NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

domenica 3 agosto 2014

L'eroica difesa dell'Isola di Lero ed il suo tragico epilogo

L'articolo è stato scritto 50 anni fa su "Il Messaggero" ed è giunto a noi sapientemente conservato da mani sagge. 
Lo proponiamo perché in questo momento di smarrimento totale delle coscienze nei confronti della nostra Nazione certe figure luminose possano di nuovo essere d'esempio.


- L'isola nel sistema strategico dell'Egeo 
- Il concentrico attacco tedesco 
- Valorosi episodi degli artiglieri e dei marinai 
- Gli ammiragli Campioni e Mascherpa furono condannati a morte dal tribunale fascista rei «di aver eseguito ordini ricevuti dalle autorità legittime e per aver tenuto fede al loro giuramento di sodati»

Proprio in questi giorni di novembre, dal 12 al 16, vent'anni fa, si combatteva la battaglia di  Lero. In realtà era il convulso finale di una battaglia che era cominciata nei fatali giorni del settembre e che si era protratta senza sosta per tutto il settembre e l'ottobre. Lero, fra le isole del Dodecanneso, godeva di una situazione particolare: non aveva truppe tedesche di stanza. Fu dunque del tutto naturale che gli Inglesi la scegliessero come base di operazioni nel tentativo di assicurarsi il possesso dell'arcipelago, appeso. diciamo così, sotto la pancia della Turchia. Nella visione strategica di Churchill, il « colpo di mano» in Egeo aveva una primaria importanza: forse era il frutto strategico migliore da cogliere al momento dell'armistizio italiano. 
La riconquista di Rodi, isola capitale dell'arcipelago (Rodi era caduta in mano tedesca non ostante il glorioso     tentativo di difesa dell’ammiraglio Campioni), la disponibilità dei campi d'aviazione sparsi nelle isole, e soprattutto il sicuro possesso di Lero avrebbero potuto, esercitare un'influenza decisiva sullo schieramento della Turchia dalla parte degli Alleati, :facilitando così anche le comunicazioni con la Russia attraverso gli Stretti, senza ricorrere alle vie dell'Artide e del Golfo Persico. Ma il sogno di Churchill era destinato a sfumare. I tedeschi furono così decisi, così rapidi, così efficienti nello stroncare il tentativo inglese e nell'impadronirsi saldamente del possedimento italiano, che mutarono probabilmente il corso stesso della guerra. 
Di questa efficienza va dato atto ai tedeschi. Vorremmo potere dire altrettanto del «come» quella operazione di guerra fu condotta contro le nostre forze armate, ma non è obbiettivamente possibile. Il «come» non può certo ascriversi a onore della Wehrmacht. Il nostro Esercito e la nostra Marina si trovarono l'8 settembre nella situazione che tutti sappiamo: completamente all'oscuro sulle trattative di resa con gli alleati, furono posti improvvisamente dinanzi al compito di cessare ogni atto di guerra contro gli alleati e di far fronte alla probabile offensiva germanica. 
Ammiraglio Inigo Campioni MOVM
L'ammiraglio Campioni, governatore dell'Egeo e comandante in capo delle Forze Armate dell'Arcipelago, pur non ricevendo altre comunicazioni oltre l'ormai famosa proclama Badoglio, diramò a tutti i comandi dipendenti ordini precisi (una volta tanto!) che erano ordini gravi, terribili, ma i soli che dovessero essere dati per la legge dell'obbedienza. Gli ordini, tranne rari casi d'insubordinazione o di fatale smarrimento, furono eseguiti sia in Rodi che nelle isole dipendenti; ma la decisione combattiva, l'astuzia, la spietatezza e soprattutto l'assoluto incontrastato dominio del cielo dei tedeschi ebbero ragione delle resistenze: i presidi italiani furono sopraffatti. Innumerevoli furono gli ufficiali passati per le armi come traditori. E' in tutti ancor vivo l'orrore per quelle stragi perché sia necessario parlarne ancora. 
E così, sulla scorta del prezioso documentatissimo volume edito dalI l'Ufficio Storico della Marina, compilato dall'ammiraglio di Divisione Aldo Levi e rivisto dall'ammiraglio di Squadra Giuseppe Fioravanzo, potremmo soffermarci sui tanti atti di valore che, a un onesto giudizio, fanno di quell'impresa sfortunata una gesta gloriosa da iscrivere nella tradizione militare italiana. Ma anche un sommario accenno ai tanti episodi ci impedirebbe, per una evidente questione di misura, di occuparci della battaglia di  Lero (il più fulgido di quegli episodi) di cui in questi giorni si celebra il ventesimo anniversario. Sia, il nostro breve ricordo, omaggio alla memoria dei Caduti.

Ammiraglio Luigi Mascherpa MOVM
L'isola di Lero, dunque,  fece storia a sé nella tragica vicenda dell'Arcipelago. Non si arrese se non allo stremo delle forze, dopo oltre due mesi di sanguinosi combattimenti; e non si arrese per tre motivi: 1) Non avendo truppe tedesche di stanza. fu più facile al sito comandante, l'Ammiraglio Mascherpa, prepararsi all'attacco esterno germanico, e farvi fronte in più chiare condizioni operative che non le altre isole; 2) per il forte contingente britannico sbarcato nell'isola: 3) perché l'Ammiraglio Campioni, non ostante fosse ormai prigioniero dei tedeschi nel comando di Rodi, si rifiutò di diramare l'ordine di resa.

Contro Lero dunque si accanì con maggiore violenza e senza esclusione di colpi il concentrico attacco tedesco. Per valutare pienamente il valore dei soldati ed ufficiali italiani che per due mesi difesero l'isola, basterà ricordare il disonorevole messaggio che il generale di Divisione,della Wehrmacht fece lanciare in migliaia di copie dai suoi aerei di ricognizione prima di iniziare l'interminabile bombardamento dell'isola che culminò con lo sbarco e con la battaglia terrestre: « Marinai di Lero! Conosciamo i nomi di coloro che vi hanno venduti     agli inglesi. Quando sbarcheremo  li sottoporremo a terribili torture ».
Si stento a credere che tale messaggio possa essere e stato scritto da un soldato, eppure porta la firma autografa del generale Kleemanm (vedi pag. 152 del citato volume).

L'assedio aereo di Lero cominciò sistematicamente il 26 settembre: durò giorno e notte, senza soluzione di continuità per trentasei giorni, senza requie. Nel solo primo giorno d'attacco vi furono 300 morti e circa 1000 feriti. Le batterie antiaeree si prodigarono con formidabile tenacia. Nei primi due giorni fu danneggiato il porto, fu distrutto l'aeroporto ed ogni parvenza di difesa aerea scomparve. I tedeschi distrussero sistematicamente quasi tutto il naviglio alleato e italiano, gli impianti della base navale e dei centri abitati, attaccarono una per una le batterie costiere e i fortini delle vette montane, portarono danni ingenti alle vie e ai mezzi di comunicazione. L'intera isola era come una grande nave da battaglia esposta da sola all'attacco aereo continuato: si calcola che ogni giorno trecento aerei tedeschi si alternassero sulle difese isolane.
E' facile dunque immaginare in quali condizioni, italiani e inglesi subirono l'attacco frontale dello sbarco tedesco all'alba del 12 novembre. L'isola di Lero ha una strana forma: un manubrio. Due isole, cioè, legate da un istmo. Su quell'istmo, ormai frantumato nelle sue difese costiere dall'incessante attacco aereo, si scatenò lo sbarco tedesco. Non ostante, il fuoco delle artiglierie residue. I mezzi da sbarco germanici riuscirono a penetrare nelle insenature defilate al tiro. La lotta dei nostri artiglieri e dei nostri marinai fu accanitissima.
S.Ten Corrado Spagnolo MOVM
E Basterà per tutti citare l'episodio del sottotenente d'artiglieria Corrado Spagnolo che per tre volte ritorna alla riconquista dei suoi pezzi con bombe a mano e all'arma bianca , e muore infine crivellato di ferite. 

Nel pomeriggio l'isola è attaccata dal cielo. L'azione dei paracadutisti fu eseguita così a bassa quota con tale audacia e spregiudicatezza che, di seicento, circa la metà finirono in mare o si sfracellarono sulle rocce. Ma i rimasti, veri demoni della guerra si lanciarono contro il nostro schieramento con impeto straordinario e con una massa di fuoco eccezionale. Le nostre batterie li contennero tuttavia per tutto il pomeriggio, per tutta la notte, fino alla sera seguente: mai un attimo di sonno, non una sosta nella battaglia. Poi, a corto di munizioni. dopo disperati duelli ravvicinati, furono sopraffatti. I paracadutisti si mostrarono spietati non meno di quanto fossero stati audaci: fucilarono tutti i nostri ufficiali. Un superstite, il sottotenente Aldo Rossi racconta che un paracadutista tedesco che parlava l'italiano gli si avvicinò e disse: «Signor tenente, se volete salva la vita vestitevi subito da marinaio semplice ». Altri due ufficiali furono salvati dallo stesso straordinario paracadutista. Ma vi fu anche chi, spinto da un misterioso imperativo della coscienza, volle seguire la via contraria. Una batteria si è arresa. I vincitori sfilano dinanzi ai superstiti allineati e chiamano fuori gli ufficiali per fucilarli. 
S.Ten Ferruccio Pizzigoni MOVM
Il sottotenente di artiglieria Ferruccio Pizzigoni ha perso giubba e gradi nella f furia della battaglia: è vestito in modo che può confondersi con la truppa. I marinai lo circondano, non vogliono che egli si mostri. Ma egli fa un passo avanti e dice: «Anch'io sono ufficiale, e voglio seguire la sorte dei miei colleghi». Pizzigoni è una delle medaglie d'oro di Lero.
Alcuni ci accusano di retorica quando parliamo del valore militare italiano, ma non ha importanza: sappiamo chi sono e perché lo fanno.

Ma è solo in qualche settore che gli italiani sono stati sopraffatti. Il 13, la battaglia di Lero continua, e i tedeschi non riescono a progredire. Il 14, inglesi e tedeschi sono di fronte. Il colonnello French attacco le posizioni germaniche sul monte Appetici, ma il suo battaglione è decimato ed egli stesso trova morte gloriosa sul campo. Il giorno 15 i tedeschi passano al contrattacco appoggiati da forti formazioni aeree. Molte nostre batterie resistono ma molte altre  vengono annientate. Ed ancora una, volta si ripete il barbarico massacro degli ufficiali, a freddo. Nella notte fra il 15 e il 16, i tedeschi ricevono rinforzi; e appena si fa giorno ripartono all'attacco. Ora inglesi e italiani combattono fianco a fianco: due italiani riempiono di meraviglia gli inglesi: il capitano Cacciatori e il suo soldato Cavezzale. Lottano contro i tedeschi alla baionetta, li sbaragliano, contendono loro i pezzi d'artiglieria con le bombe a mano. Cavezzale, crivellato dall'ultima raffica, uccide alla baionetta il suo uccisore. Cacciatori, ferito alle ginocchia, alla fronte, col braccio destro maciullato riesce a salvarsi. Gli imprevisti del destino lo avvieranno poi per mare e lo porteranno fino a, Brindisi da dove riprenderà la lotta nel Corpo di liberazione. Ma ormai la superiorità tedesca è schiacciante.
Al Comando dell'ammiraglio Mascherpa giunge la subdola offerta di una resa separata: in compenso gli si offre salva la vita.

L'Ammiraglio rifiuta sdegnosamente: «Resisteremo fino alla fine; e per lo meno un minuto di più degli inglesi». Si arresero infatti gli inglesi, ormai decimati, e lo stesso generale Tilney accompagnò il parlamentare tedesco a trattare la resa con gli italiani. A Mascherpa non restò che chinare il capo alla fortuna avversa. Il 23, su un mezzo tedesco, fu avviato alla prigionia, al processo e alla morte. I fascisti repubblicani vollero il «privilegio» di giudicare i due ammiragli e nel loro odio cieco vollero infamarli di tradimento. Il macabro processo si celebrò a Parma. Mascherpa cadde trafitto da Piombo fratricida accanto al suo superiore diretto, l'ammiraglio Campioni che da Rodi non aveva voluto emanare l'ordine di resa. La motivazione della Medaglia d'oro che accomuna nella postuma gloria i due ammiragli dice: «Processati e condannati da un tribunale iniquo per avere eseguito ordini ricevuti dalle autorità legittime e per avere tenuto fede al loro giuramento di soldati, mantennero contegno fiero e fermo fino al supremo sacrificio della vita».     


Gino De Sanctis

Ai difensori dell'Isola di Lero, possedimento Italiano del Dodecaneso, furono concessi: 7 Ori al V.M., 65 Argenti, 194 di Bronzi, 289 Croci di Guerra e Encomi per tutti.
Ci spiace non poter pubblicare le foto di tutti. A tutti rendiamo onore.

Nessun commento:

Posta un commento