NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.
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martedì 4 luglio 2017

Ceresole Reale - Presentata la Royal Ultra Sky Marathon 2017

Si terrà domenica 16 luglio la tappa nel Parco Nazionale del Gran Paradiso dello sky runner world series, per la categoria sky estreme 2017, gara che vedrà almeno 400 atleti, di cui almeno 100 stranieri, affrontare un percorso estremamente impegnativo.


Alla presentazione erano presenti l'assessore allo Sport della Regione Piemonte Giovanni Maria Ferraris, il presidente del Parco Nazionale del Gran Paradiso Italo Cerise, l'organizzatore della Royal Ultra Sky Stefano Roletti, il sindaco di Caluso Maria Rosa Cena a nome dell'associazione "Canavese in Sport" e Guido Novaria per l'associazione "Amici del Gran Paradiso".

La gara, con partenza dalla Diga del Teleccio e arrivo sulla sponda del lago di Ceresole Reale, fa parte del gotha delle gare internazionali in montagna con i suoi 54 chilometri di percorso che si diramano tra le fantastiche vette delle nostre montagne, arrivando anche a toccare dislivelli di 4000 metri.

Nel corso degli anni la Royal Ultra Sky Marathon ha affascinato un sempre crescente numero di atleti grazie al suo percorso che attraversa in alta quota il Gran Paradiso seguendo la rete delle antiche Strade Reali di Luigi Amedeo, un vastissimo insieme di sentieri costruito dalla dinastia dei Savoia per le loro battute di caccia. Proprio al Duca degli Abruzzi Luigi Amedeo di Savoia sarà dedicata la gara, essendo stato uno dei pionieri delle ascese in montagna proprio nel Parco del Gran Paradiso.


Ripubblichiamo questa notizia per due motivi: 
I - per fare dispetto a quel signore che messa la fascia di sindaco voleva mutilare il nome della località togliendovi l'appellativo di Reale.
II - perché è evidente che la Storia, anche quella piccola, fatti di sport e di camminate, invece che di battaglie e di conquiste, non può prescindere dal ruolo della Casa che ci ha portato all'Unità.
Lo staff

domenica 1 dicembre 2013

Zapatero rivela: ecco come e perché i leader europei fecero fuori Berlusconi

Condividiamo il seguente articolo non per il merito della vicenda di Berlusconi quanto per la tragica perdita della sovranità nazionale.
Motivo per il quale c'è bisogno di un nuovo Risorgimento. Con gli stessi simboli del precedente.

Vorremmo dire «clamoroso», ma non è così perché sapevamo da tempo, e lo abbiamo più volte scritto, che non solo in Italia ma anche dall’estero arrivavano pesanti pressioni per far fuori Silvio Berlusconi. L’ultima prova, che conferma la volontà di rovesciare un governo democraticamente eletto, la rivela l’ex premier spagnolo Luis Zapatero, che nel libro El dilema (Il dilemma), presentato martedì a Madrid, porta alla luce inediti retroscena sulla crisi che minacciò di spaccare l’Eurozona.

 Il 3 e 4 novembre 2011 sono i giorni ad altissima tensione del vertice del G-20 a Cannes, sulla Costa Azzurra. Tutti gli occhi sono puntati su Italia e Spagna che, dopo la Grecia, sono diventate l’anello debole per la tenuta dell’euro. Il presidente americano Barack Obama e la cancelliera tedesca Angela Merkel mettono alle corde Berlusconi e Zapatero, cercando di imporre all’Italia e alla Spagna gli aiuti del Fondo monetario internazionale. I due premier resistono, consapevoli che il salvataggio da parte del Fmi avrebbe significato accettare condizioni capestro e cedere di fatto la sovranità a Bruxelles, com’era già accaduto con Grecia, Portogallo e Cipro. Ma la Germania con gli altri Paesi nordici, impauriti dagli attacchi speculativi dei mercati, considerano il vertice di Cannes decisivo e vogliono risultati a qualsiasi costo. Le pressioni sono altissime.

 Zapatero descrive la cena del 3 novembre, con il tavolo «piccolo e rettangolare per favorire la vicinanza e un clima di fiducia». Ma l’atmosfera è esplosiva. «Nei corridoi si parlava di Mario Monti», rivela il premier spagnolo. Già, Monti. Che solo una settimana dopo sarà nominato senatore a vita da Napolitano e che il 12 novembre diventerà premier al posto di Berlusconi. Il piano era già congegnato, con il Quirinale pronto a soggiacere ai desiderata dei mercati e di Berlino.

 La Merkel domanda a Zapatero se sia disponibile «a chiedere una linea di credito preventiva di 50 miliardi di euro al Fondo monetario internazionale, mentre altri 85 sarebbero andati all’Italia. La mia risposta fu diretta e chiara: no», scrive l’ex premier spagnolo. Allora i leader presenti concentrano le pressioni sul governo italiano perché chieda il salvataggio, sperando di arginare così la crisi dell’euro.

 «C’era un ambiente estremamente critico verso il governo italiano», ricorda Zapatero, descrivendo la folle corsa dello spread e l’impossibilità da parte del nostro Paese di finanziare il debito con tassi che sfiorano il 6,5 per cento. Insomma, i leader del G-20 sono terrorizzati dai mercati e temono che il contagio possa estendersi a Paesi europei come la Francia se non prendono il toro per le corna. Il toro in questo caso è l’Italia.

 «Momenti di tensione, seri rimproveri, invocazioni storiche, perfino invettive sul ruolo degli alleati dopo la seconda guerra mondiale…», caratterizzano il vertice. «Davanti a questo attacco – racconta l’ex leader socialista spagnolo – ricordo la strenua difesa, un catenaccio in piena regola» di Berlusconi e del ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

 «Entrambi allontanano il pallone dall’area, con gli argomenti più tecnici Tremonti o con le invocazioni più domestiche di Berlusconi», che sottolinea la capacità di risparmio degli italiani. «Mi è rimasta impressa una frase che Tremonti ripeteva: conosco modi migliori di suicidio». Alla fine si raggiunge un compromesso, con Berlusconi che accetta la supervisione del Fmi ma non il salvataggio. Ma tutto ciò costerà caro al Cavaliere. «È un fatto – sostiene Zapatero – che da lì a poco ebbe effetti importantissimi sull’esecutivo italiano, con le dimissioni di Berlusconi, dopo l’approvazione della Finanziaria con le misure di austerità richieste dall’Unione europea, e il successivo incarico al nuovo governo tecnico guidato da Mario Monti». Un governo, ora sappiamo con certezza, eletto da leader stranieri nei corridoi di Cannes e non dalla volontà popolare degli italiani.

lunedì 29 ottobre 2012

Arieccolo, il Guerri!



Si vede che al Giornale, quel giornale fondato dal monarchicissimo mai pentito che era Indro Montanelli, proprio non trovano di meglio. E' pur vero che di storici dalle nostre parti non abbonda, tutti uniformati al dogma/feticcio della trinità laica di resistenza, referendum e costituzione, ma insomma... E' ancora il giornale di Mario Cervi. Ci sarebbe Perfetti.

E invece sempre con questo Giordano Bruno Guerri che addirittura concede con sussiego che Umberto II e Maria José meritino dei viali sperduti in un parco (già di loro proprietà) in quanto non furono traditori.

Ma complimentoni! Ma grazie! Ma troppo onore fa costui alla storia d'Italia.

Ci scusi, Signor Guerri, e quando mai qualcuno ha potuto muovere a Re Umberto II l'accusa di essere un traditore? Forse qualche repubblichino invasato (i quali peraltro non ci stanno antipatici) che magari le sarà anche più simpatico perché repubblicano come lei? 
E chi altri muove questa accusa che le consente di titolare in siffatto modo un articolo come il suo?

"Un bel posto insomma, che non verrà molto turbato dall'intitolazione di un largo e di un viale (senza case) al re Umberto II e a sua moglie, la regina Maria José."

Infatti no. Qui l'unico turbato ci pare che sia lei che si erge, non richiesto, ad avvocato difensore del nulla.

"La stessa strada che fecero i Savoia per fuggire indecorosamente e indegnamente da Roma l'8 settembre 1943. È proprio per l'8 settembre, più che per la lunga alleanza con il fascismo, che i Savoia non sono ancora stati perdonati del tutto dagli italiani." 

Errore, caro il mio STORICO. Errore. La "teoria delle auto che salvò la continuità dello Stato" nel momento del disastro prese la Via Tiburtina e infatti si fermarono al castello di Crecchio.
Che c'è? Non c'è scritto negli archivi del Vittoriale? O è solo l'ennesima svista quando si parla di Re Umberto II?

"E lì il 25 luglio 1943 fece arrestare - con stile affatto regale, in casa propria - il capo del governo Benito Mussolini, andato a conferire." 

Le cronache dei tempi sono concordi nel dire che il 25 luglio trascorse senza che un solo colpo di pistola fosse sparato. Forse il Re non agì così male, nel supremo interesse della Nazione, che travalicava i suoi doveri di ospitalità ed anche quelli di padre nei confronti della figlia Mafalda  che, per non avere avuto adeguate informazioni l'8 settembre cadde nelle mani dei nazisti e vi morì.
Ella avrebbe saputo fare di meglio, Signor Guerri? Certo a 70 anni di distanza sicuramente si possono fare delle belle pensate. Intanto la traumatica successione di Mussolini dopo 21 anni non fu un disastro. Anzi fu festa di popolo.

"Siamo pure comprensivi verso sua moglie Maria José".

Ma Lei è davvero troppo buono, Signor Guerri, cosa ha mangiato stamane? Pane e nutella, che ha messo da parte la sua consueta acidità? 
Ne mangi più spesso.
Ma non lo faccia prima di scrivere del Re.
Lo faccia invece.

Ps il "capolavoro" del signore con il basso ph è leggibile al seguente link:

http://www.ilgiornale.it/news/interni/umberto-ii-e-maria-jos-se-meritano-non-furono-traditori-850633.html