NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 11 giugno 2018

Costantino Nigra



(1828-1907)

di Gianluigi Chiaserotti

Costantino Nigra  è stato un filologo, poeta, diplomatico e politico italiano.

Nacque il giorno 11 giugno del 1828 presso Villa Castelnuovo, in provincia di Torino, da Ludovico Nigra e Anna Caterina Revello.
Il padre lavorò come cerusico locale e partecipò dapprima come soldato dell’armata di Napoleone Bonaparte e quindi ai moti insurrezionali monarchico-liberali del 1821.
La madre Anna Caterina era imparentata a Gian Bernardo De Rossi, un orientalista molto apprezzato a livello internazionale.
Costantino fu molto legato ai suoi genitori e ai suoi fratelli, in particolar modo al fratello minore Michelangelo che a causa di uno spericolato gioco di Costantino perse un occhio in tenera età.
Compì i primi studi a Bairo ed in seguito ad Ivrea, dove concluse il secondo ciclo scolastico. Nel 1845, grazie ad una borsa di studio, poté iscriversi alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Torino, nonostante il grande interesse per la poesia e la letteratura.
Nel corso degli studi universitari non nascose (1848) il sostegno al conflitto bellico del Piemonte con la potenza imperiale austriaca, tanto che decise di arruolarsi nel corpo dei bersaglieri studenti, come volontario. Partecipò alle battaglie di Peschiera del Garda, Santa Lucia e Rivoli, dove fu ferito ad un braccio.
Già l’anno seguente rientrò a combattere, assistendo alla sconfitta di Novara.

Ripresi gli studi dopo la parentesi bellica, il Nostro riuscì a laurearsi in giurisprudenza nell’università torinese.
Nigra portò all’attenzione degli italiani una nuova forma di poesia, l’epico narrativa.
Prestò servizio dal 1851 al Ministero degli Esteri venendo nominato segretario del primo ministro Massimo D’Azeglio ed in seguito di Camillo Cavour, che accompagnò al Congresso di Parigi del 1856 come Capo di Gabinetto.
Due anni dopo, nel 1858, il Nigra fu inviato in missione segreta a Parigi per concretizzare l’ipotesi di alleanza decisa a Plombières  tra Napoleone III e Cavour e progettare la guerra tra il Regno di Sardegna e l’Impero austriaco.
Ministro, poi ambasciatore a Parigi dal 1860 al 1876, e nel 1864-1866 non esitò ad insistere sul generale Alfonso Ferrero La Marmora per indurlo alla guerra all’Austria, facendo propria l’idea di un’azione anfibia garibaldina oltre Adriatico, in appoggio ad un’insurrezione che avrebbe dovuto divampare dalla Dalmazia sino all’Ungheria.
Profondamente inserito il Nigra nella società francese del Secondo Impero, le di lui simpatie per Napoleone III e per la Francia non fecero mai velo ad una precisa visione degli interessi italiani, inducendolo ad appoggiare interamente la politica del Ministro degli Esteri Emilio Visconti-Venosta  contro un’alleanza con la Francia.
Svolse così un ruolo determinante nella politica estera italiana per il completamento del processo di unificazione dell’Italia dopo la morte di Cavour avvenuta nel 1861.
Divenne in seguito, come di già detto, ambasciatore italiano a Parigi (1860), San Pietroburgo (1876), Londra (1882) ed infine a Vienna (1885), dove tenne una linea di leale osservanza della Triplice Alleanza.
Durante il suo mandato a Parigi, Costantino Nigra contribuì ai negoziati che portarono, grazie al consenso di Napoleone III, alla conclusione dell’Alleanza italo-prussiana del 1866.
Nel 1870, quale ambasciatore a Parigi, dopo la sconfitta di Napoleone III a Sedan, nella quale l’imperatore stesso venne fatto prigioniero, il Nostro rimase quindi l’unico amico dell’imperatrice Eugenia de Montijo, nominata reggente e poiché il popolo era insorto proclamando la Repubblica, Nigra l’aiutò a fuggire ed a mettersi in salvo.
Nel 1887 rifiutò la carica di Ministro degli Esteri, offertagli dal re Umberto I di Savoia.
Costantino Nigra fu creato conte di Villa Castelnuovo con R. D. 21 dicembre 1882 e con RR. LL. PP. del 4 marzo 1896, e quindi il 4 dicembre 1892 Senatore del Regno [ai sensi dell’art. 33, Categoria 6 (gli Ambasciatori), dello Statuto Albertino], nonchè Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata il 5 giugno 1892 quale creazione numero 632 dall’istituzione dell’Ordine.
Nel 1896 socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, Nigra collaborò con accademie italiane e francesi, oltre che con riviste filologiche italiane, francesi e tedesche.
Fu esponente della Massoneria, regolarizzato presso la loggia Ausonia di Torino nel febbraio 1860. Venne eletto gran maestro del Grande Oriente d’Italia il 3 ottobre 1861 pochi mesi dopo la morte di Cavour, ma, nel novembre dell’anno successivo, rinunciò all’incarico.
Fra le ragioni che possono aver spinto a lasciare la gran maestranza, vi è il fatto che Nigra rimaneva ambasciatore d’Italia in Francia in un momento in cui la massoneria italiana, repubblicana e garibaldina, aumentava la propria distanza dal Secondo Impero.
Nella propria lettera di rinuncia, Nigra faceva comunque diplomaticamente cenno alla propria disponibilità a rappresentare il G. O. I. presso il Grande Oriente di Francia (G. O. D. F.).
Tra le altre ragioni, vi era forse anche l’imbarazzo per un sincero monarchico di guidare un’istituzione che negli anni Sessanta era divenuta vieppiù repubblicana.
Nel 1894 Nigra fu protagonista di un caso piuttosto discusso, ovvero della distruzione di un pacco di lettere, scritte di pugno da Cavour all’amante Bianca Ronzani, che il senatore aveva rinvenuto presso un collezionista viennese, disposto a cederle per la somma di mille lire e la nomina a Cavaliere della Corona d’Italia.
Avuto il preventivo assenso alla concessione dell’onorificenza da parte di Umberto I, Nigra concluse la transazione e, alla presenza di testimoni, bruciò le 24 lettere che componevano questo epistolario cavouriano.
Il contenuto delle missive, ritenuto piccante e disdicevole, fu la motivazione ufficiale per quell’atto distruttivo del patrimonio storico, che avrebbe potuto chiarire alcuni aspetti degli ultimi mesi di vita del grande statista italiano.
Il conte Costantino Nigra morì a Rapallo il giorno 1 luglio 1907 e fu sepolto nel suo paese natale, attualmente denominato Villa Castelnuovo Nigra.
Tra le sue opere ricordiamo: “La rassegna di Novara del 1861” (1875); “La gondola Veneziana (barcarola)” (1863); “Le reliquie Celtiche” (1872); “Canti popolari del Piemonte” (1888); “La chioma di Berenice” (elegia di Callimaco con testo in lingua latina di Catullo, 1891); “Inni di Callimaco su Diana e sui lavacri di Pallade” (traduzione, recensione e commento da Callimaco, 1892), e “Idillii” (1903).
Postumo (1926-29) fu pubblicato il carteggio Cavour-Nigra.