NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 21 marzo 2018

Repubbliche e presidenti


Arrivare alla massima carica dello Stato, rappresentare l’unità nazionale riteniamo debba essere un onore ed un onere per coloro che raggiungono questo traguardo dopo anni di vita integerrima, di esperienza politica o amministrativa che ne facciano l’espressione migliore del popolo che si accingono a governare. Queste ed altri nobili concetti sono stati alla base di tante scelte istituzionali per la forma repubblicana dello Stato, magnificata come un progresso democratico e civile rispetto ad altre forme istituzionali arretrate od obsolete secondo certe “vulgate” !
Purtroppo per coloro che si illudono, o si fecero illudere, la realtà è ben diversa. In primo luogo in moltissimi casi il raggiungimento della presidenza avviene con maggioranze minime del corpo elettorale, quando si tratti di elezioni dirette, che vedono molte nazioni quasi spaccate a metà, o addirittura con il voto di una minoranza nel caso di forti astensioni dal voto, o sono il frutto di compromessi partitici nel caso di elezioni indirette da parte di rappresentanti eletti nei locali parlamenti, per cui è difficile ritenere l’eletto espressione di tutto il popolo, che infatti, per la parte soccombente, vedi recente caso Trump, non si ritiene rappresentato, contestandone ogni decisione, pur ufficialmente e democraticamente valida.
Vi è poi un aspetto che vicende avvenute in numerosi paesi retti a repubblica in questi ultimi decenni va doverosamente ricordato: i casi in cui questi capi dello stato, o nel corso del loro mandato, o allo scadere dello stesso sono stati oggetto di azioni giudiziarie. Da Nixon, allo stesso Clinton, per poi passare a paesi non certo secondari come il Brasile, l’Argentina, il Cile ed il Perù, sempre a titolo indicativo e non esaustivo, per non parlare di paesi africani ed asiatici. 

Ma che ora queste vicende tocchino Sarkozy, un ex presidente della repubblica francese, la “madre” delle repubbliche, i cui “valori repubblicani” (quali?), vengono esaltati ogni 14 luglio, è una notizia che non può essere passata sotto silenzio, anche se essere indagato non significa essere automaticamente colpevole, come piace a molti giustizialisti, tra i quali non siamo noi. 
Ricevere contributi da un paese straniero per la propria campagna presidenziale, se vero, è ben diverso e grave rispetto a quel che disse un Re di Francia, Enrico IV, che “Parigi valeva bene una Messa”.

Domenico Giglio