NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 13 giugno 2018

13 Giugno 1946, ore 16,10, il Re parte per l'esilio


Umberto II partì dall’aeroporto di Ciampino alle ore 16.10 dei 13 giugno 1946. Fu salutato da un piccolo gruppo di persone avvertite all'ultimo momento. Qualcuno giunse quando già il Sovrano era sull’aereo: Umberto fece riaprire lo sportello e strinse la mano agli ultimi arrivati. Era tranquillo ma commosso. Attorno a Lui si strinsero per l’ultima volta il ministro della Real Casa marchese Falcone Lucifero, il primo aiutante di campo generale Adolfo Infante, il senatore Alberto Bergamini, l’ex-sottosegretario Carlo Scialoja, l’avvocato Enzo Selvaggi, l’on. Manlio Lupinacci, e pochi altri.


Qualche minuto prima che Umberto salisse a bordo dell’aereo giunsero il ministro della Marina De Conrten e quello dell’Aeronautica Cevolotto. Rimasero però staccati dal gruppo. 
Umberto non li volle salutare. Non poteva, infatti, dimenticare che entrambi avevano votato la notte precedente contro di lui nel consiglio dei Ministri che aveva finito col proclamare De Gasperi Capo provvisorio dello Stato.
«Fu quello», ci ha detto il senatore Bergamini, «l’unico gesto duro che io vidi compiere dal Sovrano».

Un altro curioso incidente accadde poco dopo.

Sull’aereo che avrebbe portato in esilio l’ultimo Re d’Italia era salito anche l’ambasciatore Gallarati Scotti che si recava a Madrid per assumere quella nostra ambasciata. Ma Gallarati-Scotti ritenne che un diplomatico che era il primo a rappresentare la repubblica italiana non potesse viaggiare con il Re.
Scese perciò e domandò anche che venissero scaricate tutte le sue valigie. I bagagli però, come sempre avviene sugli aerei, erano stati confusi con gli altri. Fu necessario controllare valigie e bauli per accontentare il primo ambasciatore della repubblica italiana.
Quel giorno con il Re partirono il prefetto di palazzo, generale Carlo Graziani di San Pietro, l’aiutante di campo Cassiani, il duca Dousmet, la duchessa Sorrentino, dama di corte della Regina, e tre persone del seguito.
Dopo la sosta di una notte a Barcellona, l’aereo (un apparecchio bianco che portava il numero di matricola 240-1) arrivò all’aeroporto di Lisbona alle ore 12,20 del 14 giugno. Poiché l’arrivo era atteso per il pomeriggio, Umberto toccando suolo portoghese trovò ad attenderlo tre sole persone: il ministro d’Italia a Lisbona, Rossi Longhi, l’addetto aeronautico e il capo del cerimoniale del ministero degli esteri portoghese, Henrique Yiana. Con un’auto messa a disposizione dal governo portoghese, il Sovrano partì subito per Cintra dove, alloggiati in incognito all’Hotel Estoril, si trovavano già da alcuni giorni Maria José e i quattro principini. La famiglia reale cenò in stretta intimità, e quindi tutti si ritirarono per tempo nelle loro camere.

Da "I Savoia nella Bufera" di Giorgio Pillon , il Candido 1958