NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

giovedì 7 giugno 2018

VARIE ED EVENTUALI



Le vicende politiche susseguite alle elezioni generali del 4 marzo scorso meritano alcune riflessioni che fino ad oggi non abbiamo avuto occasione di leggere sulla grande stampa e tanto meno ascoltarle in televisione, incominciando dal

GOVERNO PELLA:

Il Presidente Mattarella recatosi a Dogliani a ricordare e celebrare Luigi Einaudi, ha ricordato che lo stesso interpretò il suo ruolo di Capo dello Stato non in senso strettamente notarile, come nel caso, dopo le elezioni politiche del 7 giugno 1953, quando decise di affidare l’incarico di formare il governo all’on. Giuseppe Pella, democristiano e già ministro ed esperto di problemi economici, che però non era stato indicato dalla Democrazia Cristiana, dopo la mancata fiducia all’ottavo governo De Gasperi. Non ha però aggiunto che il governo formato da Pella, un monocolore democristiano, superò lo scoglio della fiducia non perché fosse stato indicato dal Presidente, ma perché ai 263 voti della Democrazia Cristiana si aggiunsero i 40 del Partito Nazionale Monarchico,portando ad un totale di 303 voti sul totale di 590 seggi, e questo senza che il P.N.M. chiedesse contropartite di posti ed altro.Appoggio perciò disinteressato che consentì la vita del governo che fu affossato dopo sei mesi dalla stessa Democrazia Cristiana, che non sopportava lo sfregio di avere un Presidente del Consiglio sia pure del proprio partito, ma non espresso dalla volontà del partito stesso. Sempre per la storia seguì il primo tentativo di governo Fanfani, al quale non ebbe la fiducia perché gli mancò il voto del Partito Nazionale Monarchico, e fu questo forse un errore fatale che portò a giugno 1954 alla scissione del predetto partito ed alla sua lenta, inesorabile decadenza elettorale.

Proseguiamo sulla

VOLONTA’ POPOLARE:

Le trattative per definire il programma di governo tra il Movimento 5 Stelle e la Lega, arrivate alla conclusione sono state sottoposte alle rispettive “basi” di questi movimenti e nelcaso dei “grillini” hanno ricevuto il 94% di voti favorevoli, risultato esaltato dai vertici dei Cinque Stelle. Se possiamo però vedere il risultato in termini di cifre assolute, come dovrebbe essere specificato in ogni dato numerico, notiamo che i votanti sono stati poco più di 44.000 ed è su questo numero, veramente esiguo, che si è calcolata quella altisonante percentuale. Infatti, se vogliamo così definirli, gli “iscritti” al movimento grillino sono poche decine di migliaia, ma è dalle loro decisioni che dipendono le scelte di uomini e proposte che poi vengono sottoposte e votate da milioni di elettori che nulla possono più modificare. Così è nata la candidatura Di Maio, così le liste elettorali e così si spiegano gli scarsissimi voti di preferenza avuti dagli eletti per lo più sconosciuti ai loro stessi elettori. Un ridottissimo numero di elettori ha deciso quindi per milioni, creando una casta di persone superiori la cui volontà deve essere accettate “a scatola chiusa” e questo, specie per quanto riguarda le liste mi ricorda eventi lontani novanta anni. A questo punto, chi è convinto delle tesi e delle proposte grilline si “iscriva” al movimento, ne aumenti il numero di soci, come, un tempo centinaia di migliaia di persone, se non milioni, si iscrivevano ai vecchi partiti, ne frequentavano le sezioni ed altre sedi, esercitavano, dove era possibile e consentito, i loro diritti ed esprimevano le loro preferenze.

Ed infine soffermiamoci su:

IL CAPO DELLO STATO

Vi è stata anche una divergenza su alcuni casi di possibili ministri, e sull’esatta interpretazione di articoli della Costituzione perché, per la prima volta nella storia della repubblica c’è una differenza sostanziale ed una frattura profonda
 tra l’attuale maggioranza parlamentare e quella che ha eletto a suo tempo l’attuale presidente. Questa diversità di origine ideologica e di maggioranze politiche elettorali è avvenuta più volte nella repubblica francese tra presidente e governo ed anche se non è mai sfociata in contrasti violenti, senza dubbio non ha giovato all’azione di governo con danno per la comunità nazionale ed egualmente abbiamo avuto analoghi casi negli Stati Uniti in epoca recente. Da questo viene una debolezza della istituzione repubblicana sia dove l’elezione avviene in via indiretta, sia dove avvenga con voto diretto, ma con alte percentuali di astensione come recentemente in Francia,ed il confronto con la Monarchia dove il Sovrano, è al di sopra delle parti e rappresenta l’unità nazionale, vede uscire rafforzata la stessa da questi eventi, come nel recentissimo e rapidissimo caso del cambio di governo in Spagna, ed è, o dovrebbe essere, motivo di riflessione di una classe politica che mirasse all’interesse della Nazione.

DOMENICO GIGLIO