NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 23 gennaio 2017

Re Umberto II a Cascais durante la "rivoluzione dei garofani"



Questa è una delle fotografie dell'ultimo aggiornamento del sito dedicato a Re Umberto II.
Intervista rilasciata durante una passeggiata a Cascais, a due giornalisti abbastanza conformi al periodo, che si stupiscono che una bimba abbia "addirittura" regalato un fiore al Re in esilio, per niente preoccupato che la rivoluzione colpisca anche lui che, rispettato da tutti rispettava tutti a sua volta.

Un aggiornamento con tante belle foto.
Buona lettura! 

sabato 21 gennaio 2017

La Monarchia ha realizzato le libertà più autentiche - terza parte

Charles Maurras
Recentemente, nel suo libro «Carte sul tavolo (edizioni Fayard), Michel Poniatovisky ha dichiarato, riferendosi certo alla Monarchia inglese, ma ciò che egli dice è ancora più vero riferito ad una Monarchia alla francese : «in una Monarchia costituzionale di tipo inglese nessun uomo politico ha mai il primo posto. E questo modifica sostanzialmente  l'attitudine del mezzo politico E questo è molto importante, perché ciò riconduce in mani  era concreta l'attitudine di ciascun uomo politico alla nozione del servizio dello Stato, della Nazione, del Re. La cupidigia di potere entro limiti più corretti. Ciò costituisce un freno alle ambizioni personali in quanto lo stesso uomo di stato sa che non accederà mai al vertice dello Stato».

E Michel Poniatowsky aggiunge: «... nel mondo moderno in cm cui i quadri sociali, economici evolvono in maniera eccezionalmente rapida le genti hanno bisogno di riferirsi a qualcosa di visibilmente stabile. Una Famiglia, una Dinastia sono qualcosa di visibilmente stabile, con cui il popolo ha legami psicologici e sentimentali. Nelle grandi scosse, il passato è necessario per affrontare lo choc dell'avvenire.
Poniatovsky ha senz'altro ragione. Rileviamo, tuttavia, che questo principe della quinta repubblica non si fa scrupolo di partecipare, per conto del suo amico Giscard d’Estaing alla competizione Per il Vertice».

Viviamo, in Francia, in una campagna elettorale permanente.
Nella stesso ambito della maggioranza parlamentare, i «clans» si affannano e si disputano il «trono» repubblicano di Pompidou ancor prima che questo sia effettivamente vacante (Pierre Pujo ha scritto queste note prima della scomparsa di Ponimidou). I grandi feudatari non cessano di manovrare per essere pronti alla prima occasione ad impossessarsi del potere supremo. Un ministro non fa a tempo a porsi in vista, che gli «auguri» lo classificano nella lista dei «papabili», ciò che rilancia le gelosie e gli intrighi dei suoi eventuali concorrenti.
Nel suo recente libro “Se la Francia potesse parlare” (edizioni Fayard), Alain Griotteray scrive che i francesi sono «nervosi dopo l’inizio della sua storia sulla successione politica». E fa, in effetti, un grande merito della “legge salica” quello di aver evitato la competizione per il potere. Essa, come si sa, assicurava Io successione di maschio in maschio, secondo il principio della primogenitura.
Occorre sottolineare che la legge salica si imponeva agli stessi Sovrani. Fu per questa ragione che Enrico V, cento anni or sono, poté dichiarare, parlando al capo del ramo cadetto della Casa di Francia «II mio erede, voi sapete, io non ho la scelta ... i principi d'Orleans sono miei figli».
La continuità del potere reale, della famiglia reale, è all'immagine di quella della Nazione, ossia dell'insieme delle famiglie francesi. La Monarchia è autenticamente un sistema a dimensione umana. Il Re si ricorda e prevede. Egli è l'erede di una lunga tradizione Politica che gli viene inculcata dalla più giovane età.
La repubblica invece, non ha ricordi e le previsioni dei suoi governanti non vanno oltre le successive tornate elettorali.
La Monarchia ha detto Renan, «Costituisce il sistema della maggiore fissità per la coscienza nazionale (La riforma intellettuale e morale), ma essa procura, allo stesso tempo, la possibilità di rinnovamento periodico del potere, allorché il figlio, talvolta ancora giovane, succede a suo padre. In repubblica si accede alla massima carica al termine di un lungo «cursus honorum». La repubblica è condannata in eterno ad essere un governo di vecchi».
Ma questa continuità monarchica possiede poi un altro vantaggio: essa rappresenta «L'anti-rischio». I nostri  contemporanei sono assillati da un grande desiderio di sicurezza; una delle loro maggiori preoccupazioni è quella di potersi premunire contro il pericolo funesto che possa minacciare la loro vita. E li si può ben comprendere. L'economia moderna, la società moderna hanno bisogno di continuità politica, perché sono complesse e fragili. La Monarchia in Francia sarebbe una sorta di assicurazione contro le avventure che possono condurre alle catastrofi.
So bene che si oppongono alla Monarchia i rischi dell'ereditarietà.
Ed e vero che il Re designato per nascita può non presentare le capacità necessarie per regnare o che può divenire pazzo. Ma non si sono, forse avuti presidenti di repubblica sprofondati nella follia, come Paul Descanel o Woodrov Wilson? Su quaranta Re di Francia, solo uno, Carlo VI, è stato colpito da follia.
Nell'ipotesi che un Re si dimostrasse di essere nell'incapacità di regnare, rinuncerebbe al trono a profitto del suo successore o si istituirebbe un consiglio di reggenza.
Certo le reggenze, sotto la Monarchia francese, furono caratterizzate da disordini. Ma, che cosa accadde in quelle circostanze se non che la Francia si trovò ad attraversare situazioni di tipo repubblicano, consentendo il risvegliarsi delle fazioni che assediarono lo Stato?
La Monarchia sarebbe ancora un potere realmente responsabile.
Il problema della responsabilità del Potere è fondamentale. Se si vogliono ben guardare in faccia le cose, ci si rende conto che non vi è responsabilità nelle repubbliche.
La responsabilità del Governo dinanzi agli elettori e al Parlamento è un mito. Che sanzioni hanno subito, ad esempio, quei Governi che non avevano preparato la Francia alla guerra del 1914 o del 1939? Si sono visti, piuttosto, ritornare al parere, dopo la liberazione del territorio, quegli stessi uomini politici che, prima dei due conflitti avevano lavorato per rendere possibile il disarmo morale e materiale del Paese. In quali responsabilità è decorso De Gaulle, per aver abbandonato volontariamente l'Algeria senza preoccuparsi di garantire il futuro di tanti coni patrioti che risiedevano da decenni in quel lembo del territorio nazionale?
In Monarchia, l'interesse del Re si identifica con quello stesso della Nazione. Egli è, secondo l’ espressione degli antichi legislatori, «il primo servitore della Corona». Non possiede nulla per sé, privatamente. Egli appartiene alla Nazione. E' responsabile nei confronti dei suoi discendenti dei suoi atti, della sua politica. Se sbaglia, non paga lui soltanto, Pagano anche i suoi discendenti, i suoi stessi figli. Non esiste forma migliore di responsabilità politica.
Con la Monarchia, d'altronde, è una Famiglia, più che un uomo, ad essere al potere e Renan può definire la Dinastia capetingia (La reform intellectuelle et morale) come «Un lignaggio di gerenti interessati».
Non è necessario che il Re sia un uomo eccezionale; è sufficiente che sia un uomo di intelligenza media, che gestisca il proprio ruolo con il buon senso del buon padre di famiglia.
Fredéric Amouretti, uno dei fondatori dell'«Action Française», ci ha lasciato queste osservazioni giudiziose: «Cittadini, vi è stato raccontato che i nostri Re erano dei mostri: indubbiamente, ci sono stati anche tra di loro, è vero, degli uomini deboli, poco intelligenti, mediocri, debosciati e forse anche due o tre cattivi. Ce ne sono stati pochi che fossero eccezionali; la maggior parte furono degli uomini di intelligenza media e di mentalità coscienziosa. Considerate la loro opera: è la Francia.
Infine la Monarchia rappresenterebbe un sistema di «unione nazionale».
Si può affermare che ogni giorno si sente gente deplorare l'attitudine partigiana di questo e quello dei nostri governanti ed auspicare un Potere che sia realmente al servizio di tutti i francesi e che associ tutti alla sua opera.


Il sistema maggioritario che la quinta repubblica si vanta di aver rinforzato riesce, ancor meglio delle repubbliche precedenti, a dividere i francesi, a metterli l’uno contro l'altro.

venerdì 20 gennaio 2017

Comunicato stampa del Circolo Rex

Martedì 24 gennaio, tra le ore 20 – 21 sul Canale Digitale  86 e su SKY canali 828 o 897, l’ing. Domenico Giglio, Presidente del Circolo REX, presenterà il volume sulla  Guerra 1915-1918, con le Conferenze tenute al REX, nel  1965, con  la  prolusione  di  Gioacchino  Volpe, e  testi  di  Ugo  D’Andrea, Enzo  Avallone, Vittorio  Tur   Roberto  Lucifero, ristampato  nella  collana  “I  libridel  Borghese“, dall’editore “Pagine  srl“.  

giovedì 19 gennaio 2017

La Francia torna monarchica Ma per un giorno soltanto

Ogni anno il 21 gennaio messa in memoria di Luigi XVI e Maria Antonietta

di Giuseppe Corsentino @pipporcorsentino

da Parigi 

Le Roi est mort, vive le Roi! Il Re è morto, viva il Re! Qualcuno lo dirà a bassa voce, dopo l'omelia del parroco della chiesa Saint-Germain-l'Auxerrois, ma la gran parte dei fedeli si limiterà al segno della croce e lascerà senza una parola la piccola basilica del primo arrondissement parigino, proprio dietro il Louvre, la parrocchia dei sovrani di Francia.


Ogni anno, il 21 gennaio, il rito si ripete, sempre identico, con il pretendente al trono, Sua Altezza Reale Henri d'Orléans, 84 anni, conte di Parigi e duca di Francia (gli unici due titoli riconosciuti dalla République, che pure gli ha conferito qualche anno fa, presidente Nicolas Sarkozy, la Legione d'Onore) in prima fila.

[...]
http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=2148446&codiciTestate=1&sez=hgiornali&titolo=La%20Francia%20torna%20monarchica%20Ma%20per%20un%20giorno%20soltanto

mercoledì 18 gennaio 2017

Comunicato stampa del prof. Aldo Mola presidente della Consulta dei Senatori del Regno

Consulta del Senato del Regno

Il Presidente

L'ON. TAJANI PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO

La Consulta dei Senatori del Regno plaude all'elezione dell'on. Antonio Tajani alla Presidenza del Parlamento europeo.
Mentre lo ricorda sempre presente, con interventi pacati e magistrali, a manifestazioni monarchiche, spesso a fianco dell'indimenticabile Sergio Boschiero, nel formulargli fervidi auguri per la missione che ora lo attende, la Consulta auspica che dal prestigioso Seggio l'on. Tajani concorra alla riconciliazione nazionale anche propiziando il tempestivo rientro in Italia della Auguste Salme di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena.

Roma, 17 gennaio 2017
Aldo A. Mola
Presidente della Consulta dei Senatori del Regno

Auguri Presidente Antonio Tajani. I nostri giorni a via Ludovisi dove tutto è cominciato

di Fabio Torriero

Il ricordo personale che ho di Antonio Tajani, è legato a tre diversi momenti della mia vita.
Per parecchi anni le nostre strade si sono incrociate, sovrapposte.
La prima volta che l’ho visto, è stato nella storica sede nazionale del Fronte Monarchico Giovanile (l’organizzazione di base dell’Unione monarchica italiana), in via Ludovisi 16, vicino a via Veneto (zona centrale di Roma).

L’anno era il 1972, io ero molto giovane, ma già appassionato e innamorato dell’Italia. Mi sentivo patriota e sentivo il fascino del Risorgimento, dell’unità nazionale e della dinastia sabauda indissolubilmente legata alla nostra storia.

Antonio, rispetto agli altri attivisti, spiccava per classe, tenacia e autorevolezza. Il suo ruolo era di vertice: vice-segretario nazionale del FMG, contribuì a costruire una presenza istituzionale che non fosse soltanto sentimentale o nostalgica, ma politica, fondata su una coscienza concreta, su documenti da scrivere, pensieri da elaborare, azioni concrete da effettuare (nei quartieri, nei posti di lavoro, nelle scuole).

In quella meravigliosa "università" sul campo, guidata da Sergio Boschiero, segretario generale dell’Umi, si sono formati tanti giovani che si sono affermati un po’ ovunque.
[...]

COMUNICATO STAMPA DEL CIRCOLO DI CULTURA ED EDUCAZIONE POLITICA “REX”

Martedì 24 gennaio, tra le ore 20 – 21 sul Canale Digitale  86 e su SKY canali 828 o 897, l’ing. Domenico Giglio, Presidente del Circolo REX, presenterà il volume sulla  Guerra 1915-1918, con le Conferenze tenute al REX, nel  1965, con  la  prolusione  di  Gioacchino  Volpe, e  testi  di  Ugo  D’Andrea, Enzo  Avallone, Vittorio  Tur   Roberto  Lucifero, ristampato  nella  collana  “I  libridel  Borghese“, dall’editore “Pagine  srl“.  

Presentazione di "Casa Savoia e la Valle d'Aosta"

Data evento: Mercoledì 18 Gennaio, h.18.00
Luogo: Libreria "A la Page", via Porta Praetoria 14 - Aosta

Mercoledì 18 gennaio, alle ore 18, alla libreria "A la Page" di Aosta, si tiene la presentazione dei volumi "Casa Savoia e la Valle d'Aosta. Umberto e Maria José, escursioni e soggiorni alpini", ricostruzione completa delle vacanze valdostane degli ultimi sovrani d'Italia, di Mirko Fresia Paparazzo e "Casa Savoia, Ordini  dinastici in Valle d'Aosta", che offre la complessa vicenda delle più antiche istituzioni benefiche e cavalleresche della Real Casa, con particolare attenzione ai valdostani che ne furono protagonisti, di Giovanni Girardini.
L'ingresso è libero.

martedì 17 gennaio 2017

La Strafexpedition ed il contesto internazionale

La Strafexpedition -Offensiva di primavera (Fruhjahrsoffensive) nella storiografia di lingua tedesca -si snoda su uno sfondo internazionale mutevole e ricco di complessità. Al suo inizio, alla metà dei maggio 1916, la situazione su tutti i fronti sembrava essere tornata a un sostanziale stallo. A occidente, la spallata tedesca nel settore di Verdun, stava inchiodando sul terreno quantità crescenti di uomini e mezzi. Più a nord, dopo le sanguinose sconfitte dei mesi precedenti, le forze britanniche erano passate a una postura più apertamente difensiva, in attesa dell'entrata in linea dei reparti della nuova “Kitchener's Army” e di accumulare le risorse necessarie a lanciare quella che sarebbe stata l'offensiva della Somme (10 luglio-18 novembre 1916). Anche sul fronte orientale dopo il successo delle offensive austro-tedesche dell'inverno 1915, la situazione pareva essersi stabilizzata. L’azione russa nel settore di Vilnius (offensiva di Naroch, marzo 1916) aveva rappresentato, infatti, solo un sanguinoso alleggerimento della posizione francese, costato all'esercito imperiale una cifra compresa fra i 70.000 e i 100.000 morti.

lunedì 16 gennaio 2017

Il messaggio di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella per il convegno sulla Regina Elena



IL CONVEGNO SULLA REGINA ELENA A MAGIONE (PERUGIA)


Personaggio di primissimo piano nella storia d’Italia, la Regina Elena, Jelena Petrović Njegoš Principessa del Montenegro, è stata protagonista al Castello dei Cavalieri di Malta di Magione del convegno organizzato dall’Associazione dei Montenegrini e amici del Montenegro in Italia, rappresentata da Danijela Djurdjevic, e dall’Ordine di Malta con il patrocinio del Comune di Magione e la collaborazione della Proloco di Magione in occasione dei dieci anni dell’indipendenza di questo Stato. La storia del Montenegro, come hanno evidenziato nei diversi interventi, si intreccia per diverse vie con quella dell’Ordine di Malta e con la stessa Magione.
Particolarmente stretti sono infatti i legami che uniscono l’Ordine di Malta al Montenegro, che ospita l’icona della Santa Vergine del Monte Fileremo protettrice dell’Ordine di Malta, e  con il quale l’Ordine intrattiene rapporti diplomatici da anni. Il filo di unione con Magione è invece la figura del francescano Giovanni da Pian di Carpine che, come ha ricordato il Sindaco Giacomo Chiodini nel portare i suoi saluti, finì la sua vita ad Antivari come Vescovo di questa città.
L’incontro, come ha dichiarato Danijela Djurdjevic vuole essere anche un momento di incontro e di scambio economico e culturale tra i due Paesi “La seconda lingua studiata in Montenegro – ha fatto sapere – è l’italiano e molti giovani montenegrini, come ho fatto io stessa, vengono a continuare i loro studi in Italia”. “Il Montenegro – ha spiegato – è una terra molto piccola ma con una forte vocazione turistica legata anche all’ambiente e con il desiderio di attuare scambi economici con questo territorio”.
Volontà sottolineata anche da Aleksandar Drljevic, Consigliere dell’Ambasciata del Montenegro in Italia. Al convegno è intervenuto anche il rappresentante della Casa Reale del Montenegro e del Principe Nikola Petrovic Njegoš, che ha illustrato le attività negli ultimi dieci anni.
Molto seguiti, in una sala al completo, i diversi aspetti della Regina Elena nel salone d’onore del Castello dei Cavalieri di Malta, ancora ricordata nel nome di tante istituzioni mediche, Mario Olivieri sugli “Aspetti politici della vita della Regina Elena”; la scrittrice saggista Delfina Ducci su “Elena di Savoia una vita d’amore”; dei "Temi e motivi poetici in Elena del Montenegro” ha parlato Norberto Cacciaglia.
Il convegno, presentato da Marta Mussini, si è aperto con l’inno del Montenegro cantato da Maria Ràtkova, accompagnata dalla pianista Patrizia Mencarelli e con un messaggio inviato dalla Principessa Maria Gabriella di Savoia letto da Maurizio Ceccotti, Presidente regionale dell'Unione Monarchica Italiana.

domenica 15 gennaio 2017

Grazie alla Regina Elena Italia e Montenegro più vicine

Grazie alla Regina Elena di Savoia Italia e Montenegro più vicine MAGIONE 11 gennaio 2017 – Un’occasione per avviare rapporti culturali ed economici tra Italia, e Montenegro alla luce della storia che lega questi due paesi è la finalità del convegno “Jalena Petrović Njegoć – Regina Elena di Savoia, principessa del Montenegro e regina d’Italia”, organizzato dall’Ordine di Malta delegazione Perugia-Terni, dall’Associazione montenegrini e amici del Montenegro in Italia; dal Comune di Magione e dalla pro Magione, in programma sabato 14 gennaio, ore 16, al Castello dei Cavalieri di Malta a Magione.
L’iniziativa nasce dai forti legami che uniscono l’Ordine di Malta e l’Italia al piccolo stato che dette i natali alla futura regina d’Italia, a seguito del suo matrimonio nel 1896 con l’erede al trono Vittorio Emanuele III. Motivazioni ricordate questa mattina in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, dalla presidente dell’associazione montenegrina Danijela Djurdjevic, dal conte Luciano Valentini di Laviano per conto dell’Ordine di Malta , dal professor Norberto Cacciaglia e da Giacomo Chiodini sindaco di Magione. Presente Luigi Bufoli per la proloco di Magione.
 “Il legame tra il Montenegro e i Cavalieri di Malta – ha spiegato Valentini di Laviano –ha il suo punto centrale nella devozione alla Madonna del Fileremo, antica e venerata icona risalente al IX-X secolo simbolo della spiritualità mariana dell’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni, per secoli al seguito dei Cavalieri di Malta. Data per dispersa dopo la guerra, è stata ritrovata proprio nel Montenegro, a Cettigne, dove ancora oggi è conservata,”. A ripercorrere tutte le vicende che uniscono l’immagine sacra all’Ordine di Malta sarà, il giorno del convegno, monsignor Giovanni Scarabelli.
Fra Giovanni da Pian di Carpine, ha ricordato il sindaco Chiodini, è il personaggio storico che unisce Magione al Paese balcanico. Qui, infatti, il francescano trascorse gli ultimi anni della sua vita in qualità di vescovo di Antivari.
Interventi di sabato prossimo, nel salone d’onore del Castello dei cavalieri di Malta: di Mario Olivieri sugli “Aspetti politici della vita della regina Elena”; della scrittrice saggista Delfina Ducci su “Elena di Savoia una vita d’amore”; dei temi e motivi poetici in Elena del Montenegro” parlerà Norberto Cacciaglia
Il convegno si aprirà con l’inno del Montenegro cantato da Maria Ràtkova, accompagnata dalla pianista Patrizia Mencarelli. Saranno presenti l’ambasciatore del Montenegro presso la Santa sede e presso l’Ordine di Malta, Veselin Šucović e il rappresentante ufficiale della Casa reale di Montenegro, in rappresentanza di Sua altezza reale il principe Nikola Petrović Njegos che illustrerà le attività della Real casa negli ultimi dieci anni.

sabato 14 gennaio 2017

CIRCOLO DI CULTURA ED EDUCAZIONE POLITICA “REX “



Sul  numero  di  gennaio  2017 del mensile “Storia in Rete” (http://www.storiainrete.com/) articolo  “Vita, morte ed errori  di  un Imperatore, Francesco Giuseppe” (pag.54), dell’ing. Domenico Giglio, Presidente del Circolo  REX.

La rivista  è  acquistabile  nelle  edicole (euro 6,00).

La Monarchia ha realizzato le libertà più autentiche - seconda parte



L'integrazione delle nuove province nel Regno di Francia avvenne con gradualità, rispettando il potere e i costumi di ciascuno. Grazie al loro senso della giustizia, attraverso una saggia amministrazione, i Re diedero alla Popolazione la voglia ed il piacere di diventare Francese.

La Monarchia ha condotto la Francia al suo apogeo nei XVII e XVIII secolo. Per la sua popolazione, per lo sviluppo della sua economia, per la sua influenza culturale e intellettuale, per la sua forza politica e militare, la Francia divenne in quell'epoca il primo Paese dell'Europa e del Mondo. Molto di più di quanto non rappresentino oggi Stati Uniti e Russia.

Dopo qualche riflessione sul passato monarchico della Francia, vorrei adesso considerare il presente e l'avvenire. Ci sono ancora dei monarchici in Francia, più numerosi di quanto non si creda ed in tutti i celi sociali. E si sbaglierebbe nel ritenere che essi siano dei nostalgici di un passato sepolto o dei sognatori romantici.
I monarchici francesi noni pongono, infatti, la questione istituzionale su un piano sentimentale ma su un Piano della verità politica, ossia su piano di intelligenza e di ragione.

A questo proposito, Charles Maurras ha attualizzato, all’inizio del XX secolo la dottrina monarchica., Certo non ha inventato tutto ad un tratto un sistema monarchico teorico. Egli si è impegnato a ritrovare ed a definire le leggi della politica francesi soprattutto nella sua “lnchiesta sulla Monarchia”.

Nella nostra epoca, che è dominata dal progresso delle scienze, della loro applicazione, Maurras: ha opposto la scienza politica alle ideologie - alle nuvole - rivoluzionarie; se ha preconizzato la Monarchia in Francia, è perché vi è stato condotto attraverso lo studio obiettivo della storia e l’analisi attenta del presente. Per questo ha Potuto parlare di monarchia scientifica. Ed ha dimostrato che la costituzione che conviene alla Francia è la Monarchia tradizionale, ereditaria, decentralizzata e rappresentativa; cioè la Monarchia capetingia perché è la dinastia capetingia che ha fatto la Francia.
La Monarchia risponde, in Francia alla triplice esigenza del nostro Paese; bisogno di una autorità, bisogno di libertà, esigenza di una raffigurazione del Paese reale.
Consideriamo, innanzitutto, l'esigenza di autorità.
Tutti i Paesi hanno bisogno d'una autorità. ma la Francia ha necessità più d'ogni altro di essere guidata da una autorità ferma, che riassuma tutti i valori nazionali, continua. Essa, infatti, è esposta ad una doppia minaccia. Innanzitutto ad una minaccia esterna.

La Francia è favorita dalla natura, per il suo clima, le sue ricchezze naturali, ma è facilmente esposta alle invasioni degli stranieri, alla foro cupidigia, alle loro ingerenze.
Situata al centro dell'Europa, non può isolarsi, restare ai margini dei grandi affari internazionali.

Ed esiste anche una minaccia interna: i francesi hanno una naturale Predisposizione a disperdersi e a dividersi. Come ha scritto Maurras («L'Action Française, «La legge delle lotte intestine è scritta nel cuore dei francesi, come sul territorio della Patria».
I francesi si combattono tra di loro, tanto in funzione dei loro interessi  particolari che in funzione delle rispettive ideologie. Il patriottismo ed il senso di solidarietà nazionale non si risvegliano presso di essi che nei periodi di pericolo e spesso troppo tardivamente.

Occorre, dunque, ai francesi una autorità spirituale vigorosa tanto per garantire l’indipendenza che per mantenere l'unità del Paese.
Questa autorità non può essere procurata dalla repubblica perché quale che sia il numero che la contraddistingue è il «regno» coi partiti e delle loro competizioni permanenti. Il «regno dell’instabilità e dell’irresponsabilità politica»   
L'elettività non esprime una autorità veritiera, essa non fornisce che un’immagine effimera; quella delle divisioni del Paese.

Un uomo eletto al supremo grado dello Stato non può disporre d'una autorità incontestabile perché, ciò che una elezione  ha fatto, un'altra competizione elettorale può disfare.

Solo la Monarchia - la Monarchia ereditaria - può procurare alla Francia l’autorità politica che le è necessaria.
Oggi è di moda contestare il potere. Una certa sinistra pone volentieri il problema: “in nome di che cosa si esercita il Potere?” - si afferma - ed a partire da questo interrogativo, viene rimessa in discussione l'esistenza di tutta una tradizione, di tutta l'autorità dello stesso Stato. Ma si sa bene che non e né l’autorità, né lo Stato che bisogna sopprimere, perché allora si ricadrebbe nell'anarchia generatrice delle peggiori ingiustizie. Per contro, è necessario restituire una legittimità al potere.
E la Monarchia rappresenterebbe in Francia un Potere legittimo, ossia un Potere esercitato nella considerazione del solo bene comune e indipendente dai gruppi d'interesse e dalle sue fazioni. La sua legittimità le deriverebbe dalla storia, dai servizi che ha reso al Paese nel corso dei secoli.
In repubblica, non ci può essere legittimità del potere, perché quest’ultimo viene esercitato da una fazione o da un gruppo di fazioni che sono prevalse su altre fazioni avversarie.
La Monarchia rappresenterebbe anche un potere realmente forte in quanto esso sarebbe indipendente dalle elezioni e pertanto, anche dai partiti, dai gruppi di pressione, dall’influenza degli stranieri che spesso agiscono attraverso  i partiti.

La Monarchia sarebbe    proprio per questa sua indipendenza    in grado di dominare le feudalità d'ogni natura che oggi si sono installate nelle stanze dei bottoni; sia che queste feudalità siano amministrative, partitiche o economico-finanziarie.

Non si può a questo riguardo non considerare oggi la trasparente contraddizione tra i poteri allargati del Presidente della repubblica francese ed il progressivo affievolimento del suo Potere. Tiranneggiato come egli è da una molteplicità di forze politiche, economiche, sindacali, dai cui umori dipende il suo mantenimento in carica.
Per rimediare all'anarchia repubblicana, diversi sognano periodicamente la dittatura.
Quale debolezza, dunque, la repubblica rivela sotto un'apparenza di autorità e di fermezza.
Charles Maurras lo ha perfettamente dimostrato, confrontando la dittatura alla Monarchia: «Un uomo solo è poco. Una vita d'uomo, un cuore d'uomo, una testa d'uomo tutto ciò è troppo esposto e permeabile alla ubriacatura, all’assassinio alla malattia, ad una miriade di accidenti. La sola forma razionale e sensata dell'autorità è quella che riposa in una famiglia - di primo nato in primo nato secondo una legge che esclude la competizione perché è un potere talmente naturale che, comportando un’autorità integrale del vertice, chi l'esercita non può tuttavia definirsi dittatore; egli è un Re e questa Magistratura regale, combinando i due principi dell’autorità e dell’ereditarietà,  è istituzione talmente flessibile che non cessa di essere sempre se stessa, pur se varia con il mutare dei tempi e si veste talvolta dell'aspetto paterno di un semplice presidente del consiglio o del Parlamento espresso dal Popolo, talvolta l'apparenza della dittatura diretta, talvolta    quella della dittatura indiretta d'un ministro di primo piano. Come succede per le corse di grande rilievo, l’Istituzione è di gran lunga superiore agli uomini. Il suo valore principale è quello di saper utilizzare il passato completamente a frutto del presente senza peraltro, sacrificarvi l’avvenire.
(«L’Action Française, del 27 febbraio 1924)».
In questo testo, Charles Maurras, esalta la continuità del potere nella Monarchia, come una delle sue più grandi qualità.

La Monarchia sopprime la competizione per il potere, per l'autorità suprema. Come ebbe a dire Bossuet: «Niente brighe né cabale per fare un Re; è la natura a farlo».

martedì 10 gennaio 2017

La Monarchia ha realizzato le libertà più autentiche - prima parte

La Restauration National, attualmente diretta da Pierre Juhel, è la discendenza diretta dell'Action Francaise fondata dal celebre pensatore Charles Maurras.  Essa ha sedi e gruppi nelle maggiori città francesi possiede un consistente movimento giovanile (l'Action Française Etudiante, a capo della quale è Henry Sacchi, un giovane di origine italiana); pubblica due periodici («Aspects de la France», settimanale, ed un mensile che ha per testata la denominazione del movimento giovanile).

E' un movimento politico dall'attività molto varia, che va dall'organizzazione di campi scuola per i giovani, alla pubblicazione di libri di pensiero, alla organizzazione di manifestazioni di piazza, alla creazione di gruppi paralleli che, di volta in volta, si occupano dei più disparati problemi di attualità.

Dal punto di vista ideologico, l'azione di questo movimento rispecchia fedelmente il pensiero e la dottrina di Charles Maurras: restaurazione delle istituzioni che assicurano l'indipendenza nazionale ed il benessere comune; liquidazione della repubblica e ritorno alla Monarchia tradizionale, ereditaria e fondata sul decentramento amministrativo. In altri termini, una controrivoluzione da attuarsi secondo i principi sociali propugnati dalla scuola di De la Tour du Pin e di Charles Maurras, che considera la partitocrazia il principio d'ogni male e l'anticamera del comunismo.

ANTONIO MAULU


Pierre Pujo è una delle figure più rappresentative della nuova generazione monarchica francese.

E’ direttore politico di a «Aspects da la France », settimanale della Action Française .
Giornalista brillante e oratore convincente, interpreta la corrente tradizionalista del pensiero monarchico transalpino.
In questo numero del nostro periodico, pubblichiamo la prima parte di una conferenza tenuta da Pierre Pujo nel febbraio 1974 a Parigì e riprodotta in un opuscolo dal titolo «Actualité de la Monarchie »



Se si vuole a grandi tratti fare la storia di ciò che fu l'antica Monarchia francese, occorre innanzitutto osservare che la Monarchia Capetingia rappresenta una stabilità istituzionale di ben 800 anni.

Per otto secoli, infatti, dai 987 al 1792. la Francia è stata governata dal medesimo sistema monarchico e dalla medesima Dinastia. La continuità politica si esprimeva attraverso l'annuncio del gran ciambellano alla morte di ciascun Sovrano: «Il Re è morto, viva il Re!» Per dirla con il duca di Lévis Mirepoix: Il Re non è morto che una volte sola, allorché Luigi XVI, il 21 gennaio 1793, salì le scale del patibolo sul quale l'avevano preceduto o lo avrebbero seguito innumerevoli cittadini d'ogni condizione - e soprattutto gente del popolo - vittime del furore rivoluzionario.

Quale enorme differenza tra questa continuità di 800 anni di storia ed il valzer dei regimi che la Francia ha conosciuto dopo il 1791.

Certo si sono avuti anche sotto la Monarchia periodi di gravi turbamenti, di guerre civili o nei confronti di Paesi esteri, ma mai, nemmeno nei momenti pia drammatici della storia nazionale, il Re ha cessato di incarnare la continuità e l'unità della Nazione .

Mi guarderò bene dal sostenere che la Monarchia rappresentasse un sistema perfetto, il sistema perfetto non esiste, cosi come non esistono uomini perfetti. Esistono, per altro, sistemi che sanno volgere al fine del bene comune i difetti così come le qualità d'un Popolo; e ce ne sono, per contro, altri che aggravano i difetti di questo Popolo e che riescono persino a trasformare in difetti le qualità.

Il celebre accademico di Francia Lévis Mirepoix ha molto giustamente osservato: Se le nostre pubbliche sventure sono per la maggior parte, attribuibili alle nostre divisioni, vale a dire al nostro eccessivo senso dell’individualismo, i nostri grandi successi sono dovuti, per la maggior parte ad affermazioni individuali, orientate nella magnificenza del destino nazionale». E non si può negare che grande merito della Dinastia Capentigia sia stato quello di aver saputo utilizzare il tradizionale individualismo dei francesi per la grandezza e la prosperità della Nazione e per il progresso della civiltà francese. 
Il prima carattere della Monarchia in Francia è che essa è stata incarnata da una Dinastia nazionale. Questa Dinastia non è stata importata, né imposta dallo straniero, essa è scaturita dall'anima francese. I suoi primi rappresentanti furono chiamati al potere per i servigi che avevano reso alla comunità. Per più generazioni, circa 2000 anni, i Re furono eletti di padre in figlio, Successivamente, venne soppressa questa elezione divenuta una formalità. L'ereditarietà venne definitivamente acquisita a partire dal regno di Luigi VIII, figlio di Filippo Augusto.

Secondo tratto caratteristico della Monarchia francese: il Re ha sempre esercitato un potere temperato. Egli non è stato né un autocrate né un despota. Se si è detto che la Monarchia era  assoluta  ciò lo si deve al fatto che il Re non dipendeva da nessuno, da nessun gruppo di pressione, da nessuna fazione. 
Secondo una tradizione ben consolidata, il Re di Francia governava attraverso Consigli. Nel diciassettesimo e diciottesimo secolo, in particolare, epoca nella quale l'amministrazione reale divenne più complessa, questi consigli compresero uomini di grande valore che preparavano le decisioni reali. Le decisioni scaturivano da discussioni approfondite e da riflessioni serie e perché il Re se ne discostasse dovevano intervenire gravi ragioni. 
D'altra parse, il Re era soggetto alle leggi fondamentali del Re ed a quelle che venivano definite, massime generali» che ispiravano il diritto francese. I parIamenti, in particolare quello di Parigi, erano severi nel rammentarglielo. Valga per tutti l'esempio del Parlamento di Parigi che dichiarò nullo il prima testamento di Luigi XIV, che intendeva mantenere il diritto al trono di Francia al duca d'Anjou, divenuto Filippo V di Spagna, perché la tradizione voleva che la Francia non potesse essere governata che da un principe francese. 
Infine, l'autorità del Re era rilevante nella sua sfera d'azione, quella cioè degli affari di stato, ma era compensata dalle libertà di cui godevano, nelle rispettive sfere, le molteplici e diverse comunità locali, religiose, professionali, universitarie, nonché gli Stati provinciali, certe branche di uffici, ciò che indubbiamente, generò anche taluni abusi ed inconvenienti ma che ebbe il vantaggio di rendere i Magistrati indipendenti dal Popolo reale. 
I rapporti fra il Re ed i sudditi non si svolgevano solamente sulla base del diritto. Setimenti autentici e profondi univano Re e Popolo. 
La Francia». ha potuto scrivere il Lévis Mirepoix, «ed il Re agivano in un sistema di reciproca attrazione>>. Il Re era il padre della Nazione ed è Jean Jaurés che ha parlato del «fascino secolare: della Monarchia ».

Il terzo tratto caratteristico della la Monarchia francese è costituito dalla suo grande agilità nel  sapersi adattare all'evoluzione sociale. Essa rappresentò essenzialmente un modo, empirico di governare. L'Amministrazione reale andò migliorandosi con il trascorrere del tempo. Il Re creava una istituzione una funzione nuova ogni volta che le esigenze dei tempi ne facessero  avvertire la necessità, lasciando che deperissero  automaticamente le istituzioni obsolete. 
Così, ad esempio, intendendo sostituirli, nel XVII e nel XVIII secolo lasciarono cadere in desuetudine la nomina di balivi e di siniscalchi.
Secondo le epoche, le circostanze, secondo il temperamento di ciascuno, i Re di Francia manifestarono in misura maggiore o minore la propria autorità. Al Re competeva il diritto di governare direttamente, Ma poteva anche conferire larghi Poteri ad un primo ministro. E' sufficiente, a questo riguardo tracciare un confronto tra il Regno di Luigi XIII e quella di Luigi XVI per rendersi canto della differenze dei metodi di governo e, pertanto, della stessa natura della Monarchia. 
Nulla ha a che spartire con le costituzioni rigide dell’epoca contemporanea che non si possono modificare nonostante molte volte la necessità lo pretenderebbe, perché i partiti non giungono mai a mettersi d'accordo sui ritocchi da apportarvi, in funzione dell'evoluzione dei tempi e delle esigenze del Paese.

La Monarchia non ha assicurato solamente delle istituzioni equilibrate, adattate alle esigenze della Francia ed al temperamento nazionale, essa ha realmente, fatto del bene al Paese.

Innanzitutto sono i Re capetingi che hanno costruito la Francia. Un Paese così diverso e così ricco di contrasti come il nostro non era necessariamente destinato a formare una Nazione unica. I Re capetingi hanno saputo agire da catalizzatori ad hanno determinato il nascere e il rapido realizzarsi del sentimento nazionale.

Il secondo beneficio che la Monarchia ha assicurato alla Francia, corollario del primo, è costituito dall’aver assicurato la difesa del Paese dallo straniero. La politica estera era veramente un affare reale ed un legame molto intenso legava l'esercito al Re. La Monarchia capetingia ha saputo difendere frontiere e indipendenza, contro tutti i tentativi egemonici che sono stati tentati dall'estero.

Dal 1636 al 1792 la Francia ha conosciuto ben 156 anni di non violazione dei propri confini. E Charles Maurras ha tenuto a sottolineare che questo periodo è coinciso con  il periodo di maggior vigore della presenza e del potere monarchico: il periodo in cui la Monarchia fu pienamente se stessa. 
Sul piano interno, il Re fu costantemente protettore del Popolo minuto, contro il feudalismo. Il Re contribuì energicamente all'affrancamento delle città nel Medio Evo; facilitò l'ascesa della borghesia e ci si ricorderà come di ciò il duca di Saint-Simon fece colpa a Luigi XIV. Non si ricorderà mai a sufficienza come fu proprio attraverso l'esercizio di una vera giustizia che i    Re estesero la Propria autorità all'intera Francia. Essi erano i giudici e gli arbitri supremi in tutte le controversie che opponevano i francesi    gli uni agli altri. E' cosi che i nostri Re si fecero amare! 
Certamente la nobiltà ebbe un posto a parte nello Stato, ma i Re si impegnarono a neutralizzare le velleità dei nobili, riuscendo anzi a volgerla al conseguimento del bene comune. Se i nobili godettero di taluni privilegi, furono caricati anche di incombenze rilevanti, come quella di servire con maggiore impegno anche finanziario, nell'esercito del Re.Inoltre, occorre ricordare che la nobiltà non cessò di rinnovarsi di secolo in secolo. Come scrisse Lévis Mireoix, «le classi rimasero aperte».  In altri termini, non era solo la nascita la matrice della nobiltà. Ad essa, infatti, si poteva pervenire anche per meriti maturati nei confronti dello stato. 
La Monarchia francese, infine consenti un’espansione costante delle libertà. Senza dubbio, i Re realizzarono una centralizzazione politica indispensabile, ma contrastarono il meno possibile le autonomie amministrative. Anzi, le incoraggiarono. Soprattutto, la centralizzazione reale non fu mai piatta. Come
ebbe a dire lo storico Funk Brentano, la Francia era irta e arruffata di libertà.

Tutte queste libertà - o privilegi che è la stessa cosa – creavano un insieme un po' confuso, ma se irritavano degli spiriti sistematici,  come saranno i fisiocrati e i rivoluzionari, i francesi trovavano in esse protezione, garanzia contro I’arbitrio.


Oggi una maggioranza di deputati eletti a qual prezzo di demagogia dispone a sua discrezione delle sorti dei cittadini.