NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

Le novità in rete dai Blog monarchici

sabato 19 aprile 2014

Buona Pasqua!

Cari amici, ci prendiamo una pausa per tornare alle nostre famiglie e vivere la Santa Pasqua al meglio.




Vi auguriamo di cuore Buona Pasqua!

martedì 15 aprile 2014

La Monarchia e il Fascismo - sesto capitolo - III

Le opposizioni perdono una buona occasione per licenziare Mussolini.

In possesso oramai di tutti gli strumenti legali per esercitare la dittatura e mettere da parte il Re, Mussolini inizia la marcia verso lo Stato totalitario. Non manca quindi di far sapere ch'egli eserciterà il potere anche, ove occorra, senza consultare le Camere e abilmente si richiama a Cavour: «Quando il generale Da Bormida rifiutò di segnare il trattato di alleanza colla Francia e coll'Inghilterra, Cavour, la sera stessa del 10 gennaio 1855 lo firmò senza consultare il Parlamento, senza consultare il Consiglio dei Ministri, e sopra tutto a discrezione senza porre condizioni di sorta». E' un avvertimento premonitore che avrà imprevedibili sviluppi. Padrone assoluto, al di sopra delle Camere. Al di sopra della Corona, può ben parlare così; ne ha il mandato, dal Parlamento e dal Paese.

La Commissione dei parlamento per la riforma elettorale Al centro è il presidente, Giolitti; alla sua destra sono i due vice-presidenti, Salandra e Orlando; allo sinistra, i segretari, Paolucci e Orano. Fra i membri erano Turati, Bonomi, De Gasperi.
Quando Pelloux, nel maggio 1899, volle far passare certe leggi restrittive alla libertà di stampa, la Camera si sollevò (eppure erano provvedimenti meno gravi delle leggi proposte da Mussolini) ed al Re Umberto I avuto da questo atteggiamento parlamentare un segno indicatore per far cambiare rotta al governo, dava una prima sterzata a sinistra e chiamava Saracco, confermando con tale decisione l'iniziativa precorritrice di Giolitti del 1892 quando questi, Presidente del Consiglio, si recava all'Associazione Generale degli Operai di Torino ad esprimere a nome del Sovrano la volontà di «migliorare le condizioni della classe lavoratrice».
Oggi invece siamo al caso inverso: le Camere approvano a ripetizione la più illimitata adesione, al governo e a cinque giorni di distanza dai due voti di fiducia, in occasione del passaggio agli articoli del progetto elettorale, viene approvata la riforma definitiva:

Presenti 346; favorevoli 223; contrari 123 (21 luglio 1923).

L'approvazione del quorum del 25% darà alla lista di maggioranza 356 deputati. Questo risultato segue la deliberazione della Commissione (7 voti compreso quello dell'on. Giolitti, contro 6) la quale ha deliberato di accettare la proposta del governo, e ciò dopo un colloquio, durante la seduta della Commissione, di Giolitti con Mussolini.

Dall'esame dei voti del giorno 16 e di quelli del 21 appare lo stato di irresponsabilità di gran numero di deputati. Il giorno 16 erano presenti al voto di fiducia 450 ed al passaggio agli articoli 451. Alla votazione del testo definitivo della legge i presenti si riducono a 346.
Il voto del 21 fu segreto - come per tutte le leggi - e la Camera nel mistero dell'urna poteva votare contro, anche perché si prestava la dichiarazione fatta da Mussolini il giorno prima. Egli aveva inaspettatamente dichiarato: «Visto che del quorum si fa ora una meschina questione di numero il Governo pone la questione di fiducia su di esso», cioè sulla proposta della maggioranza della Commissione, del 25 %. E questa fiducia la Camera la poteva negare nella votazione sull'emendamento Bonomi (e cioè, come si è detto, portare il quorum al 33% che diede per risultato: presenti 336, astenuto 1, a favore del Governo 178, contro il Governo 157). Senza gli squagliamenti il governo sarebbe stato in minoranza e si sarebbe determinato il fatto che invece si è cercato di evitare, cioè il conflitto fra Camera e governo, il che avrebbe provocato l'intervento della Corona. La Camera col voto di fiducia, come era avvenuto per la votazione del giorno 16, dà invece un significato politico che investe la responsabilità dei votanti, responsabilità nella quale sono solidali liberali e demosociali, riformisti e popolari, ma soprattutto la responsabilità dei popolari in questo voto di fiducia al governo di Mussolini è evidente. Infatti la verità è che i popolari, abbandonata al fascismo la maggioranza, tendono unicamente a far passare un sistema purchessia che assicuri loro, tra le liste di minoranza la parte del leone.

In seguito agli ammonimenti di mons. Tucci, dimessosi don Sturzo da segretario del partito, è sostituito da Gronchi; questo cambiamento può attribuirsi al desiderio dei popolari di attenuare la intransigenza «proporzionalista» che riduce nella misura del premio di maggioranza da concedere al governo, e cioè i 3/5 invece dei 2/3 richiesti. Infatti nel giorno stesso del suo avvento al segretariato (12-7-1923) Gronchi così si esprimeva alla Camera: «Noi vi diciamo di voler collaborare nella grande opera che il governo ha intrapreso, anche se sopra certi problemi tecnici dobbiamo dissentire da voi». Questa tendenza al collaborazionismo è un'altra giustificazione delle dimissioni di don Sturzo: questi, dopo avere a lungo amoreggiato con le camicie nere, assume improvvisamente un atteggiamento di avversione al fascismo specialmente per la sconfitta sulla legge elettorale che porrà il suo partito in minoranza. Il Vaticano, preoccupato che ciò possa avere conseguenze verso le associazioni cattoliche, avrebbe fatto conoscere a don Sturzo il suo desiderio che fosse evitata un'offensiva contro la Chiesa.

domenica 13 aprile 2014

La Monarchia e il Fascismo - sesto capitolo - II

Mussolini è ormai in possesso degli strumenti legali per esercitare la Dittatura. La Monarchia tradita

La Camera durante la seduta del 15/7/1923
Data memorabile dunque, quella del giorno 16 luglio 1923. La Camera italiana seguendo l'ondata della volontà popolare, sanziona l'atto - che sarà confermato il 14 novembre dal Senato del Regno col quale il fascismo legalizza sempre più la conquista del potere delle camicie nere, e completa quella struttura legislativa per cui la funzione dello Stato passa dal controllo della Corona all'arbitrio personale di Mussolini, d'onde deriveranno le più drammatiche conseguenze.
In quel giorno - ricordiamo: 16 luglio - con una legge che intacca il potere elettorale, il potere legislativo ed il potere esecutivo, viene inferto un gravissimo colpo alle fondamenta del regime rappresentativo assegnato alla Camera. Essa cede volontariamente e consapevolmente il potere a Mussolini.
Vengono così sottratte alla Corona le prerogative che le erano riservate dallo Statuto.

Il Re è legato da coloro stessi che domani lo accuseranno di immobilità.


La Monarchia è stata tradita, e da oggi incominciano le tremende responsabilità della futura Repubblica.

venerdì 11 aprile 2014

L'autobus passa: prendiamolo in corsa!


Nel   2010 , alla  vigilia  del  centocinquantesimo  anniversario  della  proclamazione  del  Regno  d’ Italia,anniversario  che  veniva  “pudicamente”  definito  della  “Unità”, i  monarchici  avrebbero  dovuto  approfittare  di  questa  ricorrenza  per  riaffacciarsi  alla  ribalta  rilanciando  i  motivi  ispiratori  del  Risorgimento , le  realizzazioni  del  nuovo  Regno , oggetto  di  una  campagna   astiosa , faziosa   e  negatrice  di  questi  eventi , da   parte  di  nostalgici  degli  Stati  “assolutisti “, preunitari, tra  i  quali  in  prima  linea  i  neoborbonici.

Dobbiamo  dire  che  l’attuale  Stato  repubblicano  una  sua  parte  positiva  la  fece: l’on. Napolitano  si  recò  al  Pantheon  a  rendere  omaggio  alla  tomba  di  Vittorio Emanuele  II  “Padre  della  Patria“,  nei  suoi   discorsi  e  messaggi   ebbe  parole  serene  e  positive  per   la  nascita  del  Regno;  a  Torino  fu  aperta   una eccezionale  mostra  dedicata  a  “ Vittorio  Emanuele  II - Il  Re  Galantuomo“, con  un  volume  di  straordinario  interesse (Editrice  Fabbrica  delle  Idee ), in  quanto  i  diversi  autori, nessuno  dei  quali  monarchico, studiando  ed  esaminando  dai  più  vari  punti  di  vista  la  figura   e  l’opera  del  Re, convenivano  tutti  in  una  valutazione  positiva  dello  stesso, poi   le  varie  mostre  dedicate  a  Margherita, prima  Regina   d’Italia, definita  “icona  dell’  Italia  Unita”, una  mostra   a  Roma,  su  “La  Macchina  dello  Stato“ , con  volume  edito  da  “Electa“, che  documentava  l’ enorme  sforzo  della  unificazione  in  tutti  i  campi  dell’ attività  statuale, effettuato, pur  tra  difficoltà  economiche  e  finanziarie  notevoli, dal  nuovo  Stato  unitario, e così  pure  altre  mostre  sparse  per  tutta  l’ Italia.

E  i  monarchici  mentre  passava  l’ autobus  del  centocinquantenario? Qualche  celebrazione  episodica  e  sporadica, qualche  articolo , qualche  lettera  ai  giornali, una  serie  di  conferenze  però  limitate  a  Roma, anche  se  poi  successivamente  e  fortunatamente  raccolte  in  un  volume  e   poI... Anche  la  richiesta  di  ripristino, ampiamente  motivata, dei  nomi  sabaudi  a  cominciare  da  Vittorio  Emanuele  II, nelle  città  che  li  avevano  cancellati  ed  in  quelle  che  non  li  avevano  avuti, era  una  occasione  unica, irripetibile,  purtroppo   mancata, per  far  conoscere  l’ azione  decisiva  della  Monarchia  e  di  Vittorio  Emanuele, per  il  raggiungimento  dell’Unità, sogno  ed  aspirazione   della  parte  migliore  del  popolo  italiano, la  più  colta  e  generosa, anche  se  forse  minoritaria, in  termini  numerici  assoluti, dato    l’altissimo  livello  di  analfabetismo  che  esisteva, particolarmente  nelle  regioni  meridionali   e  che  rendeva  le  masse  insensibili  a  questi  motivi   ideali.

Ed  ora?  Adesso   sta  passando  l’ autobus   del  centenario  della  prima  Guerra  mondiale, la  Grande  Guerra;  per l’ Italia, la  Quarta  Guerra  d’ Indipendenza, e  si  prevedono  convegni, mostre, studi, pubblicazioni, ma  in  queste  quante  saranno  le  note  positive  ed  i  riconoscimenti  per   la  Monarchia  e  per  il  Re  Vittorio  Emanuele  III, il  “Re  Soldato”, non  per  definizione  retorica, ma  “fotografica”  di  questo  Sovrano che  praticamente  stette  al  fronte, insieme  con  i  suoi  soldati, per  41  mesi, avendo  delegato  i  suoi  poteri  civili, allo  Zio, Tommaso  di  Savoia, duca  di  Genova, quale  suo  Luogotenente  Generale. Leggeremo   tanto  e  di  più  sul  rovesciamento  delle  alleanze, come  fatto  genetico  dell’ Italia, falsità   storica, ma  di  grande  effetto, sulle  ragioni  dei  neutralisti, anche  queste  da  documentare, perché  non  basta  la  frase  giolittiana  del  “parecchio”, su   Caporetto, sui   600.000 morti, come  se  Francia, Gran  Bretagna, Germania, Austria  e  Russia  non  ne  avessero  avuti  molti  e  molti  di  più , sulla  responsabilità  dell’  Italia  nella  guerra, dimenticando   che  eravamo  entrati  in  guerra  il  24  maggio 1915, dopo  dieci  mesi  dall’inizio  del  conflitto  e  tante  altre  accuse  o  mancati  riconoscimenti, come  sicuramente  il  silenzio  su  Peschiera  e  su  altri  fatti  positivi.

Dobbiamo  essere  preparati   a  tutto  ciò, dai  giornali  alla  televisione, specie  nei  canali  e  nelle  trasmissioni   storiografiche, dalle  librerie  quando  si  presentassero  nuovi  libri  sulla  guerra  ed  essere  pronti  ad  intervenire  ed  a  replicare  e  le  nostre  manifestazioni  siano  aliene  dalla  retorica, affrontino  anche  i  temi  più  amari, perché  non  si  perda  di  vista  quello  che  rimane  una  verità  incontrovertibile  e  cioè  che  l’ Italia  con  la  grande  guerra, era  assunta  al  livello  di  potenza  europea, aveva  dimostrato  di  essere  una  nazione   ed  un  popolo  unito, che  il  soldato  italiano  non  era  secondo   a  nessuno, aveva  confermato  che  lo  Stato  esisteva      ed  era  robusto in   tutte  la  sue  strutture  e  tutto  questo  è  particolarmente  necessario  ricordare  e  documentare  perché  oggi  la  polemica  è  passata   dall’ antirisorgimento  al  secessionismo, con  argomentazioni  per  lo  più  egoistiche, e  quindi  moralmente  miserabili, ammantate  di  ricordi  che  la  polvere  dei  secoli   aveva  ricoperto, quando  invece  la  parte  più  importante  degli  stessi  era  stata  assorbita  e  rivitalizzata  nella  visione  unitaria  che  il  Regno  aveva  dato  di  tutte  le  piccole  storie  di  cui  erano  ricchi  gli  italiani, pur  nella  loro  divisione, che  lentamente, nei   secoli, dal  XVI°  in  poi, ci  aveva  posto  ai  margini  della  grande storia  europea, che  era  anche  allora  la  storia  del  mondo.


Domenico  Giglio

Il Regno d'Italia da Brindisi a Salerno: 8 Settembre 1943 - 4 Giugno 1944


Conferenza tenuta dall'Ingegnere Domenico Giglio per il circolo REX il 23 Febbraio 2014


giovedì 10 aprile 2014

PRETORIO, LA SORPRESA È UMBERTO I DI SAVOIA

Comune di Prato
I ritratti accolgono i visitatori agli sbarchi degli ascensori. E al terzo piano torna la Filatrice di Bartolini. È uno dei quattro testimonial della storia della città, assieme a Francesco Datini, Francesco de Medici e Pietro Leopoldo di Lorena
Quattro ritratti a Palazzo Pretorio, testimonial di storia e trait d'union ideale con la quadreria di Palazzo Comunale: una collezione unica, formatasi dal '400, e arricchita nel corso del tempo con i volti dei benefattori della città e dei regnanti. 
I dipinti sono collocati agli sbarchi degli ascensori e sono stati scelti per rappresentare il periodo a cui è dedicato ciascun piano, per i legami con il territorio. La sorpresa si trova all'ultimo piano, dedicato all'800 e al '900, chiuso nel 1983 e ora di nuovo accessibile: è il ritratto di Umberto I di Savoia, che da settant'anni si trovava nei depositi del Museo, dopo essere stato tolto dal salone consiliare del Comune. "Il legame in questo caso è triplo - spiega l'assessore alla cultura Anna Beltrame -: passa dal pratese Gaetano Bresci, che uccise il re; da Gabriele D'Annunzio, che da studente al Cicognini di Prato gli dedicò la sua prima poesia data alle stampe; dal pittore pratese Alessandro Franchi, autore del dipinto". Ad accompagnare il ritratto, come una didascalia, i celebri versi su Prato di D'Annunzio, tratti da “Le città del silenzio”: "Lascia che in te s’indugi la mia rima, città della mia chiusa adolescenza, ove alla fiamma della conoscenza si rivelo` la mia bellezza prima". Non solo. Al terzo piano torna ad essere esposta al pubblico anche la Filatrice, la splendida scultura in marmo recentemente attribuita a Lorenzo Bartolini, concessa di nuovo in prestito al Comune. 

[...]
http://met.provincia.fi.it/news.aspx?n=170655

mercoledì 9 aprile 2014

Fenestrelle lager dei Savoia? Non esattamente.

INDAGINE SUL REVISIONISMO

Faccia a faccia con il Prof.Alessandro Barbero



Da qualche tempo sembra tornato alla ribalta nel nostro Paese il revisionismo di matrice antirisorgimentale, fenomeno a ben vedere mai completamente sopito. Libri, articoli di giornale e , soprattutto, discussioni nel variopinto mondo della rete in cui i lunghi ed articolati processi che condussero l'Italia all'Unità vanno incontro ad una rilettura e ad una una riscrizione. Ecco allora che Garibaldi da “Eroe dei Due Mondi” può diventare un “ladro di cavalli” ed un “assassino”, i Savoia si trasformano nei “Saboia” e l'antica fortezza di Fenestrelle è raccontata come un campo di concentramento dove trovarono la morte schiere di soldati duosiciliani dopo la definitiva sconfitta del loro Paese. Ma le cose stanno davvero così? Cosa c'è di vero? E che cosa di falso? Ne abbiamo parlato con il Prof.Alessandro Barbero, uno dei maggiori storici italiani ed autore del best seller “I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle”.


-Professore, perché un libro su argomento come il carcere di Fenestrelle?
-Perché nel 2011, durante le celebrazioni dell'Unità d'Italia, mi sono imbattuto, per caso, nella storia dello sterminio di Fenestrelle, e mi sono accorto che non ne sapevo niente; e mentre mi pareva abbastanza probabile che si trattasse di una mistificazione, mi seccava però molto non esserne sicuro. Non si può mai sapere, nella storia sono successe così tante cose che uno non avrebbe mai creduto possibili. Così sono andato in archivio a vedere cos'era successo davvero, e mi sono appassionato scoprendo la ricchezza straordinaria della documentazione.

-Ma che cosa fu in realtà Fenestrelle? E che cosa fu il Risorgimento?
-Fenestrelle era tante cose, e nessuna particolarmente strana. Era un forte nato per difendere la frontiera con la Francia; era stato, in passato, luogo di detenzione per prigionieri politici; era la caserma del Corpo Franco, ovvero il corpo di punizione disciplinare dell'esercito piemontese prima e italiano poi; fu uno dei luoghi in cui nel 1859-60 vennero brevemente detenuti prigionieri di guerra austriaci, pontifici e napoletani; e fu uno dei luoghi in cui nel 1860 transitarono i contingenti di disertori alla leva arrestati nel Sud e trasferiti al Nord per essere incorporati nell'esercito. Dopodiché , siccome queste cose accadevano nell'Ottocento, età che credeva al progresso, alla civiltà e ai diritti umani, e accadevano sotto gli occhi dell'opinione pubblica, della stampa, del parlamento e della Chiesa, e non nell'epoca di Conan il Barbaro o del Trono di Spade, Fenestrelle in tutte queste sue diverse incarnazioni non fu mai teatro di niente di particolarmente oscuro o sinistro, con buona pace di chi sostiene il contrario senza uno straccio di documento a cui appigliarsi.
[...]

martedì 8 aprile 2014

I monarchici in Irpinia dal dopoguerra agli anni ’60

Il primo baluardo contro la DC fu il movimento monarchico. L’area della destra conservatrice, nei primi anni del dopoguerra, offrì un’alternativa solida alla potenza schiacciante democristiana. Effettivamente si consumò uno scontro tra due concezioni della società radicalmente opposte. Il Partito Nazionale Monarchico nacque nel 1946 per merito dell’onorevole di Bonito Alfredo Covelli. Certo, la sconfitta referendaria e la successiva partenza per l’esilio del Re Umberto II procurarono un’infinita tristezza nell'animo di tanta gente. Venne a galla la forza per reagire a tutto ciò.
Dopo la campagna elettorale del 1948 il PNM si contraddistinse per l’avversione contro la Balena Bianca. La sconfitta del blocco comunista sostituì il bisogno primario: le discrepanze si accentuarono e perdurarono. Iniziò un duro testa e testa terminato con la vittoria dello scudo-crociato. I monarchici conquistarono ampie fette di consenso negli ambienti sottoproletari della provincia e grazie all'ingresso di persone come Emilio D’Amore e Alfredo De Marsico acquistarono una larga legittimità.
Il PNM vinse addirittura le elezioni comunali ad Avellino nel 1952 con Olindo Preziosi e si radicò sul territorio come unico antidoto alla DC. I risultati furono eclatanti: raccolse 4.998 voti (pari al 27,30 %) contro i 4.184 dell’avversario popolare (pari al 22,85 %); nei piccoli centri come Manocalzati, si sperimentò l’accordo tra PNM eMSI sulle schede elettorali grazie al sindaco Giuseppe Del Mauro. Praticamente si costruirono le “prove tecniche locali” per l’accordo programmatico dell’intera area di destra: i monarchici confluirono all'interno del Movimento Sociale nel 1972 per gettare le basi della Destra Nazionale.
I vasti settori proletari interpretarono nella scelta monarchica un voto di protesta; paradossalmente il Partito Monarchico trafugò in consensi finanche nell'area marxista. L’etichettatura di partito anti-potere contribuì alla crescita complessiva del movimento con voti non legati alla monarchia. I manifesti intelligenti e pragmatici del partito attirarono costantemente la gente. Gli slogan furono simpatici e catalizzarono l’attenzione di tutti. Ad esempio furono disegnati oggetti legati alla vita comune. Apparve una bottiglia contenente un digestivo con la scritta “Supertonico Nazionale contro l’intossicazione democristiana e l’infiammazione comunista“. Apparve una chitarra con le corde rotte contenente il logo della DC: codesta reclame fu supportata dalla frase “Non suona più”. Ancora, comparve la classe operaia e contadina in marcia al seguito della stella contenente l’emblema del PNM.
[...]
http://romeocastiglione.wordpress.com/2014/03/03/i-monarchici-in-irpinia-dal-dopoguerra-agli-anni-60/

Cugini del re. Storia del collare della santissima annunziata



Presso Museo Accorsi-Ometto Dal 08/04/2014 Al 29/06/2014

Dall'8 aprile al 29 giugno, in concomitanza con la mostra L'ORIENTE DI ALBERTO PASINI (Museo Accorsi - Ometto, 7 febbraio - 29 giugno 2014), la Fondazione Accorsi - Ometto esporrà nella sala degli oggetti montati una serie di collari dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata, tra cui uno proveniente da Palazzo Reale di Torino e uno prestato dal Duca Amedeo d'Aosta. L'occasione nasce dal recente acquisto da parte della Fondazione del piccolo collare che appartenne al conte Luigi Cibrario, storico e uomo politico, investito del titolo di cavaliere da Vittorio Emanuele II di Savoia nel 1869.
La storia dell'Ordine inizia nel 1364 con il conte Amedeo VI di Savoia, detto il "Conte verde": l'Ordre du Collier, poi della Santissima Annunziata, nacque come ordine votivo in previsione della grande impresa collettiva per liberare la Terra Santa dai Turchi. Inizialmente vi appartenevano quindici cavalieri, scelti perché guidati in vita dalle virtù del coraggio, dell'umiltà e della fede. Nel 1383 l'ordine divenne dinastico con a capo un Gran Maestro, al quale spettava la nomina dei cavalieri. Questi ultimi, al momento dell'investitura, ricevevano, come segno di riconoscimento, un collare d'oro, che originariamente era proprio simile a quello dei levrieri, con un pendente a tre nodi d'amore.


Il collare nel corso di sei secoli subì numerose modifiche.


Nel 1409 Amedeo VIII di Savoia codificò gli usi dell'Ordine, regolamentandone le cerimonie, e autorizzò l'inserimento, all'interno del collare, di rose smaltate rosse e bianche e delmotto FERT (acronimo di Fortitudo Eius Rodum Tenuit), sigla che, alludendo al latino ferre, ossia sopportare, portare, voleva far riferimento al vincolo al quale si sottometteva il cavaliere al momento di accettare l'investitura.

[....]


Alla morte del cavaliere, gli eredi dovevano restituire al re il grande collare, mentre il piccolo restava alla famiglia dell'insignito. Proprio a questo gruppo appartiene l'esemplare recentemente entrato a far parte delle collezioni del Museo Accorsi - Ometto.
La gioielleria Musy Padre e Figli, fornitrice della Real Casa, fu autorizzata a realizzare delle repliche dei Grandi Collari in rame o in princisbecco che andavano a sostituire gli originali durante le rievocazioni storiche o in altre occasioni in cui si sarebbero potuti danneggiare.

Ogni Grande collare è quindi la testimonianza di una propria storia: i nomi dei possessori venivano annotati, l'uno dopo l'altro, in un cartiglio sul coperchio della scatola e al momento dell'investitura il nuovo cavaliere poteva scegliere tra quelli disponibili.
Giovedì 8 maggio 2014, ore 17.00:
Conferenza UN'INTERNAZIONALE SABAUDA: l'Ordine supremo della Santissima Annunziata
A cura di Gustavo Mola di Nomaglio
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
ORARI
Da martedì a venerdì 10.00 - 13.00; 14.00 - 18.00
Sabato e domenica 10.00 - 13.00; 14.00 - 19.00
Lunedì chiuso.
COSTO: l'ingresso all'esposizione è gratuito per i visitatori del Museo di arti decorative e per quelli della mostra L'ORIENTE DI ALBERTO PASINI.
Informazioni per il pubblico: 011 837 688 int. 3

http://www.torinotoday.it/eventi/mostre/cugini-del-re-storia-8-aprile-29-giugno-2014.html

domenica 6 aprile 2014

A Piacenza la Regina d'Olanda, misure di sicurezza intorno al Duomo

Piacenza - Oggi, sabato 5 aprile, Piacenza sarà teatro di una visita d’eccezione. La nostra città,  infatti, ospiterà la regina Beatrice dei Paesi Bassi. Beatrice parteciperà al battesimo della figlia del Duca di Parma e Piacenza, cerimonia che sarà celebrata in Cattedrale. La presenza della regina d’Olanda prevede imponenti misure di sicurezza. Fino alle 17 resteranno chiusi il passaggio da piazza Duomo a via Vescovado e il cancello del cortile della vicina curia. Interdetto anche il cortile che ospita l’ingresso del Duomo sul cortile di Pio IX.
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sabato 5 aprile 2014

La mostra Prigionieri dimenticati a Iseo (BS), 4-6 aprile 2014


da venerdì 4 aprile a domenica 6 aprile 2014


Iseo (Brescia), Castello Oldofredi (viale Rampa Cappuccini 3)
Mostra    Prigionieri Dimenticati Italiani nei lager della grande guerraa cura di Rolando Anni, Mirco Carrattieri, James Garimberti e Carlo Perucchetti
Filo spinato Grande GuerraIngresso libero
Visite guidate
Prenotazioni per gruppi e scolareschePer informazioni:
- Biblioteca Comunale di Iseo, tel. 030 980035, biblioteca@comune.iseo.bs.it
- Carlo Perucchetti, tel. 0522 672272, carlo.perucchetti@tin.it

http://musicaegrandeguerra.wordpress.com/2014/04/01/la-mostra-prigionieri-dimenticati-a-iseo-bs-4-6-aprile-2014/

La Monarchia e il Fascismo - sesto capitolo - I

CON LA RIFORMA ELETTORALE LE CAMERE PERFEZIONANO LA DITTATURA E TRASFERISCONO OGNI RESPONSABILITA' ALLA FUTURA REPUBBLICA

(Seconda metà del 1923)

L'on. Giacomo Acerbo
- Camera e Senato confermano la fiducia a Mussolini, disposte a prolungargli i pieni poteri. 
- I liberali sempre solidali col Governo; i popolari desiderosi che l'esperimento fascista «si compia     e riesca». 
- Deliranti accoglienze al Sovrano in tutta Italia confortano gli sviluppi del nuovo         indirizzo politico.

La Camera approva la riforma elettorale già negata dal Re a Mussolini.

La riforma elettorale fu una delle prime aspirazioni dell'on. Mussolini appena arrivato al potere. Fin dal 6 dicembre del 1922 l'Agenzia Italiana in una nota di evidente intonazione ufficiosa dichiarava che il Governo, forte della massima fiducia ottenuta dalle due Camere, era più che mai deciso ad attuare la riforma a base maggioritaria, ed aggiungeva che tale argomento «portato dinanzi alla Camera si risolverebbe in un dibattito alimentato da interessi partigiani ed individuali, mettendo in chiara luce la impossibilità di una serena e disinteressata discussione parlamentare». E concludeva annunziando che erano allo studio le modalità secondarie di applicazione della riforma secondo i propositi del governo. Dal tono di questa comunicazione si rileva come fosse intenzione di Mussolini di promulgare la riforma elettorale per Decreto Reale ma il Re rifiutò la firma e la legge dovette andare in discussione alla Camera. Contro questo progetto (che porta il nome dell'on. Acerbo) si schiera agguerrita l'estrema sinistra, mentre i popolari che avevano fatto della proporzionale il loro punto d'onore, ripiegano su posizioni intermedie, ed il Corriere d’Italia esce dall'agnosticismo in materia di legge elettorale ed annuncia che i popolari «pure essendo proporzionalisti in senso assoluto, non si rifiuteranno a fare un ragionevole sacrificio delle loro convinzioni nell'interesse del paese». I popolari infatti sono già venuti ad una transazione in seno alla Commissione dei 18 (1) e propongono «l'attribuzione dei tre quinti alla lista prevalente ». Anche il Popolo assume un tono conciliativo, e De Gasperi in una intervista fa sapere che «i popolari sono disposti a discutere un espediente il quale garantisca all'attuale partito di governo lo sbocco in una sicura maggioranza parlamentare purché dimostri - ciò che lo stato delle cose non mette in dubbio - che sa raccogliere i suffragi di una parte notevole del paese».
La democrazia sociale a sua volta, composta dei residui del radicalismo cavallottiano, approva il principio politico informatore del progetto di riforma. Solo la destra liberale a mezzo del Giornale d'Italia esprime qualche debole riserva critica di dettaglio, nel dubbio che, facendo giuocare la proporzionale e le preferenze nella lista di maggioranza si possa avere uno squilibrio politico e regionale insieme. Giolitti dichiara tutto il suo favore per il ritorno al collegio uninominale, l'avversione alla proporzionale ed accenna ad alcuni difetti del nuovo sistema maggioritario che spingerà fatalmente tutti i candidati esclusi dalla lista che si ritiene di maggioranza, a formare un blocco delle loro forze. In fondo i liberali e i democratici anelano tutti al ritorno del collegio uninominale, e commettono un gravissimo errore nell'approvare il sistema maggioritario dopo avere approvato l'infausta proporzionale senza essersi battuti in favore delle loro convinzioni. L'uninominale è ancora abolito in un momento di smarrimento e senza seri tentativi di difesa.
Si è venuti a discutere la nuova legge elettorale a sistema maggioritario proposta da Mussolini, il cui spirito paradossale si può esprimere così: «chi possiede la minoranza più forte ha diritto di dare il Governo a tutto il Paese». La discussione non assume il tono drammatico di quelle per i pieni poteri, per quanto si tratti ora di una questione che potrà portare al paese fatali conseguenze, in quanto che viene a consegnare nelle mani del Capo del Governo lo strumento definitivo della sua funzione dittatoriale: la maggioranza che dovrà legalizzare la dittatura stessa.

Pochi gli interventi e blanda l'opposizione: l'on. Girardini (soc. rif.) giustifica il fascismo col Risorgimento, e critica la proporzionale la quale « non potrà permettere mai la stabilità di un governo; si spiega con questo perché i socialisti sieno legati a tale sistema ». « Certo è - continua - che l'on. Mussolini è accolto come un trionfatore da un capo all'altro d'Italia, dovunque egli porta la sua calda parola di fede patriottica. Oggi la pubblica opinione sente in Mussolini e nel fascismo gli interpreti del suo intimo bisogno, e sente la necessità di affidarsi a questa energia. Quando dopo la vittoria della Patria le forze, disgregatrici della Nazione si allearono per ridurre la Vittoria ad una disfatta, allora sorse il nuovo partito a difenderla: il fascismo».

Filippo Turati ammonisce i liberali perché abbandonano i municipi al solo invito da parte dei fasci; si arrendono - come quello di Torino - dietro una semplice lettera: «Egli è, o signori, che le libertà sono tutte solidali. Non se ne offende una senza offenderle tutte, non si uccide quella di un partito senza uccidere quella di tutti. Invano il senatore Albertini la rivendica -unicamente e tardivamente per il suo Corriere della Sera, ed in ciò è una suprema giustizia, sebbene sia insieme una suprema condanna per gli offensori come per gli offesi».
L'on. Celesia polemizza con l'on. Paolo Cappa che chiama Bruto il quale «difende la libertà contro Cesare, che non esiste, e anche contro un Bonaparte, che non vedo sorgere da nessuna parte, né sui banchi della Camera, né da quelli del governo: noi non vediamo oggi affatto il pericolo del cesarismo in Italia». L'on. De Gasperi dichiara di approvare la prima parte dell'ordine del giorno Larussa che conferma la fiducia al governo, ma si riserva di votare contro la legge qualora gli emendamenti proposti dal Partito Popolare non trovassero una adeguata considerazione; emendamenti che si possono trovare riassunti nel seguente ordine del giorno:
«La Camera confermando la fiducia già data coi voti per la concessione dei pieni poteri e dell'esercizio provvisorio;
«riconosce che per agevolare l'opera del Governo diretta a ricostituire la compagine economica e sociale della Nazione e ad inserire le forze fasciste nella costituzione, si possa consentire che la legge elettorale politica venga modificata con l'introduzione del premio di maggioranza da assegnarsi però nella misura dei tre quinti dei mandati e qualora la lista prevalente abbia raggiunto i due quinti dei voti validi, e passa alla discussione degli articoli del progetto di legge.
Cingolani, Gronchi ».

Svolge l'ordine del giorno l'on. Cingolani il quale polemizza con l'on. Turati e riafferma la solidarietà del Partito Popolare con l'on. Mussolini. Il P.P., sottolinea il Cingolani, appoggia il Governo «malgrado le notizie di violenze subite da istituzioni care a noi, non del nostro, partito, ma quelle istituzioni cattoliche nelle quali noi abbiamo formato la nostra coscienza religiosa». L'on. Gronchi, pur dichiarandosi contrario alla legge, offre ancora una volta una «collaborazione di convenienza»; quella che Mussolini chiamò «collaborazione piena di sottintesi ».

L'opposizione, dei popolari alla nuova legge elettorale non è una lotta aperta quale si converrebbe alla gravità del momento; non investe il governo ed il suo sistema, non ha cioè carattere politico; essa è soltanto una lotta di dettaglio poiché si impernia sopra un punto di valutazione numerica, cioè si tratta di determinare quale massimo di voti dovrà ottenere un partito sopra gli altri per avere il diritto di attribuirsi un premio che la ponga al di sopra di tutti. I popolari, dichiara il Cingolani, voteranno lo art. 40 che sanziona il principio del collegio unico nazionale e che contiene uno dei principi fondamentali della legge. Essi chiedono soltanto di ridurre i seggi della maggioranza da 456 a 321, ossia dei tre quinti dei mandati alla lista più forte la quale abbia però conseguito il 40 per cento quorum - degli elettori votanti. E cioè, dare sì un premio al partito che raggiunga anche una maggioranza relativa, ma che questo premio sia proporzionato al numero di voti raggiunto dalla lista, incominciando a stabilire che merita premio solo la lista la quale, per il numero cospicuo di voti raggiunti si possa davvero chiamare la lista predominante nella nazione. Mancando questo minimo, far funzionare la proporzionale per tutte le liste. Questa la tesi dei popolari i quali poi ripiegano sul 33 % proposto dalla Commissione di minoranza. E' un ponte di passaggio e di riavvicinamento al governo proposto dai due parlamentari.

La Commissione di minoranza propone in via conciliativa il 33 per cento come quorum ed a mezzo dell'on. Bonomi mette in evidenza come questa legge possa consentire ad un partito anche piccolo di dominare (la solo la grande maggioranza dell'Assemblea legislativa, e non mette alcun freno, alcun limite, alcuna remora alla conquista dello Stato da parte di minoranze anche esigue, e potrebbe essere una legge pericolosa a causa del frazionamento del corpo elettorale.
Si sospende la seduta, e alla ripresa il presidente della Commissione di maggioranza on. Giolitti dichiara che questa, esaminata la proposta deferitale dalla Camera e sentito il governo ritiene a maggioranza che il quorum debba essere rappresentato dal quarto dei votanti. Mussolini accetta questa tesi della Commissione di maggioranza che ha proposto il 25 per cento, ma vi pone inaspettatamente la questione di fiducia, mentre giorni prima aveva dichiarato di considerare la riforma dal punto di vista tecnico e non da quello politico, e che non intendeva irrigidirsi sul progetto; di più aveva fatto dire dall'on. Acerbo che «Il Governo non eserciterà verso la Camera lusinghe, premure, pressioni di nessuna specie. La Camera sarà libera, veramente e completamente libera di approvare o respingere la riforma».

La votazione si svolge sull'ordine del giorno Larussa che suona così:

I parte: « La Camera confermando la sua fiducia al Governo;

Il parte: « approva i principi della riforma elettorale e passa alla discussione degli articoli ».

Anche sulla seconda parte il governo pone la questione di fiducia. I' Parte
Presenti 450; astenuti 7; votanti 443; maggioranza 222.
Hanno risposto Si, cioè in favore del Governo: 303; Hanno risposto No 140. (15 luglio 1923).

La Camera approva la prima parte dell'ordine del giorno Larussa.

II Parte
Presenti 451; astenuti 77; votanti 374; maggioranza 188.
Hanno votato Si, cioè a favore del Governo 235; Hanno votato No 139. (16 luglio 1923).

La Camera approva la seconda parte dell'ordine del giorno Larussa.

Messa ai voti la proposta della Commissione di minoranza (emendamento Bonomi: 33% invece del 25 come quorum) si hanno questi risultati:

Presenti 336; astenuti I; votano No 178; votano Si 157. (16 luglio 1923).

Hanno votato Si, cioè contro il governo, alcuni popolari, i socialisti, i comunisti, gli allogeni, i nittiani e l'on. Cocco-Ortu. L'esito della votazione viene accolto al grido di Viva Mussolini! (1). Il Governo ottiene soltanto 21 voti di maggioranza, ma ciò dà modo a Mussolini di dichiarare sul Popolo d'Italia che «il voto ha dato alla Camera il suo diritto alla vita e forse potrà giungere a vedere qualche altra stagione».

In virtù della nuova legge elettorale, alla lista che avrà più voti verranno assegnati due terzi dei seggi purché abbia ottenuto una maggioranza che superi il 25 % dei votanti. Questo così detto premio di maggioranza viene assegnato non sul computo per circoscrizione, ma su quello della lista nazionale, il che vuol dire che in certe circoscrizioni potranno venire eletti candidati che hanno avuto meno voti in confronto con quelli di altre liste. Con la nuova legge si seppellisce la proporzionale dopo le pessime prove fatte, ed il paese viene liberato dalla degenerazione parlamentare, ma lo consegna nelle mani di Mussolini e del suo partito. li Journal di Parigi così commenta l'avvenimento: « Il Dittatore italiano ha riportato, uno dietro l'altro, due successi così importanti come quello che lo ha condotto in Campidoglio, che gli assicurano la durata al potere nel limite delle previsioni umane. L'on. Mussolini compie un esperimento che sarà seguito da tutti i paesi con il più grande interesse ».

giovedì 3 aprile 2014

Maria Cristina Albertina di Sassonia Curlandia a Racconigi

La Madre di Re Carlo Alberto 

Reale Castello di Racconigi, Via Morosini 3, 
12035 Racconigi CN
tel. Castello 0172-84005 - tel. Direzione-0115220418
email: sbap-to.racconigi@beniculturali.it

I Savoia al Museo di Arte Antica di Lisbona

Un connubio artistico italo-portoghese totalmente nuovo e sui generis, quello che verrà a breve inaugurato a Lisbona.


Nella giornata di martedì 1 aprile il Museo Nazionale di Arte Antica ha annunciato il rinnovamento della collaborazione con l’azienda “Everything is New” e con cui presenterà, nel prossimo mese di marzo, una nuova esposizione chiamata “Os Saboias”, i Savoia.
Questa nuova esposizione sull’arte italiana del XVIII secolo aprirà le porte agli spettatori il 17 maggio, e sarà mirata soprattutto alla presentazione di opere – pitture, sculture, mobilia, suppellettili – provenienti da veri musei e residenze reali italiane, in particolar modo del territorio piemontese, essendo la mostra concentrata sul panorama savoiardo (sabaudo? n.d.staff.
[...]

IMMAGINI DI CASA SAVOIA - VERSO LA GRANDE GUERRA


(Venaria Reale, 02 Apr 14)

PRESSO SALA DEGLI SCUDIERI DEL CASTELLO DE LA MANDRIA

SABATO 12 APRILE 2014 ORE 15,30

inaugurazione dell'esposizione

"IMMAGINI DI CASA SAVOIA - VERSO LA GRANDE GUERRA"

immagini d'epoca legate a Casa Savoia nel periodo compreso tra fine Ottocento e Grande Guerra, allestite nella Galleria delle Carrozze in collaborazione con il gruppo "Amici del Passato" di Volpiano (To)
L'esposizione è visibile fino all'11 maggio nei consueti orari di apertura degli Appartamenti Reali del Castello de La Mandria, con ingresso gratuito: dal martedì alla domenica dalle ore 10,30 alle ore 17,30.

SABATO 12 APRILE alle ore 16,00
presentazione dei volumi "Ritratti sabaudi e virtù di Casa Savoia" e "Amori e selvaggina vita privata di Vittorio Emanuele II" (Edizioni Ananke - Torino) dello scrittore grugliaschese Dino Ramella  con la partecipazione del gruppo storico "Principi dal Pozzo della Cisterna" di Reano (To)

ingresso libero e gratuito 


SABATO 10 MAGGIO 2014 alle ore 15,30

presentazione del volume "Convivio da Re La cucina dei rimasugli " (Edizioni del Graffio)  della scrittrice collegnese Marisa Torello.

Ingresso Libero e Gratuito




Per Informazioni:

Punto Informativo Ponte Verde
Viale Carlo Emanuele II 256
10078 Venaria Reale (To)
tel. 011.4993381
risposta telefonica ore : 11.00-13.00/14.00-16.00