NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

domenica 28 gennaio 2018

Guerra toponomastica e lotta politica: si rischia di esagerare

di Pierluigi Battista

A Roma e a Napoli in questi giorni si rischia di oltrepassare una soglia, di smarrire il senso del limite e di cadere in una sorta di smania iconoclastica




Da sempre la toponomastica significa lotta politica con altri mezzi. 
Accade sempre, dappertutto, quando i regimi crollano, quando si chiude con dolore e violenza un capitolo della storia: non c’è da scandalizzarsene. Ma a tanti anni di distanza si rischia di esagerare, di smarrire il senso del limite. Certo che ha un senso se, come è accaduto in questi giorni, a Roma si chiede di cambiare l’intestazione delle vie dedicate a chi promosse e diede parvenza pseudoscientifica ai provvedimenti razzisti sfociati nelle leggi del ’38. Ma invocare la damnatio memoriae per Vittorio Emanuele III, come ha proposto e deliberato il sindaco di Napoli de Magistris, oltrepassa una soglia, si trasforma in smania iconoclastica, come se l’azzeramento del passato in blocco potesse redimere il presente e la purificazione toponomastica potesse ricreare un mondo senza brutture. E senza storia.
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Ma oggi, dopo tanti decenni, che senso ha? Ha un senso che non sia premiato chi firmò il «Manifesto della razza», non ne ha la cancellazione di autorità di Casa Savoia, che pure qualche ruolo nella nascita dell’Italia unita nella quale viviamo lo ha esercitato. O no? Per cui la guerra toponomastica, a meno di casi clamorosi e indifendibili, dovrebbe chiudersi qui. La memoria del fascismo e dei suoi orrori non viene rafforzata dalle esagerazioni e dai colpi mediatico-propagandistici. Anzi.