NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

giovedì 3 maggio 2018

Campobasso e lo stravolgimento delle storie



di Giuseppe Saluppo  



Si può stravolgere la toponomastica di una città senza nemmeno rendersi conto che la toponomastica permette di ricostruire la storia delle popolazioni avvicendatesi in una data località? Certo che si può, se si è a Campobasso. Dove, a seguito di una proposta di un’associazione, la Commissione comunale alla Cultura ha ritenuto che si possa sostituire Piazza Savoia con piazza Falcone e Borsellino. Con un tratto di penna. Come se si trattasse di un’insegna di una bettola. 
Qui, non si tratta di aprire o scomodare  il capitolo della storia. Né, tantomeno, si tratta di entrare in merito allo spessore dei giudici Falcone e Borsellino. Semplicemente, un’amministrazione attenta, culturalmente sensibile, che non ignora la sedimentazione storica dei nomi, che è parte della città stessa, avrebbe pensato di dovere intitolare ai giudici Falcone e Borsellino una piazza o una strada nuova. 
E’ pur vero che non si è costruito nulla sotto questa amministrazione per cui l’operazione era tanto difficile quanto improbabile. Ciò, però, non esime un’amministrazione a fare i conti con la storia, con la cultura che, anche, nella toponomastica ha una traccia per la ricostruzione del suo passato. E’ possibile che tutto questo sia passato come in allegra compagnia? Dicendo, tanto va via Piazza Savoia ma resta il teatro Savoia? Che nessuno abbia ritenuto di scovare tracce, sedimenti della storia?  Di una cultura che ha disegnato una città che aveva un ruolo e un vanto? Interrogativi amari dinanzi a un quadro desolante e mortificante che sta schiacciando le ultime, residue speranze di rinascita culturale, e non solo, della città di Campobasso.


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