NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

domenica 30 settembre 2018

I Monarchici e il problema dell'Alto Adige - I parte


Periodicamente la Nazione si ritrova a dover affrontare il "problema" di una minoranza alloglotta, la più tutelata del mondo, che forte di questa sua tutela spesso e volentieri ricambia con discreta protervia nei confronti della "minoranza" italiana che è tale solo  nella provincia di Bolzano e che viene tenuta spesso ai margini grazie ad artifizi legali, che derogano dalla stessa costituzione repubblicana, come percentuale etnica rigidissmamente intesa ed altre amenità simili.
Sono recenti i tentativi di cancellare la toponomastica italiana, il divieto agli italiani non residenti di possedere una seconda casa in località turistiche, il tentativo del governo di Vienna di annettersi se non il territorio  almeno i cittadini di lingua tedesca e ladina.
Il che è decisamente irritante soprattutto quando pensiamo alla sparuta minoranza italiana rimasta al di là di Trieste che dopo più di 70 anni festeggia il fatto che a Fiume ci sia un cartello stradale che rechi il toponimo italiano.
Riportiamo il documento del 1957 con la posizione dei Monarchici Italiani del Partito Nazionale Monarchico in merito alla suddetta questione, rimpiangendo ancora una volta che non ci sia una adeguata rappresentanza politica per le nostre idee.




«Giuriamo per i nostri morti, per i nostri discendenti 
che questo passo sarà eternamente nostro »
Vittorio Emanuele


Queste parole, che il Re Soldato pronunciò nei lontano 1921 durante una suggestiva cerimonia al Passo del Brennero a consacrazione del diritto dell’Italia a quella frontiera, costituiscono per il Partito Nazionale Monarchico, che è appunto « l’appropriato strumento politico di tutti gli Italiani che intendono essere dichiaratamente monarchici» (Umberto II) e quindi fedeli alle tradizioni risorgimentali, una consegna alla quale esso non verrà mai meno.

Ed infatti il P.N.M. nella sua ormai più che decennale vita, ha sempre affermato e richiesto ai vari governi ciellenisti e quadripartiti l’adozione di una politica di dignità nazionale in difesa dell’integrità ed unità dello Stato Italiano, da più parti minacciata, politica che prevenisse le artificiose pretese di governi stranieri ad intromettersi negli affari interni dell’Italia come poi purtroppo accaduto nel caso dell’Alto Adige.
Ora quindi, di fronte alla « gonfiatura » da parte dell’Austria di un « problema dell’Alto Adige » ed alla inerzia con la quale da parte italiana si segue lo sviluppo della questione, i giovani monarchici denunciano all’opinione pubblica questo pericoloso stato di cose e per dimostrare che la critica è valida solo se da essa discenda una soluzione migliore di quelle fino ad oggi proposte ed attuate, hanno raccolto nel presente opuscolo tre articoli di insigni parlamentari del PNM, on.li Bardanzellu, de Francesco, Cantalupo, articoli nei quali sono trattati i diversi aspetti del problema ed è tracciata la strada per risolverlo. E che siano i giovani ad attuare questa iniziativa non è senza significato, giacché testimonia ai troppi pavidi ed agli immemori l’attualità e necessità dell’Istituto Monarchico e l’indissolubilità del binomio Monarchia-Nazione si che come disse il grande invalido Carlo Delcroix « Italia e Monarchia insieme sono cadute, insieme risorgeranno ».
Roma, aprile 1957
Il Commissario Nazionale DOMENICO GIGLIO




dell’ on. avv. Giorgio Bardanzellu
Per valutare bene il problema bisogna tener conto delle ragioni storiche di esso prima che delle argomentazioni politiche.
Che l’Alto Adige o sud Tirolo, come i tedeschi lo chiamano, sia Italia è, per chi serenamente ragioni, fuori questione.
La chiostra dalle Alpi fu considerata dai Romani prima, dai Longobardi poi ed anche da Napoleone come Claustra Italiae ed il Brennero come Castrum Italiae.
E’ la geografia che comanda, è Dio che ne ha fissato i confini in ossature di montagne ed in precisi percorsi di fiumi: Haec est Italia diis sacra, scrive Plinio il Vecchio!
Italia ad Alpibus incipit, hanno tutti sempre conclamato.
Alberto Dauzat ha scritto che il Brennero e la linea dello sparti-acque costituiscono la naturale frontiera tra le due lingue: «i tedeschi che abitano al sud sono ospiti del suolo Italiano», egli
afferma.
Ma valga per tutti il pensiero di Mazzini: « nostro, egli dice, semmai terra nostra è il Trentino, nostro fino alle Alpi Retiche e nostre sono le acque che ne discendono a versarsi nell’Adige nel Golfo Veneto. Porta d’Italia: valida frontiera segnata dalla natura lungo i vertici che separano le acque del Mar Nero da quelle dello Adriatico».         
La realtà storica conferma quella geografica.
Il dominio romano, iniziato il 15 A. C., è durato per sette secoli e ritroviamo le orme eloquenti di Roma nedl’Editto di Claudio in Val di Non che conferma ai Trentini la cittadinanza romana,
nella torre e nel ponte di Druso presso Bolzano.
Dopo Roma le popolazioni subirono il giogo di Teodorico.
I longobardi resistettero per lungo tempo ai Germani in Val Pusterla e ai Bavari nei valichi di Resia e sul Brennero.
Vinta la resistenza, costoro iniziarono la marcia verso il sud, dividendo le terre in contee: Tirolo, Eppan, Audach.
Ma, appena ne presero possesso, si dilaniarono fra di loro per il predominio. Essi erano di origini bavaresi, non austriaca, e tale rimasero fino a quando la « brutta contessa », Margherita Montasch, trasmise nel 1369 la contea del Tirolo al cugino austriaco Rodolfo IV.
Fu così che il Tirolo passò agli Asburgo, che ebbero una sola preoccupazione: cancellare quanto vi era di romano e di italico sulle terre di loro dominio.
Ma non riuscirono a spegnere la memoria degli istituti romani e gli Statuti di Bolzano e di Bressanone ebbero l’impronta italica come quelli di Trento. Larghe correnti di mercanti e di banchieri genovesi, lombardi, piemontesi alimentarono, col commercio, la lingua e la civiltà italica.
La rivoluzione francese portò i repubblicani a Bolzano, ma, col trattato di Campoformlo, ridiede la regione all’Austria.
Il trattato di Presburgo (1805) assegnò Alto Adige e Trentino alla Baviera. Contro di essa si ribellò Andrea Hofer che, catturato dai francesi, fu fucilato a Mantova nel 1810.
Napoleone incluse la Regione nel Regno d’Italia ed essa dopo il trattato di Vienna, ritornò all’Austria fino a quando il valore dei nostri soldati non spinse il Tricolore vittorioso fino alle vette d’Italia.
Là sono i termini sacri della Patria nostra.
Le vicende storiche, in Alto Adige come altrove, hanno determinato correnti umane che si sono sovrapposte, modificando talvolta caratteristiche e razze.
Vi sono però dei problemi ineliminabili che nascono dalle viscere stesse delle cose, dei problemi per cui la storia finisce per ubbidire al diritto divino della terra.


Non può mettersi in dubbio la legittimità del nostro confine geografico, che è indispensabile alla nostra esistenza nazionale.



Prima della liberazione, l'iniquità della frontiera settentrionale gravò, sempre sulle vicende della nostra storia. Vi furono 144 invasioni dal Brennero: se il Brennero è la Porta d’Italia, un grande Stato non può vivere con la chiave della porta in mano altrui.
Il diritto alla vita e alla sicurezza del Paese pretendono il confine delle Alpi. Noi abbiamo preso possesso dei nostri confini non tanto per diritto di conquista quanto per consacrazione di una insopprimibile verità storica.
E’ una verità eterna che supera il tempo, ma è anche un diritto che comporta da parte' nostra il compimento di una imponente schiera di doveri.
La guerra santificò e suggellò la nostra unità, unità delle nostre terre, unità delle nostre coscienze. Anche dopo le dolorose vicende recenti noi siamo rimasti fedeli al nostro destino. Siamo rimasti fedeli, cioè, ai voleri eterni dello spirito che si riassumono nella fede religiosa, nell'amore alla famiglia e nella devozione alla Patria.
Abbiamo però la consapevolezza dei doveri che ci incombono verso le popolazioni idi stirpe diversa che con noi convivono.
Non soltanto in Alto Adige esistono comunità d’altre stirpi entro 1 nostri confini: alcuni nuclei slavi vivono presso le frontiere orientali e potrei ricordare anche che una comunità di origine catalana, che si sente italiana nell'animo, costituisce la popolazione di Alghero, in Sardegna.
Possono sorgere per essi problemi particolari, ma sono problemi che devono risolversi entro il confine dello Stato.
Lo Stato è una forza morale che compie quei patti che né gli individui né le classi possono compiere e dai quali per secoli viene trasformato il mondo.
I tedeschi d’Austria ebbero un esempio della forza dello Stato quando l’Impero comprendeva razze diverse con religioni diverse, con lingue costumi e civiltà diverse. Tutti obbedivano alle leggi dello Stato come nella Confederazione Svizzera ubbidiscono alle leggi dello Stato tedeschi, francesi, italiani e ladini.
La questione dell’Alto Adige non va posta pertanto sul piano Internazionale poiché i limiti riconosciuti e consacrati dai trattati internazionali e dalla coscienza universale sono intoccabili e inviolabili: Pacta sunt servanda.
La questione va posta su di un piano di lealtà nazionale.
Io conosco e stimo la popolazione tirolese. I tirolesi sono arditi, laboriosi, Intelligenti: la loro vita è semplice, rude, informata dei principi della religione cristiana.
I loro costumi e il loro carattere ispirarono poeti e scrittori da Alberto Wolf a Giulio Leclerque, da Amelia Edwars a Gualtiero White e a molti altri.
Perciò mi appello alla loro lealtà. L’Italia li accoglie con ampio riconoscimento dei loro diritti, con rispetto ai loro costumi, alle loro tradizioni, alla loro lingua, alla loro religione che fortunatamente è anche la nostra.
Ma bisogna che essi non si lascino sobillare da elementi che hanno tutto l’interesse ad alimentare contrasti, a dividere la compagine dello Stato, a distruggerlo e ad accrescere in questa tormentata Europa le confusioni e i pericoli.
L’Alto Adige può considerarsi un punto nevralgico dell’Europa, confinante com’è, con un’Austria neutrale e preda possibile di ideologie che noi combattiamo.
Non deve perciò costituire un varco aperto a quelle propagande sovvertitrici mascherate di nazionalismo che, attraverso i torbidi, creano e preparano l’avvento ad un predominio distruttore di ogni fede sia nazionale che religiosa.
Possono sempre sorgere, di fronte a svariati problemi, delle difficoltà e degli inconvenienti. Ma in tal caso gli interessati è ai Governo che devono proporre le loro questioni, ma non devono agire contro l’Italia.
Se invece, sotto l’influenza di cattivi consiglieri essi tentano di incrinare l’unità dello Stato e di comprometterne la sicurezza, sbagliano nel loro stesso interesse.
In ogni modo ciò non può essere consentito a nessuno, come a nessuno straniero può essere consentito di interferire nelle cose interne del nostro Stato.
Abbiamo dimostrato al mondo che soffrendo e combattendo ci siamo guadagnati la nostra unità e questa unità vogliamo difendere con tutte le nostre forze.