NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 8 gennaio 2018

Riparliamo del centenario della morte di Francesco Giuseppe

di Domenico Giglio  

Qualche tempo fa di ritorno dal Trentino, misi in  guardia da nostalgie austriacanti e non mi  sbagliavo. Su un quotidiano online del “Lombardo Veneto”, intitolato “Indipendenza Nuova”, ho letto che il 19 prossimo un prof. Adolfo Morganti, organizzato dalla associazione “terra insubre”, parlerà ad Abbiategrasso (certo  non è Milano), su “L’ uomo ed il sovrano”, e potranno seguirne altre, dato l’indirizzo del quotidiano. Su un altro sito  “Eurocomunicazione”  ho poi letto l’articolo di un giornalista, Riccardo Cenci, che sottolineando il fatto che Vienna ha dedicato tutto il 1916, alla celebrazione del  centenario della morte di Francesco Giuseppe, proseguiva: “…la cui personalità parca, discreta e meticolosa (e fin qui posso essere  abbastanza  d’accordo)  è entrata nella mitologia di queste terre (spero sia l’Austria e…). Quattro mostre  per  ricostruire la  complessa figura ( ? ) del   monarca nei suoi aspetti pubblici, ma soprattutto  familiari (fratello fucilato in Messico dove quasi l’aveva spinto – figlio ed erede suicida – moglie  sempre in giro per il mondo da sola), il cui volto onnipresente (è vero, forse fu il sovrano più fotografato) rappresentava un simbolo (tutti i Sovrani, rappresentano un simbolo, ma non  basta), di coesione negli ultimi  anni dell’impero, minato irrimediabilmente dai germi del proprio disfacimento ( e  l’imperatore  per  68  anni  dove  era ?). 
Già il 16 novembre nelle lettere a Sergio  Romano, un lettore chiedeva un parere su Francesco Giuseppe ed il suo amore per gli  italiani, lettera alla quale Romano, ha risposto  “diplomaticamente”, che amava tutti  i sudditi di  qualunque nazionalità facente parte del suo  impero. Essendoci l’email del lettore gli  ho scritto  ricordando  le  impiccagioni  e  simili, ed il  lettore  mi  ha ringraziato, dicendo  che  allora  è  meglio  il silenzio, cosa  che  condivido, in  quanto sono stato spinto a questi “ricordi”, perché molti  invece non ricordano. A questo  punto  “estote  parati”, pronti  ad  intervenire  con  lettere, con interventi a convegni  e  conferenze  prima  che si formi un altro mito, dopo quello delle Due  Sicilie, paradiso in  terra.

Pubblicato sulla rivista "Nova Historica - n. 61/62 del 2017 – anno XVI - Editore  Pagine - Roma".