NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 17 febbraio 2018

9 maggio 1946: Umberto di Savoia da Luogotenente a Re D’Italia

Testo della conferenza del 4 Febbraio 2018 per il Circolo Rex di Domenico Giglio

III parte


IL REFERENDUM
La data stabilita era il 2 con prosecuzione nel giorno successivo 3 giugno fino alle ore 12 dopo di che sarebbe iniziati lo spoglio delle schede cominciando da quelle del referendum istituzionale. La Regina votò il 2 e non avendo ritirato la scheda del referendum fu quasi accusata di essere repubblicana non comprendendone la signorilità del gesto lo stesso che la mattina del 3 avrebbe fatto il Re che non intendeva votare per se stesso sempre per quella superiore visione di imparzialità e disinteresse personale-che lo aveva contraddistinto nei due anni di Luogotenenza.
Adesso si entra nelle vicende del conteggio dei voti con una lettera iniziale del 4 giugno di De Gasperi a Lucifero attestante una maggioranza monarchica che l’indomani 5 giugno veniva ribaltata con un vantaggio per la-repubblica di due milioni di voti ormai incolmabile. Di fronte a questi risultati il Re prese-una amara decisione altrimenti inspiegabile, di far partire da Napoli per il Portogallo, la Regina ed i principini sull’incrociatore “Duca degli Abruzzi”, che un mese prima aveva portato in esilio in Egitto il Re Vittorio e la Regina Elena che per la storia furono accolti regalmente dall’allora Re Farouk, prendendo residenza in una modesta villetta denominata “Villa Jela”(nome di Elena in montenegrino ). Ed in questa villa ad Alessandria d’Egitto si spense il successivo 28 dicembre 1947 il Re Vittorio Emanuele avendo sempre grazie alla signorilità di Farouk funerali imponenti con l’esercito egiziano schierato presenti i Reali di tutte le maggiori famiglie, oltre logicamente al Re Umberto ed i Savoia per essere tumulato in una semplice tomba nella Chiesa di Santa Caterina da dove dopo settant’anni rientrato il feretro in Italia è stato accolto nel Santuario di Vicoforte opera di un suo avo Carlo Emanuele I.
Sempre in questa giornata il Re ritenne di dover lasciare in deposito nel caveau della Banca d’Italia le gioie della Corona con la scritta “ a chi di dovere” atto ancora una volta di una estrema signorilità perché obiettivamente appartenevano a Casa Savoia, come esclamò Einaudi presente quale Governatore “ma perché non se le porta via. E’ tutta roba sua “, gioie che Lucifero scrive “…io vedo per la prima volta e che sono davvero meravigliose: valgono più di un miliardo.”
Tornando alle vicende post referendarie inizia qui il drammatico scontro tra il Re che vuole il rispetto della legalità democratica e che tutto si svolga regolarmente con il controllo della Corte Suprema di Cassazione cui per legge spettava il controllo finale dei risultati ed il Governo in cui la quasi totalità dei ministri repubblicani ritiene oramai decisa la vittoria repubblicana e legittimo il risultato e non vede cosa aspetti il Sovrano a lasciare anche lui l’Italia. Ma il 7 giugno alcuni politici-di parte monarchica in primo luogo Enzo Selvaggi ed alcuni giuristi di Padova trovano che alle cifre-esposte da Romita manca qualcosa di molto importante e cioè il numero totale dei “votanti” come scritto nelle legge sul quale calcolare la effettiva maggioranza dei voti e da qui nascono i ricorsi alla Corte di Cassazione sul significato di “votante”, mentre giungono alla stessa centinaia di ricorsi su singoli fatti avvenuti nelle sezioni-prima e durante gli scrutini. Il Re che deve consultarsi con i suoi consiglieri divisi tra i fautori della maniera “forte” nei confronti del Governo e quelli più propensi a soluzioni diplomatiche divisione di punti di vista che durerà fino alla scelta del 13 giugno si reca in una visita già definibile di “commiato” la sera del 7 alle 19,30 in Vaticano, da Pio XII. L’incontro privato di trenta minuti ha ormai solo un carattere protocollare ed il Pontefice accomiatandosi dal Re ha per Lui nobili parole,” E’ nel segno del rispetto della legge divina ed umana che Vostra Maestà troverà in questi giorni amarissimi la giusta strada secondo le tradizioni della sua Casa”, ma che ormai non possono portare ad alcun risultato pratico. E di questo carattere privato e politicamente inutile la controprova è nel diario di Lucifero che alla data del 7 non ne fa alcun accenno avendo avuto invece incontri importanti fra i quali quello con Massimo Pilotti Procuratore Generale della Cassazione.
La Chiesa infatti si era mantenuta piuttosto equidistante sul problema referendario anche se fra le righe del messaggio papale poteva scorgersi una certa contrarietà-a cambiamenti istituzionali ma era abbastanza noto che i due maggiori collaboratori del Pontefice i monsignori Montini e Tardini fossero uno più propenso alla soluzione repubblicana e l’altro al mantenimento della Monarchia. Del resto nessuna pressione era stata esercitata sul partito democratico cristiano che-si era pronunciato nel suo congresso prima del referendum a maggioranza degli iscritti ( circa un milione ) particolarmente i giovani ed i maggiorenti del partito per la repubblica maggioranza che non corrispose a quella dei suoi elettori che furono 8.083.208 ( otto milioni ottantatremiladuecentootto ) dei quali la stragrande maggioranza votò per la Monarchia.
Nella giornata dell’8 giugno da parte del Presidente dell’Unione Monarchica Italiana Tullio Benedetti, che era stato eletto alla Costituente con il Blocco Nazionale della Libertà viene inviata una lettera all’ammiraglio Stone per sottolineare la irregolarità del referendum ma la lettera rimane senza risposta. Gli anglo-americani pilatescamente si lavano le mani circa le vicende elettorali ed a nulla pure giova un incontro del generale Infante sempre con Stone malgrado una amicizia personale tra i due militari. La Monarchia abbandonata anche da generali spergiuri e da una parte della nobiltà da sola aveva affrontato la battagli referendaria e sola era anche adesso con il solo popolo altrimenti non si spiegherebbero i milioni di-voti ottenuti mentre i “poteri forti” nazionali ed internazionali avevano parteggiato per la repubblica facendo in particolare, per quelli nazionali della Monarchia il “capro espiatorio” delle loro colpe ben maggiori per cui come scrisse un grande giornalista liberale Manlio Lupinacci “la Monarchia non è stata sconfitta è stata tradita”.Del resto gli americani erano fondamentalmente e storicamente contrari alle monarchie e nel Regno Unito dal 1945 non vi era al governo Churchill, di cui conosciamo i lusinghieri giudizi sulla figura di Umberto - battuto alle elezioni dal laburista Attlee.
Queste manovre di esponenti del governo sulla magistratura per affrettare la proclamazione della repubblica con pressioni e motivazioni menzognere sul Presidente Pagano portano ad una riunione ufficiale della Corte Suprema di Cassazione il pomeriggio del 10 giugno a Montecitorio nella Sala della Lupa ma, il Presidente-Pagano si limita alla lettura dei dati pervenutigli con i voti attribuiti alle due forme istituzionali rinviando ad una successiva seduta i-dati definitivi. Questa lettura provoca un grande scorno nel campo repubblicano e dà motivo al Re di attendere sempre sereno e fiducioso la seconda riunione da tenersi dopo l’esame delle contestazioni, delle proteste dei reclami e dei ricorsi.
Il Guardasigilli Togliatti non era stato però in tutti i mesi precedenti con le mani in mano per cui la Suprema Corte aveva già al suo interno una parte “governativa” guidata dal Consigliere Brigante e di questo si sarebbe avuta la prova in occasione della discussione del ricorso sul numero dei votanti quando contro il parere espresso dal Procuratore Generale 12 consiglieri votarono contro l’accoglimento dei ricorsi e solo sette compreso il Presidente Pagano a favore..Perciò si doveva mettere il Re di fronte al “fatto compiuto” e dal 10 al 12 giugno si susseguono tra il Presidente del Consiglio, De Gasperi, e Lucifero ed il Re incontri e scontri per costringerLo a partire tanto che il Re in quella che sarebbe stata l’ultima notte in territorio italiano pernottò in una abitazione privata a via Verona 3 raggiungibile solo attraverso il generale Graziani dopo essere stato a cena a casa dell’amico giornalista Luigi Barzini circostanza che denota la tranquillità del Re che non immaginava quanto stava avvenendo nel Consiglio dei Ministri. Ed il Ministro Lucifero quando- si reca da Lui il 13 mattina alle 8,30 con il comunicato del Governo che proclamava De Gasperi quale Presidente del Consiglio nuovo capo dello stato facendo del Sovrano un privato cittadino trova il Re già al corrente perché avvertito dal Barzini così-da questa ora iniziano per terminare alle 15,30-le sette ore più drammatiche della vita del Re e della moderna storia d’Italia.