NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

mercoledì 12 giugno 2013

La Monarchia e il Fascismo - terzo capitolo - VIII

Mussolini, la tendenzialità repubblicana del fascismo e la saggia parola del Re.

 

La berlina reale si reca all'inaugurazione della legislatura

 

Mussolini intanto è sempre più inquieto: in un momento in cui si delinea la necessità di creare un governo forte che sia veramente capace di instaurare l'autorità dello Stato, egli proclama che l'attitudine dei fascisti alla Camera sarà di opposizione al governo e soggiunge: «Il fascismo non ha pregiudiziali, monarchica o repubblicana, ma è tendenzialmente repubblicano, in ciò differenziandosi nettamente dai nazionalisti che sono pregiudizialmente monarchici. Il gruppo fascista si asterrà dal prendere parte alla seduta reale. Quanto al nostro contegno alla Camera esso sarà estremamente corretto. I fascisti rappresentano un'aristocrazia del pensiero e dell'azione».

 

Questa dichiarazione suscita un putiferio e provoca confusione e disorientamento proprio quando non vi è ancora abbastanza omogeneità tra fascisti e nazionalisti, in modo da formare un partito unico compatto e disciplinato. I nazionalisti sono rigidamente stretti alla formula monarchica, non accettano la politica sindacale, dissentono sulla questione della terra. Le due tendenze sono però unite nella forte volontà di opposizione al bolscevismo. Mussolini auspica un Ministero Salandra oppure del democristiano Meda come di persone che meno si discostano da lui. «Da una settimana - egli scrive - in tutta Italia la parola Repubblica, che sembrava quasi bandita dal vocabolario, circola ovunque e ovunque appassionatamente si discute al riguardo. Non saranno certamente poche diecine di migliaia di rammolliti territoriali del liberalismo a sbarrarci la strada. E passiamo oltre. E troveremo, al di là del liberalismo incanaglito, un altro bersaglio».

 

Forse vuole alludere alla Monarchia, ma proprio in quei giorni il Re è accolto trionfalmente in Sardegna, ed a  Cagliari è ossequiato dal socialista Paolo Orano e dal repubblicano Lussu... I liberali, che in misura cospicua hanno contribuito allo sviluppo del fascismo, sono risentiti delle dichiarazioni mussoliniane sia per la tendenzialità repubblicana che per le dure parole dette contro di loro. E la Perseveranza timidamente osserva: «Se il Partito Liberale favorì le candidature fasciste in genere e quella di Mussolini in ispecie lo fece solo per aggiungere imponenza e significato alla protesta antisocialista, ed alla affermazione nazionale. Non erano i fascisti i bersaglieri della lotta, i difensori dell'ordine costituito?» .

 

Degno oli rilievo un profetico articolo polemico di Gioacchino Volpe: «La borghesia italiana ha lasciato solo il Re. si è curata poco del Re, come poco, in fondo, degli interessi veramente nazionali. Ha cantato in mille toni il buon marito e il buon padre, quasi considerando esaurito con ciò il compito del buon Re. Che cosa è, realmente, il sentimento monarchico di quelli che monarchici si chiamano in Italia? Molti domani tradirebbero Re e Monarchia, per poco che i loro particolari interessi apparissero meglio realizzabili con una repubblica di banchieri ebrei o di avvocati e di arricchiti di guerra».

 

L'inaugurazione della legislatura dell’11 Giugno seppellisce i clamori della tendenzialità e riporta il Re alla ribalta. Vi è grande attesa per la seduta reale e Mussolini attutisce le sue dichiarazioni: «Il fascismo non è né monarchico né repubblicano; se fosse tale non sarebbe più fascismo» e riconosce ad alcuni deputati fascisti che sostengono vivacemente le loro dichiarazioni di fede monarchica, gli estremi della incompatibilità coi postulati fondamentali del fascismo che sono a tendenza repubblicana. Al discorso della Corona sono presenti solo una quindicina di deputati fascisti. All'ingresso del Re i socialisti dell'estrema escono in massa, la Camera acclama a gran voce, i fascisti sono in piedi ma non applaudono. Sono presenti i 4 deputati slavi che giurano alla presenza del Re.

 

I deputati fascisti seduti all'estrema destra "per motivi pugilistici"

Il discorso della Corona pronunciato dal Sovrano con voce chiara e ferma è tutto imperniato sulla necessità della restaurazione, nello Stato e negli Enti locali, della finanza pubblica, sulle semplificazioni e riduzioni in ordinamenti più snelli e più decentrati, col rafforzamento del «sentimento della devozione e della disciplina, da cui dipende gran parte del rigore e dell'autorità dello Stato». In questo rafforzamento dell'autorità dello Stato il discorso della Corona insiste in modo particolare. Una affermazione non priva di audacia e di modernità è quella fatta con solennità circa la concezione in materia economico-sociale: «Sarà vanto di questa assemblea, che trae la sua origine e la sua autorità dal suffragio universale, rafforzare gli istituti cooperativi per suscitare nuove forme di lavoro associato, consentire alle classi operaie di abilitarsi gradualmente al difficile governo dell'attività economica, rinsaldare il sentimento della previdenza e gli enti che la amministrano, disciplinare le rappresentanze delle classi per chiamarle ad indicare la soluzione dei grandi problemi del lavoro e tutto ciò con uno spirito di perfetta eguaglianza rispetto a tutte le organizzazioni e a tutte le loro tendenze» (i popolari sorgono in piedi ed applaudono freneticamente a lungo).

Il Re così conclude:

«Signori Senatori. Signori Deputati,

«L’Italia e stata forte e rispettata quando, pure nell'inevitabile contrasto delle opinioni, il sentimento della Patria comune ed il ricordo del danno delle fazioni guerreggianti entro le stesse mura cittadine, indussero alla concordia feconda i figli nati da una medesima terra (applausi). Oggi niuno che voglia la grandezza e la salvezza della Patria può coltivare discordie profonde che la indeboliscano (bene!).

 

«Una mèta può indirizzare tutte le menti e richiamare ad una collaborazione necessaria tutti gli spiriti: il rafforzamento della autorità dello Stato (applausi vivissimi).

 

«Lo Stato, espressione della volontà collettiva, forte di fronte alle pretese illecite ed equo di fronte a tutti, deve essere l'energia superiore che riconduce nei limiti della legge le passioni esorbitanti.

 

«Ma la rafforzata autorità dello Stato deve poggiare sul sentimento di disciplina dei cittadini. Il popolo italiano, che nella trincea bombardata e sulla nave minacciata ha appreso la vittoriosa virtù della disciplina deve sentire oggi che questa virtù è indispensabile all'opera lenta ed oscura, ma non meno aspra e difficile della ricostruzione.

Ho fiducia che l'Italia trarrà dalla sua storia antica e recente l'esperienza, i moniti, gli incitamenti; e che questo nostro popolo laborioso e possente saprà costruire con le sue salde mani, le sue nuove fortune».

 

All'uscita del Sovrano il popolare Pestalozza lancia il grido di Viva il Re, ripetuto dall'assemblea. La dimostrazione fatta al Re, alla Regina, ai Principi, ripetuta in piazza Montecitorio, lungo il Corso ed al Quirinale, è imponente (1).

 

 

(1) Atti parlamentari, Camera dei Deputati.

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