NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

domenica 10 giugno 2018

La mattanza di via Medina, il bloody day che Napoli ha dimenticato

L'articolo è scritto da un repubblicano, che scrive re, monarchia e Repubblica. L'esatto contrario di quello che facciamo noi. Ma almeno dice la verità.


Nessun irlandese dimenticherà mai quel maledetto bloody sunday, quella domenica di sangue del 30 gennaio 1972 quando i militari britannici spararono contro la folla che manifestava per i diritti civili. 
Fu una strage: 13 morti. L’hanno cantata anche gli U2, raccontando al mondo quello che è successo. Anche Napoli ha il suo bloody day, un giorno di sangue in cui 18 ragazzi, alcuni tra i 12 e 14 anni, furono massacrati dal fuoco della polizia, altre 150 persone rimasero ferite, ma è un giorno cancellato dalla memoria, un giorno che non raccontano neanche i libri di storia. In Italia la politica dei vincitori adotta da sempre il metodo dello sterminio dei vinti e delle loro ragioni da ogni discorso, da ogni ricordo, dai libri di scuola. 
Era un martedì l’11 giugno del 1946. Nove giorni prima il referendum aveva sancito un passaggio storico per la Nazione, la fine della monarchia e la nascita della Repubblica. Nessun travaglio è senza dolore e quella vittoria di misura fece infuriare chi sosteneva il re: i monarchici scesero nelle piazze.  Soprattutto al Sud, dove il voto della popolazione bocciò ampiamente la nuova forma dello Stato. Il corteo stava attraversando via Medina, quando una frangia si diresse verso la sede del Pci dove erano esposte la bandiera rossa e quella italiana senza lo stemma sabaudo. I manifestanti cercarono di raggiungere quel balcone con una scala che fu prontamente fatta cadere, il marinaio che era arrivato in cima morì il giorno dopo in ospedale.

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