NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

Le novità in rete dai Blog monarchici

sabato 13 febbraio 2016

Italia 1915- 1918 : l’economia e la finanza di guerra: conferenza per il Circolo Rex


14  febbraio 
 
prof. avv.  Salvatore  SFRECOLA


“Italia  1915- 1918 :  l’economia  e  la  finanza  di  guerra”


ore 10.30, in Roma 

Sala  Uno  della Casa  Salesiana,

ingresso Via Marsala 42

mercoledì 10 febbraio 2016

10 Febbraio


Casa Savoia alle origini di Fatima

La storia delle apparizioni mariane del 1917 a Fatima, in Portogallo, è nota a tutti. Molto meno noto, direi sconosciuto, il fatto che il nome di quella località sia strettamente legato alla storia della nostra reale Casa di Savoia. Ecco le poche righe trovate in Wikipedia:
<>.
Da allora la storia dei Savoia si intreccia a quella del Portogallo. Il 16 ottobre 1454, la beata Filippina de' Storgi, una monaca in punto di morte, predisse alle consorelle che la Madonna sarebbe apparsa a Fatima in Portogallo, e altri avvenimenti della Casata. Apparteneva alla stessa famiglia di Mafalda, fondatrice della chiesa di Fatima, anche Margherita di Savoia, la prima badessa del convento di Alba.

[...]



martedì 9 febbraio 2016

10 Febbraio


Lapide in memoria di Filippo Raciti

Le Guardie d’Onore di Catania alla Messa per S.Agata e per la lapide in memoria di Filippo Raciti nel Mausoleo dei Caduti delle guerre a S.Nicola.
La delegazione di Catania dell’Istituto Nazionale per le Guardie d’Onore alle reali tombe del Pantheon, diretta con attenzione e passione dall’ing.Cav.Uff. Salvatore Caruso, ha presenziato, lunedì 1 febbraio, su invito delle autorità militari, alla S.Messa delle FF.AA. e associazioni combattentistiche e d’arma, in onore di Sant’Agata, di cui in questi giorni è in corso la festa annuale.
Un gruppo di G.d’O. ha reso gli onori alla Santa giovinetta Patrona della città, mentre il labaro dell’Istituto ha sfilato in processione, dopo il Santissimo e seguito da Mons.Arcivescovo Gristina, da poco presidente della CEI di Sicilia, che ha celebrato l’ufizio.
Il 2 febbrajo una rappresentanza di G.d’O. della delegazione catanese, sempre capitanata dall’ing.Caruso, ha partecipato alla S.Messa celebrata nel tempio di San Nicolò la Rena dal cappellano della Polizia Don Interlando, in suffragio dell’Ispettore di P.S. Filippo Raciti, barbaramente assassinato il 2 febbraio 2007, medaglia d’Oro al valor civile: in questa occasione, nella monumentale sagrestìa che sin dal maggio 1930 (inaugurata da S.M. il Re Vittorio Emanuele III) è Mausoleo dei Caduti della grande guerra e nella seconda, è stata scoperta una lapide commemorativa in ricordo dell’Ispettore Raciti, a cura della delegazione etnea delle Guardie d’Onore -poichè egli ne faceva orgogliosamente parte- e dell’Associazione Polizia di Stato; alla cerimonia ha preso parte la vedova di Raciti, Marisa Grasso, il Questore di Catania, il vice Sindaco Consoli e molte altre autorità civili e militari.
[...]

domenica 7 febbraio 2016

Quelli che "il Re ha consegnato l'Italia al Fascismo"... La Monarchia e il Fascismo - Appendice 3

SEDUTA DEL 15 LUGLIO 1923

(Riforma della legge elettorale)

Votazione della prima parte dell'ordine del giorno Larussa:

«La Camera confermando la sua fiducia al Governo... ».

Hanno risposto sì:

Abisso, Acerbo, Agnesi, Albanese Giuseppe, Aldi Bar, Aldisio, Alice, Angelini, Anile, Arcangeli, Aroca, Arpinati.

Bacci, Baldassarre, Banderali, Banelli, Baracco, Baranzini,

Bartolomei, Bassino, Baviera, Belotti Bortolo, Benedetti, Beneduce Giuseppe, Benni, Berardelli, Bertini, Bertone, Bevione, Bianchi Carlo, Bianchi Vincenzo, Biavaschi, Bilucaglia, Boggiano Pico, Bonardi, Boncompagni Ludovisi, Bosco Lucarelli, Bresciani, Buzzi Broccardi, Brunelli, Brusasca, Bubbio, Buonocore, Buttafochi.

Caccianiga, Calò, Camera, Camerata, Camerini, Capanni, Capasso, Capobianco, Caporali, Cappa Innocenzo, Cappelleri, Caradonna, Carapelle, Carbonari, Carboni Vincenzo, Carnazza Carlo, Carnazza Gabriello, Carusi, Casalicchio, Casaretto, Casertano, Càsoli, Catalani, Cavazzoni, Celesia, Cerabona, Cermenati, Chiostri, Ciano, Ciappi, Cicogna, Cingolani, Ciocchi, Cirincione, Cadacci Pisanelli, Colonna di Cesarò, Colosimo, Compagna, Corazzin, Corgini, Corio, Corradini, Cotugno, Crisafulli Mondio, Cristofori, Cuomo, Curti.

D'Alessio, D'Ayala, De Bellis, De Capitani d'Arzago, De Filippis Delfico, De Gasperi, Degni, D'Elia, Dello Sbarba, De Nava, De Stefani, De Vecchi, De Vito, Di Fausto, Di Francia, Di Marzo, Di Salvo, Donegani, Drago, Ducos, Dudan. Falcioni, Fantoni, Farina, Faudella, Fazio, Fazzari, Feder

zoni, Fera, Ferrarese, Ferrari Giovanni, Ferri Leopoldo, Fino, Finocchiaro Aprile Emanuele, Finzi, Fontana, Franceschi, Frova, Fulci, Fennarola, Furgiuele.

Gai Silvio, Galla, Gasparotto, Gavazzeni, Gentile, Giavazzi,

Giolitti, Girardini Giuseppe, Gìuffrida, Giunta, Giuriati, Grandi Achille, Grassi, Gray Ezio Maria, Graziano, Greco, Gronchi, Guaccero, Guarienti, Guarino Amella, Guglielmi.

Imberti, Imperati, Improta.

Jacini.

La Loggia, Lancellotti, Lanfranconi, Lanza di Scalea, Lanza

di Trabia, La Rosa Luigi, Larussa, Lissia, Locatelli, Lo Monte, Longinotti, Lo Piano, Lucangeli, Luciani, Luiggi, Lupi.

Macchi Luigi, Manaresi, Mancini Augusto, Manenti, Mantovani, Maschio Giovanni, Marconcini, Marescalchi, Marino,

Mariotti, Marracino, Martire, Martini, Mattei Gentili, Mattoli,

Mauro Francesco, Maury, Mazzarella, Mazzini, Mazzucco, Mendaia, Merlin, Miceli Picardi, Micheli, Milani, Fulvio, Mìliani C. Battista, Montini, Morísani, Murgia, Mussolini.

Netti Aldo.

Olivetti, Ollandini, Orano, Orlando, Ostinelli, Oviglio.

PallaRtrelli, Palma, Pantano, Paolucci, Paratore, Paecale,

Pasqualino Vassallo, Pecoraro, Pelleffino, Pennisi, Persico, sante, Pestalozza, Petrifio, Peverini, Pezzallo, Philipson,

Pighetti, Piscitelli, Piva, Pivano, Poggi, Porzio, Prunotto, Pucci.

Quilico.

Raineri, Renda, Riccio, Roberti, Rocco Alfredo, Rocco

Marco, Rodinò, Romani, Rosa Italo, Rosadi, Rossi Cesare, Rossi Luigi, Rubilli, Ruschi.

Sacchi, Saitta, Salandra,- Sandroní, Sanna Randaccio, Sardi,

Sarrocchi, Scialabba, Scotti, Sensi, Serra, Spada, Speranza, Squitti, Stancanelli, Stefini, Suvich.

Tamanini, Tamborino, Terzaghi, Tinozzi, Tofani, Tommasi,

Torre Andrea, Torre Edoardo, Tortorici, Toscano, Tosti, Tovini, Tripepi, Troilo, Tumiati, Tupini.

Uberti, Ungaro.

Vairo, Valentini Ettore, Valentini Luigi Vassallo Ernesto,

Veneziale, Venino, Vicini, Villabruna Vittoria, Volpini.

Zegretti, Zucchini

Hanno risposto no:

Abbo, Agnini, Agostinone, Alessio, Amedeo, Arcani, Argentieri, Assennato.

Baldesi, Baldini, Baratono, Basso, Beghi, Belloni Ambrogio, Beltrami, Bennani, Bentini, Binotti, Bisogni, Bocconi, Bombacci, Bosi, Bovio, Buffoni, Buozzi, Bussi.

Caldara, Campanini, Canepa, Canevari, Cao Pinna, Cavina,

Cazzamalli, Chiesa, Cigna, Ciriani, Conti, Corsi, Cosattini, Costa, Croce.

D'Aragona, De Andreis, De Angelis, Del Bello, Di Napoli,

Di Vittorio, Donati Dugoni

Ellero, Ercolani

Fabbri, Filippini Flor, Florian, Frontini.

Galeno, Gallani, Gallavresi, Caribotti, Garosi, Giacometti,

Gonzales, Graziadei, Groff.

Innamorati.

Lazzari, Lollini Lombardi Nicola, Lombardo Pellegrino,

Lopardi, Lucci, Lussu.

Macrelli, Maitilasso, Mancini Pietro, Marabini, Marchioro,

Mastino Mastracchi, Matteotti, Mazzolani, Mazzoni, Merizzi, Merloni, Mingrino, Modiglìani, Momigliano, Monici, Montemartini, Morgari, Mucci, Musatti.

Noseda, Nobili.

Pagella, Panebianco, Paolino, Picelli, Piemonte, Pieracrini, Pistoia, Podgornik.

Quaglino.

Rabezzana, Ramella, Remondino, Reuth Nicolussi, Riboldi, Romita, Rondani, Rossi Francesco.

Salvalai, Sandulli, Sardelli, Sbaraglini, Scagliotti, Scek, Smorti, Stanger.

Tassinari, TinzI, Todeschini, Toggenburg, Tonello, Treves, Trozzi, Tuntar, Turati.

Vella, Ventavoli, Viotto, Volpi.

Walther, Wilfan.

Zanardi, Zaniboni, Zanzi, Zirardini Gaetano.

Si astengono:

Amendola, Bianchi Umberto, Cutrufelli, Di Giovanni Edoardo, Finocchiaro Aprile Andrea, Reale, Visco.

Sono in congedo:

De Caro, Di Pietra, Rossini, Tiraboschi.

Sono ammalati:

Cascino, Mauro Clemente, Padulli, Piatti, Pogatsching, Sorge, Visocchi.

Assenti per ufficio pubblico:

Ferrari Adolfo.

Risultato della votazione della prima parte dell’ordine del giorno Larussa sulla Riforma della legge elettorale:

Presenti: 450; votanti: 443; maggioranza: 222; hanno votato sì: 303; hanno votato no: 140; astenuti: 7.


La Camera approva la prima parte dell’o.d.g. Larussa.

sabato 6 febbraio 2016

San Leopoldo e gli occhi della Madonna


di Emilio Del Bel Belluz
S.Leopoldo Mandic,  il Santo di Padova è partito per Roma, le sue spoglie sono state volute dal papa assieme a quelle di padre Pio. La  cronaca televisiva dell’evento  ha però dato spazio pressoché totale a padre Pio.
 Ancora una volta, il Santo che ha passato tutta la vita a confessare gli altri,  è rimasto umilmente in disparte. Credo che questo sarebbe piaciuto a S. Leopoldo, lui era un frate umile, un frate che aveva accettato la sua vita come un dono da porre a servizio degli altri, e per questo non si era mai mosso dal suo convento. 
San Leopoldo Mandic morì nel 1942 e i bombardamenti degli americani su Padova non distrussero la sua umile cella, come egli aveva previsto quando  era ancora  in vita.
In quella cella di pochi metri quadrati, aveva passato l’intera sua vita, rimanendo vicino agli umili. Durante quel bombardamento, oltre alla sua cella, si era salvata in modo miracoloso la Madonna che lui aveva sempre amato. Davanti a quella statua aveva passato molte ore in preghiera . Quella Madonna aveva gli occhi tristi; almeno così ho sempre pensato. Una Madonna con gli occhi pieni di  malinconia, come quelli di una madre che soffre per i propri figli lontani.
Il buon S.Leopoldo si rivolgeva a lei chiamandola: “ La Parona” . Nella mia vita ho attraversato un periodo di grande difficoltà, di grande sofferenza e di grande tormento, tali da impedirmi di dormire. Fu allora che entrò nella mia vita S. Leopoldo, il Santo che aiuta tutte le persone. Anni prima avevo visitato il santuario dove aveva vissuto, e sono stato avvolto da quel clima di pace e di tranquillità interiore . Il pellegrino che vi giunge la prima volta vi rimane affascinato. 
Dopo l’incontro con S. Leopoldo, il mio dolore cominciò a darmi tregua e gradualmente incominciai a riposare e ad affrontare la vita con più coraggio. Per ringraziare il Santo del suo aiuto feci dipingere sulla parete della mia casa una sua immagine , eseguita dall’artista mottense,  Antonio Lippi. Sotto gli feci scrivere una frase del Santo : ” Fede, abbiate fede. Dio è medico e medicina”.
Queste sue parole erano diventate il mio riferimento spirituale. Sotto l’immagine vi collocai una luce che lo illuminasse tutta la notte.
Se mi capita di svegliarmi durante la notte vado a vedere il suo affresco e prego il Santo. 
Un giorno, lessi su un giornale, che in Crimea c’era una piccola comunità di italiani, che  aveva il desiderio di ricevere una Madonna da collocare nella chiesa che era stata restituita al culto dopo la guerra. Questa chiesa fu spogliata durante la seconda guerra mondiale e trasformata in un magazzino. Questi italiani erano i figli e parenti di quegli  uomini che Stalin aveva perseguitato,  considerandoli dei nemici.
Stalin stesso li aveva deportati in Siberia, imbarcandoli sulle navi, come bestie nelle stive e poi furono chiusi in carri bestiame. Molti di loro morirono durante  il viaggio verso la Siberia. Lessi di una madre a cui era morta la figlioletta a causa del freddo e della fame.
Per timore, che i Russi la potessero buttare dal treno, la tenne stratta al suo petto per molti giorni anche se era morta. I nostri italiani vennero deportati a migliaia e i loro beni vennero confiscati, verso gli italiani venne fatta una durissima persecuzione.  Quelli che erano ritornati lo dovevano al fatto di aver resistito a ogni angheria con una forza indefinibile.
Leggendo questa bella testimonianza mi commossi. Comprai una statua della Madonna con il volto uguale  a quella di S.Leopoldo Mandic  e feci dipingere dall’artista  Lippi  la Madonna dei Miracoli di Motta con i due angeli accanto. Questa pittura fatta su legno costituiva il coperchio di una cassa in cui venne riposta la statua della Madonna per la spedizione.
Il parroco di Motta di Livenza, Monsignor Bruseghin,  in una cerimonia molto commovente  la benedì. Lo stesso Monsignore fece una lettera indirizzata al parroco della comunità italiana in Crimea.
La Madonna  di S. Leopoldo arrivò sana e salva a destinazione, grazie all’ aiuto dell’associazione “ l’uomo libero”. Il sacerdote la mise all’interno della chiesa, su un  altare  e venne benedetta. Questo è uno dei momenti che ha ulteriormente fatto conoscere la mia venerazione verso il Santo. 
Lo scorso anno questa comunità d’italiani ha visto finalmente riconosciuto lo status di perseguitati. In un viaggio che Berlusconi ha fatto in Crimea, ha sollecitato Putin che ha firmato l’ atto  che riconosce  i diritti a questa minoranza di italiani perseguitati da Stalin. Tale è la mia devozione verso S. Leopoldo che ho voluto donare una statua della Madonna che lo ricordi alla comunità di Brische , che è stata benedetta dal parroco Don Mario Bontempi. Mi auguro, che S. Leopoldo Mandic a Roma, possa essere venerato anche da chi non ne conosceva prima di adesso la sua esistenza e il suo operato di frate umile e buono.   

giovedì 4 febbraio 2016

Conferenza del Circolo Rex


Circolo di Cultura ed Educazione Politica
“REX”

68°  Ciclo  di  Conferenze



Domenica 7  febbraio  2016  ore 10.45

Roma Via Marsala 42


Casa Salesiana San Giovanni Bosco, Sala Uno nel Cortile


Conferenza  dell’ avvocato   Benito  Panariti

Presidente  Emerito  del  Circolo  sul  tema:


“ Donne   italiane  nella  Grande  Guerra”

***


Ingresso   libero

lunedì 1 febbraio 2016

Il Partito Democratico Italiano, di Enzo Selvaggi - seconda parte

Il simbolo, pressoché sconosciuto del PDI,
ricostruito al computer
DAL FASCISMO ALLA DEMOCRAZIA

Dobbiamo dunque domandarci. perchè l’Italia oggi combatte e soffre? Questa crisi, la più tremenda della nostra storia moderna, dalla quale non possiamo uscire se non a patto di altri dolori e di a1tre prove durissime, è la crisi del fascismo.


La crisi del fascismo

Questa verità deve però essere approfondita. Il fascismo non è stato solo una dittatura personale; né la sua crisi è stata solo una questione di uomini, come molti dicevano e come ancora qualche ingenuo va sospirando. Il fascismo è stato un preciso metodo politico che con la qualifica di totalitario adottava il più sfacciato disprezzo degli uomini e delle leggi, spinto all'assurdo, fino al disprezzo dei propri uomini e delle proprie leggi. E' stato anche un sistema politico, con temi caratteristici propri, come l'autoritarismo, il centralismo e il nazionalismo, gonfiati ed esasperati; è stato anche un sistema sociale, con calcolate oscillazioni tra la demagogia e la reazione a tutto profitto di nuovi ricchi, di speculatori, di parassiti. E' stato infine una mentalità, caratterizzata dal dogmatismo politico, dal parassitismo sociale, dalla corruzione morale, dalla violenza e dall'arbitrio, per conseguire il sogno, poco importa se a prezzo della dignità umana, di una ossessionante potenza politica.

Fenomeno che ha radici e cause profonde, che coinvolge vaste e precise responsabilità e che attraverso una pressione ventennale ha trovato in ogni
ambiente, in ogni ceto; in ogni classe, appigli, adesioni e diffuse complicità.

Nella trama della nostra storia il fascismo rappresenta, e in qualche modo condensa, tutti i nostri mali, i nostri difetti, le nostre deficienze. Non giova a nulla ed a nessuno chiudere gli occhi ed illudersi con pietosi eufemismi. Questa crisi dolorosa, che non si può qualificare che come guerra civile, deve essere sperimentata tutta, fino in fondo. Poiché è soltanto dal suo fondo che potremo risalire verso la salvezza.

Si parla di due Italie, ed è vero. Da una parte un'Italia civile, che rivendica dignitosamente tutti i diritti ed insieme accetta tutti i doveri della convivenza democratica. D'altra parte un'Italia intimamente diseducata, campo per la violenza dei fanatici, per l'arbitrio dei cinici, per le imprese degli speculatori; un'Italia che rinnega il messaggio di libertà lanciato al mondo moderno nel suo primo Risorgimento.

Tra queste due Italie vi è ora un abisso incolmabile. Non si può che scegliere. Il popolo italiano, nella sua immensa maggioranza, ha già scelto. Esso ha respinto l'Italia retorica e violenta del fascismo. Lo ha dimostrato il grido di sollievo e di esultanza del 25 luglio. Lo testimonia il grido di esecrazione che si leva contro, le ultime incarnazioni del fascismo.

Sennonché uno degli aspetti della crisi, più grave e pericoloso, è una certa indifferenza, facile a comprendersi dopo venti anni di oppressione, per la politica attiva da parte della maggioranza della popolazione. E' nostro compito lottare contro questa diffidenza e far rinascere nel popolo la fiducia nella, politica democratica.

Le forze antifasciste

Tuttavia non può esservi dubbio che il sentimento dominante nel popolo italiano sia decisamente e sinceramente antifascista. E' un sentimento preciso a cui partecipano le attive minoranze dell'antifascismo militante, ma anche moltissimi tra i coloro che in quel
regime pur avevano vissuto, legati ad esso da uno di quei fili infiniti che la tecnica totalitaria aveva steso su tutto il Paese.

Per moltissimi italiani il 25 luglio ha rappresentato lo strappo decisivo con il fascismo; strappo già avvenuto o presentito, ma che attendeva l'occasione per manifestarsi, Per moltissimi altri fu l'urto dell'8 settembre: la crisi della guerra, cioè la cambiale fascista venuta a pagamento, il disfacimento dello Stato, la brutale occupazione tedesca con l'orrenda complicità fascista.
E furono molti che in tale occasione assunsero una posizione anche attiva, spinti da un senso elementare di dignità civile,


La nostra lotta

La serie dei diaframmi posta dal totalitarismo fascista aveva frammentata la resistenza in iniziative individuali, che con difficoltà si incontravano, si stringevano, si coordinavano. E il nostro Partito ha avuto origine da vari di quei movimenti e centri di resistenza sorti a cavallo della crisi, tra il '41 e il settembre del '43. Movimenti che nella lotta attiva contro la dominazione nazi-fascista hanno collaborato strettamente e si seno riconosciuti particolarmente vicini.

Alla lotta clandestina noi abbiamo partecipato e partecipiamo con il peso di tutte le nostre forze, nella nostra fede ed il nostro entusiasmo. Ne fanno testimonianza i nostri giornali clandestini, le nostre bande, e, soprattutto, i nostri amici imprigionati e torturati, i nostri compagni caduti o massacrati alle Fosse Ardeatine ed altrove. Ricordiamo ciò con emozione ma anche con sufficiente distacco, con assoluta semplicità, con la certezza di aver fatto il nostro specifico dovere e con il rimpianto di non aver fatto anche di più. Lungi da noi l'intenzione di adoperare questa pagina della nostra, vita come polemica per rivendicare titoli o meriti. Lasciamo alla gente di pessimo, gusto l'esercizio di questi tremendi conteggi di dolori e di sacrifici.

Un partito nuovo

Dunque, chi siamo noi? Che cosa rappresentiamo? Che cosa vogliamo? I partiti sono già molti, ed è in tutti la coscienza del pericolo rappresentato dalla loro moltiplicazione e dal loro frantumamento. Certo, se si guarda alle generali impostazioni dottrinali, le soluzioni e le posizioni possibili si riducono a tre quattro al massimo. Lo storico non ne scopre, forse, in fondo, più di due. Ma un partito politico non è determinato da interessi scientifici.

Ora, uno dei primi motivi che ci ha reso estranei ai tradizionali partiti italiani è stata appunto l'eccessiva preoccupazione ideologica: come. se per essi si trattasse di piegare la realtà all'ideologia o di ficcare a forza la realtà dentro la formula e non viceversa.

Noi riteniamo invece che un partito politico debba, si, essere animato da un'idea generale e sorretto da un orientamento saldo e preciso, ma esso non deve rendersi schiavo di formule e dogmi; un partito politico deve essere libero di fronte ai problemi nuovi, ai termini nuovi della realtà. E ciò è tanto più vero oggi per noi di fronte alla presente situazione italiana.

Questa nostra crisi, crisi della coscienza morale e politica e della struttura moderna del nostro Paese, ci appare profondissima, totale, radicale. Per cui non si tratta di restaurazione né di ricostruzione. Si tratta piuttosto per noi di costruire. Tutte le forze che edificheranno domani il nuovo Stato, dovranno essere
intimamente nuove o profondamente rinnovate dal di dentro. La situazione presente impone anche, una revisione ed un rinnovamento radicale negli atteggiamenti e negli schieramenti delle forze politiche. A situazioni radicalmente nuove non possono corrispondere che partiti intimamente nuovi. Ecco perchè noi abbiamo voluto essere un nuovo partito: perchè abbiamo voluto essere un partito nuovo. Di fronte alla nuova situazione italiana ed ai problemi che essa pone ed impone, abbiamo voluto sentirei liberi dalla suggestione di una tradizione e dal vincolo di formule o di schemi troppo chiusi. Riteniamo anzi che tale libertà intellettuale e politica sia oggi soprattutto un dovere morale.

Critica del prefascismo

Dall'analisi anche sommaria della nostra crisi abbiamo notato come il fascismo non possa esistere isolato e racchiuso tra due date. Esso affonda le sue radici nella politica, nella vita sociale, nel costume italiano.

L'Italia prefascista è stata si la vittima del fascismo, ma è stata anche la madre. Per questa ragione noi abbiamo sentito freddezza verso quei movimenti i quali, per gli uomini che li rappresentano, per le mentalità che esprimono, per le formule che adoperano, sono strettamente associati alla vita politica prefascista. Corresponsabile politico, sia pure a titoli diversi ed in diversa misura dei sorgere e dell'affermarsi dei fascismo, l'antifascismo prefascista ha per noi ben poco da dire. Esso è un postfascismo assolutamente sterile.

Gli esempi di sacrificio personale, di coraggio, di coerenza intellettuale e morale che quella classe politica ci ha dato nel momento della sua sconfitta e dopo, sono acquisiti alla storia morale d'Italia. Ma non sono di per sé sufficienti a creare oggi dei titoli politici.

L'antifascismo prefascista concepisce oggi i problemi politici in termini di restaurazione. Noi Invece dobbiamo respingere risolutamente questo ritorno al passato perchè proprio in esso abbiamo trovato i germi, gli stimoli e le occasioni del fascismo.

Questo infatti nacque per l'impotenza del regime prefascista a risolvere le deficienze organiche e strutturali che erano giunte a maturazione sul piano democratico. Né questa, beninteso, vuole essere la critica della democrazia poiché il regime prefascista è fallito non già perchè democratico, ma al contrario perchè poco democratico.

E il fascismo, che speculò sulla forma democratica di quel regime, la quale pur costituiva la premessa per una concreta democrazia, in sostanza riprese o sviluppò tucá gli elementi e gli aspetti antidemocratici di quel regime.

In realtà, il Paese non respirava nella democrazia. Se questa fosse esistita, essa avrebbe opposto al fascismo ben altra resistenza.
Perciò oggi la democrazia in Italia è e deve essere un programma nuovo. Non si tratta di restaurarla; si tratta di fondarla.
Noi siamo convinti che nuovi uomini e nuovi gruppi, che l'urto violento della crisi ha risvegliato, e animati tutti da un'ansia di libertà e di giustizia, finiranno per conquistare al Paese una prima forma di coscienza civile e politica.


Democrazia e libertà

Per queste ragioni, per esprimere e sottolineare queste esigenze fondamentali della nuova Italia, il nostro movimento ha assunto il nome di Partito Democratico Italiano.
Noi riteniamo che i problemi pratici potranno risolversi, di volta in volta, caso per caso, con la guida di un'idea generale e di una fede morale. Questa idea e questa fede sono per noi le stesse che si esprimevano nelle semplici ed immortali parole di Lincoln a Gettysburg, e che oggi sono state espresse ed approfondite nelle quattro libertà di Roosevelt.

Perciò non crediamo che l'idea e le sorti della democrazia siano necessariamente legati a certi schemi e sistemi istituzionali e sociali.

Due fondamentali aspetti della democrazia ci preme tuttavia precisare: la democrazia per noi va intesa innanzi tutto come il diritto e il dovere di ciascuno di vivere e di agire secondo l'imperativo della propria coscienza. L'idea di democrazia poi per noi non è dissociabile in nessuno modo, per nessuna ragione, con nessun sofisma, dall'idea della libertà.

Quindi noi respingiamo ogni idea di sedicente democrazia di tipo cesariano o napoleonico, autoritaria o totalitaria, come anche respingiamo lo schema democratico o sedicente tale di ispirazione marxista.
Tale schema infatti ripete, nolenti o volenti, la situazione dittatoriale. La così detta dittatura del proletariato non potrebbe costituirsi che attraverso la dittatura di un partito che presume di interpretare il proletariato. Ma questo partito dovrebbe avere a sua
volta una struttura ed una direzione autoritaria, ed accentrata. Per cui la dittatura del proletariato si risolverebbe nella dittatura esercitata sul proletariato da una ristrettissima casta di dirigenti, di funzionari politici o addirittura di un uomo solo.

La ragione di tali conseguenze contraddittorie sta nella mancanza, dentro la cornice del marxismo, di una viva e concreta esigenza liberale e democratica. Si dimentica che la società, il popolo, la massa non sono dei termini rigidi e delle realtà in sé solidificate, ma sono costituiti da uomini, da individui, ognuno con la sua vita, i suoi problemi, i suoi sentimenti, le sue necessità, le sue aspirazioni, i suoi gusti. Sono questi individui che bisogna, far liberi. Essi hanno bisogno di libertà per sentire sempre più alta la loro dignità, la loro responsabilità umana, la loro personalità.

Noi pensiamo che per realizzare la democrazia siano necessari istituti ed ordinamenti capaci di rendere vitali ed autonome tutte le cellule dell'organismo sociale. Poiché la eguaglianza è per noi eguaglianza nella libertà, nella condizione dì esseri liberi, nella opportunità che ogni uomo ha di sviluppare pienamente la propria personalità. Perciò noi pensiamo ad uno Stato articolato e snodato, con istituzioni varie che si equilibrino ed aderiscano alla complessa varietà sociale e territoriale del nostro popolo: ad uno Stato cioè nel quale l'individuo si inserisca naturalmente, e spontaneamente e nel quale l'educazione alla libertà individuale e alla responsabilità sociale, sia opera ed esercizio di ogni giorno, esperienza di ogni momento. Prima di tutto autogoverno dell'individuo, poi autogoverno locale, e sociale, quale mezzo migliore per interpretare ed esprimere i bisogni individuali e particolari. Quindi nessun rigido centralismo politico-sociale ed economico che oggi non potrebbe sboccare che in una nuova forma di totalitarismo.

Oggi si distingue e si divide il problema sociale da quello politico, subordinando questo al primo. Ma dobbiamo ricordare come dallo spiraglio lasciato aperto da tali distinzioni si insinua la tentazione antiliberale, antidemocratica, totalitaria e dittatoriale. I due problemi vanno invece associati in una soluzione contemporanea ed unica poiché la soluzione del problema politico porta alla soluzione del problema sociale. Noi riteniamo di rimanere fedeli alla nostra istanza democratica e di interpretare le esigenze della concreta situazione italiana scegliendo la formula della libera autonoma determinazione degli individui, dei gruppi e degli enti particolari e non lo statalismo ed il centralismo politico ed economico.


giovedì 28 gennaio 2016

La Sinistra Sociale Monarchica II parte

di Pasquale Pennisi

Sostanza della crisi e sua origine

E' questo, nella politica italiana, un momento strano per i suoi aspetti contraddittori: apparentemente esso è completamente statico, ed il Gabinetto Scelba - Saragat sembrerebbe dover durare relativamente a lungo, laddove dura soltanto per forza di inerzia, cioè perchè nessun’altra soluzione è pronta per sostituirlo; si qualifica, d'altro canto, questo momento, come estremamente fluido, cioè aperto a tutte le possibilità di evoluzione e di mutamento, anche alle più impensate, e per questa sua fluidità depongono la mobilità dei risultati elettorali parziali, i movimenti sotterranei e le crisi nascoste all'interno di quasi tutti i partiti e particolarmente di quello di maggioranza relativa, la generica insoddisfazione dell'opinione pubblica. In realtà, siamo in una situazione di crisi grave, ed assai complessa, e la complessità sua - come le incertezze e le differenti apparenze delle quali ora si è detto - derivano dalla molteplicità degli interessi, dei sentimenti, delle insoddisfazioni e delle paure, dal loro intrecciarsi spesso confuso e irrazionale, dalla mancanza di coraggio - comune quasi a tutti, almeno al di qua della linea di demarcazione tra l'Estrema Sinistra e gli altri settori politici nel prendere la situazione, come suol dirsi « di petto ».

«Prendere di petto» la situazione, cioè riconoscere e denunciare la reale sostanza della crisi di oggi significa riconoscere e denunciare lo scandimento di attualità di tutti o quasi i miti ideologici così i quali dal 1948 in qua i partiti politici giustificano e mascherano se stessi, mascherando in pari tempo la situazione politica generale, e rendendola di più in più priva di giustificazione; significa riconoscere e denunciare come dichiara la nostra mozione - che il punto focale della situazione nazionale è attualmente costituito non da problemi politici, ma dal problema economico-sociale, la cui gravità si accresce progressivamente per l'accrescersi della distanza tra le poche grandi ricchezze e la miseria estesa ed una vastissima aliquota della Comunità nazionale. Cioè, a dirla spiccia: la crisi è dovuta al fatto che la situazione politica è precipitata in una situazione - già attuale; ma ancor più gravemente potenziale - di lotta di classe, e che, a trarnela, non bastano, ed anzi sono di ostacolo, gli scaduti miti ideologici con i quali i partiti si mascherano e mascherano, per loro interessi particolaristici, la realtà della situazione. Né il riconoscere ed il denunciare che oggi la situazione politica è precipitata in una situazione di lotta di classe significa essere classisti o accettare comunque una impostazione marxista del problema Significa soltanto riconoscere un dato di fatto, così come diagnosticare che un uomo è ammalato non significa accettare una impostazione teoretica secondo la quale gli uomini, o quell'uomo, debbano essere necessariamente malati. Ché anzi, avere la chiarezza ed il coraggio della diagnosi è la prima cosa da fare per avere poi le possibilità della cura e della guarigione. Perciò noi, antimarxisti per impegno morale e per convinzione dottrinale, non esitiamo a riconoscere che oggi la situazione politica italiana è di fatto una situazione di lotta di classe; perché bisogna muovere dal riconoscimento e dalla denuncia di questo precipitare della situazione per poternela trarre fuori.

Il vuoto della Monarchia

Che questo precipitare della situazione dovesse pressoché fatalmente avvenire noi monarchici - o, almeno una parte di noi - lo avevamo presentito e previsto sin dagli anni - ormai lontani, ed a torto dimenticati - della maggior vivacità della polemica istituzionale, prima della battaglia elettorale per il referendum.

Nè una simile, triste, previsione era difficile da      farsi poiché il togliere di mezzo dal giuoco delle forze politiche e dei contrastanti interessi la Monarchia    per     sostituirla con un Istituto del tutto dipendente dalle maggioranze parlamentari e quindi dal giuoco dei partiti e dai loro interessi, specialmente in un periodo di      gravissimo disagio economico e di impoverito vigore dello spirito nazionale per noi, e di giganteschi appetiti ed interessi internazionali (così politici come economici) altrui, non poteva condurre ad altro risultato.
La Repubblica in Italia, e nelle condizioni storiche interne ed internazionali nelle quali è sorta, non avrebbe potuto essere che o radicalmente   marxista , sino  a cadere preda della dittatura comunista del proletariato, oppure radicalmente reazionaria sino a cadere preda - sia pure con apparenti e dissolventi concessioni demagogiche nei campi che al nuovo padrone non avrebbero interessato - degli interessi capitalistici internazionali, sia pure mascherati da interessi democratici o liberali o nazionali.

Tolto l'ago trascendente della bilancia costituzionale e il depositario storico e morale della tradizione unitaria e nazionale - quale è la Monarchia - e tutto lasciato senza possibilità di superiori ed imparziali mediazioni alla lotta e agli interessi dei partiti - i quali sono, per loro natura, macchine dai costi di produzione altissimi - era fatale che su di essi si ponessero e dietro di essi si nascondessero, manovrandoli, i più cospicui e più oscuri interessi del capitalismo internazionale.

A questo siamo: da una parte le forze della rivoluzione marxistico - proletaria; dall'altra le forze della reazione capitalistica rappresentate dal Quadripartito, che proprio per questo è così facile da tener insieme e da ricomporre ad ogni minaccia di sfaldamento, malgrado il suo permanente atto di molteplice contraddittorietà ideologica e di avanzata consunzione politica. La forze capitalistiche solidamente agganciate alle pattuglie dirigenziali socialdemocratiche, liberali e storico - repubblicane, dominano ancora dall'esterno e dall'interno il complesso corpus democristiano malgrado l'acuta intelligenza di alcune delle sue punte e la crescente insofferenza di notevole parte della sua base. Questa, originata dall'improvvisa e antistorica instaurazione della Repubblica, la situazione politica italiana; questa la gravissima crisi che pervade la Comunità nazionale italiana.

In mezzo c'è il vuoto: il vuoto dello spazio morale dove prima era la Monarchia e, con la Monarchia, il sentimento comune e superiore della Patria e la coscienza operante della unità della Nazione: quel sentimento e quella coscienza che fanno eguali ed uniti i cittadini quali che siano le loro particolari e legittime posizioni ideologiche o di classe; quello che vieta alla Maggioranza di identificare se stessa ed il Governo con lo Stato e, peggio, con la Nazione, e che vieta all'Opposizione di identificare necessariamente se stessa con la sovversione. Né a riempire questo vuoto basta il sentimento dello Stato e la reintegrazione della sua autorità, che l’autorità dello Stato - quando non poggi su quella operante coscienza dell'unitarietà della Nazione di cui or ora si è detto - altro non è che strumento poliziesco e fiscale della prepotenza delle forze che hanno avuto in sorte, dal gioco elettorale, non la responsabilità (che esse, senza quella coscienza unitaria nazionale, non possono sentire) di esercitare la funzione di governo, ma il privilegio di detenerla.


A riempire questo vuoto della Patria, risuscitando in tutti - ma prima che in ogni altro in noi stessi il sentimento unitario della Nazione al di sopra di ogni discriminazione, siamo chiamati noi monarchici. Se non lo facessimo, vanamente eserciteremmo la nostra azione politica, e la pretesa di interpretare e di continuare la tradizione della Monarchia altro non sarebbe che velleitaria illusione, o, peggio, maschera anch'essa di speculazione politica non differente da quel che sono altre ideologie per altri partiti. Poiché questo non vogliamo noi della Sinistra Sociale del P.N.M. prendiamo queste posizioni.

mercoledì 27 gennaio 2016

Quelli che "il Re ha consegnato l'Italia al Fascismo"... La Monarchia e il Fascismo - Appendice 2

SEDUTA DEL 25 NOVEMBRE 1922

Pieni poteri. 


Votazione dell'o.d.g. Sanna - Randaccio


«La Camera, ritenendo che, nell'interesse supremo della Patria, sia necessario munire il Governo del Re di ampi poteri che gli consentano di risolvere liberamente, senza le difficoltà della procedura parlamentare, i più urgenti problemi della finanza e della pubblica amministrazione, passa alla discussione degli articoli ».

Hanno risposto sì:

Abisso, Acerbo, Albanese Giuseppe, Albanese Luigi, Aldi Mai, Aldisio, Altice Amatucci, Angelini, Anile.

Bacci, Banderali, Banelli, Baranzini, Bassino, Baviera, Belotti Bortolo, Benedetti, Beneduce Giuseppe, Benni, Berardellì, Bertone, Bevione, Bianchi Carlo, Bianchi Vincenzo, Biavaschi, Bilucaglia, Boggiano Pico, Bonardi, Boncompagni.Ludovisi, Bonomi Ivanoe, Bresciani, Brezzi, Broccardi, Brunelli, Brusasca, Bubbio, Buonocore, Buttafochi.

Caccianiga, Calò, Camera, Camerata, Camerini, Capanni,Capasso, Capobianco, Caporali, Cappa Paolo, Cappelleri, Caradonna, Carapelle, Carbonari, Carnazza Carlo, Carnazza Gabriello, Carusi, Casalicchio, Casaretto, Casertano, Catalani, Cavazzonì, Celesia, Celli, Cerabona, Cermenati, Chiostri, Ciano, Ciappi, Cicogna, Cingolani, Ciocchi, Ciriani, Cirincione, Cocuzza, Codacci.Pisanelli, Colosimo, Compagna, Corgini, Corradini, Cotugno, Crisafulli Mondio, Cristofori, Cuomo, Curti, Cutufelli.

D'Alessio, D'Ayala, De Bellis, De Capitani d'Arzago, De Caro, De Filippis Delfico, De Gasperi, D'Elia, Dello Sbarba, De Nava, De Stefaní, De Vecchi, De Vito, Di Fausto, Di Francia, Di Marzo, Di Salvo, Donegani, Drago, Ducos, Dudan.

Falcioni, Fantoni, Faranda, Farina, Faudella, Fazio, Fazzari, Federzoni, Fera, Ferrari Giovanni, Ferri Leopoldo, Finocchiaro-Aprile Andrea, Fino cchiaro-Aprile Emanuele, Finzi, Fontana, Franceschi, Frova, Fumarola, Furgiuele.

Gallo, Gasparotto, Gavazzini, Giolitti, Girardi i ni Giuseppe,

Giunta, Giuriati, Grassi, Graziano, Gronchi, Guàccero, Gua-
rienti, Guarino-Amella, Guglielmi.

Imperati, Improta.

Jacini.

Krekich.

La Loggia, Lancellotti, Lanfranconi, Lanza di Scalea, Lanza di Trabia, La Rosa Luigi, Larussa, Lissia, Locatelli, Lo Monte, Longinotti, Lo Piano, Lucangeli, Luciani, Luiggi, Lupi.

Macchi Luigi, Mancini Augusto, Marchi Giovanni, Marino, Marracino, Martini, Masciantonio, Mattei-Gentili, Mattoli, Maury, Miazzarella, Mazzucco, Mendaja-Merlin, Miceli-Picardi, Micheli, Milani Fulvio, Miliani G. Battista, Mininni, Misuri, Montini, Morisani, Murgia, Mussolini.

Nasi, Netti Aldo, Novasio.

Olivetti, Ollandini, Orano, Orlando, Ostinelli, Oviglio.

Padulli, Paleari, Pallastrelli, Palma, Pancano, Paolucci, Paratore, Pascale, Pasqualino Vassallo, Pecoraro, Pellegrino, Pellizzari, Perrone, Persico, Pesante, Pezzullo, Philipson, Pietravalle, Piscitelli, Pivano, Pogatischnig, Poggi, Porzio, Pucci.

Quilico.

Raineri, Reale, Renda, Riccio, Roberti, Rocco Marco, Rodinò, Romani, Rosa Italo, Rosadi, Rossi Luigi, Rubilli, Ruschi.

Sacchi, Saitta, Salandra, Sandroni, Sanna-Randaccio, Sardi, Sarrocchi, Sensi, Serra, Siciliani, Signorini, Sitta, Soleri, Sorge, Spada, Speranza, Squitti, Stancanelli, Stefini, Suvich.

Tamanini, Tamborino, Tangorra, Termini, Tinozzi, Tòfani, Tommasi, Torre Andrea, Torre Edoardo, Toscano, Tosti, Tròilo, Tumiati, Tupini.

Ungaro,

Vairo, Vallone, Vassallo Ernesto, Veneziale, Venino, Visco, Vittoria.

Zaccone, Zegretti.

Rispondono no:

Abbo, Amedeo, Argentieri, Assennato.

Baglioni, Baratono, Belloni Ambrogio, Bellotti Pietro, Beltrami, Bentini, Binotti, Bisogni, Bocconi, Bosi, Buffoni, Buozzi, Bussi.

Caldara, Campanini, Canepa, Canevari, Cao, Cavina, Caz. zamalli, Chiesa, Conti, Corsi.

D'Aragona, De Andreis, De Angelis, De Giovanni Alessandro, Del Bello, Donati. Dugoni.

Ellero, Ercolani.

Filippinì, Fior, Florian, Frontini.

Galeno, Gallanì, Garosi, Giacometti, Gonzales.

Lazzari, Lollini, Lucci.

Macrelli, Maitilasso, Majolo, Marchioro, Mastino, Mastraechi, Matteotti, Mazzolani, Merizzi, Merloni, Mingrino, Modigliani, Monici, Montemartini, Morgari, Mucci, Musatti.

Nobili.

Pagella, Panebianco, Paolino, Piemonte, Presutti.

Ramella, Riboldi, Ròndani, Rossi Francesco.

Salvalai, Sardelli, Sbaraglini, Smorti.

Tonello, Treves, Trozzi, Turati.

Vacirca, Vella, Ventavoli, Volpi.

Zanardi, Zanzi, Zirardini Gaetano.

Sono in congedo-

Alessio, Càsoli, Corneli, Di Giovanni Edoardo, Di Pietra, Giavazzi, Imberti, Lombardi. Nicola, Mauri Angelo, Meda, Rossi Cesare, Terzaghi, Valentini Ettore, Villabruna.

Sono ammalati:

Agnesi, Arcangeli, Carboni Vincenzo, Corco-Ortu, Farioli, Lofaro, Mauro Clemente, Mauro Francesco.

Assenti per ufficio pubblico:

Cappa Innocenzo, Ferrari Adolfo, Grandi Achille, Marescalchi, Piva.


Risultato della votazione sui pieni poteri: 

Presenti e votanti: 365; maggioranza: 183; hanno votato sì: 275; hanno votato no: 90.