NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 9 agosto 2014

La Monarchia e il Fascismo - settimo capitolo - IV

Le fatali conseguenze della riforma elettorale.

Le elezioni del 6 aprile hanno, dato al governo la maggioranza di tre quarti. Sono eletti tutti i 355 candidati della lista «Fascio Littorio», poi vengono i cosiddetti fiancheggiatori «Aquila e Fascio Littorio » con 135 eletti non iscritti al P.N.F. fra i quali troviamo Orlando. De Nicola Porzio, Salandra, Scialoia, Paratore, Fera, De Nava, Beneduce poi la lista giolittiana «Bandiera Nazionale con scudo Sabaudo».
Scheda elettorale 1924
L'afflusso alle urne è stato del 63% (1) con 7.628.859 votanti: di questi ben 4.693.690, cioè il 65,26 per cento toccano alle due liste ufficiali fasciste (2), eccezionale maggioranza raccolta in virtù del premio di maggiorazione; poiché in molte circoscrizioni l'insuccess del «listone» è stato clamoroso.
Gli oppositori non si rassegnano alla grave sconfitta subita, schiacciati come sono da questa preponderante attribuzione, conseguenza di una legge elettorale che molti di essi hanno votato, e riprendono la campagna contro il governo il quale improvvisamente restaura la censura preventiva ai giornali socialisti di Milano, che escono con ampi spazi bianchi. Ma questo provvedimento di importanza enorme ed eccezionale non ha nessuna risonanza nell'opinione, pubblica. Lo stesso Benedetto Croce che in quei giorni tiene a Napoli una conferenza non fa alcun cenno né al bavaglio messo alla stampa né alla Dittatura.
Il 24 maggio si inaugura la nuova legislatura ed il Re, in un alto ed elevato discorso si rivolge al Paese:

«Nel nuovo periodo di vita nazionale che si apre, la concordia degli animi costituisce elemento fondamentale di civile progresso pel popolo nostro, il quale nelle manifestazioni di operosità e di coscienza civile ha dimostrato lo slancio verso una maggiore espansione materiale e spirituale, mentre la sua maturità politica si adegua alla confortante potenza demografica della razza ».

E nella chiusa non manca di ammonire: «In tutta l'estensione delle Vostre facoltà Voi sarete la fedele espressione della volontà popolare che vuole intangibili, si, le vere libertà, ma che ha chiaramente indicato di ripudiare ogni degenerazione e ogni forma di licenza, come ogni debolezza e tolleranza contrastanti con la       saldezza della compagine nazionale e che ha riaffermato di voler subordinare i suoi interessi speciali, individuali e di categoria, agli interessi generali e complessi della collettività.
Pertanto si sentono subito gli effetti della situazione creatasi con i risultati portati dalla famigerata legge elettorale. La Camera rinuncia a considerarsi come un potere, uno dei tre grandi poteri su cui lo Statuto impernia lo Stato italiano; 1) Parlamento, potere legislativo; 2) Consiglio dei Ministri, potere esecutivo; 3) Corona, potere equilibratore. Essa dovrà adattarsi ad agire come un docile strumento del potere esecutivo.

Nella discussione per la risposta al discorso della Corona, Arturo Labriola accenna al pericolo grave: « A mano a mano voi andate rafforzando il potere esecutivo contro il potere legislativo, e create gli organi della dittatura permanente». Questa, sorretta da una Camera docile e servile potrà imporsi alla Corona la cui funzione sarà annullata. Infatti il giorno seguente a quello dell’inaugurazione della Legislatura il Gran Consiglio stabilisce che la maggioranza uscita dalle elezioni non deve dar luogo a gruppi. Tutti devono essere inquadrati e disciplinati ed alzare la mano in segno di approvazione degli ordini superiori. Con una Camera così congegnata qualunque sorpresa, qualunque colpo di scena,      qualunque attentato alla Carta Statutaria, sono facili e possibili. Sarà sufficiente che arrivino ordini in proposito e la maggioranza si affretterà ad ubbidire.

Alla nomina del Presidente della Camera il Governo ottiene il suo primo trionfo:
Presenti e votanti: 469; Rocco, candidato governativo, voti: 338; opposizione, voti: 131. (27 maggio 1924).
Dei 4 Vice Presidenti i primi tre appartengono alla maggioranza ed il quarto, candidato di opposizione, il Rodinò, ottiene appena 45 voti.
In Senato invece Tittoni viene eletto Presidente con 209 voti contro 62 schede bianche. A queste si dà importanza di opposizione o per lo meno di fronda ... sotterranea!
L'on. Giolitti, interrogato dalla Tribuna afferma di avere votato per Rocco: «L'ho fatto perché io sono ministeriale. Ho stima per l'on. Mussolini per quanto egli ed il suo governo mi abbiano combattuto alle elezioni».

L'on. Insabato a nome del Partito dei Contadini afferma che fiancheggerà il governo nella sua opera ricostruttiva. L'on. Gasparotto per la democrazia elogia l'indirizzo di risposta al discorso della Corona, « Alto e nobile documento che la maggioranza accetta in tutta la sua integrità... La parola del Re verso le classi lavoratrici, pertanto, suona conforto e monito. Suona giusto conforto, perché, mentre dovunque in Europa si litiga, l'Italia lavora. Questa è la consolante verità, che tutti, e voi stessi socialisti dovete constatare. Viene opportuna la parola del Re ad avvertire come il nuovo stato di cose creato dal fascismo non si possa accettare soltanto negli utili, ma debba essere accettato in tutte le sue conseguenze, in tutto il quadrante delle sue provvidenze ». Difende la Milizia e si rivolge ai socialisti: « Alla libertà del 1919 non c'è nessun italiano di fede che intenda ritornare ».

(1) Nel 1919 era stato del 52 % e nel 1921 del 58%
(2)L’altro 34,74 % è stato ripartito in ben 21 liste, e fra queste i socialisti hanno 65 posti, i popolari 39, i demo sociali 11, i costituzionali di opposizione 12, i fascisti dissidenti 7.

Nessun commento:

Posta un commento