NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 20 gennaio 2018

Un'offesa ai morti

I promotori del processo staliniano, tenutosi a Roma, all’Auditorium, la sera del 18 gennaio, dove caso unico nella storia, vi era un imputato, il Re Vittorio Emanuele III, un pubblico ministero, una parte civile, ma non un avvocato difensore, non hanno pensato che, sottoponendo a questo  processo il Re per la firma delle Leggi cosiddette razziali, e non gli effettivi estensori delle stesse, offendevano indirettamente decine e decine di migliaia di morti del Regio Esercito, della Regia Marina e della Regia Aeronautica che, sia prima che dopo l’8 settembre 1943, avevano aiutato gli ebrei ed avevano dato inizio alla Resistenza contro i nazifascisti in nome di quel Re.

Se alle Fosse Ardeatine furono trucidati diversi italiani, di religione ebraica, numerosi furono i Reali Carabinieri, gli ufficiali  superiori, come Cordero Lanza di Montezemolo, ed i  Generali Simoni e Fenulli, egualmente massacrati in quella stessa sede, e se si ricorda Bruno Buozzi, fucilato sempre dai tedeschi alla Storta, non si può dimenticare che insieme con lui furono fucilati il Generale Dodi ed altri ufficiali, né si può dimenticare il Generale Perotti, fucilato il 5 aprile 1944, al Poligono del Martinetto a Torino. 
E possiamo dimenticare ben quattro Ammiragli, Carlo Bergamini, affondato con la corazzata Roma, colpita da bombe tedesche il 9 settembre 1943, Federico Martinengo, ucciso, sempre in tale data, combattendo contro unità navali germaniche, e Inigo Campioni e Luigi Mascherpa, fucilati a Parma, dopo un processo farsa da parte della repubblica sociale mussoliniana, rei di avere difeso Rodi e Lero dai tedeschi sempre dopo l’8 settembre. 
E la Divisione Acqui a Cefalonia e Corfù con il Generale Antonio Gandin ed il Colonnello Romagnoli? E i componenti delle prime formazioni di patrioti che dettero inizio alla Resistenza particolarmente in Piemonte e poi nel resto dell’Italia Settentrionale, perché si opposero  al tedesco invasore? Per un giuramento prestato, ed a chi era prestato questo giuramento se non a S.M. Vittorio Emanuele III? Ed a quale Re pensava l’ignoto prigioniero della cella n.13 di Via Tasso a Roma, carcere dei patrioti arrestati dopo l’8 settembre, che incideva sul muro la scritta, ancor oggi visibile: ”L’anima a Dio, la vita al Re, il cuore alla donna, l’onore a me“. 
Ha pensato a tutto questo la presidente delle comunità ebraiche? Sa anche che il primo reparto che entrò in linea a fianco delle truppe angloamericane l’8 dicembre 1943, a Montelungo, portava sulla divisa lo scudetto sabaudo ed era stato più volte visitato nella sua fase di addestramento proprio da quel Re? Si è mai soffermata sulla Via Prenestina all’altezza di Mignano Montelungo a visitare il Sacrario Militare dove riposano le spoglie di quei combattenti della Guerra di Liberazione e nei lager sa quante centinaia di migliaia di militari italiani furono rinchiusi, sempre per fedeltà a quel giuramento a quel Re ? E di questi oltre 600.000 alla proposta di poter tornare in Italia, aderendo alla repubblica sociale il 92% degli ufficiali rispose negativamente e l’87% dei militari di truppa! Ha mai letto la tragica fine, nella notte tra il 27 e 28 agosto 1944, della Principessa Mafalda di Savoia a Buchenwald?
Noi onoriamo e ci inchiniamo davanti alle innocenti vittime della ferocia nazionalsocialista hitleriana, abbiamo visitato a Gerusalemme, con animo commosso e partecipe lo Yad Vashem, fino alla Hall of Names, con i nomi delle vittime della Shoah, ma chiediamo eguale rispetto per chi è caduto per fedeltà al giuramento di fedeltà al Re Vittorio Emanuele III su cui si vogliono far ricadere tutte  le responsabilità e tutte le colpe e che ebbe l’umiltà di scrivere al figlio Umberto, al momento della abdicazione: ”per quasi mezzo secolo ho servito il mio Paese anche in ore difficili ed amare...mirando sempre, anche se posso avere errato, al bene della Nazione.”


Domenico Giglio, Presidente del Circolo Rex