NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 22 agosto 2018

Il libro azzurro sul referendum - XII cap - 2



«Il Consigliere Cosentino, seguendo scrupolosamente istruzioni dall'alto che fra poco si preciseranno, telefona a Pagano: «Debbo farle una comunicazione, riservatissima. Le mando persona di fiducia, il consigliere Vitali». «Il Re ha deciso di lasciare il Paese domani - comunica riservatamente il Consigliere Vitali a Pagano - decisione irrevocabile. Partirà alle 15. Il Re la prega pertanto di procedere alla riunione della Corte entro le dodici di domani; e che sia una riunione di carattere conclusivo, sì da chiudere la partita una volta per sempre, e permettergli di lasciare il Regno in una situazione assolutamente regolare. Entro le ore dodici di domani tutto deve essere fatto, questo è l’intendimento di Sua Maestà ».
Nel tardo pomeriggio il ministro Lucifero apprende casualmente la cosa. Telefona immediatamente a De Gasperi, ma gli si risponde che «il Presidente è a Castel Gandolfo, per una giornata di riposo». Rintraccia allora Arpesani segretario del Consiglio dei Ministri, cui denuncia, in termini di furore, la manovra (naturalmente il Sovrano non ha affidato alcun incarico per Pagano; non c’è una parola di vero nella «comunicazione» di Vitali al magistrato) raccomandandogli di smentirla sia con Pagano, sia con Pilotti, Procuratore Generale della Suprema Corte, senza perdere tempo.
Arpesani telefona a Pagano: «Smentisco formalmente che il Re abbia deciso di partire domani alle 15. Smentisco che Sua Maestà le abbia inviato alcuno con la richiesta di chiudere la partita entro le dodici di domani».
Pagano conferma quanto Arpesani sa, e commenta: «Sono molto sorpreso di tutto questo. Non ci si raccapezza più. La ringrazio molto! ». Poi Arpesani telefona a Pilotti; identica smentita. Pilotti risponde: «Si, io ho saputo della pretesa decisione del Re e della necessità che sia riunita immediatamente la Corte, proprio poco fa, dal Presidente Pagano!»
Finalmente De Gasperi rientra a Roma e telefona candido a Lucifero: De Gasperi: «Caro .Ministro, quella cosa (formula prudenziale telefonica per indicare la riunione della Cassazione) si fa domani alle 12 ».
Lucifero con uno scatto: «Non si fa nulla! Lei oggi alle 13, dico non più tardi di oggi alle 13, mi ha dichiarato che il Governo è completamente all’oscuro di quanto decide la Corte, che agisce, secondo lei, in piena libertà! Mi ha parlato di turris eburnea... Ebbene, io sono venuto a sapere che il Consigliere Vitali è stato inviato a S. E. Pagano per comunicargli... » e gli rifà la storia della macchinazione.
Il crescendo di Lucifero impressiona il Presidente e, mentre quello ripete « F'accio uno scandalo » De Gasperi: «Per amor del cielo si calmi. Veda un po’ cosa succede se mi allontano un momento. Come è stato possibile questo increscioso equivoco? Sono costernato. Intervengo immediatamente!». Poco più tardi richiamerà per dire: «Chiarito l’equivoco. Tutto fermato. Ne riparliamo domani. Buona notte ».
Fino a questo punto però la manovra è stata ricostruita solo parzialmente cioè nei tre tempi Cosentino-Vitali-Pagano. Sia Lucifero che Arpesani ignorano ancora la fonte, di cui sono naturalmente assai curiosi. E’ Arpesani che riesce a individuarla, in una nuova telefonata a Cosentino; impaurito delle possibili conseguenze della parte che ha giocato, e delle minacce di scandalo ventilate da Lucifero, questi finisce col tradire il mandante. Cosicché Arpesani può far sapere a Lucifero: «L’azione è partita da Romita. E’ stato lui a incaricare Cosentino, che sostiene di aver agito in assoluta buona fede. Egli mi ha fatto questa confidenza a patto che la cosa resti fra noi. Perciò ti prego di non dare alla cosa pubblicità di sorta ». 
Lucifero: «Nient’affatto, mio caro, la faccenda è troppo grave e troppo evidentemente di pubblico interesse, perché io possa impegnarmi in tal senso, lo ne farò invece l’uso che crederò necessario! ».
Inutile dire che, se il gioco fosse riuscito, la vittoria repubblicana sarebbe stata legalizzata a spron battuto, e la Corona si sarebbe trovala, in un tardivo conato di reazione, automaticamente fuori legge. Romita inventò di sana pianta la partenza del Re ».
La riunione della Corte fu rinviata alle ore 18 del giorno 10; L’On. De Gasperi ignorava la decisione della Corte.

(1) Da Storia segreta ... pag. 145 e seg.

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