NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

giovedì 11 settembre 2014

La Monarchia e il Fascismo - Ottavo capitolo - V

Accorato appello del Re alla concordia e suo intervento presso Mussolini.

Il primo di luglio 1924 la Commissione delle Camere si reca a portare al Sovrano l'indirizzo di risposta al discorso della Corona. Il Re, riferendosi all'appello alla concordia rivolto al Paese nel suo discorso alle due Camere il 24 maggio, così parla ai deputati e senatori presenti:

«...Questa parola di concordia da me pronunciata esprime l'aspirazione unanime della coscienza popolare. Oggi che un efferato delitto ha suscitato la esecrazione mia e del mio Governo, dei due rami del Parlamento e del Paese, è più che mai necessario che le Camere diano alla Nazione esempio di saggezza e di conciliazione ».

Ma l'invocazione del Monarca non è stata ascoltata. L'Avanti! accoglie questo appello con parole di diffidenza, quasi di scherno. L'on. Di Rodinò del Partito Popolare, unico rappresentante delle opposizioni nell'ufficio di Presidenza della Camera, si dimette dalla carica per non recarsi al Quirinale. Popolari, demosociali, socialisti, insomma gli aventiniani di estrema sinistra, attendono dal Sovrano la soluzione dei guai di cui sono i responsabili, ma non fanno che insultarlo e vilipenderlo. Il Corriere della Sera saggiamente commenta: « Evidentemente l'invito del Re non era soltanto rivolto alle opposizioni. Egli parlava ai rappresentanti della maggioranza governativa delle due Camere e il meno che si possa con la maggior discrezione supporre è che il suo discorso fosse anche per le orecchie dei presenti ».

Su questa direttiva pare voglia mettersi lo stesso Mussolini se poche settimane più tardi parlando al Gran Consiglio affermava esplicitamente: « Se normalizzazione significa repressione dell'illegalismo, le cronache giudiziarie di questi ultimi tempi grondano, se non di sangue, di anni di galera distribuiti ai fascisti con una prodigalità che io mi guardo bene dal discutere e che accetto anzi senza discutere. L'illegalismo fascista, dunque, o è impedito o è represso, mentre riprende l'illegalismo politico e morale dei partiti antinazionali. Normalizzazione significa forse il processo al regime? Allora noi rispondiamo che il regime non si fa processare se non dalla storia» (1). Vi sono del resto esempi di rigoroso intervento del governo contro i facinorosi. A Napoli vengono arrestati in massa tutti i componenti la milizia portuaria. Mussolini fa dei dichiarati tentativi di riavvicinamento ai liberali contro i quali finora non ha avuto che parole quasi di disprezzo. Con questo tentativo si delinea una nuova fase politica.

Ma nello stesso tempo il Duce respinge l'ordine del giorno dei combattenti dissidenti riuniti ad Assisi, che pure esprime appoggio al governo condizionato soltanto dalla condanna dell'illegalismo. E così parlando ai minatori di Monte Amiata egli esprime severe minacce agli oppositori: «Il giorno in cui uscissero dalla vociferazione molesta per andare alle cose concrete, quel giorno noi di costoro faremo lo strame per gli accampamenti delle camicie nere». I giornali dicono che le sue parole sono accolte da una lunga ovazione. Egli pronuncia queste frasi nella stessa ora in cui i combattenti portano al Re l'ordine del giorno di Assisi ch'Egli non soltanto accetta ma loda, e fa suoi i concetti in esso espressi. Un ordine del giorno in cui si chiede che cessino le distinzioni faziose che negano lo spirito della guerra e l'essenza stessa della Vittoria e impone che si dia luogo a una normalizzazione e a una pacificazione che solo può esservi con la restaurazione della legge scritta e morale, col ripristino dei diritti dei cittadini, con il ritorno al rispetto delle idee e delle attività pubbliche e private.

Ad una settimana di distanza, perdurando l'aspra contesa delle fazioni e sotto l'incubo della «seconda ondata , della quale si parla con insistenza in campo fascista, Mussolini viene ricevuto dal Re. Ne dà notizia un comunicato dell'Ufficio stampa della Presidenza del Consiglio scritto, a giudicare dallo stile, dallo stesso Mussolini e tendente a rassicurare l'opinione pubblica allarmata dal linguaggio dei fogli fascisti che preannunciano la ripresa di azioni violente. Si attende da ogni parte che dopo il colloquio il governo debba cambiare rotta e si dà grande importanza all'intervento del Sovrano e a questo atto politico di Mussolini il quale mai si era così impegnato.

(1) Un discepolo di B. Croce e lo stesso filosofo, non farebbero affermazioni diverse dalla conclusione mussoliniana.

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