NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.
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domenica 22 dicembre 2019

Milano, la rivoluzione dei cretini: "Indietro, Savoia!"

La trovata del "genio" che cambierà in meglio le sorti d'Italia


Milano, la rivoluzione dei creativi: "Indietro, Savoia!"

Un’agenzia di comunicazione lancia la proposta di “sfrattare“ i reali da vie e piazze per intitolarle ai contemporanei "in base al merito"

di Giulia Bonezzi

Milano, 21 dicembre 2019 - Se corso Vittorio Emanuele fosse all’improvviso rinominato a Enzo Jannacci? E la Galleria, sempre Vittorio Emanuele II, a Gaber? La statua a cavallo in piazza Duomo sostituita da una scultura di Bruno Munari? Gian Maria Volonté potrebbe scippare piazzale Cadorna al generale del Regio Esercito ricordato, tutto sommato, per la disfatta di Caporetto. 

L’idea di convertire i nomi di vie, strade e piazze dedicate ai reperti dell’Italia monarchica nel segno della meritocrazia contemporanea – cioè ad artisti, scienziati, persino politici, e anche viventi – è venuta a un gruppo di creativi milanesi, che l’ha consegnata all’AdnKronos.
[...]

venerdì 24 agosto 2018

Continuano i processi farlocchi a Re Vittorio Emanuele III

Dal quotidiano di Napoli "Il Mattino" apprendiamo che l'ineffabile magistrato della repubblica Woodcock troverà il tempo per partecipare, ovviamente in qualità di pubblico ministero, quindi la pubblica accusa, ad uno dei tanti processi che si tengono ogni tanto a carico di Re Vittorio Emanuele III. 
Questo si terrà nella generosa terra del Cilento che diede infinita maggioranza alla Monarchia al referendum istituzionale del 1946.
Ci chiediamo se i magistrati dello stato non abbiano cose più impellenti da fare per garantire che gli italiani abbiano la giustizia cui hanno diritto. Ma tant'è...
Bontà loro apprendiamo che questa volta si prevede addirittura una difesa del Sovrano che completò l’Unità Nazionale.
Non possiamo che sorridere pensando che dati gli ottimi risultati delle precedenti inchieste del magistrato, anche ai danni di Casa Savoia, conclusesi con il risarcimento per ingiusta detenzione, Vittorio Emanuele III uscirà dal dibattimento con un “non luogo a procedere”.

Di seguito la notizia de “Il Mattino”.

Lo staff




giovedì 28 dicembre 2017

Gentiloni: no a riabilitazioni di Casa Savoia

Dal sito dell'Ansa apprendiamo quanto segue:

"Penso che sia stata fatta un'operazione di significato umanitario e penso sia stata fatta con la dovuta riservatezza. E' una vicenda privata trattata in modo umanitario, nessuna riabilitazione, chi fa queste richieste non avrà nessun ascolto da parte delle istituzioni".
Lo afferma il premier Paolo Gentiloni nel corso della conferenza stampa di fine anno.
Sulle richieste, arrivate da una parte della famiglia Savoia, di seppellire Vittorio Emanuele III e la sua consorte al Pantheon Gentiloni afferma: "non sta né in cielo né in terra".


Non che ci aspettassimo di meglio da uno che, nonostante il nome importante, ha militato (da wikipedia) nel Movimento Studentesco di Mario Capanna, nel "Movimento Lavoratori per il Socialismo (MLS)", gruppo maoista di cui fu segretario regionale per il Lazio, sino alla sua unificazione con il  "Partito di Unità Proletaria per il Comunismo" ma crediamo che a sapere cosa stia in cielo e in terra vi siano entità ben più titolate dell'attuale presidente del consiglio che, ricordiamo, è diventato tale grazie a circostanze affatto fortuite senza alcuna consultazione in merito del popolo italiano, eletto da un parlamento che tutte le  carte in regola non le ha, come da articolo precedente, e che ci auguriamo di veder presto sparire dall'orizzonte politico nazionale, internazionale ed anche celeste.
Aggiungiamo che l'aver consentito a siffatte persone di dire, a proposito del rimpatrio della salme di Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena, di aver "trattato una vicenda privata in modo umanitario" , è cosa che ci lascia, ancora, senza parole adeguate e ripetibili.

giovedì 9 febbraio 2017

E ti pareva...

A scanso di equivoci: pubblichiamo l'ennesima presa di posizione che cerca di salvare tutto tranne che l’opera della Monarchia. . La pubblichiamo, con vivo sarcasmo, perché i nostri lettori sappiano cosa si dice anche quando si dicono fesserie molto grosse come questa.


Il progetto federalista di Cavour fu distorto dalle baionette dei Savoia

Signor Direttore,

ho letto con grande interesse il «Commento» di Luigi Chiarello pubblicato ieri su ItaliaOggi sotto il titolo «Il bottino è il risparmio italiano». Nel commento leggo in particolare quanto segue: «Oggi il bottino sarebbe il risparmio privato degli italiani.

a) nel ramo cadorino della mia famiglia sono evidenti le tracce storiche della partecipazione al 1848 di Venezia contro l'Austria («Il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca»);Peccato che il pavese Tremonti dimentichi che anche i lombardi si associarono ai piemontesi. E che gran parte dei famosi mille di Garibaldi erano bergamaschi. Ma tant'è. Il fatto è che c'è sempre qualcuno più a Nord di te». Grato per i riferimenti storiografici, etnici e personali fatti come sopra dal Chiarello, al riguardo confesso quanto segue:

b) nel ramo valtellinese della mia famiglia parimenti si rilevano tracce di un passato garibaldino;
c) in effetti anche a Pavia ci sono importanti prove di iniziative garibaldine;
d) l'altra parte della mia famiglia veniva invece dal «meridione»;
e) il disegno unitario di Cavour era «federalista». Dopo la sua scomparsa fu sviluppato un disegno diverso, basato sulle baionette dei Savoia. In un solo giorno Napoli, grande capitale europea, fu trasformata in una prefettura sabauda. La privatizzazione (tanto per cambiare, allora come ora) dell'asse ecclesiastico, operata a favore dei latifondisti divenuti per convenienza «Regnicoli», distrusse l'elementare ma fondamentale «Welfare» del meridione, causa questa non ultima delle successive imponenti migrazioni;
f) la storia non si ripete per identità perfette, ma non si ricostruisce nemmeno in base ad incolpazioni imperfette;
g) tutto quanto sopra l'ho sempre e pubblicamente sostenuto e mi è così grata l'occasione per ripeterlo.
Grato anche per l'attenzione, Suo

  di Giulio Tremonti 


mercoledì 8 giugno 2016

Se lo dicono loro...


Monarchia, dal conte D’Aragone a Giacinta Ruspoli: no a restaurazione Savoia Il principe Amedeo d’Aosta non ha escluso la possibilità di una restaurazione ‘monarchica’, come ha ipotizzato in un’intervista ad un quotidiano nazionale. In fondo la ‘monarchia – ha ricordato non è delle élite. Appartiene al popolo’. Eppure anche tra ‘aristo­monarchici’ fedelissimi alla causa trapelano dubbi, interrogativi. Semplicemente perché la storia ha fatto il suo corso e indietro, ormai, non si può più tornare. ”Tutti hanno il diritto di sognare… come il principe Amedeo d’Aosta. 

Il sogno non è reato, non è punibile – ha scherzato il principe Guglielmo Giovanelli Marconi­ Ma penso, che oggi, una restaurazione monarchica sia qualcosa di poco praticabile. Le lancette della storia non tornano mai indietro. E’ vero però che ci sono stati due esempi fortunati di repubbliche traghettate in monarchie – ha ricordato – La Spagna del giovane Juan Carlos o la Cambogia di Norodom Sihanouk, ritornato in patria dopo oltre 30 anni di dittatura dei Khmer rossi”. ”Ma sono eccezioni. Lo ripeto, la restaurazione monarchica in Italia non è fattibile, non è realizzabile – ha aggiunto l’erede del Nobel della Fisica­ Anche se bisogna ricordare il ruolo che la monarchia e i Savoia hanno avuto nel nostro Paese, tra i protagonisti dell’Unità d’Italia”.

”Troppo spesso, però, i libri di storia vengono scritti dai vincitori – ha proseguito­ ma non dimentichiamoci che la Repubblica ha vinto, ufficialmente, con uno scarto minimo di voti e che il primo presidente, Enrico De Nicola, insigne giurista napoletano, confessò di aver votato la monarchia. Ma siamo un Paese che ama ‘negoziare’. Lo siamo sempre stati”. 

Anche per Gelasio Gaetani Lovatelli d’Aragona la ”monarchia, soprattutto quella dei Savoia, non è più riproponibile, anche se a mio avviso, si tratta di una istituzione che rappresenta ancor oggi (vedi l’Inghilterra) la forza della tradizione. Purtroppo Vittorio Emanuele III non ha lasciato un buon ricordo, soprattutto dopo la sua ‘fuga’. Sono convinto, invece, che Umberto II sarebbe stato un buone re”. E pur confessandosi di fede ”monarchica e borbonica”, il conte d’Aragona ha ricordato che ”gli ultimi Savoia, per anni sono spesso stati al centro di scandali, inciampando su clamorosi errori. 
Ma sui Savoia ­Aosta, da cui discende il principe Amedeo e il figlio Aimone, nulla da eccepire ­ha concluso – Militari, eroi, hanno servito il Paese sino all’ultimo respiro, come è accaduto ad Amedeo di Savoia ­Aosta, vicerè d’Etiopia, morto in Africa, prigioniero degli inglesi, accanto ai suoi soldati”. 

Giacinta Ruspoli , figlia del grande Lillio (Sforza), candidata alle Comunali di Roma con una Lista Civica, non ha dubbi: ”sono antimonarchica e di fede profondamente repubblicana, sono per la democrazia. Del resto discendo da una famiglia che è sempre appartenuta alla nobilità ‘nera’, legata al Papa. No, quindi, ad una restaurazione monarchica e tanto meno a quella dei Savoia”. ”Più che ad un cambiamento ‘istituzionale’ del Paese oggi mi piacerebbe assistere ad un nuovo Rinascimento della mia città – ha aggiuntoCapitale abbandonata, degradata, dimenticata dalla politica. Partiamo dalle nuove generazioni. Ho 28 anni, sono un giovane avvocato. Speriamo di farcela”.

[...]

sabato 4 giugno 2016

Articolo da (non) leggere.

Segnaliamo ai nostri lettori un articolo del blog della fondazione Nenni.

Un articolo infame che accusa il Re di aver tramato (sic!) contro l'Italia.
Addirittura viene riportato l'intervento miserabile di Riccardo Lombardi, uno che è nato troppo presto e morto troppo tardi, del 15/3/1983 in cui si dichiarava contrario al ritorno in patria del Re che sarebbe morto appena dopo tre giorni.
Un miserabile dichiarato, in mezzo a tanti miserabili non dichiarati che attesero la morte del Sovrano fingendo di affannarsi per il Suo ritorno.

L'articolo si può votare e commentare. 
Ve lo raccomandiamo di cuore:

Così Umberto II tramò contro l’Italia

lunedì 30 maggio 2016

lunedì 23 maggio 2016

Se l’Anpi è diventata dei suoi nipoti

Di Pierluigi Battista.

Durante una delle presentazioni di «Mio padre era fascista» si alza un giovane gentile e garbato dall’eloquio forbito, avrà avuto sì e no 25 anni, e si presenta: «Sono dell’Anpi». Che sigla è? «Associazione nazionale partigiani italiani: Anpi». Gli ho chiesto se suo nonno fosse stato partigiano. Ma lui ha risposto di no. Suo prozio, suo bisnonno, insomma uno che nel ’43-’45 avesse almeno una quindicina d’anni. No. A me sembra strano che un’associazione di reduci, di combattenti per la libertà che hanno rischiato la vita contro l’invasore tedesco, non conti tra le sue fila chi ha realmente combattuto. Purtroppo per ragioni crudelmente anagrafiche il numero dei partigiani sopravvissuti si assottiglia sempre di più. Ma che titolo morale, quale eccellenza biografica possono vantare persone che usurpano un titolo che non può essere loro? Tra l’altro, l’Anpi senza partigiani che hanno fatto veramente i partigiani sale in cattedra, ammonisce, giudica, condanna, boccia, si comporta sgradevolmente, come ha scritto su queste colonne Gian Antonio Stella, come un partito che non tollera il dissenso interno e bacchetta chiunque nei suoi ranghi osi discutere la scelta della guerra santa contro la riforma costituzionale. Ma perché? Chi gliene dà il diritto?

[...]

http://www.corriere.it/opinioni/16_maggio_23/se-l-anpi-diventata-suoi-nipoti-4e262fe0-2032-11e6-9888-7852d885e0fc.shtml

PS Per inciso siamo occasionalmente d'accordo con i "partigiani" rossi circa la riforma costituzionale che sottrae ulteriormente sovranità agli italiani per consegnarla ad una casta di parassiti.
Ma siamo felici che si siano accorti dell'esistenza di questa gente autonominatasi partigiana che si sente in diritto di bacchettare tutto e tutti in nome di non si sa bene quale autorità morale, pagata dallo stato.


Lo staff

giovedì 13 agosto 2015

La misura della democrazia in Italia....

Alle idiozie siamo tristemente abituati tuttavia c'è sempre qualcuno che riesce ad emergere rispetto a livelli standard già elevatissimi.

Eccone un preclaro esempio!



Scaramelli (Partito Democratico): «Un errore il sì alla manifestazione degli animalisti nel giorno del Palio. E' come autorizzare la manifestazione di monarchici nel giorno della Festa della Repubblica»


Scaramelli: «Un errore il sì alla manifestazione degli animalisti nel giorno del Palio. E' come autorizzare la manifestazione di monarchici nel giorno della Festa della Repubblica»
13-08-2015 PALIO SIENA | «Autorizzare la manifestazione contro il Palio di Siena il 16 agosto è come autorizzare la manifestazione di monarchici nel giorno della Festa della Repubblica, è un errore». A dirlo Stefano Scaramelli, Consigliere regionale di Siena, che definisce «un errore il sì alla manifestazione degli animalisti nel giorno del Palio». 

«Il Palio è - continua Scaramelli - cultura, identità, storia, coesione sociale, simbolo di Siena, della Toscana e dell'Italia, inesplicabile filo che lega il presente al passato tenendo sempre lo sguardo fisso sul futuro. Valori che anche la Regione Toscana riconosce e che, da ultimo, ha sancito votando all'unanimità la candidatura a diventare Patrimonio Mondiale dell'Unesco. Un atto che dimostra, una volta in più, l'importanza dei valori del Palio. In questi valori giace, forse unico esempio nel mondo, un'unione capace di nascere dal conflitto. A Siena il Palio non è solo carriera, è contrade, è festa, è passione, è calore, è gioia e dolore, è anima. La manifestazione andava vietata perché autorizzarla nel giorno del Palio significa rinnegare questi valori e dare corpo ai radicalismi». 

«Il diritto a manifestare è inviolabile, ma attenzione agli approcci strumentali che fanno fuori la coesione sociale. Sì alle manifestazioni e ai manifestanti, ma chi vuole manifestare lo faccia nei 363 giorni dell'anno, esclusi il 2 luglio e il 16 agosto - conclude Scaramelli -. Non solo è ingiusto e non corretto, è illegittimo, forse, anche contrario ai principi costituzionali. Siena è il Palio e il Palio è tutto per Siena. Serve il coraggio di revocare l'autorizzazione».


sabato 14 settembre 2013

Non si possono sostenere tesi contrarie a quelli dei neoborbonici...

Il calcio malato di BASTARDI SAVOIA , BASTARDI RUBENTINI

Carissimo direttore, 
mi devi scusare ma per un periodo di tempo sospendo la pubblicazione di scritti storici sul presente portale aventi quale argomento il Risorgimento. Pubblicherò solo quelli relativi alla Repubblica Napoletana del 1799, destinati anche al Nuovo Monitore Napoletano.
Non ti dico quanti insulti, offese dopo aver pubblicato i due scritti sulla camorra nell'esercito borbonico e sulla menzogna di stampo neoborbonico di Fenestrelle.

Quello che è poco edificante, oltre all'invito a trasferirmi a Torino, riguarda un'accettabile associazione pressocchè costante di commenti offensivi che si compendiano quasi sempre in BASTARDI SAVOIA, BASTARDI RUBENTINI.

Ciò fa intendere che c'è un calcio che ha preso ormai la connotazione di calcio malato, diventato preda di tifosi estremisti che associano il loro estremismo calcistico ai percorsi storici.

C'è quindi il rischio di essere coinvolto in una diatriba che non ha il più delle volte alcunché di connessione con gli eventi storici, ossia il preoccupante odio dettato da un estremismo calcistico che, grazie a Dio, noi di una certa età non abbiamo conosciuto .

Pertanto mi scuserai se per un periodo di tempo sul presente giornale on line sospendo la pubblicazione di scritti storici riguardanti il Risorgimento. 

Mi dedicherò esclusivamente agli eventi storici della Repubblica Napoletana del 1799 in quanto , riguardo a tali eventi, nessuno potrà, lo spero, ripetere BASTARDI SAVOIA, BASTARDI RUBENTINI, essendo argomento storico in cui i Savoia non c'entrano per niente e ovviamente neanche i RUBENTINI, che pensavo fossero i seguaci del grande pittore RUBENS...ma poi mi sono accorto che tale termine si riferiva ai calciatori e tifosi juventini.

Angelo Martino
redazione



martedì 3 settembre 2013

L'ultima di D'Alfonso (l'assessore che s'è inventato il divieto di gelato) : "Vittorio Emanuele? Il corso cambi nome"

di Chiara Lampo
Se ci fosse ancora «La sai l'ultima?», il programma tv di barzellette che per sedici anni ha appassionato gli italiani, l'assessore Franco D'Alfonso sarebbe un campione.
Sindaco ed assessore
Come apre bocca, non si sa mai se c'è da prenderlo sul serio. E se non fosse un esponente importante della giunta di Milano (viene definito l'ideologo del movimento arancione che nel 2011 ha portato alla vittoria il sindaco, certamente è uno dei suoi uomini più fidati), non avesse in mano le deleghe al Commercio da cui dipendono le sorti di negozi e imprese, i settori che trainano la città, davvero ci sarebbe solo da riderci su. Un mese fa sfidava i giornalisti, «voglio vincere il premio “cazzata dell'estate“». Ce l'ha fatta. Ne ha inanellate parecchie ma ieri ha superato se stesso, in un'intervista al Corriere della Sera ha proposto addirittura - se ne sentiva il bisogno - di cambiare il nome a corso Vittorio Emanuele. «Meglio tornare all'antico e nobile Corsia De'Servi - sostiene l'assessore - è mai possibile che nella città più laica e blasonata d'Italia si identifichino con il nome di un re, che peraltro non ha mai amato la nostra città, alcuni dei suoi luoghi più significativi?». Poiché D'Alfonso è anche assessore all'Anagrafe, avrà tenuto conto eventualmente delle conseguenze pratiche? Si tratterebbe di cambiare l'indirizzo a qualche migliaio di residenti, negozi, bar, ristoranti, uffici. Per un revisionismo che di questi tempi non sembra proprio una priorità, almeno per le famiglie che hanno altri conti da fare, prima che con la storia.
[...]

lunedì 29 ottobre 2012

Arieccolo, il Guerri!



Si vede che al Giornale, quel giornale fondato dal monarchicissimo mai pentito che era Indro Montanelli, proprio non trovano di meglio. E' pur vero che di storici dalle nostre parti non abbonda, tutti uniformati al dogma/feticcio della trinità laica di resistenza, referendum e costituzione, ma insomma... E' ancora il giornale di Mario Cervi. Ci sarebbe Perfetti.

E invece sempre con questo Giordano Bruno Guerri che addirittura concede con sussiego che Umberto II e Maria José meritino dei viali sperduti in un parco (già di loro proprietà) in quanto non furono traditori.

Ma complimentoni! Ma grazie! Ma troppo onore fa costui alla storia d'Italia.

Ci scusi, Signor Guerri, e quando mai qualcuno ha potuto muovere a Re Umberto II l'accusa di essere un traditore? Forse qualche repubblichino invasato (i quali peraltro non ci stanno antipatici) che magari le sarà anche più simpatico perché repubblicano come lei? 
E chi altri muove questa accusa che le consente di titolare in siffatto modo un articolo come il suo?

"Un bel posto insomma, che non verrà molto turbato dall'intitolazione di un largo e di un viale (senza case) al re Umberto II e a sua moglie, la regina Maria José."

Infatti no. Qui l'unico turbato ci pare che sia lei che si erge, non richiesto, ad avvocato difensore del nulla.

"La stessa strada che fecero i Savoia per fuggire indecorosamente e indegnamente da Roma l'8 settembre 1943. È proprio per l'8 settembre, più che per la lunga alleanza con il fascismo, che i Savoia non sono ancora stati perdonati del tutto dagli italiani." 

Errore, caro il mio STORICO. Errore. La "teoria delle auto che salvò la continuità dello Stato" nel momento del disastro prese la Via Tiburtina e infatti si fermarono al castello di Crecchio.
Che c'è? Non c'è scritto negli archivi del Vittoriale? O è solo l'ennesima svista quando si parla di Re Umberto II?

"E lì il 25 luglio 1943 fece arrestare - con stile affatto regale, in casa propria - il capo del governo Benito Mussolini, andato a conferire." 

Le cronache dei tempi sono concordi nel dire che il 25 luglio trascorse senza che un solo colpo di pistola fosse sparato. Forse il Re non agì così male, nel supremo interesse della Nazione, che travalicava i suoi doveri di ospitalità ed anche quelli di padre nei confronti della figlia Mafalda  che, per non avere avuto adeguate informazioni l'8 settembre cadde nelle mani dei nazisti e vi morì.
Ella avrebbe saputo fare di meglio, Signor Guerri? Certo a 70 anni di distanza sicuramente si possono fare delle belle pensate. Intanto la traumatica successione di Mussolini dopo 21 anni non fu un disastro. Anzi fu festa di popolo.

"Siamo pure comprensivi verso sua moglie Maria José".

Ma Lei è davvero troppo buono, Signor Guerri, cosa ha mangiato stamane? Pane e nutella, che ha messo da parte la sua consueta acidità? 
Ne mangi più spesso.
Ma non lo faccia prima di scrivere del Re.
Lo faccia invece.

Ps il "capolavoro" del signore con il basso ph è leggibile al seguente link:

http://www.ilgiornale.it/news/interni/umberto-ii-e-maria-jos-se-meritano-non-furono-traditori-850633.html



martedì 2 ottobre 2012

La cantonate di G.B. Guerri su "Il Giornale"








"savoiardo"


Bella iniziativa, quella de " Il Giornale" di pubblicare i "tratti italiani", cioè" i personaggi e i fatti che raccontano la storia del nostro Paese in una serie di immagini d'autore".

Nela pagina centrale del giornale di oggi, Martedì 2 ottobre 2012, compare una bella foto di Re Umberto II sulla spiaggia di Cascais mentre scavalca la corda tesa di una barca in una plumbea giornata. La foto è del 1966, fa parte di una serie di foto che vennero fatte dal giornale "Epoca" che intervistò il Re in esilio e ne propose un ricco reportage fotografico in occasione dei 20 anni della sua partenza dall'Italia.

Abbiamo conosciuto questa iniziativa attraverso il sito del giornale fondato da Montanelli e ci siamo precipitati a comprarlo.

Il Guerri, che già in precedenza ci aveva abituato ad esternazioni sulla vita privata del Re, non trova meglio da dire che Umberto non era amato dagli italiani e da D'Annunzio. Sul fatto che non fosse amato da D'Annunzio avrà sicuramente ragione lui, potendo attingere direttamente dalla fonte archiviale de "Il Vittoriale" di cui è direttore. Sul fatto che non fosse amato dagli italiani ci permettiamo di eccepire, anche violentemente. Gli italiani lo amarono prima, durante e dopo il suo breve Regno e lo dimostrarono in ogni occasione possibile. Ma spesso il Guerri si fa prendere da una sorta di megalomania atuoreferenziale e per questo si ostina a credere alle cose che dice per il solo fatto di averle dette. 

Il Guerri cita espressioni di D'Annunzio poco riguardose nei confronti di Umberto come se fossero quelle di D'annunzio le uniche opinioni che contano : " Il Principe è una nullità, e non potrebbe essere diversamente: figlio com'è di un collezionista, il Re suo padre, e di una guardiana di capre, sua madre, non poteva uscire meglio". Altre furono le espressioni di D'Annunzio nei confronti di Re Vittorio Emanuele III in altre occasioni, rese pubbliche tra l'altro, conosciamo anche un'ode al Re scritta dal Vate, ma chissà perché il Guerri non ha altro da citare che queste poche righe, di cui non dice di più: dove, come, quando furono scritte? Bah...

Ma non finisce qua. A lato, nel paginone centrale vi sono "le ultime parole da Monarca" con la citazione di un passo del proclama del 13 giugno del 1946: "questa notte, in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della Magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza", "successivo - udite udite - alla comunicazione del governo della vittoria della Repubblica sulla monarchia ( minuscolo ovviamente per una inferiorità ontologica della monarchia nei confronti della Repubblica meritevole di maiuscola)  nel referendum del 2 giugno". 

Cosa abbia fatto il governo di allora in quella notte lo sappiamo: non si limitò certo a dare una comunicazione che non gli spettava. Semplicemente esautorò il Re dai suoi poteri costringendolo di fatto all'esilio per evitare un bagno di sangue che già stava scorrendo.
Ma questo al "Il giornale" dovrebbero ben saperlo essendo stati fondati da un monarchico mai pentito quale Indro Montanelli eppure...















Nella foto del 10 Maggio 1946 si vede chiaramente quanto poco fosse l'affetto degli italiani nei confronti di Umberto II, esattamente come sostenuto da Giordano Bruno Guerri.
Anche questa è presa da Epoca, 29 Maggio 1966, A XVIII, n° 818



Ed infine, ultima chicca: salvando l'immagine dal sito internet il Re in esilio viene chiamato dispregiativamente "savoiardo". Nulla più.

Per quello che ci riguarda invitiamo i nostri amici a sommergere di mail la posta de Il giornale: francamente da quel giornale ci aspettavamo maggiore accuratezza nei confronti del Re. E saremo molto in dubbio se comprarlo ancora... Poco ma sicuro.


Il link della notizia:
http://www.ilgiornale.it/news/cultura/tratti-italiani-re-maggio-mai-amato-dagli-italiani-e-842624.html

sabato 24 dicembre 2011

Ancora qualche alpino (?) dalle tre narici

Articolo di tipo Lettere al Direttore   pubblicato nel numero di Gennaio 2012 dell'Alpino

Con orrore vedo stampata su L’Alpino di Ottobre nella sezione incontri la foto di un gruppo di sottufficiali SMALP degli anni 1954/55 che sfoggiano un tricolore con lo stemma sabaudo.
Mi chiedo se il gruppo festoso ricorda che Casa Savoia è responsabile di aver mandato alla carneficina centinaia di migliaia di giovani soldati in ben due guerre mondiali, di aver favorito una dittatura e soprattutto dopo l’armistizio dell’otto settembre del ’43 di essere fuggita di notte abbandonando al proprio destino non solo l’esercito ma l’intera nazione… non vedo come alcune persone possano aver nostalgia di tale stemma e di tale dinastia.
Mauro Galbiati - Brescia


Confesso che le poche bandiere con lo stemma dei Savoia esposte a Torino in occasione della nostra Adunata non solo non mi hanno disturbato ma le ho trovate doverose. Dell’ultimo re, Umberto II, possiamo solo dire che se n’è andato in esilio con dignità. Su Vittorio Emanuele III, che nell’arco di meno di trent’anni ha dichiarato o avallato cinque guerre, di cui due mondiali con oltre un milione di militari Caduti, il giudizio lo hanno espresso gli italiani votando Repubblica. Ma Casa Savoia è stata determinante per l’Unità d’Italia. Non ho nostalgie monarchiche, come credo non le avessero gli “smalpini” che ti fanno orrore. La storia del nostro Paese, come del resto quella di ogni Paese del mondo, con luci e ombre e se vuoi più ombre che luci, non si cancella e, fatte salve le legittime riserve morali su inaccettabili comportamenti individuali o collettivi, non si giudica col senno di poi.


[....]
http://www.ana.it/page/lo-stemma-sabaudo-2011-12-23

mercoledì 13 luglio 2011

Il livore di Giordano Bruno Guerri e la risposta di Alberto Casirati

Ma i Savoia sono un’altra storia (purtroppo)





Gli Asburgo non fanno una grande figura nei nostri ricordi scolastici, farciti di patriottici inni contro il «barbaro invasor». Invasori lo furono, eccome. La casata regnante più antica d’Europa - parliamo di quasi otto secoli - sono stati re o imperatori di quasi tutto, tranne la Francia e la Gran Bretagna: re di Portogallo, re di Spagna (quando erano grandissime potenze), imperatori del Sacro Romano Impero per molti secoli fino a concludere la carriera dinastica alla guida dell’immenso impero Austro-Ungarico. Sconfitti nella Prima guerra mondiale, il loro dominio si disfece in tanti stati (Austria, Ungheria, Jugoslavia ecc.) e l’ultimo imperatore Carlo I venne costretto all’esilio. Era talmente una brava persona che Giovanni Paolo II l’ha beatificato il 3 ottobre 2004. Carlo era anche un padre e sposo esemplare, tanto che dette otto figli all’imperatrice Zita. Il primogenito, Otto, è morto ieri - quasi centenario - dopo essere stato per ben 85 anni aspirante al trono, imperatore di un impero che non c’era più. I suoi mancati sudditi austriaci oggi lo piangono in coro, con segni palesi di vero lutto. E non certo per quella sua faccia buona da Geppetto colto e internazionale. Piangono la morte di un Asburgo, il rappresentante di una casata che per noi è quella del «Barbaro invasor», mentre per loro è stata una grande dinastia che li ha resi un grande popolo. Viene da chiedersi perché niente di simile accade o accadrà, da noi, con i Savoia. Eppure riuscirono finalmente a unificare l’Italia, eppure anche i piccoli Savoia hanno sofferto l’esilio. Ma la differenza di trattamento non dipende da fatti storici: non c’entra che nel Lombardo-Veneto si ricordi ancora la buona amministrazione di Francesco Giuseppe; non c’entra che Otto si sia opposto all’Anschluss nazista che voleva conquistare l’Austria, nel 1938, proprio nell’anno in cui i Savoia firmavano le leggi razziali fasciste. 
Credo che la differenza stia nel fatto che gli Asburgo amavano il loro popolo, i Savoia no: «L’Italia è un carciofo che si mangia a foglia a foglia», era il loro motto nella prima metà dell’Ottocento. Se la mangiarono in un solo boccone dopo che Garibaldi e Cavour gliel’avevano conquistata, e la insanguinarono subito con una guerra civile (la cosiddetta lotta al brigantaggio) che aggravò, invece di risolvere, i problemi meridionali.I guasti più dannosi all’immagine della loro casata, però, li hanno fatti gli ex piccoli esiliati, Vittorio Emanuele e Emanuele Filiberto. Il primo ha brillato con un colpo di fucile sparato da uno yacht e il suo senso degli affari; il secondo con la leggiadria danzerina e la compiaciuta ignoranza. Riammessi in Italia, hanno chiesto risarcimenti e seggi parlamentari. Invece Otto il seggio se lo conquistò per vent’anni filati, nel parlamento europeo, lavorando sul serio. Perché era un Asburgo. I Savoia, oltre a essere Savoia, non si sono minimamente interessati a apparire - non dico essere - migliori di quel che sono, non si sono presi cura dell’immagine propria e di quella dinastica. Perché non hanno alcun interesse a ciò che gli italiani pensano di loro. Li si ricambia, evviva, con la stessa moneta.www.giordanobrunoguerri.it
http://www.ilgiornale.it/esteri/ma_savoia_sono_unaltra_storia_purtroppo/07-07-2011/articolo-id=533579-page=0-comments=1

LETTERA APERTA A GIORDANO BRUNO GUERRI  DALL’ISTITUTO DELLA REALE CASA DI SAVOIA: “AFFERMAZIONI FUORVIANTI"

Egr. Sig. Guerri,
ci sia consentita una replica al suo articolo pubblicato il 7 luglio da “Il Giornale”, nel quale lei attacca pesantemente Casa Savoia. Il pezzo è stato pubblicato nella pagina dedicata alla bella figura di Otto d’Asburgo. Del tutto fuori tema, dunque, ed allo scopo evidente di attaccare la dinastia vivente più antica del mondo, dopo quella giapponese. Si fanno affermazioni fuorvianti, soprattutto per il modo in cui sono proposte al lettore. Ecco qualche esempio. Sottolineare il fatto che, nell’anno in cui Otto d’Asburgo (da dove si trovava) si opponeva all’annessione nazista dell’Austria, in Italia venivano sanzionate le leggi razziali è proporre, di fatto, un paragone illogico ed insostenibile, perché ben diverse erano le situazioni. La famosa frase “del carciofo”, che lei strumentalizza senza pudore, non aveva nulla a che fare con il reale amore della Dinastia per l’Italia e gli italiani, bensì con la situazione geopolitica italiana del momento, caratterizzata dalla presenza di tanti stati divisi. Parimenti, far riferimento ai fatti del 1978 sull’isola di Cavallo, quando sono ormai 20 anni che la Corte d’Assise di Parigi ha sancito la completa innocenza del Principe di Napoli, è scelta furbesca per screditare un innocente. E si potrebbe continuare. Il fatto è che la storia dimostra una cosa che a lei evidentemente non va giù: Casa Savoia può vantare luci che vanno molto al di là delle ombre. Ombre che, ben meno scure di quello che vorrebbero i detrattori, sono inevitabili per ogni storia umana millenaria. Non occorre andare molto lontano per dimostrare quanto affermiamo. Basta pensare a figure come i tanti Beati e Venerabili (che lei “dimentica”nel suo articolo, ricordando però la beatificazione di Carlo I d’Asburgo…), come la Regina Elena e la Regina Maria Josè, come i Conti Amedeo VI e VII, come i Duchi Amedeo VIII ed Emanuele Filiberto “Testa di Ferro”, come Re Vittorio Amedeo II e tutti i Sovrani che, pur fra incertezze e pericoli, seppero realizzare, mettendo completamente e coraggiosamente in gioco lo stesso futuro della Dinastia, il plurisecolare sogno dell’unità italiana. Lei avrà senza dubbio avuto le sue personali ragioni nello scrivere quel pezzo. Ma un corretto approccio storico necessita di meno ideologia e più desiderio di verità.
Dr. Alberto Casirati
Presidente Istituto della Reale Casa di Savoia


giovedì 9 giugno 2011

I partigiani comunisti ...


Re Umberto II° di Savoia non merita piazze a ricordo

(invece le merita Palmiro Togliatti, benemerito della patria, quella sovietica, fortunatamente scomparsa, n.d. staff)




Il 18 di giugno è fissata l'intitolazione a Umberto II di Savoia di una piazzetta a Casalborgone (To). Il prefetto di Torino ha già dichiarato "irricevibile" la richiesta, in quanto la motivazione dell'intitolazione è basata sul fatto che Umberto II non avrebbe contestato l'esito del referendum "monarchia o repubblica" del 1946, nonostante che i brogli a favore della Repubblica fossero stati tali e tanti da rovesciare il risultato.
Chiaramente il prefetto non poteva e non può accogliere questa motivazione.



Sarebbe come dire che la Repubblica italiana è uno Stato illegittimo (toh… se ne sono accorti, i somari n.d.staff). Ma, l'ANPI di Chivasso, sottolinea anche tutte le altre ragioni per opporsi a questa intitolazione. 

1) Umberto II condivise nei fatti – tacendo pubblicamente – tutte le scelte di suo padre re Vittorio Emanuele III, compresa la fuga da Roma e ancor prima le infami leggi razziali. Non si può dare dignità di atto di responsabilità politica all'ennesima prova del suo contrario. Per un nobile, che dovrebbe avere alto il senso dell'onore, questa silenziosa connivenza con il fascismo che pure non amava dovrebbe essere motivo di particolare vergogna.
Pertanto, anche cambiando la motivazione, l'intitolazione a Umberto II resta inspiegabile, tanto più nell'anno in cui si celebra il centocinquantesimo dell'Unità, che alla fine del fascismo fu semmai garantita dalla responsabilità dei partiti politici che confluivano nel Comitato di Liberazione nazionale. A meno che sia sufficiente non fare in prima persona il male per vedersi riconosciuti pubblici onori, non si capisce perché intitolare una piazza a Umberto II. Non è un caso che questa sarebbe la prima in Italia.

Per chi volesse proseguire nella lettura di questa schifezza il link è il seguente.

mercoledì 1 giugno 2011

Ma fate pace col cervello...

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LA I GUERRA MONDIALE FU CONDOTTA DALLA MONARCHIA, NON DALLA REPUBBLICA
Sindaco e Assessore alla Cultura difendono la decisione presa sulla non apertura del Museo della Battaglia il prossimo 2 giugno
VITTORIO VENETO - Musei chiusi (quello della Battaglia) e musei aperti (quello del Cenedese) il 2 giugno, 65^ Festa della Repubblica. Sul tema interviene anche l'amministrazione comunale che puntualizza: «Si è ritenuto storicamente corretto aprire il Museo della Battaglia solo in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia (il 17 marzo ndr) visto che la Prima Guerra Mondiale fu condotta dalla monarchia sabauda e non dalla repubblica italiana».
Così il sindaco Gianantonio Da Re e l'assessore alla Cultura Michele De Bertolis replicano al PD che aveva evidenziato come il comune non avesse a disposizione i 60 euro necessari all'apertura del museo di Ceneda tanto da indire una colletta tra i cittadini.

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