PARTE
TERZA, DALL'AVENTINO
FINO ALLA GUERRA
« Io non so se la libertà abbia più da temere di coloro che hanno l'insolenza di
violarla o dell'imbecillità di coloro che non sanno difenderla.»
Octave Mirabeau
1)
IL DELITTO MATTEOTTI (seconda metà del 1924)
«Questione
morale» contro «Questione morale». - Gli aventiniani invocano la salvezza dal
Re ma non cessano di insultarlo. - L'assurda tattica dell'Aventino: «Italia
senza Vittorio Emanuele».
Mussolini
annuncia la scomparsa di Matteotti.
Nel
pomeriggio del 10 giugno si assentava da casa senza farvi più ritorno l'on.
Matteotti. Dopo le prime incertezze si affacciò l'ipotesi di un delitto
politico, anche perché correva voce in quei giorni che egli dovesse sferrare un
documentato attacco contro il Governo a proposito delle concessioni di ricerche
petrolifere della casa americana Sinclair.
Nella
seduta della Camera del 12 giugno, Mussolini comunica la scomparsa del Matteotti assicurando di aver dato ordini
che gli autori dell’ipotetico delitto siano consegnati alla giustizia, e termina:
« Mi auguro che l'on. Matteotti possa presto ritornare in Parlamento ». Sapeva Mussolini
della progettata aggressione, del progettato rapimento? Non è compito del nostro
studio esaminare questo neo della politica mussoliniana né siamo corazzati di
elementi tali da poter venire ad una conclusione qualsiasi. Noi abbiamo posto
in evidenza - nelle pagine precedenti l'atmosfera imperante nel Paese e lo
stato d'animo di rancore e di odio fra i partiti, il tutto derivante da
intolleranza reciproca (1). Due mesi prima il Corriere della Sera, polemizzando
con coloro i quali lo rimproveravano di non comportarsi «come Salandra o come
Orlando, maestri veri di liberalismo», così spiegava il suo atteggiamento: «La
verità, che potremmo documentare ampiamente, è che la violenza e
l'intimidazione gettano semi nefasti determinando una tensione di animi la
quale può far presagire le più tristi conseguenze quando il pendolo, per legge
fatale, si sposti prima o poi dall'altra parte. Solo i ciechi e gli
appassionati riescono a nascondersi tale pericolo, che noi invece abbiamo
ravvisato dal primo giorno, da quando si volle negare che la sola possibile
cura ai nostri mali fosse quella della instaurazione di un regime liberale
autentico, che reprimesse coi rigori della legge e non con quelli dell'arbitrio
».
Ma
oramai lo Stato liberale è morto e sepolto e dobbiamo considerare e vagliare i
fatti al lume delle situazioni che si vengono creando col nuovo regime,
sorretto del resto dalla grande maggioranza del popolo italiano.
Non
si può negare che la scomparsa di Matteotti abbia prodotto una enorme emozione
in tutti i ceti, in
tutte le classi. Anche alla Camera l'annuncio fatto da Mussolini desta
vivissima, profonda impressione. Sfruttato diversamente il fatto avrebbe
portato ad altri risultati. L'errore dell'estrema e di quelli che la seguirono,
di investire il governo direttamente e di volerne fare una «questione morale»
chiedendone le dimissioni, induce il fascismo alla mobilitazione, a serrare le
fila a puntare i piedi per tenersi sulla difensiva prima e passare poi al
contrattacco.
Dopo
la protesta dell'on. Gonzales - fatta in seguito all'annuncio di Mussolini -
che «denuncia alla Camera e al Paese il fatto atroce e senza precedenti»,
passato un istante di silenzio si odono alcune voci: «Parli il Presidente!». L’on.
Mussolini siede al banco del governo con le braccia incrociate e non fa cenno
di voler parlare. E l'on. Chiesa: «Parli il Capo del Governo! Tace! E'
complice!».
(Vivissime
reiterate proteste - Rumori prolungati - Vivaci apostrofi contro il deputato
Chiesa - Molti deputati scendono nell'emiciclo - Viva agitazione).
PRESIDENTE
Rocco: « L'on. Chiesa ha pronunciato una parola che non può che avere la
riprovazione di tutta la Camera
e di tutto il Paese! (Applausi) Deve ritirarla ».
Filippo
TURATI: «Ritiri pure: La vita è ipocrisia!».
CHIESA:
«Onorevole Presidente: nessuno oserà credere che io abbia mai voluto chiamare
complice il Presidente del consiglio di ribaldi che possono avere afferrato il
nostro collega! Io aveva detto una parola ed era questa: parli il Presidente
del Consiglio! Egli è rimasto immobile; è la complicità ... ! (Vivaci
interruzioni - Apostrofi - Rumori prolungati).
Avrei
voluto che in questo momento il Capo del Governo avesse avuto una di quelle
parole incisive che egli sa dire quando vuole, perchè ne sentisse la scossa il
Paese, e ne sentissero la scossa gli infami che possono essersi impadroniti del
nostro collega, affinché rendessero alla Camera e alla famiglia il nostro
Matteotti. Unicamente questo è il significato delle mie parole. E non altro! E
se il governo dirà, per bocca del suo Presidente, questa parola, si avrà la
prova di quella pace che l'on. Mussolini ha invocata l'altro giorno nel suo
discorso ». (Vivi rumori - Apostrofi Commenti prolungati).
PRESIDENTE:
« L'incidente è chiuso » (2).
(1) Il 13 marzo era stato aggredito l'on. Forni in seguito ad una circolare riservatissima della Direzione del P.N.F. con la quale l'on. Giunta, «presi gli ordini del Pres. del Consiglio e Duce del fascismo» ordinava alle Federazioni Provinciali interessate di «rendere impossíbile la vita» ai capi del fascismo dissidente.
(2)
Atti parlamentari, Camera deputati, XXVII Legislatura. Vol. 1, p. 323.

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