NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 24 giugno 2013

La Monarchia e il Fascismo - terzo capitolo - XII

I corpi di alcune delle vittime della strage di Sarzana
Il ministero Bonomi, la strage di Sarzana e il Patto di pacificazione tra socialisti e fascisti.

Dopo faticose trattative si costituisce il Ministero Bonomi (4-7-1921) al quale partecipano riformisti, democristiani, democrazia sociale, liberali, e che l'Avanti! definisce «ministero di destra fatto con uomini di sinistra». Bonomi impernia la sua politica soprattutto sulla pacificazione interna ma nello stesso tempo esige il rispetto della legge: «Nessuno e tanto meno coloro che affermano voler salda e sicura l'autorità dello Stato, può chiedere che esso abdichi alla sua funzione, che è quella di severo, giusto, imparziale tutore della legge, nel cui ambito è la libertà necessaria alla vita ed allo sviluppo di tutte le idee e di tutti i partiti». E nel frattempo intensifica le iniziative per una pacificazione fra fascisti e comunisti.

L'Italia continua ad essere teatro di imboscate, assassini, aggressioni fra socialisti e fascisti. La stampa unanime invoca un ritorno all'ordine e alla pace. Il paese è stanco di guerriglie e di spedizioni punitive. Ma avvengono i fatti di Sarzana che mandano all'aria le trattative di pacificazione: 700 fascisti si sono radunati sul piazzale della stazione per una dimostrazione di forza contro gli arditi del popolo dei quali si teme un tentativo di rivolta. Il capitano dei carabinieri Jurgens ha avuto una consegna: «A nessun costo i fascisti devono entrare in Sarzana ». Poiché essi - con Dumini in testa - cercano di forzare la consegna, egli ordina di sparare: 13 morti e numerosi feriti. Una violenta, criminale, selvaggia brutalità omicida si scatena sui feriti e sui fuggiaschi, con raccapriccianti episodi di caccia ai fascisti sbandatisi per le campagne. Sono assaliti i treni per arrestare i fascisti che vengono a Sarzana. I fatti destano ovunque grande impressione ed in alcune città si sospendono gli spettacoli in segno di lutto. Manifestazioni e scontri si accendono in varie città con fucileria ed incendi a circoli sovversivi. L'atmosfera di violenza va aumentando, si ripetono episodi sanguinosi, alcuni fascisti sono barbaramente straziati e poi uccisi.
Alla Camera le discussioni si fanno violente e Bonomi dichiara che si opporrà ad ogni costo alle minacce insurrezionali, mentre la Confederazione del lavoro scinde le proprie responsabilità dall'atteggiamento dei comunisti. Turati accusa Mussolini quale artefice della guerra civile ma questi risponde: «Voi siete ancora capo di un partito che per due anni questa guerra civile ha predicato innanzi alle folle ». Ed aggiunge: «Noi siamo disposti, ripeto, alla pacificazione ma siamo anche disposti a continuare la lotta ed a portarla all’ultima conseguenza ».

Napoleone Colajanni, sul Popolo d’Italia in un articolo dal titolo «Le forze morali della nuova Camera contro i rinnegati e contro i disertori», dopo aver detto che i fasci sono in Parlamento una forza morale perché rappresentano la difesa della Patria italiana e che il fascismo ha salvato l'Italia anche attraverso la guerra civile, «mezzo per arrestare la marcia trionfale dei social comunisti che si proponevano di asservire l'Italia al turpe e disastroso bolscevismo russo», così concludeva: «A Montecitorio col fascismo per un momento è sembrato che entrasse la violenza; in realtà col soffio patriottico è entrata la libertà di discutere, che è la libertà di parola, la libertà di discutere che è la conditio sine qua non del regime rappresentativo e che i social-comunisti, invidi della servitù abietta del sovietismo, avevano completamente distrutta».
Bonomi riprende l'iniziativa tentata da Giolitti per la pacificazione ma le trattative sono lunghe e faticose: mentre a Roma si discute per trovare una via di accordo, altri conflitti turbano l'andamento delle discussioni. A Grosseto si hanno 13 morti e parecchi feriti. E mentre da una parte i dirigenti fascisti affermano la necessità di ristabilire l'autorità dello Stato, d'altro lato gregari indipendenti od indisciplinati organizzano concentramenti e manifestazioni precisamente per imporre la propria volontà agli organi dello Stato e si ribellano apertamente ai loro ordini. Farinacci si dimette dalla direzione del partito perché contrario alla pacificazione. A Montecitorio si chiacchiera, si fanno esercizi di pugilato e si congiura. Finalmente il 3 agosto nel gabinetto del Presidente della Camera on. De Nicola si firma il concordato tra fascisti e socialisti. Comunisti e popolari non vi partecipano. Nel concordato le parti fra altro «si impegnano a fare immediata opera perché minacce, vie di fatto, rappresaglie, punizioni, vendette, pressioni e violenze personali di qualsiasi specie abbiano a cessare». Sul Popolo d'Italia Mussolini scrive: «Difenderò con tutte le mie forze questo trattato di pace il quale, a mio avviso, assurge all'importanza di un avvenimento storico, anche per la sua singolarità senza precedenti: e metterò in pratica un vecchio proverbio che dice: Chi non usa le verghe odia suo figlio ».

Ma il concordato pacificatore non ha fortuna.

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