Mussolini,
la tendenzialità repubblicana del fascismo e la saggia parola del Re.
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La
berlina reale si reca all'inaugurazione della legislatura |
Mussolini
intanto è sempre più inquieto: in un momento in cui si delinea la necessità di
creare un governo forte che sia veramente capace di instaurare l'autorità dello
Stato, egli proclama che l'attitudine dei fascisti alla Camera sarà di
opposizione al governo e soggiunge: «Il fascismo non ha pregiudiziali,
monarchica o repubblicana, ma è tendenzialmente repubblicano, in ciò
differenziandosi nettamente dai nazionalisti che sono pregiudizialmente
monarchici. Il gruppo fascista si asterrà dal prendere parte alla seduta reale.
Quanto al nostro contegno alla Camera esso sarà estremamente corretto. I
fascisti rappresentano un'aristocrazia del pensiero e dell'azione».
Questa
dichiarazione suscita un putiferio e provoca confusione e disorientamento
proprio quando non vi è ancora abbastanza omogeneità tra fascisti e
nazionalisti, in modo da formare un partito unico compatto e disciplinato. I
nazionalisti sono rigidamente stretti alla formula monarchica, non accettano la
politica sindacale, dissentono sulla questione della terra. Le due tendenze
sono però unite nella forte volontà di opposizione al bolscevismo. Mussolini
auspica un Ministero Salandra oppure del democristiano Meda come di persone che
meno si discostano da lui. «Da una settimana - egli scrive - in tutta Italia la
parola Repubblica, che sembrava quasi bandita dal vocabolario, circola ovunque
e ovunque appassionatamente si discute al riguardo. Non saranno certamente
poche diecine di migliaia di rammolliti territoriali del liberalismo a
sbarrarci la strada. E passiamo oltre. E troveremo, al di là del liberalismo
incanaglito, un altro bersaglio».
Forse
vuole alludere alla Monarchia, ma proprio in quei giorni il Re è accolto
trionfalmente in Sardegna, ed a Cagliari è ossequiato dal socialista
Paolo Orano e dal repubblicano Lussu... I liberali, che in misura cospicua
hanno contribuito allo sviluppo del fascismo, sono risentiti delle
dichiarazioni mussoliniane sia per la tendenzialità repubblicana che per le
dure parole dette contro di loro. E la Perseveranza timidamente osserva: «Se il
Partito Liberale favorì le candidature fasciste in genere e quella di Mussolini
in ispecie lo fece solo per aggiungere imponenza e significato alla protesta
antisocialista, ed alla affermazione nazionale. Non erano i fascisti i
bersaglieri della lotta, i difensori dell'ordine costituito?» .
Degno
oli rilievo un profetico articolo polemico di Gioacchino Volpe: «La borghesia
italiana ha lasciato solo il Re. si è curata poco del Re, come poco, in fondo,
degli interessi veramente nazionali. Ha cantato in mille toni il buon marito e
il buon padre, quasi considerando esaurito con ciò il compito del buon Re. Che
cosa è, realmente, il sentimento monarchico di quelli che monarchici si
chiamano in Italia? Molti domani tradirebbero Re e Monarchia, per poco che i
loro particolari interessi apparissero meglio realizzabili con una repubblica
di banchieri ebrei o di avvocati e di arricchiti di guerra».
L'inaugurazione
della legislatura dell’11 Giugno seppellisce i clamori della tendenzialità e
riporta il Re alla ribalta. Vi è grande attesa per la seduta reale e Mussolini
attutisce le sue dichiarazioni: «Il fascismo non è né monarchico né
repubblicano; se fosse tale non sarebbe più fascismo» e riconosce ad alcuni
deputati fascisti che sostengono vivacemente le loro dichiarazioni di fede
monarchica, gli estremi della incompatibilità coi postulati fondamentali del
fascismo che sono a tendenza repubblicana. Al discorso della Corona sono
presenti solo una quindicina di deputati fascisti. All'ingresso del Re i
socialisti dell'estrema escono in massa, la Camera acclama a gran voce, i
fascisti sono in piedi ma non applaudono. Sono presenti i 4 deputati slavi che
giurano alla presenza del Re.
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I
deputati fascisti seduti all'estrema destra "per motivi
pugilistici" |
Il
discorso della Corona pronunciato dal Sovrano con voce chiara e ferma è tutto
imperniato sulla necessità della restaurazione, nello Stato e negli Enti
locali, della finanza pubblica, sulle semplificazioni e riduzioni in
ordinamenti più snelli e più decentrati, col rafforzamento del «sentimento
della devozione e della disciplina, da cui dipende gran parte del rigore e
dell'autorità dello Stato». In questo rafforzamento dell'autorità dello Stato
il discorso della Corona insiste in modo particolare. Una affermazione non
priva di audacia e di modernità è quella fatta con solennità circa la
concezione in materia economico-sociale: «Sarà vanto di questa assemblea, che
trae la sua origine e la sua autorità dal suffragio universale, rafforzare gli
istituti cooperativi per suscitare nuove forme di lavoro associato, consentire
alle classi operaie di abilitarsi gradualmente al difficile governo
dell'attività economica, rinsaldare il sentimento della previdenza e gli enti
che la amministrano, disciplinare le rappresentanze delle classi per chiamarle
ad indicare la soluzione dei grandi problemi del lavoro e tutto ciò con uno
spirito di perfetta eguaglianza rispetto a tutte le organizzazioni e a tutte le
loro tendenze» (i popolari sorgono in piedi ed applaudono freneticamente a
lungo).
Il
Re così conclude:
«Signori
Senatori. Signori Deputati,
«L’Italia
e stata forte e rispettata quando, pure nell'inevitabile contrasto delle
opinioni, il sentimento della Patria comune ed il ricordo del danno delle
fazioni guerreggianti entro le stesse mura cittadine, indussero alla concordia
feconda i figli nati da una medesima terra (applausi). Oggi niuno che voglia la
grandezza e la salvezza della Patria può coltivare discordie profonde che la
indeboliscano (bene!).
«Una
mèta può indirizzare tutte le menti e richiamare ad una collaborazione
necessaria tutti gli spiriti: il rafforzamento della autorità dello Stato
(applausi vivissimi).
«Lo
Stato, espressione della volontà collettiva, forte di fronte alle pretese
illecite ed equo di fronte a tutti, deve essere l'energia superiore che
riconduce nei limiti della legge le passioni esorbitanti.
«Ma
la rafforzata autorità dello Stato deve poggiare sul sentimento di disciplina
dei cittadini. Il popolo italiano, che nella trincea bombardata e sulla nave
minacciata ha appreso la vittoriosa virtù della disciplina deve sentire oggi
che questa virtù è indispensabile all'opera lenta ed oscura, ma non meno aspra
e difficile della ricostruzione.
Ho
fiducia che l'Italia trarrà dalla sua storia antica e recente l'esperienza, i
moniti, gli incitamenti; e che questo nostro popolo laborioso e possente saprà
costruire con le sue salde mani, le sue nuove fortune».
All'uscita
del Sovrano il popolare Pestalozza lancia il grido di Viva il Re, ripetuto
dall'assemblea. La dimostrazione fatta al Re, alla Regina, ai Principi,
ripetuta in piazza Montecitorio, lungo il Corso ed al Quirinale, è imponente
(1).
(1)
Atti parlamentari, Camera dei Deputati.
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