NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

venerdì 29 giugno 2018

Io difendo la Monarchia cap IV - 7


Qui non si vuol, dunque, rifare la storia del fascismo, ma ristabilire certi rapporti, fissare certe verità, smentire troppi luoghi comuni correnti, dare a Cesare quel che è di Cesare. Così, non è giusto e non è sopportabile il processo grossolano e sbrigativo dell'antifascismo fuoruscito e  professionale insediatosi sulle rovine del paese per accusare in blocco la Monarchia la borghesia e le classi medie per tutti gli eventi trascorsi dal 1922 al 1943. Non è sopportabile che uomini e partiti che a giudizio degli stessi storici dell’antifascismo furono responsabili del sorgere e dell'affermarsi del fascismo, si siano oggi insediati come giudici. Soprattutto non è sopportabile che un partito che ha venduto una parte del territorio italiano (la  Venezia Giulia e Trieste) non pure alla Russia, ma al neo dittatore iugoslavo, divenga arbitro nel giudizio di condanna e di epurazione di tutta la società italiana che ha vissuto e lavorato, fra il 1922 e il 1943» strappando per anni ed anni grida di entusiasmo all’opinione pubblica straniera. Così infine non è neppure concepibile oltre che tollerabile che i Governi anglosassoni incoraggino in Italia la turpe oclocrazia, la tirannide plebea dominata dal partito socialcomunista; che proclamano ad ogni istante di voler impedire in Europa e in Italia l’avvento di un altro totalitarismo Europeo, essi che su ogni frontiera d’Europa e in ogni paese d'Europa ed Asia sono già in lotta serrata per arrestare la pressione del bolscevismo-imperialismo asiatico, essi che in Grecia hanno già dovuto ricorrere alle armi per respingere quella pressione e punire i delitti che l'accompagnavano; essi che già con un proclama di Alexander hanno accusato Tito e le sue bande di aver ereditato i metodi del nazismo hitleriano.
Questa politica repugnante al buon senso è solo spiegabile con gli stretti legami dell’invasione straniera. Non c’è dubbio sulla criminalità della politica fascista di aggressione all’Etiopia, all'Albania, alla Grecia, alla Iugoslavia e sulla stoltezza della guerra dichiarata al gruppo anglosassone e alla Russia. Ma non può costituire merito di nessun cittadino italiano l’avere operato e parlato contro i propri concittadini nella lotta più dura della loro storia. Non vi è una politica fascista da condannare in blocco e una politica antifascista da esaltare in blocco. Vi è un quarto di secolo di storia italiana da esaminare in cui i partiti e gli uomini assumono a volte posizioni ragionevoli e a volte irragionevoli, compiono a volte delle meritorie azioni, a volte degli imperdonabili  errori. Non vi è una politica estera del fascismo ma ve ne sono venti; non vi è una politica interna, sociale ed economica del fascismo, ma ve ne sono molte Mussolini ha tentato tutte le vie; dell’insurrezione della normalità costituzionale e della repubblica sociale - della esaltazione del capitalismo (vedi un significativo discorso al Senato del 1928 :  siamo appena all’aurora del capitalismo...) e della lotta alle plutodemocrazie e alla borghesia; in politica estera ha seguito in alcuni momenti la politica del disarmo, della cancellazione dei debiti della conciliazione europea, della Società delle Nazioni; in altri momenti la politica degli armamenti delle aggressioni ai liberi paesi, della guerra mondiale.
Ha seguito la politica di stretta intesa con l’Inghilterra (ricordare le crociere mediterranee di Austin Chamberlain) e la politica antibritannica; la politica della revisione dei trattati a favore dei tedeschi e la politica di Stresa; la politica enunciata nei violenti discorsi alla Camera e al Senato contro Stresemann e la politica dell’Asse; la politica d'intesa con la Francia (accordo Laval) e la politica dell’odio pregiudiziale e ostinato contro i nostri vicini. La stessa politica dell’Asse è ricca di con-traddizioni; di furori antihitleriani e di supina soggezione al tedesco. Non si ha davanti a noi un uomo di Stato illuminato dalla ragione, ma un uomo governato da istinti irrazionali, da passioni e da mutevoli impulsi: guidato dall'odio, dall'ambizione e dalla paura. Una sola idea è in lui fissa e immutabile: non abbandonare il potere. Negli ultimi anni egli aveva smarrito ogni virtù di intuizione e ogni luce di verità e di umanità, ma quando appariva in pubblico egli sapeva assumere l’antica maschera di bronzo o di pietra che faceva pensare a una illimitata riserva di sicurezza e di energia. Oggi sappiamo invece, da molte rivelazioni (vedi diario Ciano) e dalla dura esperienza, che dietro quella maschera non v’era che un povero cervello privo di utili cognizioni e agitato dalla follia. Eppure vi è stato un momento in cui egli è sembrato agli stranieri, l’unico uomo sano in un mondo malato. « Quando - scrive Herbert L. Matthews nel suo libro : I frutti del fascismo (Laterza, Bari) - si guardano ora i suoi ritratti, la sua grossa faccia pesante, gli occhi sporgenti e un cranio calvo sormontato da una bozza deformante, riesce difficile ricordare che venti anni fa egli fu il romantico eroe di un mondo malato e stanco che stava sforzandosi di riconquistare la sua gioventù dopo l’esaurimento della guerra! Così egli divenne padre modello, soldato, aviatore, atleta, operaio, agricoltore e uomo di stato. Si insegnò ai bambini italiani a riverire in lui un eroe quasi mitologico, una
versione moderna dell'imperatore romano deificato, tutti i buoni fascisti dovettero emularlo e divenire via via buoni padri, soldati ecc. mentre in tutto il mondo la gente sospirava perché i suoi uomini di stato non erano abbastanza simili a Mussolini».
Anche questa,. come le altre considerazioni che abbiamo riportate, sono di un antifascista. Noi ci siamo proposti di ignorare gli addomesticati libri del fascismo. E su l’ottimo, persuasivo fondamento di tanti rilievi e tante conclusioni di avversari, affermiamo che non si può rimproverare alla Monarchia di aver sentito la fortissima corrente che prevaleva e sospingeva da ogni lato. E se quelle conclusioni hanno avuto una così inaspettata smentita, diciamo che hanno sbagliato anche i più... saggi: e che i severi censori della Monarchia giudicano col senno del poi.