L'opposizione
diserta l'aula e si ritira sull'Aventino.
Il
giorno dopo l'opposizione si astiene dalle sedute. Questa diserzione passerà
alla storia col nome del romano Aventino e viene giustificata condizionandola
ai provvedimenti del governo per rintracciare, qualunque essi siano, non solo i
responsabili materiali, quanto gli ispiratori e gli istigatori dell'orrendo
misfatto - che del resto Mussolini ed i fascisti continuano a chiamare « il
delitto inutile ».
In
questa seduta, assente l'opposizione, il Capo del Governo così parla alla
Camera:
MUSSOLINI:
«Se vi è qualcuno in quest'aula che abbia diritto più di tutti di essere
addolorato, e, aggiungerci, esasperato, sono io. (Vive approvazioni). Solo un
mio nemico, che da lunghe notti avesse pensato a qualche cosa di diabolico,
poteva effettuare il delitto che oggi ci percuote d'orrore e ci strappa grida
di indignazione».
Dopo
essersi richiamato al discorso del sabato precedente, discorso nel quale aveva
fatto appello ad una détente sia
nell'assemblea che nel Paese, per una situazione di concordia e di
pacificazione, lieto di essere giunto quasi al compimento della sua opera, deplora
che il destino, la bestialità e il delitto vengano a turbare questo processo di
ricomposizione morale.
Indi
continua: « La situazione, o signori, è estremamente delicata. Quello che è
accaduto ieri sera in quest'aula è un sintomo che non può essere trascurato dal
governo. Se si tratta di deplorare, se si tratta di condannare, se si tratta di
compiangere la vittima, se si tratta di procedere innanzi alla ricerca di tutti
i colpevoli e di tutti i responsabili, siamo qui a ripetere che ciò sarà fatto
tranquillamente, e inesorabilmente. Ma se da questo episodio tristissimo si
volesse trarre argomento, non per una più vasta riconciliazione degli animi
sulla base di un accertato e riconosciuto bisogno di concordia nazionale, ma si
cercasse di
inscenare una speculazione d'ordine politico che dovrebbe investire, il
governo, si sappia chiaramente che il Governo punta ì piedi, che il governo si
difenderebbe a qualsiasi costo, che il governo avendo la coscienza enormemente
tranquilla, (vivissimi applausi) ed essendo di aver già fatto il suo dovere e
di farlo in seguito, adopererebbe i mezzi necessari per sventare questo giuoco,
che, invece di condurre alla concordia gli animi degli Italiani, li agiterebbe con divisioni ancora
più profonde. Questo andava detto, poiché i sintomi non mancano. La legge avrà
il suo corso, la polizia consegnerà i colpevoli all'autorità giudiziaria, che
si impadronirà della questione e spiccherà i mandati di cattura necessari. Di
più non si può chiedere al governo.
«Se voi mi date l'autorizzazione di un giudizio sommario, il giudizio sommario
sarà compiuto; (Impressione) ma sino a quando questo non si può chiedere, e non
si deve chiedere, bisogna mantenere i nervi a posto e rifiutarsi di allargare
un episodio nefando e idiota in una questione di politica generale e di
politica di governo. (Approvazioni).
«Ora la Nazione
dimostra per mille segni la sua fiducia nell'opera del governo per quello che
gli spetta come potere esecutivo; e dirò a voi rappresentanti della Nazione,
che questa fiducia non sarà delusa. Giustizia sarà fatta, deve essere fatta, perché, come qualcuno di voi ha detto, il delitto è un delitto di antifascismo
e di antinazione. Prima di essere orribile è di una umiliante bestialità. Non
si può esitare davanti a casi siffatti, e distinguere nettamente quello che è
la politica da quello che è crimine. (Approvazioni). In altre località d'Italia
ho dimostrato che questa distinzione deve essere sempre più profonda, più
netta, più inequivocabile. Poiché noi siamo appassionati alle nostre idee, e
tali idee, tale passione, tale martirio vogliamo che i buoni cittadini italiani
non si confondano e non confondano, che sappiano distinguere la zona della
delinquenza dalla zona del sacrificio e dell'ideale. Questo è il mio dovere,
questo dovere sarà compiuto ». (Vivissimi prolungati applausi) (1).
Il
delitto è avvenuto proprio dopo che Mussolini aveva ottenuto alla Camera un
autentico successo col discorso di pochi giorni prima (7 giugno) che avrebbe
potuto segnare l'inizio di un'era di più serena lotta politica, di
conciliazione e di collaborazione, almeno sul terreno parlamentare; ma è anche
vero che esso fu compiuto alla vigilia di un discorso di Matteotti alla Camera
sull'esercizio provvisorio (giugno 1924-giugno 1925) approvato a scrutinio
segreto nella stessa seduta del 13 giugno con 278 voti favorevoli e soli 7
contrari. Le opposizioni che hanno già disertato l'aula lasciano così i
fascisti padroni del campo.
Esaurito
l'ordine dei lavori il governo ne approfitta per proporre la proroga della
sessione e nessuno chiede la parola: la proposta è approvata e la Camera sarà convocata al
mese di novembre.
Le
opposizioni insistono nell'accusare di complicità il generale De Bono, capo
della polizia e considerano la scomparsa di Matteotti un delitto di Stato. Ma sono
accuse vaghe, in astratto, accenni a fatti che hanno soprattutto una
intonazione polemica pur rivelandosi l’evidenza che il delitto sia stato
compiuto in un’atmosfera di interessi in uno sfondo affaristico che potrebbe
essere contro il governo. Associazioni combattentistiche e dei mutilati
emettono ordini del giorno di protesta, chiedono la punizione dei colpevoli, ma
nessuna accusa diretta e circostanziata che investa il governo. La
confederazione del Lavoro si oppone persino che venga proclamato lo sciopero generale
e si limita a far sospendere il lavoro limitatamente alle ore dei funerali. La confederazione
bianca (democristiana) invita i suoi
aderenti a «resistere a qualunque movimento inteso a trasportare dal terreno dei
partiti a quello sindacale l'espressione di un giudizio politico sugli
avvenimenti odierni ». Inaugurandosi la nuova sede di Torino del Partito
Liberale, i presenti si augurano che il cerchio di quella «accolta di
delinquenti e di violenti che si stringe attorno al governo ed al fascismo e ne
impedisce e ne oscura l'opera di ricostruzione e di pacificazione », venga
spezzato. Da ogni parte giungono relazioni su adunanze di associazioni,
organizzazioni, comitati, ecc. chiedenti sia fatta giustizia colpendo i
responsabili. Molti deprecano che il delitto abbia tentato di «intralciare
l'opera di pacificazione perseguita».
Il
Popolo d'Italia pubblica una dichiarazione dell'organo comunista di Mosca, La Pravda (21-6) nella quale è
detto: «Mussolini fu amaramente sorpreso dall'assassinio di Matteotti. Si può
credere che questo disgustoso affare fu organizzato a sua insaputa».
(1) Atti parlamentari, Camera Deputati, XXVII Leg., Vol. 1, p. 242.

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