NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

domenica 20 maggio 2018

Il libro azzurro sul referendum - XI cap - 5

Precisazioni sulle responsabilità:


Lettera del Segretario Generale del P.D.I. all’on. Alcide De Gasperi Presidente del Consiglio:

Signor Presidente, il Consiglio dei Ministri ha questa sera approvato «a maggioranza » (con l’inserimento a verbale della formale protesta di uno dei ministri, uno schema il provvedimento che determina il funzionamento di un governo provvisorio repubblicano. Premessa di tale provvedimento è la proclamazione del risultato del referendum che dovrebbe essere fatta domani mattina dalla Cassazione, calcolando secondo l’arbitraria interpretazione della legge proposta dalla relazione del Governo la maggioranza in base ai voti validi e non agli elettori votanti. E’ mio dovere segnalarle, signor Presidente, le gravissime conseguenze di quanto stassera il suo governo ha deliberato. In sede giuridica appare manifesta la decisione di violare la legge sul referendum, preparata ed imposta dal suo stesso Governo. In sede politica la frettolosa costituzione del governo provvisorio repubblicano, generato nell’illegalità ed imposto con la forza delle armi equivale ad un colpo di stato che non può lasciare indifferenti gli undici milioni di monarchici che hanno partecipato alle votazioni,
confidando nella lealtà e nella legalità del governo, né quelle altre forze politiche, che verso di essi stanno convergendo. La situazione che si è già sviluppata nel mezzogiorno, contrariamente alla volontà dei dirigenti responsabili, è sufficientemente grave. E’ augurabile per la salvezza d’Italia che nuovi elementi non la rendano irrimediabile. Se sarà attuato quanto stasera il suo governo ha deciso, l’opera di pacificazione, alla quale per invito di Lei, signor Presidente, e conformemente al mio stesso desiderio, mi sono dedicato prima, durante e dopo le elezioni, sarebbe in ogni caso compromessa: niente e nessuno potrebbe evitare una dolorosa frattura dell’unita spirituale e forse della stessa unità politica della Nazione. In tali condizioni, signor Presidente, due provvedimenti a mio avviso si impongono per riportare ed assicurare la pace negli animi:
1° - Lasciare la Cassazione assolutamente libera, nella sostanza e nella forma, di determinare l'uso del «referendum » secondo la legge.
2° - Subordinare la formazione d’un eventuale governo provvisorio repubblicano ad un impegno solennemente preso da tutti i partiti e garantito internazionalmente di sottoporre ad un nuovo e regolare referendum il problema istituzionale.
Ho tentato inutilmente questa sera, di conferire con lei, signor Presidente, per esporle direttamente quanto forma oggetto di questa lettera, in relazione anche alle responsabilità che per il Governo e per Lei ne derivano.
Ma sopratutto intendevo, come intendo, fare appello alla Sua coscienza di cristiano, d'italiano e di democratico, perché alla nostra Patria siano evitate nuove iatture
8 giugno 1946.
ENZO SELVAGGI