NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 4 giugno 2013

La Monarchia e il Fascismo - terzo capitolo - VI

Le elezioni politiche, prodotto del connubio fra fascismo e ministero Giolitti-Croce-Sforza-Rodinò.

Le elezioni del 15 maggio si svolgono in clima di guerra civile: gli estremisti tentano le ultime prove disarmando e massacrando soldati e guardie regie, subito fronteggiati dalle rappresaglie fasciste che non sempre rimangono nei limiti adeguati all'offesa. Il Corriere della Sera, preoccupato dei turbamenti che dilaniano la nostra vita politica in un articolo «Alla ricerca dell'equilibrio», scrive: «Nessun fascista di buon senso può infatti credere che l'opinione pubblica accolga col medesimo giudizio tacito o palese, ogni sorta di ostilità verso i socialisti così verso quelli che pretendono di spadroneggiare ancora in regioni e paesi, come verso quelli che hanno soltanto il torto di professarsi ancora socialisti e che si compiaccia ugualmente della energia fascista in quella Toscana dove il bolscevismo ha determinato - e numerosi episodi vanno dimostrandolo - uno stato di selvaggia criminalità e della intransigenza fascista in quella parte dell'Emilia dove hanno tentato un'educazione socialista uomini del carattere di Camillo Prampolini». E disapprova l'invasione degli uffici del giornale Giustizia a Reggio Emilia.
Il socialista Arturo Labriola, che fa parte del Governo, tiene a Napoli un discorso agli elettori dal quale stralciamo questo giudizio: «Il fascismo è stato un fenomeno benefico nel senso che esso ha dato allo stesso socialismo il concetto della tempestività e del limite; ove questa reazione fosse mancata, esperienze premature ed uomini incompetenti avrebbero avuto il sopravvento, col risultato di precipitare il paese nel caos e nella miseria. Ma se le classi agrarie e la plutocrazia creata dalla guerra si argomentassero di sfruttare quella reazione, nata da un sano idealismo della Patria, esse non farebbero che rovesciare il pericolo ed aprire da un'altra parte il baratro a mala pena chiuso. La violenza genera la violenza. Nel 1919 i socialisti toglievano la parola ai loro avversari e ne sbandavano con la forza le riunioni. lo stesso fui vittima del loro furore traviato; ho perciò acquistato il diritto di parlare con serenità di queste cose. Bisogna guardarsi dal creare le condizioni che giustificherebbero domani ritorsioni e rappresaglie». L'on. Enrico Ferri intervistato a Verona dall'Arena così risponde: «Il fascismo divampò perché fu alimentato da una fiamma ideale. I suoi stessi eccessi erano anche il risultato di questo ideale impetuoso. lo credo che il fascismo abbia delle ragioni politico sociali e la sua esistenza è un fenomeno complesso ma spiegabilissimo».

Lo stesso on. Bonomi membro del governo festeggiato a Mantova dai fascisti e proclamato leader della lista nazionale al fianco di Farinacci, così saluta la azione dei fasci di combattimento: «E' l'Italia con tutte le sue fedi e con tutti i suoi ideali che si leva a fugare il sogno mostruoso del bolscevismo. Oggi non solo le bandiere nazionali sventolano laddove pareva fossero esiliate per sempre, ma le schiere di coloro che si erano illusi di rinnovare in Italia la rivoluzione russa, sono scompigliate, disorientate, e divise. Donde viene questa mutazione così rapida e profonda che ha del miracolo? I giovani i quali con tutte le esuberanze e talvolta gli eccessi che sono i doni e i pericoli della gioventù, hanno iniziato questa rinascita dello spirito nazionale, mi permetteranno di dire con franchezza che questa mutazione profonda trascende la loro opera perché ha origine dalle stesse reazioni naturali del nostro complesso organismo sociale ed economico. Chi confondesse queste reazioni naturali e spontanee con recenti episodi della lotta elettorale, dimostrerebbe di ridurre a un problema di polizia il più significativo fatto della politica italiana ». (cioè il fascismo) (1).

Tutta Italia è tormentata dalla guerriglia delle fazioni: scioperi, occupazione di fabbriche, e lo Stato non può intervenire perché la polizia è insufficiente, A Fiume i fascisti non contenti delle elezioni amministrative che hanno portato al potere Amilcare Zanella, con un colpo di mano si impadroniscono del Comune. Il quotidiano di Roma, Il Paese, pubblica questa corrispondenza da Perugia: «Cose incredibili: A Città di Castello per due notti di seguito le perquisizioni nelle case dei socialisti e l’inseguimento, per le campagne, dei fuorusciti, furono compiuti insieme da fascisti e carabinieri... al comando di capi fascisti ». Vi è chi afferma che il ministero Giolitti faccia le elezioni servendosi abilmente del fascismo per fermare l'ondata rivoluzionaria e disgregatrice dell'estremismo delle sinistre, e le lasci fare a seconda dei luoghi e della convenienza, anche per evitare di far scendere l'esercito in piazza a tutela dell'ordine, il che determinerebbe, in casi di interventi repressivi, una insanabile ed antipatica frattura fra le Forze Armate e la Nazione. Forse secondo un suo vecchio metodo Giolitti aiutando il fascismo intende accelerarne la liquidazione che pare delinearsi durante le elezioni in quanto alleandosi coi partiti che li hanno combattuti, i fascisti perdono di autorità e prestigio. Nelle elezioni del 1921, in Puglia, il dispotico della regione è, l'on. Caradonna al quale ubbidiscono squadre disciplinate armate ed equipaggiate militarmente. Il Prefetto De Fabritis appoggia la lista Salandra ed ostacola in tutti i modi le altre, soprattutto quella dei combattenti della quale faccio parte e che comprende uomini di vari partiti. Il nostro capo lista Giovanni Lombardi professore dell'Università di Napoli è arrestato e tenuto in carcere fin dopo le elezioni.
Vi è un momento in cui i socialisti, sorpresi dall'aggravarsi dell'impopolarità crescente, pensano di astenersi dalle elezioni. Davanti allo sbandamento delle leghe che passano in blocco ai fasci l'on. Camillo Prampolini si consola constatando, a proposito del fascismo: « Si tratta di un ciclone, e non c'è da far altro che lasciarlo passare offrendo il minor bersaglio possibile alla violenza, cercando di salvare il salvabile delle conquiste materiali, ma preoccupandosi soprattutto di salvare la fedeltà all'idea socialista, la cui perdita sarebbe veramente irreparabile». Turati è anche più sincero e sull'Avanti! scrive: «Le nostre leghe hanno commesso degli eccessi; abbiamo proclamato la necessità dell'organizzazione segreta e della propaganda illegale; ci siamo prostrati al fatuo miraggio di Mosca; abbiamo, con la preoccupazione violenta delle fabbriche tentato un passo dieci volte più lungo delle nostre gambe; abbiamo puerilmente agitato il cencio rosso sotto gli occhi del toro capitalista; abbiamo messo, quasi ad arte, fieramente contro di noi i medi ceti e i reduci di guerra e gli agenti dell'ordine ».

Ma il fascismo prende la mano anche al governo e stravalica nell'estremo opposto. Così l'Avanti! definisce il Blocco costituito sotto gli auspici del ministero Giolitti, blocco al quale partecipano elementi di destra: «Un blocco di forze negative, conciliate dalla paura del fatale divenire socialista, pungolate e ricattate dalla brutalità fascista sorrette dal bastone, dal pugnale e dalla rivoltella: cementate dall'oro che cola abbondante dagli scrigni degli industriali dei banchieri e degli agrari, protette dalle forze armate dello Stato. Le nostre camere del lavoro e le cooperative incendiate i cento e cento compagni nostri uccisi, feriti, ostracizzati, i mille e mille oltraggi subiti sin dentro le nostre case, fin nelle persone sacre delle nostre donne e dei nostri vecchi». Ma lo stesso deputato socialista Dugoni al Consiglio nazionale della Confederazione Generale del Lavoro è costretto ad ammettere che il fascismo «è nato come prima manifestazione ideale di pura italianità e come reazione dei disinganni delle conseguenze della guerra» e constata che «contemporaneamente si manifestava la corrente ultra rivoluzionaria del nostro partito che ha esacerbato alcuni ceti sociali mentre dava al proletariato la sicurezza del prossimo inevitabile crollo dei regime borghese ».

Anche l'on. Comandini, candidato repubblicano a Cesena e che del suo partito è fra i più eminenti rappresentanti, tiene nel suo collegio un discorso che il Resto del Carlino così sottolinea: « L'on. Comandini parla con grande obiettività del fascismo, ed anzi sotto certi aspetti pose tanto in valore questo movimento che ogni più eloquente propagandista del fascio non avrebbe più abilmente potuto mettere in rilievo questa magnifica rinascita delle forze giovani della Nazione. L'oratore vede pertanto una maggiore affinità fra fascisti e repubblicani, poiché questi svolsero essi pure nella loro propaganda opera di fascisti » (2). Le parole del Comandini sono sintomo della crisi che travaglia il modesto P.R. e della sua paradossale composizione. Il Comandini vede nel fascismo un «movimento di liberazione» e il ritorno «alla immortale dottrina mazziniana». La Vedetta, settimanale di Lugo di Romagna, enumera le benemerenze che i repubblicani vedono nel fascismo che ha salvato il paese dalle rovine e conclude: «Noi non possiamo negare la nostra viva simpatia all'irrompere del fascismo che svolge un'opera parallela alla nostra, opera di risanamento, opera che, a nostro avviso deve necessariamente sboccare nel concetto repubblicano. E chi parla diversamente si arroga soltanto il diritto di parlare in nome del Partito». Repubblicani d'ogni regione scrivono a Mussolini lamentandosi che la direzione del loro partito si allontani sempre più dalle nobili ed austere idealità mazziniane, e che di Mazzini si servono soltanto per farne una bottega elettorale e di ambizioni personali.
Entrano nel Blocco nazionale ministeriale Meschiari, Innocenzo Cappa e Colajanni. A Firenze vi fanno parte l'Associazione repubblicana Giuseppe Mazzini, Sem Benelli, Meoni e Macaggi assieme a Capanni e Rotigliano. A Mantova troviamo in lista l'on. Bonomi, Tullio Giordana, Ettore Sacchi (3), Farinacci e Buttafochi. A Torino Villabruna, Bevione, De Vecchi e Facta. A Bari Salandra tiene il discorso elettorale fra gli inni dei fascisti circondato dallo stato maggiore del partito e dice di commuoversi quando sente cantare “Giovinezza”. La candidatura Salandra non ha soltanto un significato di apologia dell'interventismo, ma di difesa del fascismo fatta sotto gli auspici di Giolitti che protegge la lista in modo inverosimile, date le precedenti ostilità fra i due nomini politici. Don Sturzo, in un discorso a Roma rileva il miglioramento della situazione dovuto, oltre che all'opera del governo nel ripristinare in parte l'autorità dello Stato, alla «benefica reazione fascista determinata soprattutto dagli eccessi dei rossi». A Cuneo Marcello Soleri dichiara: «I fascisti, che la violenza rossa ha creati per reazione ai suoi eccessi, se sono sorti in nome delle idealità della Patria, ad essa sappiano pure inchinarsi, e non ritardino la pacificazione degli animi che è oggi la più urgente esigenza nazionale». Giolitti gli telegrafa la sua solidarietà.


E' convinzione diffusa che il fascismo si identifica con il risveglio della coscienza nazionale. Per questo gli sono perdonati eccessi, storture e contraddizioni programmatiche; infatti Mussolini parla con disprezzo dei liberali ma al congresso di Roma invece esporrà un programma schiettamente liberale: «Il fascismo è destinato a rappresentare nella storia della politica italiana una sintesi fra le tesi indistruttibili dell'economia liberale e le nuove forze del mondo operaio. E' questa sintesi che può avviare l'Italia alla sua fortuna». Si richiama continuamente a Crispi, a Cavour, agli uomini della Destra storica, «tutti di probità esemplare» e non pensa che costoro furono essenzialmente liberali. Solidarizza con Salandra, il più retrivo, il più conservatore dei liberali ma inneggia al socialismo di Carlo Pisacane e di Giuseppe Ferrari con qualche punta sino al comunismo anarchico di Amilcare Cipriani.


(1) Al termine della riunione svoltasi nel salone deIrUniversità Popolare giunge notizia che masse comuniste del rodigino e dell'ostigliese muovono su Poggio Rusco per assalire la sede dì quel lascio. La Voce di Mantora del 15 aprile annota: «Quasi immediatamente dalla nostra città partono oltre cento fascisti con automobili messe gentilmente a disposizione da parecchi cittadini». Nel 1944, la stessa Voce, richiamandosi al fatto, ricorda che fra le macchine messe a disposizione per la spedizione punitiva vi era anche quella del ministro Bonomi.

(2) Il repubblicano Comandini fu ministro del Re, senza, portafoglio, durante la guerra nel ministero Boselli.

(3) Ettore Sacchi venne riconosciuto capo dell'estrema sinistra nel 1898 alla morte di Felice Cavallotti.

Nessun commento:

Posta un commento