NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

giovedì 17 maggio 2018

Enzo Tortora, a trent’anni dalla sua morte


 di Emilio Del Bel Belluz 

Sono passati ormai trent’anni dalla morte del grande scrittore e giornalista: Enzo Tortora. 
Una persona buona che il buon Dio aveva fatto nascere in questa difficile terra, per portare speranza. Enzo era un uomo dal cuore nobile, uno di quelle persone che hanno lasciato una scia da imitare con il nostro vissuto. Era seguito in televisione da milioni di persone che attendevano la sera per dimenticare l’asprezza della vita. 
Con il suo programma Portobello, sapeva donare momenti di serenità. La sua vita di uomo di spettacolo e di uomo sincero fu turbata dal suo arresto e da accuse davvero terribili. 
La notizia della sua vicenda giudiziaria riempì le pagine dei giornali ed i notiziari della televisione. Non riuscirò mai a cancellare dalla mia mente il volto disperato di Enzo con le manette ai polsi, e l’aria incredula di chi ha appena appreso di essere entrato in un incubo. 
Non credo vi sia maggiore disperazione nel vedersi accusare di qualcosa di cui non si è colpevoli. I suoi occhi avevano l’espressione di chi non riusciva a reagire per il colpo subito. 
Non potrò mai dimenticare la sua voce tremante legata alla terribile malattia che l’ ha portato in Paradiso. Il buon Dio l’ ha voluto tra i suoi angeli. Vorrei ricordare di lui, che era uno dei giornalisti tra i più raffinati e che aveva scritto pagine memorabili di pugilato. Questi articoli li ho trovati nelle raccolte del settimanale “ L’intrepido “. 
Mai potrò scordare il pezzo che scrisse sulla morte di Primo Carnera in quel lontano 1967, quando era giunto a Sequals per sapere qualche notizia su Primo che stava male. “Caro insostituibile Carnera. Ci ha insegnato tante cose. Che i valori veri, in fondo, sono sempre gli stessi : una terra, una casa, dei figlioli. In quel suo corpaccione enorme, alloggiava un angelo custode. Quando venne il suo momento, e il curato di Sequals arrivò (Carnera era credente, e buon cattolico), Primo disse: “Padre ho picchiato tanto, ma senza cattiveria ”. E’ vero. Picchiò come si può arare, picchiò come si può coltivare la terra . Per averne frutti. Ora non c’è più. Chissà che direbbe, di certa forza che oggi viene usata per altri fini. Lui che quando sentiva dire l”Italia”, si commuoveva come un bimbo. La amava tanto, da venirci a morire”. 
Un caro ricordo di lui risale pochi mesi prima del suo arresto, alla morte dell’ultimo Re d’Italia: Umberto II. Fu inviato da una televisione privata a fare la cronaca del luttuoso evento. Le parole di Tortora commuovono ancora adesso, basta ascoltarle con cuore. La sua tristezza per la morte del Re era evidente, si vedeva che il suo cuore era toccato da quella grande malinconia di vedere l’Italia assente a una cerimonia per la morte di un Re, che aveva trascorso 37 anni in un esilio doloroso e tremendo, esito di una crudele ingiustizia. 
Sono passati trent’ anni dalla morte di Enzo Tortora, il suo volto buono ha arricchito il paradiso, ma ha impoverito la terra. Ci manchi tanto, Enzo.