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| I corpi di alcune delle vittime della strage di Sarzana |
Il ministero Bonomi, la strage di Sarzana e il Patto di
pacificazione tra socialisti e fascisti.
Dopo faticose trattative si costituisce il Ministero Bonomi
(4-7-1921) al quale partecipano riformisti, democristiani, democrazia sociale,
liberali, e che l'Avanti! definisce «ministero di destra fatto con uomini di
sinistra». Bonomi impernia la sua politica soprattutto sulla pacificazione
interna ma nello stesso tempo esige il rispetto della legge: «Nessuno e tanto
meno coloro che affermano voler salda e sicura l'autorità dello Stato, può
chiedere che esso abdichi alla sua funzione, che è quella di severo, giusto,
imparziale tutore della legge, nel cui ambito è la libertà necessaria alla vita
ed allo sviluppo di tutte le idee e di tutti i partiti». E nel frattempo
intensifica le iniziative per una pacificazione fra fascisti e comunisti.
L'Italia continua ad essere teatro di imboscate, assassini,
aggressioni fra socialisti e fascisti. La stampa unanime invoca un ritorno
all'ordine e alla pace. Il paese è stanco di guerriglie e di spedizioni
punitive. Ma avvengono i fatti di Sarzana che mandano all'aria le trattative di
pacificazione: 700 fascisti si sono radunati sul piazzale della stazione per
una dimostrazione di forza contro gli arditi del popolo dei quali si teme un
tentativo di rivolta. Il capitano dei carabinieri Jurgens ha avuto una
consegna: «A nessun costo i fascisti devono entrare in Sarzana ». Poiché essi -
con Dumini in testa - cercano di forzare la consegna, egli ordina di sparare:
13 morti e numerosi feriti. Una violenta, criminale, selvaggia brutalità
omicida si scatena sui feriti e sui fuggiaschi, con raccapriccianti episodi di
caccia ai fascisti sbandatisi per le campagne. Sono assaliti i treni per
arrestare i fascisti che vengono a Sarzana. I fatti destano ovunque grande
impressione ed in alcune città si sospendono gli spettacoli in segno di lutto.
Manifestazioni e scontri si accendono in varie città con fucileria ed incendi a
circoli sovversivi. L'atmosfera di violenza va aumentando, si ripetono episodi
sanguinosi, alcuni fascisti sono barbaramente straziati e poi uccisi.
Alla Camera le discussioni si fanno violente e Bonomi
dichiara che si opporrà ad ogni costo alle minacce insurrezionali, mentre la
Confederazione del lavoro scinde le proprie responsabilità dall'atteggiamento
dei comunisti. Turati accusa Mussolini quale artefice della guerra civile ma
questi risponde: «Voi siete ancora capo di un partito che per due anni questa
guerra civile ha predicato innanzi alle folle ». Ed aggiunge: «Noi siamo
disposti, ripeto, alla pacificazione ma siamo anche disposti a continuare la
lotta ed a portarla all’ultima conseguenza ».
Napoleone Colajanni, sul Popolo d’Italia in un articolo dal
titolo «Le forze morali della nuova Camera contro i rinnegati e contro i
disertori», dopo aver detto che i fasci sono in Parlamento una forza morale
perché rappresentano la difesa della Patria italiana e che il fascismo ha
salvato l'Italia anche attraverso la guerra civile, «mezzo per arrestare la
marcia trionfale dei social comunisti che si proponevano di asservire l'Italia
al turpe e disastroso bolscevismo russo», così concludeva: «A Montecitorio col
fascismo per un momento è sembrato che entrasse la violenza; in realtà col
soffio patriottico è entrata la libertà di discutere, che è la libertà di
parola, la libertà di discutere che è la conditio sine qua non del regime
rappresentativo e che i social-comunisti, invidi della servitù abietta del
sovietismo, avevano completamente distrutta».
Bonomi riprende l'iniziativa tentata da Giolitti per la
pacificazione ma le trattative sono lunghe e faticose: mentre a Roma si discute
per trovare una via di accordo, altri conflitti turbano l'andamento delle
discussioni. A Grosseto si hanno 13 morti e parecchi feriti. E mentre da una
parte i dirigenti fascisti affermano la necessità di ristabilire l'autorità
dello Stato, d'altro lato gregari indipendenti od indisciplinati organizzano
concentramenti e manifestazioni precisamente per imporre la propria volontà
agli organi dello Stato e si ribellano apertamente ai loro ordini. Farinacci si
dimette dalla direzione del partito perché contrario alla pacificazione. A
Montecitorio si chiacchiera, si fanno esercizi di pugilato e si congiura.
Finalmente il 3 agosto nel gabinetto del Presidente della Camera on. De Nicola
si firma il concordato tra fascisti e socialisti. Comunisti e popolari non vi
partecipano. Nel concordato le parti fra altro «si impegnano a fare immediata
opera perché minacce, vie di fatto, rappresaglie, punizioni, vendette,
pressioni e violenze personali di qualsiasi specie abbiano a cessare». Sul Popolo
d'Italia Mussolini scrive: «Difenderò con tutte le mie forze questo trattato di
pace il quale, a mio avviso, assurge all'importanza di un avvenimento storico,
anche per la sua singolarità senza precedenti: e metterò in pratica un vecchio
proverbio che dice: Chi non usa le verghe odia suo figlio ».
Ma il concordato pacificatore non ha fortuna.

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