NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 6 ottobre 2018

La Regina stregata dal cuore di tenebra di Capodimonte


«Ferdinando, sta attento! Perché questi (i ministri di corte, ndr) ti rendono nemici i popoli. Perciò, prima di ascoltarli, raccomandati alla Madonna!» (Maria Cristina di Savoia in Harold Acton, Gli ultimi Borboni di Napoli)

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Lui scherzoso, rozzo e volgare, dall'indole «menzognera e beffarda». Lei timorata di Dio e religiosa a tal punto da meritarsi l'appellativo di santa. Lui in tutto e per tutto simile ai suoi lazzaroni, «non solo perché ne parlava abitualmente il dialetto come il nonno, ma anche e soprattutto per l'ignoranza abissale» (Ghirelli, Storia di Napoli). Lei torinese austera, frastornata dall'esuberanza del marito, al quale restò tuttavia sottomessa e devota fino all'ultimo giorno. Prima che l'impetuoso scapolo d'oro Ferdinando II di Borbone facesse irruzione nella sua vita, la giovane principessa sabauda Maria Cristina era riuscita a districarsi tra numerose proposte di matrimonio. Anche l'erede al trono di Francia, il duca d'Orleans, primogenito di Luigi Filippo, avrebbe voluto impalmarla, ma la madre di lei si oppose: era Maria Teresa d'Austria, sorella della regina di Francia morta tragicamente sulla ghigliottina, e, come ricorda Vittorio Gleijeses in Napoli nostra e le sue storie, «non si era sentito l'animo di vedere la figlia su quel trono che era stato fatale alla sua disgraziata congiunta». 


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