NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.
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lunedì 20 marzo 2023

Umberto, il Re dei miei verd’anni

di Pier Franco Quaglieni


Ricorrono i quarant’anni dalla morte dell’ultimo Re d’Italia mancato a Ginevra nel 1983. Quando seppi della sua morte rimasi in silenzio, memore di quello che ha rappresentato anche per la mia generazione. Scrissi  su di lui un articolo su “Stampa sera“ solo un anno dopo. Fu il Re dei miei verd’anni, per usare un verso di Carducci rivolto a Carlo Alberto. Nel 1961 mio padre mi accompagnò a Cascais a Villa Italia per farmi conoscere il  successore  del Re galantuomo  quasi totalmente dimenticato nel centenario del Regno e dell’ Unità. L’ho rivisto più volte e all’atto del mio matrimonio il Re mi mandò dei gemelli in dono. Ragioni di disguidi  burocratici del Comune di Torino  mi impedirono di averlo testimone alle mie nozze, dove sarebbe stato rappresentato dall’amico Umberto di Collegno, collare dell’ Annunziata. Conservo tanti suoi biglietti e anche dei ricordi gentili e affettuosi che mi mandava tramite il ministro della Real Casa Falcone Lucifero. Scrissi su “Stampa sera“  un articolo contro la norma costituzionale transitoria dell’esilio, che venne affiancato da un articolo, favorevole all’esilio, di un signore destinato a diventare incredibilmente niente meno che il  presidente di una consulta dei senatori del Regno , si fa per dire , copiando quella originale.  Tal personaggio pretese persino  di decidere  anche il futuro di una dinastia millenaria, scegliendo da Torre San Giorgio , provincia di Cuneo, il futuro pretendente al trono anche se fu implacabile giacobino nel sostenere l’esilio del Re. Oggi sarò a ricordare Umberto II a Racconigi dove il Re nacque il 15 settembre 1904. E’ un grande onore che mi è stato concesso. Racconigi gli ha dedicato un monumento, Roma uno largo a  lui intitolato. Forse anche Torino dovrebbe fare qualcosa per ricordare il Principe di Piemonte che amò profondamente Torino dove visse probabilmente la stagione più bella della sua vita. Ad Umberto II gravemente malato fu negato di rivedere l’ultima volta la sua Patria. Ricordo la faziosità meschina e miserevole  di Riccardo Lombardi contro il Re. Qualcuno mi ha scritto chiedendomi perché vado a ricordarlo. Gli ho risposto ricordando che il Re scelse di partire dall’Italia il 13 giugno 1946 per evitare una seconda guerra civile. Ma i motivi per ricordarlo sono molti altri. Il suo richiamo <<L’Italia innanzi tutto >> resta più attuale che mai anche oggi. L’ultima parola pronunciata dal Re prima di morire fu <<Italia >>, una parola non retorica pronunciata in punto di morte dall’esule che sarebbe potuto essere un grande Re di una nuova Italia democratica, simbolo della migliore storia italiana. Ho appreso da un’amica che ci sarà una mostra torinese su Umberto. Ne sono lieto, ma certo, se fosse ancora in vita il generale Cravarezza, non lo avrei saputo per via indiretta come mi è accaduto ieri. Cravarezza fu con me dieci anni fa a ricordare Umberto a Torino ed Alassio. Lo ricorderemo il 16  marzo a Palazzo  Cisterna senza di lui, ma io non tralascerò di ricordare anche il Generale di Corpo d’Armata dell’esercito repubblicano che conservava con cura a casa sua la bandiera tricolore con lo scudo sabaudo.

lunedì 7 giugno 2021

A 160 anni dalla morte di Cavour – Distanze di sicurezza – Lettere

di Pier Franco Quaglieni

A 160 anni dalla morte di Cavour

Ancora oggi la figura del conte di Cavour non è percepita in modo adeguato . Fu molto popolare ai suoi tempi quando venne fatto oggetto di innumerevoli caricature raccolte in volume dal grande e dimenticato Enrico Gianeri (Gec), ma la storiografia fu disattenta o ingiusta verso il principale protagonista dell’unificazione d’Italia, morto neppure cinquantenne nel 1861 a pochi mesi dalla proclamazione del Regno, che la sua abilità politica e la sua lungimiranza avevano creato in appena un decennio. 




Cavour aveva imparato l’arte della politica e del buongoverno viaggiando in Francia, Inghilterra e Svizzera, si era presto liberato da una visione provinciale piemontese e aveva saputo con la guerra di Crimea porre all’Europa la questione italiana, inutilmente anche se nobilmente agitata da Mazzini e da Garibaldi. 

Insieme a Vittorio Emanuele II seppe realizzare le condizioni per la II Guerra per l’indipendenza del 1859, creando strade ferrate e un decollo industriale piemontese che rafforzò  il Regno di Sardegna. Era un uomo nutrito di liberalismo, senso dello Stato, fedeltà a Casa Savoia , un uomo aperto e spregiudicato, pronto al gioco d’azzardo Dedicò tutto se stesso alla Causa italiana, giungendo persino all’idea del suicidio, come evidenziò Narciso Nada storico di Cavour ingiustamente dimenticato. Seppe unire il realismo machiavelliano con una forte passione civile. 

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domenica 6 giugno 2021

Il referendum del ‘46 secondo il romitiano Fornaro

 

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Il quotidiano “La Stampa“,  sempre più lontano dal giornale fondato da Frassati e sempre  più vicino all’”Unità“, ha recensito con enfasi compiaciuta il nuovo libro dell’on. Federico Fornaro di Leu che compare spesso nei Tg, ma quasi mai viene intervistato. Il libro, edito da Bollati – Boringhieri, è dedicato al referendum del 2 giugno 1946 tra Monarchia e Repubblica. E il quotidiano, di proprietà del neo cavaliere del Lavoro Elkann, lo ha definito come la dimostrazione dell’assoluta regolarità di quel referendum che ha suscitato da sempre dubbi e polemiche

Fornaro che oggi è nella estrema sinistra radicale, viene dal PSDI e appartenne alla corrente di Pier Luigi Romita, figlio del ministro degli interni Giuseppe all’epoca del referendum, che apparve subito, per sua stessa ammissione, non arbitro imparziale, prima e nel corso del referendum istituzionale, quando non ebbe remore – lui garante sulla carta dell’imparzialità del confronto elettorale – a dichiararsi accesamente repubblicano, agendo di conseguenza.

Sono fatti troppo noti che chiunque abbia letto qualcosa in merito, conosce bene. Le irregolarità, se non i brogli, durante il referendum, furono indiscutibili.

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Il Torinese