NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 11 dicembre 2019

Una favola del XXI secolo.


Raccontata da un teleutente a Domenico Giglio


Le favole e chi le racconta esistono ancora ed iniziano sempre con un “C’era una volta un RE”. 
In questo caso il Re è Vittorio Emanuele III e la favola raccontata alla televisione da un famoso giornalista, in un programma dedicato alla storia dice che questo Re (è lui il “cattivo” della favola, ma il “buono” chi è ?), prima dell’8 settembre 1943, invece di preoccuparsi di dare istruzioni al suo esercito,( ma spettava a Lui o ad i Ministri competenti?), si preoccupò di riempire 40 (ripeto quaranta) vagoni merci, con le più svariate mercanzie, mobilio, opere d’arte, per spedirli e nasconderli nel paese dei balocchi.
Il favolista ha mai valutato la lunghezza di un treno di 40 vagoni? 
Ne ha visto passare uno analogo? Ha mai pensato al tempo necessario per caricarli ? ed in quale stazione è avvenuto il carico? A Roma dove il 19 luglio e poi il 13 agosto 1943 erano state bombardate proprio le stazioni ? E da dove proveniva il materiale? 
E tutto questo in silenzio, senza che nessuno si accorgesse di nulla? E dove potevano essere diretti e scaricati, mentre era in corso una guerra e le ferrovie erano giornalmente bombardate? 
A questo punto un ascoltatore della favola chiede al favolista dove poter leggere per intero questa fiaba, ma non ha risposta, insiste per sapere da dove è stato preso lo spunto, ma non ha risposta. 
Possiamo ancora credere alle favole? Qualche altro ascoltatore è stato più fortunato e sa dirmi dove il favolista ha trovato gli elementi di questo racconto e come sia finito, con il ritorno (come e quando?), di questi vagoni dopo di che tutti vissero felici e contenti (?) che è la classica chiusura di tutte la fiabe.

La morale della favola qual è: finito lo scherzo e l’ironia, quanto sopra esposto è di una estrema gravità in quanto milioni di telespettatori, data l’autorevolezza del favolista, riterranno l’evento effettivamente accaduto e trarranno motivi per un giudizio negativo sul personaggio citato, che essendo mancato settantadue anni or sono non può rispondere, né possono rispondere chi era al suo fianco ed avrebbe predisposto questo trasloco verso il nulla, perché che senso avrebbe avuto trasferire il tutto non certo verso il Meridione dove era in corso la guerra, ma verso il Piemonte, regione originaria della famiglia del protagonista, ma dove? 
E quanto tempo sarebbe stato necessario a scaricare i quaranta vagoni, senza che nessuno se ne accorgesse? O forse tenerli per mesi e mesi su un binario morto, protetti e salvaguardati da chi ? Ancor meglio in Svizzera? 
Nelle favole antiche c’era sempre una buona fata che provvedeva a salvare il protagonista, magari nascondendolo in una nuvola che copriva il tutto,ma in una favola moderna non vedo chi potesse essere questa fata. 

Vorrei una risposta dal favolista.
Un teleutente

mercoledì 4 dicembre 2019

Dalla Brigata Savoia alla maglia granata del Toro!


Favria, 3.12.2019 Giorgio Cortese

Il Reggimento “Savoia Cavalleria” è uno dei più antichi e gloriosi della cavalleria dell’Esercito Italiano ed attualmente è inquadrato nella Brigata paracadutisti “Folgore”. 
Le sue origini risalgono alla fine del Seicento, quando avviene la trasformazione delle Gens d’Armes, formazioni di cavalleria pesante legate da rapporti feduali, milizie private dal feudatario. 
Nel 1692 viene discolta la Brigata di Gens d’Armes del Piemonte vennero costituiti due diversi Reggimenti, uno dei quali venne in un primo momento denominato Mombrison e poi None, dal nome dei comandanti. 
Nel medesimo anno assunse la denominazione di “Savoia Cavalleria”, dalla regione dove venivano reclutati i cavalieri. Durante l’assedio di Torino da parte degli ispano-francesi, durato ben cinque mesi, maggio – settembre 1706. Durante la battaglia la battaglia per liberare Torino un portaordini di Savoia Cavalleria, incaricato di recare informazioni sull’esito vittorioso dello scontro, pur gravemente ferito alla gola da un drappello avversario, riuscì a raggiungere Vittorio Amedeo dandogli la notizia prima di spirare. 
L’esclamazione del duca “Savoye, bonnes nouvelles” divenne da allora il nuovo motto del reggimento, così come si vuole che il filetto rosso che borda il bavero nero dello stesso reggimento, o per talune epoche, come l’attuale cravatta rossa, non sia altro che il simbolo del sangue che ha arrossato il colletto dell’ignoto portaordine. 
Perché questa storia con la maglia del Toro?

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domenica 1 dicembre 2019

Premio Internazionale Vittorio Emanuele III, ecco i vincitori


Il 30 novembre sera, dopo la S. Messa in suffragio dei Reali di Casa Savoia, nella Basilica di S. Chiara, Il delegato provinciale, avvocato Gerardo Mariano Rocco di Torrepadula dell’ Istituto Nazionale per la guardia d’ Onore alle Reali Tombe del Pantheon, ha consegnato il diploma commemorativo alla Provincia Napoletana del SS. Cuore di Gesù dell’Ordine dei Frati Minori. 



Nel 150° anniversario dalla nascita di S.M. il Re Vittorio Emanuele III, (Napoli 11 novembre 1869) primo Principe di Napoli, l’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon ha istituito un premio con una tiratura di 150 copie, intitolato al Sovrano che ha regnato dal 1900 al 1946. L’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe, è un’associazione combattentistica posta sotto la vigilanza del ministero della Difesa. 

Esso venne fondato a Roma morte del Re Vittorio Emanuele II avvenuta il 9 gennaio 1878, per mantenere viva la devozione e la riconoscenza all’Augusta Casa di Savoia, per l’appena conquistata Unità d’Italia. 
Per tale motivo, i veterani delle Guerre d’Indipendenza, decisero, sul proprio onore, di associarsi per prestare un servizio di guardia alle venerate spoglie mortali del “Padre della Patria”, presso il suo luogo di sepoltura nel Pantheon di Roma.

Fonte : Il denaro