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| I Sovrani acclamati mentre si recano all'inaugurazione della legislatura |
La proporzionale
ha sconvolto tutta la struttura politica sia nel parlamento che nel paese. Il
collegio uninominale è sostituito col concetto proporzionalista. La
democrazia, il liberalismo parlamentare, scompaiono e subentra la « partitocrazia
». La libertà personale dei deputati è sostituita dalla tirannia dei partiti.
Così nel paese l'elettore è alla mercé dei partiti o meglio dei loro
esponenti che sono dei veri despota.
La
giornata elettorale si è svolta in un clima a tensione rivoluzionaria, fra
ondate giacobine: giacobinismo socialista, fascista, repubblicano e popolare
(1). Le masse intossicate da una propaganda colpevole mirano a deprimere
l'autorità dello Stato che va man mano decadendo, insidiata da tutte le parti.
La guerra aveva dato al popolo italiano il respiro della grande storia ma si
tenterà di sommergere questo respiro nelle contese fratricide delle parole
redditizie e nelle agitazioni di piazza, poiché gli estremisti di sinistra
rinnegano la guerra; rinnegano quattro anni di sofferenza e di martirio,
rinnegano la gioia del combattimento e il sublime patire per un ideale.
Rinnegano persino la angosciosa tristezza del dolore ed il diritto socratico
del lirico morire. Di fronte a questo spasimare di rinuncie e di rivolte i
difensori della fede nazionale non fanno che agitare un'altra bandiera di
rivolta. Concordi così tutti nel tentativo di abbattere lo Stato e le
istituzioni, gli unici strumenti di solidarietà, per cercare di sostituirvi le aspirazioni
del proprio partito.
Col nuovo sistema la vecchia Camera
del 1913 ne esce completamente trasfigurata: i liberali democratici e
costituzionali da 319 scendono a 179, i radicali da 73 a 39, i repubblicani da 17 a 8, mentre i popolari da
29 passarono a 100 ed i socialisti ufficiali da 52 balzarono a 155. Il 1° di Dicembre
ha luogo l'inaugurazione della nuova legislatura, e la Regina e il Re nell'aula
della Camera sono entusiasticamente applauditi. I socialisti ufficiali ed i
repubblicani non presenziano alla manifestazione. Le cronache del tempo narrano
come lungo tutto il percorso dal Quirinale a piazza Montecitorio e viceversa, i
Sovrani siano accolti da acclamazioni che divengono deliranti quando rientrati
alla Reggia sono costretti ad affacciarsi più volte al balcone per ringraziare
la folla che agita cappelli e fazzoletti e intona l'inno al Piave. In seguito a
tali dimostrazioni gli estremisti scatenano scioperi in tutta Italia con
episodi di violenza, e alla Camera i loro rappresentanti iniziano un'azione di
ostruzionismo a qualunque iniziativa così che i giornali sono concordi nel
rilevare il disorientamento in cui è costretto il governo per questa indecorosa
condotta. Scrive il socialista Garzia Cassola sul Secolo del 15 dicembre: «Ci
pareva di essere non davanti ad una assemblea legislativa, ma nel bel mezzo del
più tumultuoso comizio di piazza. Tutti fanno la voce grossa, tutti si
industriano di apparire più audaci, anzi più rivoluzionari. E' un mercato, è
una fiera, è la confusione delle lingue. Coloro che per tradizione e per abito
mentale rappresentano meglio il principio di conservazione danno dei punti ai
socialisti infatti oggi i cattolici hanno data intera la misura della loro
demagogia, generando il tumulto e togliendo a se stessi ogni credito».
In mezzo a tanta confusione l'on.
Modigliani, spalleggiato dall'estrema sinistra termina un lungo discorso
auspicando il rinnovamento di tutte le finalità, rinnovamento che secondo il
deputato toscano si chiama in quest'ora storica la Repubblica , oggi
borghese, domani socialista». Ma l'on. Nitti Presidente del Consiglio ha buon
gioco per chiamare a raccolta la maggioranza e costringere l'estrema sinistra
nel suo rifugio settario.
Al di fuori e al di sopra di noi, al
di fuori e al di sopra delle tre competizioni, è Colui il quale ha avuto
durante la guerra una tale virtù, una tale probità, che sì è messo lo ripeto,
al di fuori e al di sopra di tutti noi. A Lui che ha sempre considerato ogni
trionfo della democrazia come la forza stessa delle patrie istituzioni, alla
Maestà del Re mando, in nome del Parlamento e del Paese, un saluto riconoscente
e riverente: Viva il Re! ».
il Vivissimi generali e reiterati
applausi e grida di Viva il Re!, da tutte le parti della Camera ad eccezione
dell'estrema sinistra che risponde con grida di Viva la repubblica.
Da ogni settore della Camera
moltissimi deputati si affollano al banco del Governo e plaudono ripetutamente
al Presidente del Consiglio. Alcuni deputati dell'estrema sinistra rispondono
con canti e grida di Viva il socialismo! Clamori e proteste da altre parti e
grida di Viva il Re, Viva l’ltalia! (2).
E' Presidente della Camera l'on.
Orlando il quale si guarda bene dall’intervenire per protestare - come suo
dovere - contro le parole dell'on. Modigliani.
L'on. Nitti ottiene la fiducia.
Nella compilazione della riposta al discorso della Corona i repubblicani
dichiarano di non aderire, e l'Avanti! nel riferire il fatto così commenta: «
Come è noto costoro rispondono alla Corona soltanto quando vengono chiamati al
potere. E allora rispondono di sì ».
(1) Al
paganesimo politico socialista bolscevizzante del Partito Popolare
contrasta la struttura dei quadri dirigenti. Nelle elezioni del 16 novembre
1919 i candidati sono così classificati:
Conti, marchesi, principi . . . . . N. 23
Cavalieri, commendatori … > 45
Avvocati . . . . > 138
Altri professionisti . . . .> 136
Senza professione . . . . . .> 35
Operai . . . . . . . . . . > 36
N. 413
L'Avanti! commenta: Non c'è male
davvero; la causa di Cristo è in buone mani, fra principi, commendatori ed
avvocati il Vangelo corre pericolo di diventare un... manuale per fare le
monete false!.
(2) Atti parlamentari - Camera dei
deputati.

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