
Totò Cuffaro, all’epoca già condannato in primo grado per favoreggiamento mafioso, è stato candidato dall’Udc al Senato. Gli elettori siciliani non l’hanno forse premiato con un consenso plebiscitario? Qualcuno ha interpretato la massiccia astensione dell’elettorato siciliano alle ultime regionali come la prova del disgusto nei confronti di un certo modo di fare politica. Ma non è più probabile che molti, essendo consapevoli di non poter più ottenere “nulla in cambio” dalla politica di questi tempi, abbiano preferito risparmiare il proprio voto, aspettando “nuovi acquirenti”?!
Il “vaccino del berlusconismo” -per citare Montanelli- è stato iniettato ripetutamente agli italiani, pur producendo pesanti “effetti collaterali” (colossali conflitti d’interessi, ripetute leggi “ad personam” -dal decreto “salva ladri” del ’94 alla legge sul legittimo impedimento del 2010-, soppressione delle voci dell’informazione sgradite al potere -ricordate l’editto bulgaro?-, cancellazione della facoltà degli elettori di scegliere i parlamentari -si veda il “Porcellum”-, abuso del ricorso alla fiducia ed alla decretazione d’urgenza…). Eppure gli elettori non hanno forse atteso la “sesta” ridiscesa in campo del Cavaliere prima di iniziare a provare qualche “intimo prurito”?!
Come poter credere, allora, che gli italiani siano davvero migliori della “Casta” che li governa?

Gaspare Sera
Blog “Panta Rei”

venerdì 14 dicembre 2012

Umberto Ambrosoli: 'Non sono di destra'

... non sono monarchico.

di Roberto Di Caro


«Sì, mio padre era monarchico e anch'io ho fatto parte da ragazzo di gruppi tradizionalisti e ordini cavallereschi. Ma nel mio pantheon ci sono Pertini e la Iotti». Parla lo 'strano candidato' del centrosinistra per la Lombardia.
[...]

E quell'altro comunista, "Berlinguer chi, il padre della giornalista?", che oggi nessuno nomina più? 
«Io lo cito senza alcun imbarazzo, per la sua visione di cosa può essere anche oggi la sinistra».

Vivaddio! Ci voleva uno come lei, di formazione monarchica... 
«Un momento. Che i miei genitori si siano conosciuti all'Umi, Unione monarchica italiana, è un fatto. Che il mio nome, Umberto, venga dal senso dato alle circostanze di quell'incontro, anche. Ma io non ho mai militato in formazioni politiche monarchiche. E' un modello istituzionale che reputo anacronistico». 

Ho letto che da ragazzo frequentava la sede milanese di via Donizetti. 
«Non rammento di esserci mai stato. E' vero invece che a 14 anni, nel rispetto della memoria di mio padre, ho fatto parte di una associazione non politica ma di conservazione della tradizione. E in seguito di un ordine cavalleresco intitolato, se non ricordo male, ai santi Maurizio e Lazzaro. Facevamo beneficenza. Mi ci portò l'avvocato Lodovico Isolabella (sponsor di Pisapia sindaco di Milano, già leader dei monarchici milanesi, tuttora dominus dello studio professionale dove Ambrosoli esercita, ndr.), delegato degli Ordini cavallereschi lombardi. Lasciai dopo l'arresto di Vittorio Emanuele di Savoia nell'inchiesta di Potenza: il riferimento storico di quegli Ordini era comunque la real casa, e quella vicenda ne aveva definitivamente tradito il significato». 
[...]
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ambrosoli-non-sono-di-destra/2195886/24


sabato 8 dicembre 2012

Della carenza di buon senso

Il ministro Cancellieri dice che a Scampia servono più uomini. 

Bene. Se ne è accorta. 

Dopo che un povero ragazzo di 30 anni è stato assassinato per un banale scambio di persona, dopo che un'esecuzione di stampo camorristico è avvenuta nel cortile di un asilo infantile forse era ora. 

Forse già da tempo era ora che lo stato facesse il proprio dovere di controllare il territorio in un rione di Napoli che sembra essere dislocato in Siria, tanta è la violenza che vi si respira.
Ma lì non vivono solo camorristi, vivono anche tante altre persone per bene che vorrebbero campare serenamente convinte di non dover avere il terrore di accompagnare i propri figli all’asilo.

E gli uomini ci sono. Ne abbiamo disseminati migliaia per il mondo : migliaia in Bosnia, migliaia in Kossovo, migliaia in Libano, non si capisce bene a far cosa, migliaia in Afghanistan.

Due li abbiamo anche lasciati in India.

Il paradosso: mandiamo i nostri militari ovunque nell’orbe terracqueo ci muoiono, e non abbiamo la consistenza internazionale di farci restituire due soldati che facevano il loro dovere proteggendo una nave italiana dagli assalti dei pirati.

L’altro paradosso: controlliamo, a nostre spese, territori di stati, popoli e nazioni che sono dall’altro capo del mondo ma non siamo capaci di controllare un quartiere di una città nella nostra nazione.

Che questa repubblica ci abbia abituati all’assurdo è cosa nota ma qui ci pare che si esageri.

Riportiamo in Italia tutti i nostri militari, soprattutto dopo il vergognoso silenzio delle potenze nostre alleate sulla vicenda dei Marò reclusi in India.

Riportiamoli in Italia e controlliamo quelle città dove la malavita contende allo Stato la sovranità .
Riportiamoli in Italia. Il mondo faccia a meno dei nostri soldati se non si impegna a restituirci i nostri due fucilieri di Marina.

Riportiamoli in Italia e restituiamo allo Stato il controllo esclusivo del territorio.

E non ci vuole lo stratega mondiale per giungere a conclusioni che qualsiasi fesso può fare.

In Patria tutti i nostri soldati, a partire dai Marò del Reggimento San Marco!

sabato 3 novembre 2012

La commedia degli attuali equivoci


di Tommaso Francavilla

Beppe Grillo ha certamente dimostrato onestà intellettuale quando, candidando Antonio Di Pietro- niente meno che- alla Presidenza della Repubblica, ha con un colpo fatto chiarezza sugli equivoci che gli hanno consentito di raccogliere voti da tutte le parti.
Il primo a chiarirsi è stato quello della tanto conclamata equidistanza del grillismo rispetto alle malefatte della politica ovunque collocata, seguendo tale investitura di poche ore la conferma da fonte del tutto insospettabile di berlusconismo o similia, quale la trasmissione della pasionaria rossa Gabanelli, di quanto peraltro già ampiamente noto sulla gestione familistica dei fondi pubblici destinati all’IDV da parte del suo fondatore e sul suo sterminato patrimonio immobiliare contestualmente accumulato. Adesso sappiamo che per il comico genovese i suoi compagni possono permettersi qualsiasi malversazione senza dover rinunciare nemmeno alla più alta dellemete, a differenza dei suoi avv
ersari che sono invece ladri a priori.
Il secondo equivoco emerge dal fatto che, lungi dal contestargli i 56 immobili di cui sopra (d’altronde si può capire l’imbarazzo su queste questioni da parte di un signore che, avendo da almeno un decennio smesso di lavorare, pare continui a dichiarare un reddito di 4 milioni annui) Grillo imputa a Di Pietro non meglio definite “ambiguità” su tematiche come la TAV e il G8, rispetto alle quali evidentemente lo avrebbe voluto veder sfilare al fianco dei black blok ed alla testa dei “Centri Sociali”.Così gli elettori moderati e di destra che hanno votato o sono tentati di votare per Grillo sono avvisati, se non se ne fossero già accorti, su cosa li aspetta se il loro nuovo beniamino dovesse assurgere al ruolo politico pesantissimo che gli si profila.
Di qui ancor di più la necessità di una seria auto-critica da parte del sistema politico italiano nel suo complesso per le condizioni in cui il grillismo si sta gonfiando all’infinito. E non meraviglia, visto il clima di regime che si respira sempre più in questo Paese, che nessuno si sia domandato quanto a queste condizioni abbia contribuito e stia contribuendo il governo-Monti, che di fatto del grillismo sta diventando il più efficace dei brodi di coltura. Ciò sia per il senso di impotenza che sta fornendo la politica ufficiale in un commissariamento di fatto non privo di atteggiamenti sprezzanti o comunque supponenti nei suoi confronti, sia soprattutto per gli effetti deprimenti delle politiche ottusamente recessive in atto, grazie alle quali tutti i fondamentali dell’economia italiana- dal pil alla disoccupazione allo stesso debito pubblico- si sono pesantemente aggravati.
Con Monti che se ne gloria nei consessi internazionali in cui ci si occupa solo dei problemi dei banchieri, ma con i Partiti condannati a sostenerlo a pagarne il conto presso un Popolo giustamente esasperato anche perché privato di fatto della Sovranità che gli spetta e che nessuno aveva diritto a scippargli
.


mercoledì 31 ottobre 2012

La nuova democrazia

Fantastiche le elezioni in Sicilia.
Il PDL ha operso 650.000 voti. Il PD ne ha persi soltanto 250.000.
Adesso in Italia la gara sarà a chi perde di meno.

martedì 30 ottobre 2012

E' successo un fatto nuovo

O perlomeno che ancora non era giunto alle nostre orecchie. La maggioranza degli elettori, in Sicilia, non si è recata alle urne.

Il, misero, 30% dei VOTANTI è stato sufficiente ad eleggere un presidente che non ha nessuna maggioranza nel numeroso parlamento siciliano e che quindi o sarà costretto a un indecoroso prostituirsi politico, o, se ha, come speriamo dignità ed onore politico, diciamola pure questa desueta parola,  sarà costretto a ridare la parola agli elettori, nella speranza che una nuova tornata elettorale determini situazioni di maggiore "governabilità". 

Ma c'è un problema più profondo, più cattivo: la maggioranza dei siciliani ha scelto di non votare e quel parlamento che comunque sarà composto di ben 90 persone legifererà non in nome di una maggioranza ma nel nome di una minoranza assoluta dei siciliani.
In poche parole i siciliani hanno sfiduciato completamente la loro istituzione regionale la cui autonomia era stata opera di Re Umberto II. Un qualsiasi presidente che non fosse espressione di una maggioranza di elettori dovrebbe porsi il problema: "a nome di chi opero?". Del 30% di un 47%? Cioè approssimativamente del 14% per cento dei siciliani?

E' questo il livello di affezione al quale le istituzioni nate nel nome di santa resistenza, santa repubblica e santa costituzione hanno condotto i siciliani e, siamo sicuri, anche gli italiani tutti. La democrazia che trae la sua forza dal consenso della maggioranza del popolo è stata sconfessata.

Ci si chiedono tasse e sacrifici inenarrabili per alimentare non una classe di dirigenti all'altezza della situazione ma una classe di autentici parassiti capaci di usare il danaro pubblico per le cose più vergognose. Ed il popolo ha dato una risposta per la prima volta chiara.

Le istituzioni democratiche in Sicilia non sono più tali in quanto non rappresentative della maggioranza dei siciliani ma di una quota inferiore alla metà degli aventi diritto.

La destituzione di autorevolezza dello Stato iniziata nel caos post bellico ha così finalmente il suo epilogo. E non abbiamo dubbi che la situazione non sarà diversa alle prossime elezioni politiche. Soprattutto in virtù del fatto che col consenso dei partiti, che tutti insieme ci hanno condotto al disastro, sta governando un uomo che non è stato votato dal popolo ma nominato dal presidente della repubblica. 
Una democrazia esautorata e sconfessata dai propri vertici e dai prori cittadini.

Che scenari si aprono? 
Un nuovo biennio rosso come nel 1919? Una nuova repubblica di Weimar? 
Un potere che sarà fuggito come nel 1922 e raccolto da qualche uomo forte qualsiasi?
Staremo a vedere. Manca poco. Ma forse è il caso di incominciare a pensare ad una "rivoluzione", pacifica ed incruenta ovviamente, non sia mai!, ma ad una rivoluzione che ricostituisca quel legame, ovvio, tra Popolo e Stato, tra Nazione e Stato. 
Ciò che è stato distrutto dal 13 giugno del 1946 in poi.

"Una Repubblica fondata sul disordine". Se ne accorgono, infine.


A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso è incominciato un processo di destrutturazione delle istituzioni


di Francesco Alberoni


A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso è incominciato un processo di de­strutturazione delle istituzioni. Si è formata quella che Bauman ha chiamato la società li­quida, in cui tutte le relazioni sono deboli, pri­ve di consistenza e di durata: la fede politica, quella religiosa, l’adesione a un partito, i rap­porti di lavoro, le amicizie, la famiglia. Scompa­re la capacita di tener fede alla parola data, il senso del dovere, la fiducia negli altri, l’impe­gno civico e politico, mentre aumenta la corru­zione in tutte le sue forme.

Sul piano economico è stata l’epoca delle «deregulation» con invasione dei prodotti ci­nesi a cui è seguita la speculazione finanziaria selvaggia,che ha messo in crisi la comunità eu­ropea e l’Euro. Un disordine che si è ripercosso in Italia dove ha aumentato il marasma politi­co e sociale.
Ma come sempre accade, dopo le fasi di pro­fo­ndo disordine avviene la reazione e incomin­cia la ricostruzione. Io sono convinto che l’epo­ca della società liquida sia al tramonto e stia per iniziare una nuova epoca di ricostruzione. A livello europeo i governi stanno dando nuo­va efficienza alle istituzioni comunitarie e in Ita­lia abbiamo costituito un governo tecnico di gran­de prestigio internazionale mentre per la prima volta sugli schermi televisivi appaiono delle cifre e la gente si abitua a discutere di numeri e non di chiacchiere. Si è diffusa una seria volontà di com­battere l’evasione fiscale, la corruzione, il malaf­fare, gli imbrogli. Tutti chiedono rapporti sociali e professionali seri, solidi, fondati su valori.
Purtroppo l’apparato dello Stato fondato sul­la Costituzione è arcaico e impedisce vere rifor­me.
[...]

"Democratici" a corrente alternata

SABATO L'INTITOLAZIONE DI DUE VIALI A RE UMBERTO II E MARIA JOSÈ

Villa Ada, drappi neri sulle targhe dei Savoia

Protesta di alcuni militanti dell'associazione «RomaFutura»: siamo antifascisti e antimonarchici, amiamo la Costituzione


ROMA - Un drappo nero sulle targhe inaugurate sabato scorso per dedicare due viali di Villa Ada, a Roma, all'ultimo re d'Italia, Umberto II, e sua moglie Maria Josè: è il blitz compiuto lunedì pomeriggio, fa sapere un comunicato, da RomaFutura, associazione vicina a Sel, i cui militanti hanno anche esposto manifesti con scritto «RomaFutura è antifascista, antimonarchica e ama la Costituzione!».

[...]

martedì 18 gennaio 2011

Collante tra il popolo e la politica

LA MONARCHIA

Collante tra il popolo e la politica

di Massimo Mallucci

La crisi economica avanza, di pari passo all’affermazione della Repubblica Universale, capace di dare potere ad oligarchie sempre più ristrette che depredano i vari popoli delle loro sovranità.

Non si tratta di una crisi economica ma di una vera e propria “crisi del sistema” che ha istituzionalizzato la corruzione e imposto l’insicurezza, ormai generalizzata.

Il regresso, sul piano delle libertà è evidente।

I sistemi elettorali, con le loro liste bloccate, appoggiano i voleri di chi detiene forti imperi economici che impongono scelte di vita, nell’ambito di un dominio universale.

L’economia virtuale e le banche d’affari vengono indicate, sempre meno, dai commentatori della situazione economica e politica, quali reali fonti di danni e preoccupazioni per le popolazioni.

Il lavoro, l’occupazione e la produzione sono gli elementi dell’economia reale che, al contrario, noi monarchici, continuiamo ad indicare come tradizionali punti di riferimento per la sicurezza economica e per stabilire l’andamento della politica di un Paese.

Irlanda, Portogallo e Grecia sono soltanto l’inizio di una crisi inevitabile che investirà le istituzioni europee, costruite a tavolino, per gli affari di pochi che danneggiano il lavoro, il sacrificio e i risparmi dei molti.

Intanto i padroni della politica credono di poter addormentare i popoli con sempre più ampie laicizzazioni dei costumi che, in effetti, determinano soltanto una falsa libertà.

L’Europa che perde le proprie identità Cristiane e dimentica la propria storia, si sveglierà, certamente, quando l’occupazione di un fanatismo islamico avrà già imposto usi e costumi che non potranno essere messi in discussione.

I nostri politici non sembrano preoccuparsi di nulla e continuano a fare la loro bella vita, tra privilegi mai visti prima, senza vergognarsi di ciò che riportano i giornali e senza preoccuparsi, soprattutto, di offrire al Paese stabilità politica e sicurezza.

Noi monarchici riteniamo perfetta la definizione fornita dal Principe Amedeo di Savoia Aosta, in occasione di una recente intervista al quotidiano “La Stampa”, ove indica la Monarchia come “un collante tra il popolo e la politica”.

Gli esempi di tutti i giorni e i paragoni che possono essere fatti con i Paesi a sistema monarchico gli danno ragione.

La mancanza di questo “collante” che è, appunto, la Monarchia, consegna la politica a gruppi di potere che fanno gli affari loro, in perenne guerra, come avveniva tra le fazioni del basso impero.

L’unico a richiamare gli uomini al senso della ragione e della responsabilità sembra essere Papa Benedetto XVI che, ancora recentemente, ha ricordato la necessità di “costruire un’Europa che, fedele alle sue imprescindibili radici cristiane, possa rispondere pienamente alla sua vocazione e missione nel mondo”. Pare che ben pochi gli diano retta ma questa classe politica che ha raggiunto forme di degenerazione impensabili, non riesce neppure a capire che la propria fine è dietro l’angolo.

Gli avvertimenti arrivano dalle persecuzioni, sempre più diffuse e feroci, contro i cristiani nelle varie regioni del mondo.

L’Arcivescovo di Bagdad denuncia “l’ondata di attacchi sempre più forte contro i cattolici”. Dopo la strage avvenuta nella Cattedrale, le abitazioni dei cristiani vengono ormai attaccate a colpi di mortaio.

Cosa fa il governo dell’Iraq e soprattutto i finanzieri cristiani che impongono la presenza di militari in quel Paese?

Nella Repubblica Democratica del Congo, ove dall’Europa arrivano quotidianamente aiuti economici massicci, le nostre Chiese vengono attaccate, l’ultima è la Parrocchia di San Giovanni Battista, nel nord Kivu, dove il Parroco è stato assassinato.

Pochissime notizie vengono diffuse di tali fatti dai costruttori del consenso che hanno in mano giornali e televisioni ma le persecuzioni aumentano.

In Indonesia la violenza e gli attacchi contro le Chiese Cristiane, di tutte le confessioni, sono cresciute in modo esponenziale.

I Vescovi lanciano gli allarmi ma nel nostro occidente, troppo occupato a progettare affari, tutto ciò passa in seconda linea e ne escono indebolite l’Europa e le nostre Nazioni che non capiscono i gravissimi errori politici ed economici che vengono commessi con una presenza che sembra garantire soltanto vantaggi economici, per alcuni, in quei Paesi dove non si rispetta chi effettivamente porta aiuto e sostegno.

Tratto da : http://italia-reale.alleanza-monarchica.com/

lunedì 15 novembre 2010

La crisi delle istituzioni repubblicane e gli scenari prossimi venturi della nostra Nazione.

Articolo di Piero Ostellino sul Corriere.

Il ribaltone per favore no

La crisi della repubblica è ormai sotto gli occhi di tutti.
Chissà cosa riusciranno ad inventarsi ancora per prolungarne l'agonia.