NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.
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sabato 5 novembre 2022

VICOFORTE/ L'Ambasciatrice del Montenegro attesa domenica alle tombe reali dei Savoia


Domenica 6 novembre, alle 12, nel Santuario di Vicoforte Mondovì, in provincia di Cuneo, l'Ambasciatrice dello Stato del Montenegro in Italia, Dott.ssa Milena Sofranac Ljuboljevic  accompagnata dal Ministro consigliere, Jelena Burzan, e dal Primo segretario nell'Ambasciata, Dejana Backovic, renderà omaggio alle Reali Tombe della Regina Elena (1873-1952), nata Petrovic-Niegos, Principessa del Montenegro, consorte di Vittorio Emanuele III, Re d'Italia dal 1900 al 1946.

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Cuneocronaca.it

lunedì 13 dicembre 2021

DA QUATTRO ANNI VITTORIO EMANUELE III E LA REGINA ELENA A VICOFORTE



Un “Memoriale” dei Presidenti della Repubblica? 

Tutti i grandi Stati onorano i propri “Capi” antichi e recenti. Sono gli Stati che, quale ne sia la dimensione territoriale, quando è il momento, accettano le sfide della Storia e, se necessario, combattono. Alcuni vincono, altri perdono. I vinti sopravvivono se conservano memoria di sé. È il caso del Giappone, che si fonda sulla memoria degli Antenati. E chi è più “antenato” in uno Stato se non il suo Capo? Egli è la sintesi della sua identità. Tra le debolezze “di sistema” della Repubblica attuale vi è la discontinuità del ricordo dei suoi “Capi”, da De Nicola all'attuale. Manca un “Memoriale” che li componga nella loro sequenza. I Presidenti della Repubblica sono narrati in opere degnissime (per es. in “Parla il Capo dello Stato” del quirinalista Tito Lucrezio Rizzo) ma le loro effigi non sono raccolte insieme in un luogo “pubblico”. Per rendere omaggio all'Italia i successori dei Re salgono ai piedi della Dea Roma in cima all'Altare della Patria, voluto dalla monarchia che unì l'Italia. All'esterno e all'Interno del Vittoriano non manca lo spazio per sintetizzare i 160 della “unità nella continuità”, assicurata dal Re Soldato nella stagione più drammatica della sua lunga storia e l'effigie dei Capi dello Stato dal 1946 a oggi.

Nella preoccupante riffa in corso sull'elezione del prossimo Presidente della Repubblica merita riflettere sulla Sepoltura di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena: un esempio di grande civiltà. 

Prima i vivi... 

Quattro anni orsono, il 15 e il 17 dicembre 2017, giunsero in Italia le salme della Regina Elena e di Vittorio Emanuele III. La loro traslazione era stata per decenni in vetta alle richieste dei monarchici (partiti, movimenti, associazioni...) e, per “ragione sociale”, dell'Istituto nazionale per la guardia d'onore alle Reali Tombe del Pantheon. Verso fine Novecento però tra i più prevalse la direttiva “prima i vivi, poi i morti”. Fu data la precedenza alla richiesta di abolizione dell'esilio che ancora colpiva Vittorio Emanuele di Savoia e suo figlio Emanuele Filiberto, nato a Ginevra il 22 giugno 1972. 

Il 23 ottobre 2002 il Parlamento approvò la legge costituzionale (in vigore dal 10 novembre successivo) che esaurì gli effetti dei primi due commi della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Essi privavano dei diritti politici attivi e passivi gli ex Re di Casa Savoia, le loro consorti e i discendenti maschi, a ciascuno dei quali era vietato l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale. Rimasero in vigore l’avocazione allo Stato dei beni degli ex Re di Casa Savoia, delle consorti e dei discendenti maschi esistenti nel territorio nazionale e l'annullamento di trasferimenti e costituzioni di diritti reali sugli stessi avvenuti dopo il 2 giugno 1946, giorno “convenzionale” dell'avvento della Repubblica, che in realtà data dal 19 giugno seguente, come recita la “Gazzetta Ufficiale”, citata da Argenio Ferrari in “Lex et Libertas in potestate Regis” (ed. Bastogi Libri). La sorte delle Salme finì in un cono d'ombra. 

Finalmente… quei giorni 

Nondimeno alle 7.30 del 15 dicembre 2017, mentre appena albeggiava, il feretro della Regina Elena fu estumulato in forma privata nel cimitero Saint Lazare di Montpellier, la città ove era morta il 28 novembre 1952 ed era stata inumata. La sua Famiglia fu rappresentata dall’avvocato sanremasco Luca Fucini, componente della Consulta dei senatori del regno, munito di apposita delega. La cerimonia venne ripresa dalle reti televisive France 2 e Montpellier Actualité, previamente informate dalla Mairie, malgrado la raccomandazione di assoluta riservatezza. Alle 17.30 il feretro giunse al santuario-basilica di Vicoforte. Fu accolto dal conte Federico Radicati di Primeglio, delegato dalla Famiglia Savoia “per tutti gli atti necessari a estumulazione, traslazione e ritumulazione delle salme della Regina e di Vittorio Emanuele III”, e dal Rettore del Santuario, monsignor Bartolomeo (Meo) Bessone, vicario della Diocesi di Mondovì, poi parroco a Dogliani e purtroppo rapito dalla pandemia di covid.19. “Don Meo” impartì la benedizione di rito ed evocò la figura della Regina “Rosa d'Oro della Cristianità”. Uno storico, che da mesi affiancava il conte Radicati, aggiunse che per allietarsi dell'evento non era necessario essere monarchici; bastava sentirsi italiani. La lapide reca la scritta “Elena di Savoia/ Regina d’Italia/ 1873-1952”. Presenziarono il sindaco di Vicoforte, Valter Roattino, e l’architetto Claudio Bertano, autore del progetto monumentale. Tempestivamente informata dell'avvenuta traslazione, con una nota alla sede di Parigi dell'agenzia Ansa la principessa Maria Gabriella di Savoia ne dette annuncio alle 17.45, poco prima che iniziasse la conferenza stampa convocata dal sindaco di Montpellier per le 18. Ringraziò monsignor Luciano Pacomio, vescovo di Mondovì, catechista insigne, il Rettore del Santuario e quanti avevano operato “nella discrezione raccomandata dal vescovo” e aggiunse: “A nome e per conto dei discendenti dei Sovrani che vissero cinquantun anni di matrimonio in unione con gli italiani nella buona e nella cattiva sorte e mentre ricordo mia zia Mafalda, morta tragicamente nel campo di concentramento in Germania, ove era stata deportata dai nazisti, esprimo profonda gratitudine al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che propiziò la traslazione delle Salme dei Nonni in Italia, in prossimità del 70° della morte di Vittorio Emanuele III e nel centenario della Grande Guerra, per la ricomposizione della memoria nazionale”. Immediatamente diffusa in apertura dei telegiornali della sera, la notizia fece supporre che fosse imminente la traslazione della salma di Vittorio Emanuele III. Estumulato nella notte del 16 dal retro dell'altare di Santa Caterina di Alessandria d'Egitto, il suo feretro arrivò a Vicoforte sul mezzogiorno del 17 dicembre e fu tumulato con onori militari e l'esecuzione del “Silenzio” con la scritta “Vittorio Emanuele III / Re d'Italia/1869-1947”. Su entrambe le arche è incisa la Stella d'Italia. Così Vittorio Emanuele III e la Regina Elena vennero ricongiunti in Italia. A quanti domandarono perché fossero resi onori militari alla salma del Re fu ricordato che Vittorio Emanuele III morì quattro giorni prima che entrasse in vigore la Costituzione della Repubblica. A differenza di quanto solitamente si dice, non morì affatto “in esilio”. Si congedò dalla vita mentre era cittadino italiano all’estero, nella pienezza dei diritti politici e civili di ex capo dello Stato e delle Forze Armate. 

Gli antefatti della Traslazione. Perché Vicoforte? 

La tumulazione delle salme di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena a Vicoforte fu il punto di arrivo di un lungo percorso. La scelta venne formulata a Roma in una seduta della Consulta dei senatori del regno il 19 marzo 2011. Fu scartato il Pantheon per indisponibilità di spazi idonei alla dignità di Tombe Reali e per prevedibili intralci di varia natura. Del pari venne ritenuta non idonea la Basilica di Superga, mausoleo dei Re di Sardegna (a eccezione di Carlo Emanuele IV, sepolto a Roma), mentre Vittorio Emanuele III fu Re d'Italia. Voluto da Carlo Emanuele I, duca di Savoia dal 1580 al 1630, quale mausoleo della Casa il Santuario-Basilica di Vicoforte sorge nel cuore della Provincia Granda, seconda “culla” dei Re sabaudi che la vissero intensamente, dai Castelli di Racconigi e Valcasotto alle case di caccia disseminate nelle valli. Vittorio Emanuele III partì per l'Egitto il 9 maggio 1947 col titolo di conte di Pollenzo, il borgo che ospita la vasta tenuta regia poco distante da Vicoforte, ove seguì personalmente i poderi modello avviati sin da Carlo Alberto. Infine il Santuario, circondato dal verde e immerso nella quiete propiziata dal vasto spazio tra la sua facciata e la Palazzata, è affiancato dall'antico monastero cistercense, poi seminario vescovile: un complesso identico da secoli e incontaminato. È il Grande Silenzio che si addice al riposo. Il 7 gennaio 2013, previ ripetuti colloqui con il Rettore del Santuario, la principessa Maria Gabriella di Savoia e il presidente della Consulta espressero al vescovo di Mondovì, monsignor Luciano Pacomio, il “vivo desiderio di congiungere le salme di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena in Italia” e precisamente nel Santuario di Vicoforte, “che bene si addice ad accoglierle”. Prospettarono una cerimonia funebre da celebrare “in forma strettamente privata, così unendo in morte due italiani che vissero insieme cinquantun anni di matrimonio”. Anche per far meglio apprezzare il Santuario da quanti ancora non lo conoscevano, il 16 marzo 2013 venne organizzato a Vicoforte il convegno di studi “Incontro Umberto II. Trent'anni dopo” con la partecipazione di Amedeo di Savoia, duca di Aosta, che nel 1997 aveva presieduto a Vicoforte il convegno su “L'Italia nella crisi dei sistemi coloniali fra Otto e Novecento”, con la partecipazione di Eddy Sogno, Oreste Bovio, Franco Bandini, André Combes, Fernando Garcia Sanz, Antonio Piromalli e altri storici. A conclusione dell'incontro del 2013 la presidente della Provincia di Cuneo, Gianna Gancia (poi consigliere regionale del Piemonte e dal 2019 deputata al Parlamento europeo), nel preveggente discorso “Casa Savoia nella memoria della Granda” disse: “Sentiamo il dovere di accogliere nella nostra terra le salme di chi certamente amò la Granda, il Piemonte, l'Italia: Vittorio Emanuele III, le cui spoglie giacciono ad Alessandria d'Egitto, in una landa ogni giorno a rischio; e la Regina Elena sepolta a Montpellier. Le loro salme sono emblema di una separazione, di una lontananza, che viviamo come una lacerazione da una parte di noi. Lo Stato non fa? Facciamolo noi d'intesa con la Principessa Maria Gabriella di Savoia, che bene conosciamo quale custode delle memorie della Casa. Dobbiamo averne il coraggio”. Il 22 aprile 2013, sentiti il consiglio di amministrazione del Santuario e il suo rettore, il vescovo di Mondovì, Luciano Pacomio, accolse l’istanza della Principessa e della Consulta. Ricordò che Carlo Emanuele I in visita al Pilone dal quale ebbe origine il Santuario aveva affermato “questa terra è santa, deponiamo i vecchi calzari”. Chiese però l'impegno a “mantenere il profilo strettamente privato” della tumulazione, da attuare “nella forma più discreta, con la collaborazione dei Responsabili del Santuario”. Avvalorò l'iniziativa alla luce della parola del salmo 39,13: “Siamo tuoi ospiti, pellegrinanti, come tutti i padri nostri”. Così andava fatto. E così venne fatto. Quattro anni dopo, a coronamento di lunghi preliminari sorti da fortunate convergenze, il 10 maggio 2017 il principe Vittorio Emanuele di Savoia e la principessa Maria Gabriella a nome delle sorelle Maria Pia e Maria Beatrice scrissero al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, auspicando che il Centenario della conclusione della Grande Guerra offrisse motivo per congiungere le salme del “Re Soldato” e della sua Consorte “in Italia”, senza alcuna indicazione di luogo. Previ numerosi incontri con il Rettore e il presidente della Consulta, l'architetto Bertano approntò il progetto in fitto dialogo con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le Province di Alessandria, Asti e Cuneo. Venne avviato l'intervento nella Cappella di San Bernardo per “la realizzazione di monumenti/arche funerarie in marmo” in cui deporre “i resti di due persone meritevoli di speciali onoranze”, non nominativamente specificate. Il 6 novembre il vescovo e il rettore inoltrarono alla Soprintendenza il progetto, che fu approvato. Con rapidità e assoluta riservatezza vennero espletate le complesse procedure previste dalla deliberazione della Giunta Regionale del Piemonte 8 maggio 2012, n. 27-3831 per il rilascio di “autorizzazioni concernenti l'individuazione di siti idonei a tumulazione in località differenti dal cimitero ex art. 105 D.P.R. 10 ottobre 1990, n. 285 e art. 12 L.R. n. 2020/2007”. Acquisiti ope legis tutti i documenti richiesti, ebbero corso estumulazione, traslazione e ritumulazione. Il 17 dicembre, al termine della sepoltura di Vittorio Emanuele III, il conte Radicati precisò che tutto era avvenuto “nelle forme proprie di una cerimonia privata”, “di Famiglia”. 

Alcune incomprensioni 

Alle 21 del 15 dicembre 2017 Vittorio Emanuele di Savoia emanò una “nota” sulla tumulazione della salma della Regina Elena “presso il Santuario di Vicoforte”. Deplorò che fosse avvenuta “in totale anonimato” e rivendicò il Pantheon per “il riposo dei sovrani sepolti in esilio”. Con encomiabile tempestività il 18 con i familiari e ampio seguito egli rese omaggio alle tombe a Vicoforte. Ribadita la richiesta di immediato trasferimento delle salme al Pantheon, lamentò che la traslazione fosse avvenuta “in forma occulta”. In un quotidiano di Roma venne persino insinuato un oscuro baratto tra intervento del Capo dello Stato e consegna alla Presidenza della repubblica di misteriose quanto inesistenti “carte” sull’esito del referendum del 2-3 giugno 1946. Fandonie. La traslazione suscitò un ventaglio dichiarazioni polemiche contro la figura di Vittorio Emanuele III, colpevole dei tre “colpi di Stato” secondo lo “storico” Luigi Salvatorelli, a volte indulgente a polemiche inconsistenti. Secondo lui il Re era responsabile dell'intervento dell'Italia nella Grande Guerra il 24 maggio 1915; della mancata proclamazione dello stato d'assedio e dell'incarico a Mussolini di formare il governo (28-31 ottobre 1922); della revoca di Mussolini (25 luglio 1943, quasi sia un demerito), nonché, in aggiunta, della mancata difesa di Roma e del suo abbandono alla proclamazione dell'armistizio il 9 settembre (la cosiddetta “fuga a Brindisi”). Altri aggiunsero la firma delle leggi razziali nel 1938 e le sue conseguenze di lungo periodo nel 1943-1945, particolarmente gravi nelle regioni governate dalla Repubblica sociale italiana e di fatto occupate dai tedeschi (al di fuori, dunque, da ogni responsabilità diretta del Re e del governo Badoglio). I promotori della traslazione avevano messo in conto la delusione dell'Istituto nazionale per la Guardia d'onore alle Reali Tombe del Pantheon (agevolmente componibile con l'adozione, in forma discreta da convenire con le autorità competenti a consentirla, della “guardia” anche alle tombe di Vicoforte) e l'irritazione di chi indica nel Re (anziché, come è, nel Parlamento) il “responsabile” delle leggi razziali. Qualcuno ritenne uno sgarbo non essere stato previamente informato. Non tutti capirono che era un funerale “della Famiglia”, non “della Casa”, e che pertanto esigeva il necessario riserbo, sia per rispetto della precisa richiesta del vescovo di Mondovì, sia per scongiurare inopportuni schiamazzi di guitti dell'ultim'ora e, peggio, manifestazioni ostili, che avrebbero turbato la solennità dell'evento: il ritorno dei Reali nella loro terra, sotto la cupola ellittica più grande del mondo. Sin dal 16 dicembre altri sedicenti “monarchici” protestarono che “tutti i Reali d'Italia” dovevano “quanto prima trovare sepoltura nell'unica sede ad essi deputata: la Basilica del Pantheon”. La complessa e impegnativa sepoltura nel Santuario di Vicoforte (da taluno sminuito a “chiesetta di campagna”) doveva dunque essere considerata del tutto effimera e sanata con altra immediata traslazione. Parlare è facile. Altra cosa è fare. Tra le tante professioni di indignazione (“istituti storici”, parlamentari, circoli e associazioni varie) il sindaco di una città di qualche peso nella “Granda” dichiarò che non sarebbe mai andato a pregare in un santuario contaminato dalla salma di quel re. La preghiera chiede forse un “luogo” che non sia l'“anima”? A cospetto di tante dichiarazioni polemiche il presidente della Repubblica e quello del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, motivarono il concorso alla traslazione come “gesto umanitario”. Riecheggiò quanto proposto dal vescovo di Mondovì: la “carità” nei confronti di “due persone meritevoli di speciali onoranze”, provate dal lutto (la morte della figlia Mafalda d'Assia in campo di concentramento in Germania; la detenzione da parte nazista della figlia minore, Maria) al pari di tanti italiani, “pellegrinanti, come tutti i padri nostri”. Per prevenire gesti inconsulti, il prefetto di Cuneo dispose che la cancellata della Cappella di San Bernardo rimanesse chiusa sino a quando le tombe fossero tutelate, come sono, da videosorveglianza e sistema di allarme. Dal 28 dicembre 2017, 70° della morte di Vittorio Emanuele III, esse furono meta di un numero crescente di “boni viri” d'ogni Paese che si raccolgono in meditazione su monumenti evocativi della Storia e, senza bisogno di essere cortigiani, ripetono con Giacomo Leopardi: “la vostra tomba è un'ara”. Settantacinque anni dopo la discussa vittoria della Repubblica al referendum sulla forma dello Stato (2-3 giugno 1946), al di là di dispute irrilevanti e di incomprensibili silenzi, la Traslazione delle reali salme a Vicoforte può forse propiziare la rivisitazione storiografica del lungo travagliato regno di Vittorio Emanuele III e nuove risposte ai molti interrogativi ancora aperti sull’ultimo mezzo secolo della monarchia in Italia.

venerdì 19 novembre 2021

A Vicoforte Elena von Hessen, nipote di Mafalda di Savoia

 

Elena Von Hessen ritratta nella galleria d'arte del nostro amico Piero Renna

L’Istituto nazionale per la guardia d’onore alle reali tombe del Pantheon ha organizzato per sabato 27 novembre una giornata per la celebrazione di Re Vittorio Emanuele III, nel 152° anniversario della sua nascita e nel centenario della traslazione del Milite Ignoto al Sacello dell’Altare della Patria. Alle cerimonie prenderà parte anche Elena Von Hessen, nipote di Mafalda d’Assia, figlia del re tumulato al Santuario morta nel campo di concentramento di Buchenwald e ora sepolta vicino a Francoforte sul Meno.

 

Fonte: http://www.provinciagranda.it/monregalese/2021/11/17/news/a-vicoforte-elena-von-hessen-nipote-di-mafalda-di-savoia-7156/


mercoledì 13 ottobre 2021

VITTORIO EMANUELE III PER IL MILITE IGNOTO


 Consulta dei Senatori del Regno

il Presidente


Sabato 9 ottobre 2021 si è svolto a Vicoforte il Convegno di studi

“Il Re Soldato per il Milite Ignoto: La riscossa della monarchia statutaria, (1919 - 1921)”,

organizzato  dalla  Consulta  dei  Senatori del  Regno  in  collaborazione  con  la Associazione di Studi  Storici Giovanni Giolitti (ASSGG) e l'Associazione di  Studi  sul  Saluzzese  e  con  l'egida    di  Comando  Militare  Esercito  Piemonte, Gruppo  Croce  Bianca  (Torino),  Associazione  Nazionale  ex  Allievi  della Nunziatella, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (Milano), Istituto di Studi Politici e Internazionali Giorgio Galli (Milano), UniTreEdu (Milano) e il Centro Studi Piemontesi.

Alle  h.10:15  sono  state  deposte  Corone  di Alloro  alle  Tombe  di  Vittorio Emanuele III e della regina Elena, recate dalla Consulta (gen. Giorgio Blais e col. Carlo Cadorna) e dal Gruppo Croce Bianca (Carlo M. Braghero e Guido Ornato).

Dopo  il  saluto  del  prof.  Gianni  Rabbia,  componente  del  Consiglio  di Presidenza  della  Consulta,  e del cav. Alessandro  Mella,  presidente  della ASSGG, il Convegno è stato aperto dal Messaggio beneaugurante di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia.

Presieduta dal Presidente onorario della Associazione Nazionale ex Allievi della Nunziatella, Giuseppe Catenacci, sono intervenuti il col. Carlo Cadorna e i professori GianPaolo Ferraioli, Luca G. Manenti e Aldo A. Mola.

Nella sessione pomeridiana, presieduta dal Segretario della Consulta, Gianni Stefano Cuttica,  sono  intervenuti  i  professori  Aldo  G.  Ricci, Tito  Lucrezio Rizzo,  Gianpaolo  Romanato,  il  gen.  Antonio  Zerrillo  e  il  prof.  Giorgio Sangiorgi, che ha presentato una suggestiva rassegna di filmati d'epoca sulla Tumulazione del Milite Ignoto e sul viaggio del Re e della Principessa Iolanda in Friuli (maggio 1919).​

 

Consulta dei Senatori del Regno

il Presidente

Sono poi intervenuti il generale di divisione Giorgio Blais, componente del Consiglio  di  Presidenza  della  Consulta,  il  dott.  Giovanni  Flamma,  il vicepresidente  vicario  del  Gruppo  Croce  Bianca,  Carlo  M.  Braghero,  e  il generale di Corpo d'Armata Oreste Bovio, che ha rievocato il suo incontro con Vittorio Emanuele III.

Alessandro Mella ha comunicato la adesione del presidente della Provincia e sindaco di Cuneo Federico Borgna, del sindaco di Mondovì Paolo  Adriano e del dottor  Andrea  Borella,  editore  dell'Annuario  della  Nobiltà  Italiana,  e  ha concluso i lavori illustrando gli Atti (di imminente pubblicazione) del convegno svolto nella stessa sede il 10 ottobre 2020 su “Vittorio Emanuele III, il Re nelle tempeste”.

I partecipanti (che hanno empito al limite della capienza la Sala Beata Paola della Casa Regina Montis Regalis di Vicoforte), tra i quali i Colleghi Senatori Piero Astengo,  Guido  Ornato  e  Giovanni  Ruzzier,  accompagnato  da Alberto Urizio, hanno ricevuto in omaggio pubblicazioni promosse dalla ASSGG.

La registrazione dei lavori è su canale youtube

youtu.be/1Jb65oMrKUy8

e gli Atti saranno pubblicati a stampa quanto prima.

TSG - Ricaldone, 10 ottobre 2021


il Segretario                                                         Il Presidente

Gianni Stefano Cuttica                                    Aldo Alessandro Mola 

domenica 18 ottobre 2020

Il lungo Regno di Vittorio Emanuele III

Gli anni delle tempeste (1938-1946)”.

             

Nella splendida cornice del Santuario-Basilica di Vicoforte (CN) sabato 10 ottobre 2020 si è svolto il terzo Convegno di studi sul lungo Regno di Vittorio Emanuele III, organizzato dalla Associazione di studi storici Giovanni Giolitti (ASSGG), con il concorso del Gruppo Croce Bianca e dell'Associazione di Studi sul Saluzzese, con l'egida della Consulta dei Senatori del Regno e di concerto con il Comando Militare Esercito Piemonte (presente con il Comandante Colonnello Andrea Mulciri), l'Associazione Nazionale ex Allievi della Nunziatella, l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici,  il Centro Studi Piemontesi e il Premio Acqui Storia. 

    Aperti dal Presidente della ASSGG,  Alessandro Mella, i lavori (ospitati nel teatro della Casa Regina Montis Regalis) sono iniziati con la lettura dei bene auspicanti Messaggi di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia e Capo della Real Casa, letto dal segretario della Consulta, Gianni Stefano Cuttica, e di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, indirizzato al Presidente di sessione, Giuseppe Catenacci, Presidente della Associazione Nazionale ed Allievi della Nunziatella.

     Come da programma, che si allega, i lavori sono proseguiti la mattina con le relazioni dei professori Tito Lucrezio Rizzo (già Consigliere della Presidenza della Repubblica), Gian Paolo Ferraioli (Università della Campania “L. Vanvitelli”), Gianpaolo Romanato (Università di Padova), Luca G. Manenti (Università di  Trieste);  ed il pomeriggio con quelle del colonnello Carlo Cadorna, del prof. Aldo G. Ricci (già sovrintendente dell'Archivio Centrale dello Stato), del Generale Antonio Zerrillo, del filmografo  Giorgo Sangiorgi e  di Aldo A. Mola, Presidente della Consulta e coordinatore del Convegno.

    Il prof. Gianni Rabbia, Consultore, ed Alessandro Mella hanno presentato il volume “Il lungo regno di Vittorio Emanuele III – Parte I- Dall'età giolittiana al consenso per il regime, 1900-1937” (ed. Bastogi Libri, pp.440) che raccoglie gli Atti dei convegni precedenti.

     Infine il Vicepresidente del Gruppo Croce Bianca, Carlo Maria Braghero, ha rievocato il conte Alessandro Cremonte Pastorello di Cornour, mecenate e filantropo, Consultore dal 1990 e Vicepresidente anziano della Consulta dal 2003; la prof. Cristina Vernizzi ha ripercorso l'opera di Romano Ugolini, già Presidente dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano e Premio Acqui Storia alla carriera (2019).

     Nell'intervallo il Gruppo Croce Bianca e l'Associazione Italiani Monarchici, presieduta da Stefano Tarenghi, hanno recato corone di alloro alle Reali Tombe di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena nella Cappella di San Bernardo del Santuario-Basilica, loro riservata dal vescovo di Mondovì, Mons. Luciano Pacomio, che accolse l'istanza di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia e del Presidente della Consulta (13 aprile 2013), come ricordato da Aldo A. Mola.

  Ai lavori ha assistito un pubblico folto e partecipe. Dalle relazioni, che saranno pubblicate all'inizio del 2021 (alcune vengono anticipate nel sito della ASSGG: giovannigiolitticavour.it) è emerso che, malgrado le “narrazioni”, anche negli anni più difficili, della tracotanza e dell'isolamento del sovrano, l'Italia non fu mai diarchia. Rimase monarchia. Il Re lo mostrò il 25 luglio 1943 quando, egli solo, decise la svolta che avviò dalle rovine alla ricostruzione. Vittorio Emanuele III – è stato sottolineato - il 9 maggio 1946 partì dall'Italia per l'estero cittadino di pieni diritti e così rientrò in Patria il 17 dicembre 2017, con gli onori di Capo di Stato.

 

Torre San Giacomo, 12 ottobre 2020

 

            Il Segretario                                                                Il Presidente           

      Gianni Stefano Cuttica                                                     Aldo A. Mola

                             


sabato 17 ottobre 2020

Pubblico numeroso per il convegno sul lungo regno di Vittorio Emanuele III

 

Nella splendida cornice del Santuario di Vicoforte (provincia di Cuneo) si è svolto il terzo convegno di studi su "Il lungo regno di Vittorio Emanuele III - Gli anni delle tempeste, 1938-1946”, organizzato dalla Associazione di studi storici Giovanni Giolitti (ASSGG), con il concorso del Gruppo Croce Bianca e dell'Associazione di Studi sul Saluzzese, con l'egida della Consulta dei Senatori del Regno e di concerto con il Comando Militare Esercito Piemonte (presente il suo Comandante, Colonnello Andrea Mulciri), l'Associazione Nazionale ex Allievi della Nunziatella, l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il Centro Studi Piemontesi e il
Premio Acqui Storia.

Aperti dal presidente della ASSGG, cav. Alessandro Mella, i lavori (ospitati nel teatro della Casa Regina Montis Regalis) sono iniziati con la lettura dei beneauspicanti Messaggi di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia, Duca di Savoia e Capo della Real Casa, letto dal segretario della Consulta, Gianni Stefano Cuttica, e di S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia, indirizzato al presidente di sessione, Giuseppe Catenacci, presidente della Associazione Nazionale ex Allievi della Nunziatella.

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https://www.cuneocronaca.it/vicoforte-pubblico-numeroso-per-il-convegno-sul-lungo-regno-di-vittorio-emanuele-iii

venerdì 28 agosto 2020

I Savoia a Vicoforte, nel ricordo della Regina Elena


Di Alessandro Briatore 



Maria Pia di Savoia e Sergio di Jugoslavia hanno celebrato la memoria della regina ed hanno donato viveri e aiuti al rettore del Santuario e a due comunità religiose
  
Nel pomeriggio di domenica 23 agosto, il Santuario di Vicoforte è stato meta di un pellegrinaggio da parte dell’Associazione internazionale regina Elena Odv, in occasione della festa di Sant’Elena (rimandata dal 18 alla prima domenica successiva). 
È stato un gradito ritorno per il principe Sergio di Jugoslavia e la prima attesa volta per sua madre, la principessa Maria Pia di Savoia, figlia maggiore dell’ultimo Re d’Italia Umberto II e quindi nipote della regina Elena del Montenegro, che hanno reso omaggio alla tomba della regina deposta nella basilica accanto a quella del marito Re Vittorio Emanuele III (...)



https://www.unionemonregalese.it/2020/08/27/reali-a-vicoforte-regina-elena/

lunedì 16 dicembre 2019

Due anni dopo. Il racconto del Professor Mola della sepoltura dei Reali nel santuario di Vicoforte.

Re Vittorio Emanuele III e la Regina Elena a Vicoforte

di Aldo A. Mola

Requiescant in pace...

Finalmente insieme. Finalmente in Italia. Finalmente in pace. Era il 15-17 dicembre del 2017, due anni orsono. Tre governi fa. Presidente del Consiglio era Paolo Gentiloni, ora l'italiano più rappresentativo nella Commissione europea. Da quei giorni di due anni fa le salme di Vittorio Emanuele III e di Elena di Savoia sono congiunte ai lati dell'altare nella Cappella San Bernardo del Santuario-Basilica di Vicoforte, diocesi di Mondovì, provincia di Cuneo, cuore del “Vecchio Piemonte” a loro particolarmente caro. Era la terra incontaminata, quella delle rare intense “vacanze”, tra Racconigi e Pollenzo, Sant'Anna di Valdieri e la miriade di “piccoli borghi” che alla Regina ricordavano il suo originario Montenegro.

Una luce nella notte: la Regina da Montpellier  a Vicoforte
Per primo arrivò il sarcofago della Regina, quasi il Consorte le avesse dato la precedenza, con l'eleganza che le usava nella consuetudine di Casa, quando le recava mazzi di viole campestri da lui stesso raccolte, al di fuori del protocollo di Stato. Era ormai buio fitto quando il furgone funerario giunse da Montpellier il 15 dicembre 2017. La sua estumulazione era iniziata alle 7.30 nel cimitero Saint-Lazare alla presenza di Luca Fucini, componente della Consulta dei senatori del Regno, appositamente delegato, e del “maire” Philippe Saurel, che sul feretro racchiudente la cassa di zinco appose la coccarda francese e la targa “Reine Elena di Savoia, 1873-1952”. Venne chiesto un minuto di silenzio “à la mémoire de la Reine”. Fu l'omaggio della città alla Regina d'Italia che, vedova dal 1947, vi aveva trascorso gli ultimi tempi della lunga vita dedicata alla beneficenza, agli studi, alle arti a fianco del Consorte, Vittorio Emanuele (11 novembre 1869-28 dicembre 1947). All'epoca principe di Napoli, il futuro re d'Italia, ottenuto il placet da Umberto I come da “regie patenti”, nella lontana estate del 1896 l'aveva chiesta in sposa al padre, Nicola Petrovic-Niegos, principe e poi re del Montenegro, di osservanza ortodossa. Cresciuta a contatto con la corte dello zar di Russia, nel viaggio dalla terra nativa a Bari la principessa Elena aveva optato per la confessione cattolica apostolica romana, “sola religione dello Stato” in forza dello Statuto promulgato da Carlo Alberto di Sardegna il 4 marzo 1848. L'estumulazione fu ripresa dalle reti televisive “France 3” e da “Monpellier Actualité”, presenti cronisti informati dalla “mairie”, anche in vista di una conferenza stampa indetta dal sindaco, opportunamente fatta differire alle 18.
Quasi otto ore dopo la partenza, la salma fu accolta a Vicoforte dal conte Federico Radicati di Primeglio, nell'agosto precedente delegato dalla Famiglia Savoia “per tutti gli atti necessari a estumulazione, traslazione e ritumulazione” delle salme di Vittorio Emanuele III e della Regina “in Italia”: un funerale privato, per motivi comprensibili e condivisi tutelato dal massimo riserbo. Presenti il sindaco di Vicoforte, Valter Roattino, l'architetto Claudio Bertano (al quale si deve il disegno delle arche funerarie, approvato dalla Sovrintendenza competente), uno storico da anni dedito alla complessa impresa e un Consigliere che non era osservatore ma tramite di alta volontà, il Rettore del Santuario monsignor Meo Bessone impartì la benedizione.  L'impresa funebre di Flavio Tallone (che scoprì solo leggendo le lapidi delle arche quali “personaggi” stessero arrivando) provvide alla laboriosa estrazione del sarcofago dalla cassa appositamente predisposta, la sua deposizione nell'avello e la sovrapposizione dell'arca sovrastata dalla Stella d'Italia. “Libro sacro” alla mano, nel silenzio degli astanti il Rettore ricordò i motivi profondi dell'accoglienza dovuta alla regina, ornata dalla Rosa d'Oro della Cristianità conferitale da papa Pio XI. Altri, di seguito, disse che per essere lieti dell'evento non è necessario essere monarchici, basta sentirsi italiani, perché il ricongiungimento delle salme del Re e della Regina in patria alimenta la consapevolezza del passato e la concordia nazionale nella visione solenne e pacificante della Storia. “Quod erat in votis” da anni e fu possibile per congiunzione astrale. “Non nobis, Domine, sed Nomini tuo...” dicevano i Templari.

La Principessa e il Presidente
Informata dell'imminente arrivo della salma della Nonna da Montpellier a Vicoforte, la Principessa Maria Gabriella di Savoia comunicò all'Ansa (sede di Parigi): “A nome e per conto dei discendenti dei Sovrani che vissero cinquantun anni di matrimonio in unione con gli Italiani nella buona e nella cattiva sorte e mentre ricordo mia zia Mafalda, morta tragicamente nel campo di concentramento in Germania, ove era stata deportata dai nazisti, esprimo profonda gratitudine al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha propiziato la traslazione delle Salme dei Nonni in Italia, in prossimità del 70° della morte di Vittorio Emanuele III avvenuta in Alessandria d'Egitto il 28 dicembre 1947 e nel centenario della Grande Guerra, per la composizione della memoria nazionale”.
Del tutto inattesa, la “notizia” irruppe in Italia e aprì i telegiornali, a conferma che l' “evento” non era affatto “marginale”. Era storia. Ma, ... e il Re? Era ancora tumulato nel retro dell'altare della chiesa di Santa Caterina ad Alessandria d'Egitto o era già alla volta della patria? I “media” dettero per scontato che la traslazione della sua salma fosse ormai in corso. Così avveniva, in effetti, con una lotta contro il tempo perché a Montpellier era stato rotto il riserbo. La mattina del 17 dicembre sul sagrato del Santuario-Basilica di Vicoforte, dinnanzi all'immensa suggestiva Palazzata, si affollarono giornalisti e operatori di reti radio-televisive nazionali e locali. Molti vi arrivarono per la prima volta e ne rimasero affascinati. Non trapelò alcuna informazione precisa (il feretro sarebbe giunto, e a quale ora, a Genova? A Cameri? In realtà l'aereo atterrò a Levaldigi) sino a quando, verso le 12, in una luce vivida per il contrasto tra l'azzurro del cielo e la neve e il verde della cupola di rame della Basilica, giunse il furgone con il feretro di Vittorio Emanuele III, subito avvolto nella bandiera sabauda, recata da Maurizio Bettoja, membro della Consulta dei senatori del regno e cavaliere melitense, che, in vista di un futuro eventuale regio funerale, era casualmente a Vicoforte con i paramenti indispensabili per le esequie regali.
Seguito dal prefetto vicario di Cuneo, Maria Antonietta Bambagiotti e dal “consulente”, in pochi minuti il sarcofago fu recato nella Cappella San Bernardo, adagiato su manto aureo sormontato da corona posta su cuscino purpureo e vegliato da quattro Carabinieri, con assistenza del delegato della Famiglia, conte Radicati, a sua volta in arrivo da Alessandria d'Egitto (ove si era tempestivamente recato da Vicoforte), presenti due Consiglieri aulici.
Mentre le spoglie del re venivano calate nell'avello alla destra dell'altare della Cappella, un caporale della Fanfara della Brigata Alpina “Taurinense” suonò il “Silenzio”: onori militari dovuti al re d'Italia, capo delle forze di terra e di mare, cittadino italiano morto all'estero nella pienezza dei suoi diritti civili e politici il 28 dicembre 1947.

Un percorso di sette anni
La tumulazione delle salme dei Reali d'Italia fu il punto di arrivo di un lungo percorso. Il 19 marzo 2011, 150° della proclamazione del regno d'Italia, il Santuario-Basilica di Vicoforte venne individuato quale sede idonea ad accoglierle le spoglie dei sovrani nel corso di una seduta della Consulta nel Palazzo della Provincia di Roma, presente e annuente la Principessa Maria Gabriella di Savoia, sua componente. Il 22 aprile 2013, sentiti il consiglio di amministrazione del Santuario e il rettore, mons. Bessone, il vescovo di Mondovi, Luciano Pacomio, rispose alla proposta di accogliere le salme presentatagli il 10 gennaio precedente dalla Principessa e dal presidente della Consulta. Ricordato che a volere l'edificazione del Santuario quale mausoleo della Casa nel 1596 era stato Carlo Emanuele I, duca di Savoia dal 1580 al 1630, e che esso “è un insigne monumento nel panorama artistico del nostro paese e a livello internazionale, alle cui origini è doveroso iscrivere l'intervento fattivo e a più riprese manifestato della famiglia Savoia, il vescovo, teologo e prestigioso storico del catechismo, accolse l'“aspirazione a riunire le Salme dei Reali, mantenendo il profilo strettamente privato della traslazione, così come manifestato nella richiesta citata e in sintonia con le finalità spirituali della Basilica”. Suggellò l'assenso e avvalorò l'iniziativa alla luce del Salmo 39,13: “Siamo tuoi ospiti, pellegrinanti, come tutti i padri nostri”.
Nell'aprile 2017, anche a nome delle sorelle, Vittorio Emanuele di Savoia, principe di Napoli, e la principessa Maria Gabriella espressero al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il desiderio che le salme dei nonni fossero congiunte “in Italia”. Chi era stato sovrano di circa 8.000 comuni poteva trovar pace in qualunque lembo di un Paese che egli aveva perlustrato da un capo all'altro e conosceva a menadito, con memoria formidabile di ogni suo campanile. La stessa dedicata al “Corpus nummorum italicorum” e agli studi di storia e geografia, che lo accreditarono ripetutamente arbitro di complesse controversie internazionali.
I fati vollero che la disponibilità della Cappella coincidesse con la decisione del Presidente della Repubblica di propiziare la traslazione nei modi a suo tempo indicati dal vescovo Luciano Pacomio: un “gesto umanitario” e, al tempo stesso, un funerale “privato”, dalle procedure complesse e impegnative, sia perché le spoglie giacevano in due Paesi di due diversi continenti (Alessandria d'Egitto da tempo era teatro di assalti di fondamentalisti islamici a chiese di rito copto), sia per le impegnative norme preposte per la sepoltura di “resti di persone meritevoli di speciali onoranze” al di fuori dei cimiteri comunali e di cappelle private, sia perché nulla doveva turbare il funerale “dovuto” e al tempo stesso riservato. Quanti si adoperarono per il suo buon esito erano consapevoli che il re era (e rimane) al centro di valutazioni disparate, anche polemiche e persino di invettive.
Di lì l'assoluto riserbo mantenuto nei preparativi e nell'attuazione. Nulla di “occulto”, nessuna “cospirazione”, solamente il rispetto che si deve ai defunti.

Lo Stellone d'Italia  al di là delle prevedibili “reazioni”
Come previsto, l'“evento” suscitò onde polemiche. Alcuni “istituti di storia” e taluni portavoce di comunità religiose ribadirono la “damnatio memoriae” del sovrano e deplorarono che le salme fossero state revocate dall'“esilio” al quale il re e la regina erano stati condannati. In verità, come già detto, Vittorio Emanuele III morì tre giorni prima che entrasse in vigore la Costituzione (1° gennaio 1948) e quindi da cittadino di pieno diritto, inclusi gli onori dovuti a tutti i militari, ovunque morti.
Più acri furono le animadversioni dichiarate da “monarchici” secondo i quali Vicoforte (“chiesetta di campagna” a detta di qualcuno che non l'aveva mai veduta neppure in cartolina) sarebbe una locazione “provvisoria”e le salme dovrebbero essere tumulate al Pantheon, quasi il Tempio di Menenio Agrippa non sia esso stesso tomba a suo tempo scelta per ospitare le spoglie di Vittorio Emanuele II (“Padre della patria”) e di Umberto I (assassinato a Monza nel 1900) in mancanza in Roma di un Mausoleo dei re, quale poi fu il Vittoriano, completato nel 1927 ed elevato ad Altare della Patria dopo la Grande Guerra con la deposizione del Milite Ignoto.
Più incomprensibili risultarono le riserve di chi, con concezione curiosa della devozione, dichiarò che non si sarebbe mai più recato a pregare a Vicoforte e di taluni che lamentarono di non essere stati preventivamente informati della traslazione, invero avvenuta in assenza di chi, come la Principessa, aveva dedicato anni alla sua realizzazione. I naviganti andarono nella direzione giusta guardando la Stella incisa sulle Arche dei sovrani. Come la Polare, a volte appena si intravvede. Ma è sempre là, per chi ha a cuore la continuità dell'“Italia”, la sua solennità e le sue tante traversie dalla recente costituzione: lo “Stato” giovane nel quale prese forma una “nazione” antica, l'“Itala gente da le molte vite”, come scrisse Giosue Carducci, che a Vicoforte andò con Umberto I allo scoprimento del monumento di Carlo Emanuele I. Lì si respira l'aria pulita che da ventiquattro mesi circonda la cappella di San Bernardo e assicura ai sovrani il silenzio, il raccoglimento, la serenità che deve circondare chi fu protagonista della Storia: un Uomo che fu ed è misura di tutte le cose, di quelle che sono per quello che sono e di quelle che non sono perché non sono.
Aldo A. Mola

Vicoforte, i Savoia e le tombe reali: due anni dopo, svelati tutti i retroscena


Fra il 15 e il 17 dicembre 2017 le salme della Regina Elena e di Vittorio Emanuele III furono traslate a sorpresa all'interno del Santuario monregalese. Sulle pagine de "Il Giornale", la ricostruzione di quelle ore a cura del professor Aldo Alessandro Mola
Le tombe dei Savoia all'interno del Santuario di Vicoforte: la questione è ancora d'attualità all'ombra della cupola ellittica più grande del mondo, rinvigorita dalle dichiarazioni rilasciate da Emanuele Filiberto lo scorso 16 novembre ("Questa è una tappa di passaggio, i miei nonni devono riposare nel Pantheon di Roma").

Sono trascorsi esattamente 24 mesi dalla traslazione all'interno della basilica vicese delle salme della Regina Elena e di Vittorio Emanuele III, arrivate nel Monregalese rispettivamente venerdì 15 e domenica 17 dicembre 2017 fra lo stupore generale.
L'annuncio, infatti, fu dato a sorpresa dalla Diocesi di Mondovì: "È giunta al Santuario di Vicoforte la salma della Regina Elena di Savoia, partita dal cimitero di Montpellier dove era sepolta dalla morte, avvenuta nella città francese il 28 novembre 1952. Le spoglie sono state collocate nella cappella di San Bernardo, conosciuta anche come 'mausoleo del duca', in quanto lì è sepolto il duca Carlo Emanuele I, che sostenne in misura determinante l'inizio della costruzione del Santuario dal 1596 ai primi anni del Seicento".
Quarantotto ore più tardi, analoga sorte toccò al feretro del penultimo sovrano d'Italia. A raccontare tutti i retroscena di quelle giornate è il professor Aldo Alessandro Mola, che sulle colonne de "Il Giornale" (edizione del Piemonte e della Liguria), ha pubblicato un proprio editoriale, del quale riportiamo alcuni estratti di seguito.

L'ARRIVO DELLA REGINA - "Per primo - scrive il professor Mola - arrivò il sarcofago della Regina, quasi il consorte le avesse dato la precedenza. Era ormai buio fitto quando il furgone funerario giunse da Montpellier il 15 dicembre 2017. La sua estumulazione era iniziata alle 7.30 nel cimitero Saint-Lazare alla presenza di Luca Fucini, componente della Consulta dei senatori del Regno appositamente delegato, e del 'maire' Philippe Saurel, che sul feretro racchiudente la cassa di zinco appose la coccarda francese e la targa 'Reine Elena di Savoia, 1873-1952'. Quasi otto ore più tardi, la salma fu accolta a Vicoforte dal conte Federico Radicati di Primeglio, nell'agosto precedente delegato dalla Famiglia Savoia 'per tutti gli atti necessari a estumulazione, traslazione e ritumulazione' delle salme di Vittorio Emanuele III e della Regina 'in Italia'. Presenti il sindaco di Vicoforte, Valter Roattino, l'architetto Claudio Bertano (al quale si deve il disegno delle arche funerarie, approvato dalla Sovrintendenza competente) e l'allora rettore del Santuario, monsignor Meo Bessone, che impartì la benedizione".

IL RIENTRO DEL RE - Nel suo intervento su "Il Giornale", il professor Mola parla poi delle spoglie di Vittorio Emanuele III: "E il Re? Era ancora tumulato nel retro dell'altare della chiesa di Santa Caterina ad Alessandria d'Egitto o era già alla volta della patria? I media dettero per scontato che la traslazione della sua salma fosse ormai in corso. Così avveniva, in effetti. La mattina del 17 dicembre, sul sagrato del Santuario di Vicoforte si affollarono giornalisti e operatori di reti radio-televisive nazionali e locali. Non trapelò alcuna informazione precisa, sino a quando, verso le 12, giunse dall'aeroporto di Levaldigi il furgone con il feretro di Vittorio Emanuele III, subito avvolto nella bandiera sabauda, recata da Maurizio Bettoja, membro della Consulta dei senatori del regno".

VICOFORTE: UNA SCELTA DATATA 2011 - Perché la scelta ricadde proprio sulla basilica vicese? "Il 19 marzo 2011, 150° anniversario della proclamazione del Regno d'Italia, il Santuario di Vicoforte venne individuato quale sede idonea ad accogliere le spoglie dei sovrani nel corso di una seduta della Consulta nel palazzo della Provincia di Roma, presente e annuente la principessa Maria Gabriella di Savoia, sua componente - riferisce Mola -. Il 22 aprile 2013, sentiti il consiglio di amministrazione del Santuario e il rettore, monsignor Bessone, l'allora vescovo di Mondovì, Luciano Pacomio, rispose alla proposta di accogliere le salme presentatagli il 10 gennaio precedente dalla principessa e dal presidente della Consulta". Inoltre, "nell'aprile 2017, anche a nome delle sorelle, Vittorio Emanuele di Savoia, principe di Napoli, e la principessa Maria Gabriella espressero al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il desiderio che le salme dei nonni fossero congiunte 'in Italia'. I fati vollero che la disponibilità della cappella coincidesse con la decisione del capo dello Stato di propiziare la traslazione, nei modi a suo tempo indicati dal vescovo Luciano Pacomio".

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 Alessandro Nidi


domenica 17 novembre 2019

Vicoforte: piccola rassegna stampa




I Savoia a Vicoforte: «La tomba del Re? Il suo posto dovrebbe essere a Roma»

"Lavoriamo al ritorno in Italia delle salme di Umberto II e Maria José"

La copia della “Rosa della cristianità” non potrà essere posata sulle arche di Casa Savoia

A Vicoforte la messa dei monarchici per Vittorio Emanuele III

mercoledì 2 ottobre 2019

Il lungo Regno di Re Vittorio Emanuele III: un convegno a Vicoforte (8 ottobre 2019)


L'italia durante il regime fascista: gli anni del consenso (1922-1937)

Dopo aver esaminato l'età giolittiano-emanuelina (1921-1922), la Associazione Giolitti affronta gli “anni del consenso” (1922-1937). In un'Europa inquieta (affermazione del comunismo sovietico in Russia e del nazionalsocialismo in Germania e a fronte dell'impotenza della Società delle Nazioni, cui rimasero estranei gli USA) l'Italia passò da democrazia parlamentare a regime di partito unico. Al governo di unione costituzionale presieduto da Benito Mussolini (31 ottobre 1922), grazie alla legge Acerbo, fortemente maggioritaria, nel 1925 seguì un Esecutivo di soli fascisti. Il Parlamento approvò le leggi fascistissime, mettendo a tacere le opposizioni, che dal “delitto Matteotti” (10 giugno 1924) disertarono quasi al completo la Camera.

La legge elettorale Rocco (1928) conferì al Gran Consiglio del Fascismo la designazione dei deputati da approvare o respingere in blocco. Partiti e politici liberali, socialisti, cattolici, demo-radicali furono completamente spazzati via. Solo alcuni loro esponenti avevano o avrebbero trovato riparo in Senato. L'11 febbraio 1929 il Concordato Stato-Chiesa costituì corposo successo del regime, rafforzato negli anni seguenti con l'imposizione del giuramento di fedeltà al duce per tutti i pubblici impiegati (a eccezione dei Militari).

Il rilancio della stabilità monetaria (“quota 90”), della produzione cerealicola e di quella industriale, orchestrata dall'Istituto per la Ricostruzione Industriale, presieduto dal già socialista Alberto Beneduce, suscitò ampio consenso a Mussolini, forte di “pieni poteri”. Nel 1936 la lunga e costosa guerra contro l'Etiopia, sorretta da abili operazioni di propaganda (l'offerta di “oro alla Patria”, la lotta contro le “inique” e inefficaci sanzioni” deliberate dalla Società delle Nazioni) e l'intervento in Spagna a sostegno dei nazionalisti guidati da Francisco Franco contro la Repubblica rafforzarono il potere personale del Duce e la liquidazione delle residue opposizioni all'interno e all'estero.

Il Convegno, realizzato con il concorso di prestigiosi sodalizi e centri di studio, passa in rassegna aspetti poco noti del lungo “braccio di ferro” tra la Corona e il regime. Mussolini  si valse di formidabili strumenti per soggiogare l'opinione nazionale: lo sport, la cinematografia, la radio di stato e i maggiori quotidiani, allineati alle sue direttive anche tramite il Ministero per la Stampa e la Propaganda (1935), poi Cultura popolare. 

Il Re via via rimase isolato.

Il Convegno è promosso di concerto con il Rotary Club 1925 di Cuneo e si conclude con la presentazione del volume di Aldo A. Mola, Giolitti. Il senso dello Stato, nella conviviale seguente.
                                                                  
Associazione di Studi Storici Giovanni Giolitti (Cavour)



 

lunedì 31 dicembre 2018

Vicoforte: le guardie d'onore del Pantheon al Santuario per l'anniversario della morte di Vittorio Emanuele III


Presenti 16 sezioni dell'istituto nazionale e il professor Aldo Alessandro Mola, presidente della Consulta dei senatori del Regno, che annuncia: "Nell'anno nuovo Maria Gabriella di Savoia e Simeone II di Bulgaria visiteranno le tombe reali"


Erano in tutto sedici le sezioni dell'istituto nazionale per la guardia d'onore alle reali tombe del Pantheon e di Vicoforte presenti nella città del Santuario quest'oggi, sabato 29 dicembre, per assistere alla celebrazione del ricordo di Vittorio Emanuele III nell'anniversario della sua morte.
Numerosi i curiosi che si sono soffermati all'ombra della cupola per osservare da vicino o immortalare con il proprio smartphone le guardie reali: "Un interesse che fa piacere ma non deve stupire - ha commentato il professor Aldo Alessandro Mola, presidente della Consulta dei senatori del Regno -; d'altro canto, queste guardie si recano periodicamente in Francia, ad Hautecombe, dove sono sepolti Umberto II e Maria José, e hanno deciso di comportarsi allo stesso modo nei confronti della basilica vicese".

"VISITE ILLUSTRI NEL 2019" - Una presenza folta e numerosa, che ha fatto passare in secondo piano l'assenza di membri della Real Casa di Savoia: "Una semplice impossibilità da parte loro di intervenire alla cerimonia - ha affermato il professor Mola -. Posso tuttavia anticipare che nell'anno nuovo la principessa Maria Gabriellatornerà a visitare le tombe reali, presso le quali si recherà per la prima volta anche Simeone II di Bulgaria, figura storica dal peso specifico incommensurabile, dato che fu scelto da Umberto II come depositario delle proprie volontà testamentarie".
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Sul sito targatocn ricca galleria fotografica della cerimonia.

domenica 16 dicembre 2018

Principessa Maria Gabriella: tornerò presto a Vicoforte





"Tornerò presto a Vicoforte": lo afferma Gabriella di Savoia in una lettera scritta a un anno dall'arrivo in Italia delle spoglie dei nonni, Vittorio Emanuele III e la moglie Elena, ora sepolti nella Cappella di San Bernardo all'interno della Basilica di Vicoforte, nel cuneese. Della missiva è stata data lettura durante una cerimonia con la deposizione di una corona d'alloro nella Cappella dove riposano gli ex sovrani. La commemorazione è stata tenuta da Aldo Mola, storico e presidente Consulta dei senatori del regno. "La sera di un anno fa - scrive l'esponente di Casa Savoia - venni informata in via riservata che l'istanza mesi prima rivolta da mio fratello e da me a nome delle nostre sorelle al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché le salme dei nonni venissero trasferite e congiunte in Italia, era stata accolta. Espressi subito la mia gratitudine al presidente della Repubblica perché così veniva soddisfatto il desiderio degli italiani, rinnovato e sempre più acuto nel tempo, che le salme venissero composte nella Patria da loro tanto amata e sempre tanto rimpianta. Due giorni dopo, il 17 dicembre, giunse da Alessandria d'Egitto il feretro di mio nonno". "Un anno dopo la traslazione - aggiunge - desidero ricordare che la Casa di Savoia è sempre stata tutt'uno con gli italiani e fu sempre particolarmente vicina al Vecchio Piemonte e al Cuneese, che ho visitato con mia figlia Elisabetta e dove tornerò presto per raccogliermi davanti alle arche dei nonni".


http://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=43169

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/12/15/savoia-gabriella-presto-a-vicoforte_21817fbc-aa3d-4fae-a712-58778bae70ce.html

https://www.giornalelavoce.it/torino-savoia-gabriella-tornero-presto-a-vicoforte-331979