NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 19 agosto 2014

La Monarchia e il Fascismo - settimo capitolo - V


Mussolini nel 1924
Intemperanze, tumulti e pugilati alla Camera

Ma l'opposizione non disarma. Nella seduta del 30 maggio la Camera dà uno spettacolo che non ha precedenti nella nostra storia parlamentare. I tumulti ed i pugilati superano quelli del dopo guerra. Asprezza di linguaggio della sinistra, ed intemperanze da ambo le parti, e ciò avviene in sede di discussione del nuovo Regolamento e perché i deputati fascisti hanno occupato una parte dei banchi dell'estrema. L'On. Matteotti pronuncia un violento discorso contro il governo, critica il modo col quale sono state fatte le elezioni, e rammenta come Mussolini abbia affermato che avrebbe mantenuto il potere con la forza «anche se le elezioni non fossero state favorevoli». Mussolini dal banco del Governo fa con la testa replicati segni affermativi, mentre i deputati fascisti in coro ricordano agli estremisti di sinistra le loro intemperanze del 1919 (1). E' Come il segnale della battaglia: l'aula si trasforma in arena con selvaggi pugilati. Alla sera in piazza Montecitorio la popolazione insegue i deputati dell'estrema ed acclama a Mussolini.

L'agitazione che tiene tanto tesi i vari settori della Camera, oltre che dal rancore derivante da situazioni politiche dei partiti, ha soprattutto la sua base nella discussione del nuovo regolamento. Già nel 1899 al rimpasto del Ministero Pelloux, avendo questi assunto - lui liberale quasi avanzato - un aspetto reazionario, le sinistre disapprovarono provvedimenti che pure avevano già favorevolmente votato in prima lettura. Si formò una opposizione culminata nel famoso ostruzionismo che fece affacciare la necessità di difendere i diritti della maggioranza contro gli abusi e le intemperanze della minoranza. La proposta fatta in tal senso da Sonnino provocava tumulti e proteste per cui si dovette sospendere la seduta e la sessione venne chiusa. Alla nuova sessione (21 marzo 1900) altri tumulti ed uscita dall'aula della estrema sinistra e dell'opposizione costituzionale. Eppure la proposta coincideva con una disposizione applicata talvolta alla Camera dei Comuni per impedire l'ostruzionismo, disposizione che passa sotto il nome di ghigliottina. Ma il nuovo regolamento proposto ora dal fascismo differisce in questo: che mentre ai Comuni la disposizione viene applicata in via eccezionale dopo che il Presidente ha esplicato invano tutti gli altri mezzi restrittivi, con la «procedura abbreviata» del nuovo Regolamento si viene a stroncare ogni libera discussione della minoranza con una limitazione eccessiva per lo svolgimento dei suoi ordini del giorno: non più di 8 e non oltre 2 ore e 40 minuti dopo la chiusura.

Questa nuova procedura insomma, è intesa non più nel principio informatore di tutelare i diritti della maggioranza dalle sopraffazioni della minoranza, ma a soffocare i diritti di questa, che, del resto, per legge elettorale è ridotta a 179 deputati. Pure mantenendo questo atteggiamento repressivo verso la opposizione, Mussolini il 7 giugno pronuncia alla Camera un discorso che è sopratutto un invito alla pace ed alla collaborazione: «Voi dovete certamente fare l'esame di coscienza e dire: che cosa succede di noi? Perché non si può essere assenti, non si può rimanere sempre estranei: qualche cosa bene o male bisogna dire o fare: una collaborazione negativa o positiva deve esserci, nel vostro stesso interesse perché se restate assenti, indifferenti, come gli stilisti che stanno sulle colonne ad aspettare il miracolo, voi vi sarete condannati all'esilio perpetuo dalla storia. E' un quesito che pongo alla vostra coscienza, voi lo risolverete, non tocca a me risolverlo ».

Dopo il discorso di Mussolini si passa alla votazione dell'ordine del giorno Del Croix: «La Camera, esprimendo la sua piena fiducia nel Governo, nell'opera da esso compiuta e nel programma per l'avvenire, approva l'indirizzo di risposta al discorso della Corona »;

Il governo ottiene la fiducia con questa votazione:

Votanti: 468; maggioranza: 235; votano a favore del governo: 361; votano contro 107. (7 giugno 1924).

 Hanno votato a favore, fra gli altri, Orlando, Giolitti Gasparotto Boeri, ecc.

Nella stessa seduta poco prima della votazione era stato approvato per alzata. l'emendamento all'indirizzo: «La fatale impresa dei Risorgimento, sospiro e meta di tante generazioni, è giunta alla definitiva redenzione di Fiume».

Ma il fatto rilevante è che Mussolini nel suo discorso ha riconosciuto la necessità dell'opposizione, sia pure con riserva: «Non è l'opposizione che irrita, è il modo dell'opposizione». Lo stesso giornale Il Mondo in un sereno articolo esamina il discorso e così si esprime: «In un sol punto l'on. Mussolini si è discostato dal passato ed è in quel punto dove ha riconosciuta la necessità di una opposizione. Cade con questo un fondamentale dissenso teorico tra il capo del governo e la concezione e il metodo del liberalismo. Resta a vedere peraltro quali saranno le conseguenze pratiche dell'atteggiamento che l'on. Mussolini ha sembrato assumere a questo riguardo. Egli parlò in verità di modo e modo di opposizione; ma noi abbiamo più di una volta precisato per nostro conto che il modo dell'opposizione era strettamente correlativo al metodo politico praticato dal governo ».

In contrasto col Mondo, l'Avanti! commenta: «Siamo di fronte ad un complotto per sopprimere un avversario considerato pericoloso per «interessi particolari» di uomini del governo, derivanti dalla stessa politica del governo». Tutta la campagna anti-fascista dell'estremismo rosso e repubblicano è basata su questa formula che poi si dimostrò infondata. L'antifascismo, scrive lo Zuccarini, non ha fino a questo momento né una bandiera né un programma. E' un misto di sentimenti offesi, di posizioni turbate. di giustificati rancori: offre dieci bandiere e dieci programmi».

I giornali socialisti sono un canto continuo alla libertà, proteste violente si affacciano ad ogni colonna contro le misure repressive del governo italiano, ma è anche vero che essi fanno l'apologia dei «quattro magnifici bombardieri del Diana», ed esaltano il governo russo quando spiana le mitragliatrici ed insanguina la piazza del Cremlino sopprimendo gli oppositori del metodo bolscevico. Inneggiano alla rivoluzione ma negano quella compiuta da Mussolini soltanto perché li ha sopraffatti.

Forse per questo i loro canti libertari non hanno eco nel Paese, e Mussolini ha buon gioco, di fronte alle intemperanze estremiste, agitando il fantasma pauroso del pericolo comunista di quel pericolo di cui arrivano notizie orrende dalla Russia.

La vittima di questa situazione è la Monarchia.

Sboccata nella marcia su Roma la reazione alla baraonda dissolvitrice social repubblicana ed al veto di don Sturzo che aveva imposto alla Corona una soluzione extra parlamentare della crisi - inseriti nello Stato Milizia e Gran Consiglio - profusi a Mussolini acclamazioni ed onori e votati i pieni poteri ed una illimitata fiducia a ripetizione - riformata la legge elettorale che il 6 aprile costituisce alla Camera una formidabile maggioranza fascista, viene tolta al Sovrano ogni possibilità di riferimento e di movimento. E' bensì vero che dopo il 1900 ogni iniziativa di politica estera di finanza, i trattati di commercio, l'Esercito e la Marina - conte già la nomina dei Ministri scelti oramai secondo la designazione parlamentare - passano dalla Corona al Parlamento. Questo passaggio di prerogative esautorava lo Stato attraverso la Corona che lo e si trasferiva al parlamento non sempre all'altezza.
L’avvento del fascismo la costituzione di una maggioranza assoluta meccanica espressione di un solo Partito e non di combinazioni di situazioni e di programmi scaturiti dalla solidarietà spontanea di vari partiti dei quali il Monarca ambì sempre esserne l'equilibratore e quindi le conseguenze che ne derivarono, stanno a dimostrare l'inferiorità del Parlamento nei confronti della Corona nella sensibilità davanti ai più gravi problemi che investono un momento storico.

La democrazia italiana degenerata per opera dei social repubblicani e dei popolari in demagogia intollerante e dissolvitrice, togliendo alla Monarchia il privilegio dell'iniziativa getta il Paese nelle braccia della dittatura alla quale consegna il Re prigioniero.

(1) Nel 1919 il Partito Socialista il Congresso di Bologna aveva accettato nel suo programma il metodo della violenza per la conquista del potere politico.


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