Le elezioni politiche,
prodotto del connubio fra fascismo e ministero Giolitti-Croce-Sforza-Rodinò.
Le elezioni del 15 maggio si svolgono in clima di guerra
civile: gli estremisti tentano le ultime prove disarmando e massacrando soldati
e guardie regie, subito fronteggiati dalle rappresaglie fasciste che non sempre
rimangono nei limiti adeguati all'offesa. Il Corriere della Sera, preoccupato
dei turbamenti che dilaniano la nostra vita politica in un articolo «Alla ricerca
dell'equilibrio», scrive: «Nessun fascista di buon senso può infatti credere
che l'opinione pubblica accolga col medesimo giudizio tacito o palese, ogni
sorta di ostilità verso i socialisti così verso quelli che pretendono di
spadroneggiare ancora in regioni e paesi, come verso quelli che hanno soltanto
il torto di professarsi ancora socialisti e che si compiaccia ugualmente della
energia fascista in quella Toscana dove il bolscevismo ha determinato - e
numerosi episodi vanno dimostrandolo - uno stato di selvaggia criminalità e
della intransigenza fascista in quella parte dell'Emilia dove hanno tentato
un'educazione socialista uomini del carattere di Camillo Prampolini». E
disapprova l'invasione degli uffici del giornale Giustizia a Reggio Emilia.
Il socialista Arturo Labriola, che fa parte del Governo,
tiene a Napoli un discorso agli elettori dal quale stralciamo questo giudizio:
«Il fascismo è stato un fenomeno benefico nel senso che esso ha dato allo
stesso socialismo il concetto della tempestività e del limite; ove questa
reazione fosse mancata, esperienze premature ed uomini incompetenti avrebbero
avuto il sopravvento, col risultato di precipitare il paese nel caos e nella
miseria. Ma se le classi agrarie e la plutocrazia creata dalla guerra si
argomentassero di sfruttare quella reazione, nata da un sano idealismo della
Patria, esse non farebbero che rovesciare il pericolo ed aprire da un'altra
parte il baratro a mala pena chiuso. La violenza genera la violenza. Nel 1919 i
socialisti toglievano la parola ai loro avversari e ne sbandavano con la forza
le riunioni. lo stesso fui vittima del loro furore traviato; ho perciò
acquistato il diritto di parlare con serenità di queste cose. Bisogna guardarsi
dal creare le condizioni che giustificherebbero domani ritorsioni e
rappresaglie». L'on. Enrico Ferri intervistato a Verona dall'Arena così
risponde: «Il fascismo divampò perché fu alimentato da una fiamma ideale. I
suoi stessi eccessi erano anche il risultato di questo ideale impetuoso. lo
credo che il fascismo abbia delle ragioni politico sociali e la sua esistenza è
un fenomeno complesso ma spiegabilissimo».
Lo stesso on. Bonomi membro del governo festeggiato a Mantova
dai fascisti e proclamato leader della lista nazionale al fianco di Farinacci,
così saluta la azione dei fasci di combattimento: «E' l'Italia con tutte le sue
fedi e con tutti i suoi ideali che si leva a fugare il sogno mostruoso del
bolscevismo. Oggi non solo le bandiere nazionali sventolano laddove pareva
fossero esiliate per sempre, ma le schiere di coloro che si erano illusi di
rinnovare in Italia la rivoluzione russa, sono scompigliate, disorientate, e
divise. Donde viene questa mutazione così rapida e profonda che ha del
miracolo? I giovani i quali con tutte le esuberanze e talvolta gli eccessi che
sono i doni e i pericoli della gioventù, hanno iniziato questa rinascita dello
spirito nazionale, mi permetteranno di dire con franchezza che questa mutazione
profonda trascende la loro opera perché ha origine dalle stesse reazioni
naturali del nostro complesso organismo sociale ed economico. Chi confondesse
queste reazioni naturali e spontanee con recenti episodi della lotta
elettorale, dimostrerebbe di ridurre a un problema di polizia il più
significativo fatto della politica italiana ». (cioè il fascismo) (1).
Tutta Italia è tormentata dalla guerriglia delle fazioni:
scioperi, occupazione di fabbriche, e lo Stato non può intervenire perché la
polizia è insufficiente, A Fiume i fascisti non contenti delle elezioni
amministrative che hanno portato al potere Amilcare Zanella, con un colpo di
mano si impadroniscono del Comune. Il quotidiano di Roma, Il Paese, pubblica
questa corrispondenza da Perugia: «Cose incredibili: A Città di Castello per
due notti di seguito le perquisizioni nelle case dei socialisti e l’inseguimento,
per le campagne, dei fuorusciti, furono compiuti insieme da fascisti e
carabinieri... al comando di capi fascisti ». Vi è chi afferma che il ministero
Giolitti faccia le elezioni servendosi abilmente del fascismo per fermare
l'ondata rivoluzionaria e disgregatrice dell'estremismo delle sinistre, e le
lasci fare a seconda dei luoghi e della convenienza, anche per evitare di far
scendere l'esercito in piazza a tutela dell'ordine, il che determinerebbe, in
casi di interventi repressivi, una insanabile ed antipatica frattura fra le
Forze Armate e la Nazione. Forse secondo un suo vecchio metodo Giolitti
aiutando il fascismo intende accelerarne la liquidazione che pare delinearsi
durante le elezioni in quanto alleandosi coi partiti che li hanno combattuti, i
fascisti perdono di autorità e prestigio. Nelle elezioni del 1921, in Puglia,
il dispotico della regione è, l'on. Caradonna al quale ubbidiscono squadre
disciplinate armate ed equipaggiate militarmente. Il Prefetto De Fabritis
appoggia la lista Salandra ed ostacola in tutti i modi le altre, soprattutto
quella dei combattenti della quale faccio parte e che comprende uomini di vari
partiti. Il nostro capo lista Giovanni Lombardi professore dell'Università di
Napoli è arrestato e tenuto in carcere fin dopo le elezioni.
Vi è un momento in cui i socialisti, sorpresi dall'aggravarsi
dell'impopolarità crescente, pensano di astenersi dalle elezioni. Davanti allo sbandamento
delle leghe che passano in blocco ai fasci l'on. Camillo Prampolini si consola
constatando, a proposito del fascismo: « Si tratta di un ciclone, e non c'è da
far altro che lasciarlo passare offrendo il minor bersaglio possibile alla
violenza, cercando di salvare il salvabile delle conquiste materiali, ma
preoccupandosi soprattutto di salvare la fedeltà all'idea socialista, la cui
perdita sarebbe veramente irreparabile». Turati è anche più sincero e
sull'Avanti! scrive: «Le nostre leghe hanno commesso degli eccessi; abbiamo
proclamato la necessità dell'organizzazione segreta e della propaganda illegale;
ci siamo prostrati al fatuo miraggio di Mosca; abbiamo, con la preoccupazione
violenta delle fabbriche tentato un passo dieci volte più lungo delle nostre
gambe; abbiamo puerilmente agitato il cencio rosso sotto gli occhi del toro
capitalista; abbiamo messo, quasi ad arte, fieramente contro di noi i medi ceti
e i reduci di guerra e gli agenti dell'ordine ».
Ma il fascismo prende la mano anche al governo e stravalica
nell'estremo opposto. Così l'Avanti!
definisce il Blocco costituito sotto gli auspici del ministero Giolitti, blocco
al quale partecipano elementi di destra: «Un blocco di forze negative,
conciliate dalla paura del fatale divenire socialista, pungolate e ricattate
dalla brutalità fascista sorrette dal bastone, dal pugnale e dalla rivoltella:
cementate dall'oro che cola abbondante dagli scrigni degli industriali dei
banchieri e degli agrari, protette dalle forze armate dello Stato. Le nostre
camere del lavoro e le cooperative incendiate i cento e cento compagni nostri
uccisi, feriti, ostracizzati, i mille e mille oltraggi subiti sin dentro le
nostre case, fin nelle persone sacre delle nostre donne e dei nostri vecchi».
Ma lo stesso deputato socialista Dugoni al Consiglio nazionale della
Confederazione Generale del Lavoro è costretto ad ammettere che il fascismo «è
nato come prima manifestazione ideale di pura italianità e come reazione dei
disinganni delle conseguenze della guerra» e constata che «contemporaneamente
si manifestava la corrente ultra rivoluzionaria del nostro partito che ha
esacerbato alcuni ceti sociali mentre dava al proletariato la sicurezza del
prossimo inevitabile crollo dei regime borghese ».
Anche l'on. Comandini, candidato repubblicano a Cesena e che
del suo partito è fra i più eminenti rappresentanti, tiene nel suo collegio un
discorso che il Resto del Carlino così sottolinea: « L'on. Comandini parla con
grande obiettività del fascismo, ed anzi sotto certi aspetti pose tanto in
valore questo movimento che ogni più eloquente propagandista del fascio non
avrebbe più abilmente potuto mettere in rilievo questa magnifica rinascita
delle forze giovani della Nazione. L'oratore vede pertanto una maggiore
affinità fra fascisti e repubblicani, poiché questi svolsero essi pure nella
loro propaganda opera di fascisti » (2). Le parole del Comandini sono sintomo
della crisi che travaglia il modesto P.R. e della sua paradossale composizione.
Il Comandini vede nel fascismo un «movimento di liberazione» e il ritorno «alla
immortale dottrina mazziniana». La Vedetta, settimanale di Lugo di Romagna,
enumera le benemerenze che i repubblicani vedono nel fascismo che ha salvato il
paese dalle rovine e conclude: «Noi non possiamo negare la nostra viva simpatia
all'irrompere del fascismo che svolge un'opera parallela alla nostra, opera di
risanamento, opera che, a nostro avviso deve necessariamente sboccare nel
concetto repubblicano. E chi parla diversamente si arroga soltanto il diritto
di parlare in nome del Partito». Repubblicani d'ogni regione scrivono a Mussolini
lamentandosi che la direzione del loro partito si allontani sempre più dalle
nobili ed austere idealità mazziniane, e che di Mazzini si servono soltanto per
farne una bottega elettorale e di ambizioni personali.
Entrano nel Blocco nazionale ministeriale Meschiari, Innocenzo
Cappa e Colajanni. A Firenze vi fanno parte l'Associazione repubblicana
Giuseppe Mazzini, Sem Benelli, Meoni e Macaggi assieme a Capanni e Rotigliano.
A Mantova troviamo in lista l'on. Bonomi, Tullio Giordana, Ettore Sacchi (3),
Farinacci e Buttafochi. A Torino Villabruna, Bevione, De Vecchi e Facta. A Bari
Salandra tiene il discorso elettorale fra gli inni dei fascisti circondato
dallo stato maggiore del partito e dice di commuoversi quando sente cantare “Giovinezza”.
La candidatura Salandra non ha soltanto un significato di apologia
dell'interventismo, ma di difesa del fascismo fatta sotto gli auspici di
Giolitti che protegge la lista in modo inverosimile, date le precedenti
ostilità fra i due nomini politici. Don Sturzo, in un discorso a Roma rileva il
miglioramento della situazione dovuto, oltre che all'opera del governo nel
ripristinare in parte l'autorità dello Stato, alla «benefica reazione fascista
determinata soprattutto dagli eccessi dei rossi». A Cuneo Marcello Soleri
dichiara: «I fascisti, che la violenza rossa ha creati per reazione ai suoi
eccessi, se sono sorti in nome delle idealità della Patria, ad essa sappiano
pure inchinarsi, e non ritardino la pacificazione degli animi che è oggi la più
urgente esigenza nazionale». Giolitti gli telegrafa la sua solidarietà.
E' convinzione diffusa che il fascismo si identifica con il
risveglio della coscienza nazionale. Per questo gli sono perdonati eccessi,
storture e contraddizioni programmatiche; infatti Mussolini parla con disprezzo
dei liberali ma al congresso di Roma invece esporrà un programma schiettamente
liberale: «Il fascismo è destinato a rappresentare nella storia della politica
italiana una sintesi fra le tesi indistruttibili dell'economia liberale e le
nuove forze del mondo operaio. E' questa sintesi che può avviare l'Italia alla
sua fortuna». Si richiama continuamente a Crispi, a Cavour, agli uomini della
Destra storica, «tutti di probità esemplare» e non pensa che costoro furono
essenzialmente liberali. Solidarizza con Salandra, il più retrivo, il più
conservatore dei liberali ma inneggia al socialismo di Carlo Pisacane e di
Giuseppe Ferrari con qualche punta sino al comunismo anarchico di Amilcare
Cipriani.
(1) Al termine della riunione svoltasi nel salone deIrUniversità Popolare giunge notizia che masse comuniste del rodigino e dell'ostigliese muovono su Poggio Rusco per assalire la sede dì quel lascio. La Voce di Mantora del 15 aprile annota: «Quasi immediatamente dalla nostra città partono oltre cento fascisti con automobili messe gentilmente a disposizione da parecchi cittadini». Nel 1944, la stessa Voce, richiamandosi al fatto, ricorda che fra le macchine messe a disposizione per la spedizione punitiva vi era anche quella del ministro Bonomi.
(2) Il repubblicano Comandini fu ministro del Re, senza, portafoglio, durante la guerra nel ministero Boselli.
(3) Ettore Sacchi venne riconosciuto capo dell'estrema sinistra nel 1898 alla morte di Felice Cavallotti.
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