NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 6 novembre 2018

Numeri da Re


di Alessandro Mella

Il 2016, fu l’anno del centocinquantesimo anniversario della Terza Guerra d’Indipendenza italiana. La guerra all’Austria, mossa dal giovane stato italiano per restituire le Venezie ai confini naturali e nazionali, conflitto lungamente atteso e sospirato dal prode Giuseppe Garibaldi.
Poche le celebrazioni, per lo più sotto tono per interessi politici contrastanti e miopi, pochi i prodotti della storiografia più o meno ufficiale. I pochi cenni e riferimenti sono stati per lo più quelli degli storici maggiormente illuminati e non avvelenati da redditizi revisionismi.
Fu un conflitto sfortunato con esiti e vicende contrastanti ma, malgrado le sfortune e qualche errore noti, con un profondo significato. Gli Italiani seguitavano a costruire il proprio futuro ed il proprio destino sotto le insegne tricolori innalzate tanti anni prima dal Carlo Alberto, Re di Sardegna.
Vittorio Emanuele II, che non aveva grande acume strategico ma un coraggio da leone da tutti riconosciuto e spinto quasi all’incoscienza, volle i suoi figli con sé in quella lotta. Il principe Umberto (il futuro re buono) ed il principe Amedeo (duca d’Aosta e poi, per un breve periodo, Re di Spagna) si esposero al fuoco ed alle sciabolate nemiche con non meno ardimento.
Generali e politici fecero notare al re quanto fosse imprudente lasciarli andare avanti in modo così pericoloso, il sovrano non volle sentir ragioni. La sua Casa doveva contribuire attivamente al percorso unificante la nazione italiana ed i principi dovevano fare la propria parte e, se la storia l’avesse chiesto, non mancare di versare il proprio sangue al pari dell’ultimo fantaccino.

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