Ma l'opposizione non disarma. Nella seduta
del 30 maggio la Camera
dà uno spettacolo che non ha precedenti nella nostra storia parlamentare. I
tumulti ed i pugilati superano quelli del dopo guerra. Asprezza di linguaggio
della sinistra, ed intemperanze da ambo le parti, e ciò avviene in sede di
discussione del nuovo Regolamento e perché i deputati fascisti hanno occupato
una parte dei banchi dell'estrema. L'On. Matteotti pronuncia un violento
discorso contro il governo, critica il modo col quale sono state fatte le
elezioni, e rammenta come Mussolini abbia affermato che avrebbe mantenuto il
potere con la forza «anche se le elezioni non fossero state favorevoli».
Mussolini dal banco del Governo fa con la testa replicati segni affermativi,
mentre i deputati fascisti in coro ricordano agli estremisti di sinistra le
loro intemperanze del 1919 (1). E' Come il segnale della battaglia: l'aula si
trasforma in arena con selvaggi pugilati. Alla sera in piazza Montecitorio la
popolazione insegue i deputati dell'estrema ed acclama a Mussolini.
L'agitazione che tiene tanto tesi i vari
settori della Camera, oltre che dal rancore derivante da situazioni politiche
dei partiti, ha soprattutto la sua base nella discussione del nuovo
regolamento. Già nel 1899 al rimpasto del Ministero Pelloux, avendo questi assunto
- lui liberale quasi avanzato - un aspetto reazionario, le sinistre
disapprovarono provvedimenti che pure avevano già favorevolmente votato in
prima lettura. Si formò una opposizione culminata nel famoso ostruzionismo che
fece affacciare la necessità di difendere i diritti della maggioranza contro
gli abusi e le intemperanze della minoranza. La proposta fatta in tal senso da
Sonnino provocava tumulti e proteste per cui si dovette sospendere la seduta e
la sessione venne chiusa. Alla nuova sessione (21 marzo 1900) altri tumulti ed
uscita dall'aula della estrema sinistra e dell'opposizione costituzionale.
Eppure la proposta coincideva con una disposizione applicata talvolta alla
Camera dei Comuni per impedire l'ostruzionismo, disposizione che passa sotto il
nome di ghigliottina. Ma il nuovo regolamento proposto ora dal fascismo
differisce in questo: che mentre ai Comuni la disposizione viene applicata in
via eccezionale dopo che il Presidente ha esplicato invano tutti gli altri
mezzi restrittivi, con la «procedura abbreviata» del nuovo Regolamento si viene
a stroncare ogni libera discussione della minoranza con una limitazione
eccessiva per lo svolgimento dei suoi ordini del giorno: non più di 8 e non
oltre 2 ore e 40 minuti dopo la chiusura.
Questa nuova procedura insomma, è intesa
non più nel principio informatore di tutelare i diritti della maggioranza dalle
sopraffazioni della minoranza, ma a soffocare i diritti di questa, che, del
resto, per legge elettorale è ridotta a 179 deputati. Pure mantenendo questo
atteggiamento repressivo verso la opposizione, Mussolini il 7 giugno pronuncia
alla Camera un discorso che è sopratutto un invito alla pace ed alla
collaborazione: «Voi dovete certamente fare l'esame di coscienza e dire: che
cosa succede di noi? Perché non si può essere assenti, non si può rimanere
sempre estranei: qualche cosa bene o male bisogna dire o fare: una
collaborazione negativa o positiva deve esserci, nel vostro stesso interesse
perché se restate assenti, indifferenti, come gli stilisti che stanno sulle
colonne ad aspettare il miracolo, voi vi sarete condannati all'esilio perpetuo
dalla storia. E' un quesito che pongo alla vostra coscienza, voi lo
risolverete, non tocca a me risolverlo ».
Dopo il discorso di Mussolini si passa
alla votazione dell'ordine del giorno Del Croix: «La Camera , esprimendo la sua
piena fiducia nel Governo, nell'opera da esso compiuta e nel programma per
l'avvenire, approva l'indirizzo di risposta al discorso della Corona »;
Il governo ottiene la fiducia con questa
votazione:
Votanti: 468; maggioranza: 235; votano a
favore del governo: 361; votano contro 107. (7 giugno 1924).
Hanno votato a favore, fra gli altri, Orlando,
Giolitti Gasparotto Boeri, ecc.
Nella stessa seduta poco prima della
votazione era stato approvato per alzata. l'emendamento all'indirizzo: «La
fatale impresa dei Risorgimento, sospiro e meta di tante generazioni, è giunta
alla definitiva redenzione di Fiume».
Ma il fatto rilevante è che Mussolini nel
suo discorso ha riconosciuto la necessità dell'opposizione, sia pure con
riserva: «Non è l'opposizione che irrita, è il modo dell'opposizione». Lo
stesso giornale Il Mondo in un sereno articolo esamina il discorso e così si
esprime: «In un sol punto l'on. Mussolini si è discostato dal passato ed è in
quel punto dove ha riconosciuta la necessità di una opposizione. Cade con
questo un fondamentale dissenso teorico tra il capo del governo e la concezione
e il metodo del liberalismo. Resta a vedere peraltro quali saranno le
conseguenze pratiche dell'atteggiamento che l'on. Mussolini ha sembrato
assumere a questo riguardo. Egli parlò in verità di modo e modo di opposizione;
ma noi abbiamo più di una volta precisato per nostro conto che il modo
dell'opposizione era strettamente correlativo al metodo politico praticato dal
governo ».
In contrasto col Mondo, l'Avanti! commenta:
«Siamo di fronte ad un complotto per sopprimere un avversario considerato
pericoloso per «interessi particolari» di uomini del governo, derivanti dalla
stessa politica del governo». Tutta la campagna anti-fascista dell'estremismo
rosso e repubblicano è basata su questa formula che poi si dimostrò infondata.
L'antifascismo, scrive lo Zuccarini, non ha fino a questo momento né una
bandiera né un programma. E' un misto di sentimenti offesi, di posizioni
turbate. di giustificati rancori: offre dieci bandiere e dieci programmi».
I giornali socialisti sono un canto
continuo alla libertà, proteste violente si affacciano ad ogni colonna contro
le misure repressive del governo italiano, ma è anche vero che essi fanno
l'apologia dei «quattro magnifici bombardieri del Diana», ed esaltano il
governo russo quando spiana le mitragliatrici ed insanguina la piazza del
Cremlino sopprimendo gli oppositori del metodo bolscevico. Inneggiano alla rivoluzione
ma negano quella compiuta da Mussolini soltanto perché li ha sopraffatti.
Forse per questo i loro canti libertari
non hanno eco nel Paese, e Mussolini ha buon gioco, di fronte alle intemperanze
estremiste, agitando il fantasma pauroso del pericolo comunista di quel
pericolo di cui arrivano notizie orrende dalla Russia.
La vittima di questa situazione è la Monarchia.
Sboccata nella marcia su Roma la reazione
alla baraonda dissolvitrice social repubblicana ed al veto di don Sturzo che
aveva imposto alla Corona una soluzione extra parlamentare della crisi -
inseriti nello Stato Milizia e Gran Consiglio - profusi a Mussolini acclamazioni
ed onori e votati i pieni poteri ed una illimitata fiducia a ripetizione -
riformata la legge elettorale che il 6 aprile costituisce alla Camera una
formidabile maggioranza fascista, viene tolta al Sovrano ogni possibilità di
riferimento e di movimento. E' bensì vero che dopo il 1900 ogni iniziativa di
politica estera di finanza, i trattati di commercio, l'Esercito e la Marina - conte già la
nomina dei Ministri scelti oramai secondo la designazione parlamentare - passano
dalla Corona al Parlamento. Questo passaggio di prerogative esautorava lo Stato
attraverso la Corona
che lo e si trasferiva al parlamento non sempre all'altezza.
L’avvento del fascismo la costituzione di
una maggioranza assoluta meccanica espressione di un solo Partito e non di
combinazioni di situazioni e di programmi scaturiti dalla solidarietà spontanea
di vari partiti dei quali il Monarca ambì sempre esserne l'equilibratore e
quindi le conseguenze che ne derivarono, stanno a dimostrare l'inferiorità del
Parlamento nei confronti della Corona nella sensibilità davanti ai più gravi
problemi che investono un momento storico.
La democrazia italiana degenerata per
opera dei social repubblicani e dei popolari in demagogia intollerante e
dissolvitrice, togliendo alla Monarchia il privilegio dell'iniziativa getta il
Paese nelle braccia della dittatura alla quale consegna il Re prigioniero.
(1) Nel 1919 il Partito Socialista il
Congresso di Bologna aveva accettato nel suo programma il metodo della violenza
per la conquista del potere politico.

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