Le fatali conseguenze della riforma
elettorale.
Le elezioni del 6 aprile hanno,
dato al governo la maggioranza di tre quarti. Sono eletti tutti i 355 candidati
della lista «Fascio Littorio», poi vengono i cosiddetti fiancheggiatori «Aquila e Fascio Littorio » con 135 eletti non iscritti al
P.N.F. fra i quali troviamo Orlando. De Nicola Porzio, Salandra, Scialoia,
Paratore, Fera, De Nava, Beneduce poi la lista giolittiana «Bandiera Nazionale
con scudo Sabaudo».
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| Scheda elettorale 1924 |
L'afflusso alle urne è stato del 63% (1) con 7.628.859 votanti: di questi ben 4.693.690, cioè il
65,26 per cento toccano alle due liste ufficiali fasciste (2), eccezionale maggioranza
raccolta in virtù del premio di maggiorazione; poiché in molte circoscrizioni
l'insuccess del «listone» è stato clamoroso.
Gli oppositori non si rassegnano
alla grave sconfitta subita, schiacciati come sono da questa preponderante
attribuzione, conseguenza di una legge elettorale che molti di essi hanno
votato, e riprendono la campagna contro il governo il quale improvvisamente
restaura la censura preventiva ai giornali socialisti di Milano, che escono con
ampi spazi bianchi. Ma questo provvedimento di importanza enorme ed eccezionale
non ha nessuna risonanza nell'opinione, pubblica. Lo stesso Benedetto Croce che
in quei giorni tiene a Napoli una conferenza non fa alcun cenno né al bavaglio
messo alla stampa né alla Dittatura.
Il 24 maggio si inaugura la nuova
legislatura ed il Re, in un alto ed elevato discorso si rivolge al Paese:
«Nel nuovo periodo di vita
nazionale che si apre, la concordia degli animi costituisce elemento
fondamentale di civile progresso pel popolo nostro, il quale nelle
manifestazioni di operosità e di coscienza civile ha dimostrato lo slancio
verso una maggiore espansione materiale e spirituale, mentre la sua maturità
politica si adegua alla confortante potenza demografica della razza ».
E nella chiusa non manca di ammonire:
«In tutta l'estensione delle Vostre facoltà Voi sarete la fedele espressione
della volontà popolare che vuole intangibili, si, le vere libertà, ma che ha
chiaramente indicato di ripudiare ogni degenerazione e ogni forma di licenza,
come ogni debolezza e tolleranza contrastanti con la saldezza della compagine nazionale e che ha riaffermato di
voler subordinare i suoi interessi speciali, individuali e di categoria, agli
interessi generali e complessi della collettività.
Pertanto si sentono subito gli
effetti della situazione creatasi con i risultati portati dalla famigerata legge
elettorale. La Camera rinuncia a considerarsi come un potere, uno dei tre
grandi poteri su cui lo Statuto impernia lo Stato italiano; 1) Parlamento, potere
legislativo; 2) Consiglio dei Ministri, potere esecutivo; 3) Corona, potere
equilibratore. Essa dovrà adattarsi ad agire come un docile strumento del
potere esecutivo.
Nella discussione per la risposta
al discorso della Corona, Arturo Labriola accenna al pericolo grave: « A mano a
mano voi andate rafforzando il potere esecutivo contro il potere legislativo, e
create gli organi della dittatura permanente». Questa, sorretta da una Camera
docile e servile potrà imporsi alla Corona la cui funzione sarà annullata.
Infatti il giorno seguente a quello dell’inaugurazione della Legislatura il
Gran Consiglio stabilisce che la maggioranza uscita dalle elezioni non deve dar
luogo a gruppi. Tutti devono essere inquadrati e disciplinati ed alzare la mano
in segno di approvazione degli ordini superiori. Con una Camera così congegnata
qualunque sorpresa, qualunque colpo di scena,
qualunque attentato alla Carta Statutaria, sono facili e possibili. Sarà sufficiente
che arrivino ordini in proposito e la maggioranza si affretterà ad ubbidire.
Alla nomina del Presidente della
Camera il Governo ottiene il suo primo trionfo:
Presenti e votanti: 469; Rocco,
candidato governativo, voti: 338; opposizione, voti: 131. (27 maggio 1924).
Dei 4 Vice Presidenti i primi tre
appartengono alla maggioranza ed il quarto, candidato di opposizione, il
Rodinò, ottiene appena 45 voti.
In Senato invece Tittoni viene
eletto Presidente con 209 voti contro 62 schede bianche. A queste si dà
importanza di opposizione o per lo meno di fronda ... sotterranea!
L'on. Giolitti, interrogato dalla
Tribuna afferma di avere votato per Rocco: «L'ho fatto perché io sono
ministeriale. Ho stima per l'on. Mussolini per quanto egli ed il suo governo mi
abbiano combattuto alle elezioni».
L'on. Insabato a nome del Partito
dei Contadini afferma che fiancheggerà il governo nella sua opera
ricostruttiva. L'on. Gasparotto per la democrazia elogia l'indirizzo di
risposta al discorso della Corona, « Alto e nobile documento che la maggioranza
accetta in tutta la sua integrità... La parola del Re verso le classi
lavoratrici, pertanto, suona conforto e monito. Suona giusto conforto, perché, mentre
dovunque in Europa si litiga, l'Italia lavora. Questa è la consolante verità,
che tutti, e voi stessi socialisti dovete constatare. Viene opportuna la parola
del Re ad avvertire come il nuovo stato di cose creato dal fascismo non si
possa accettare soltanto negli utili, ma debba essere accettato in tutte le sue
conseguenze, in tutto il quadrante delle sue provvidenze ». Difende la Milizia
e si rivolge ai socialisti: « Alla libertà del 1919 non c'è nessun italiano di
fede che intenda ritornare ».
(1) Nel 1919 era stato del 52 % e nel 1921 del 58%
(2)L’altro 34,74 % è stato ripartito
in ben 21 liste, e fra queste i socialisti hanno 65 posti, i popolari 39, i demo
sociali 11, i costituzionali di opposizione 12, i fascisti dissidenti 7.

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