NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

giovedì 11 aprile 2013

La Monarchia e il Fascismo - secondo capitolo - I


La corsa al più rosso (1920)


Repubblicani anarcoidi e bolscevizzanti,  repubblicani mazziniani e  filo fascisti comunisti, anarchici e democristiani in gara per sovvertire lo Stato, la morale e l'ordine sociale.
Degenerazione socialista:  si guarda a Mosca, si bestemmia la Patria e si grida Viva Lenin! Mussolini parla di autorità dello Stato ma  invoca lo spirito rivoluzionario che ne è l'antitesi.



I repubblicani storici alleati del santone Wilson contro l'Italia.

Wilson
Lo scambio delle ratifiche del trattato di Versaglia nel gennaio del 1920 apre l'era che dovrebbe essere di pace politica e di pace sociale, ma questa è insidiata dal perpetuarsi di agitazioni frutto della propaganda sovversiva seminatrice di malcontento e di indisciplina fra le masse. Wilson, non pago d'aver ispirato il memorandum del 9 dicembre del 1919 che ha messo in discussione i frutti della nostra Vittoria ancora una volta con tenace, sadica avversione alla Italia interviene nel febbraio ad intralciare ogni sistemazione mettendo il governo di Nitti nella impossibilità di liquidare la questione adriatica, non fosse che attraverso il compromesso proposto da Lloyd George, cioè lo Stato autonomo di Fiume con poco più di quello concessoci da lui. Egli non vuol darci nemmeno quanto è stato concordato nel Patto di Londra nel 1914 poiché i confini da lui assegnatici sono posti molto al di qua di Fiume. Il nefasto autocrate democratico è diventato l'avvocato difensore della Jugoslavia. Abbattute l'Austria e la Germania, la democrazia crea questo nuovo Stato altrettanto pericoloso: uno Stato che ha ereditato dagli Asburgo la funzione imperialista ed anti-italiana nell'Adriatico e nella Venezia Giulia. Quale il motivo dì questa tenace ed ingiusta, impolitica avversione? Si sostiene da taluni che l'ostilità di Wilson contro l'Italia sia determinata, dal fatto che era stato tenuto all'oscuro della esistenza del Patto di Londra: per questo rifiuta di riconoscerlo.

Questa situazione internazionale indebolisce il Governo all'interno; i moti insurrezionali di marca politica all'interno lo indeboliscono all'esterno. E' un circolo vizioso. Nella dura lotta fra il Governo italiano e lo straniero che ci nega i diritti sacrosanti della Vittoria socialisti e repubblicani si schierano dalla parte dello straniero. Fra il partito politico e la Nazione, si preoccupano del trionfo del primo e sacrificano questa. I politicanti agitano le folle così per agitarle, senza un programma chiaro di responsabilità. Il Re, preoccupato di questo stato anormale, vorrebbe avviare le sinistre nell'orbita di una politica costruttiva. Lo dice lo stesso Nitti nel suo volume La disgregazione dell'Europa (pag. 238): «Il Re mi espresse più d'una volta il desiderio di vedere i socialisti con me al governo, perché sperava di trasformarli, così, in elementi d'ordine e di condurli a incanalare la loro azione in un movimento di riforme democratiche. Ma i socialisti rivaleggiavano in demagogia coi comunisti e i loro capi più seri, come Turati e Treves non sapevano né poterono trovare il modo di  staccarseli». Nitti fa ai socialisti l'esplicito invito, ma ne ha un netto rifiuto. Tanto le estreme sinistre che le estreme destre non vogliono rendersi conto che fuori del socialismo vi sono correnti intellettuali e morali decise a realizzare ogni possibile riforma sociale purché siano convinte della sua bontà. E i bisogni delle classi proletarie sono soddisfatti meglio assai da chi assume tale posizione che da coloro i quali predicano il vangelo rivoluzionario.

Quando nel gennaio Nitti - erede del terribile peso del dopo-guerra - parte per Parigi e Londra, proprio nel momento più delicato delle intese per il trattato di pace, scoppia lo sciopero dei ferrovieri che paralizza la nazione e la pone in stato di inferiorità nelle trattative alle conferenze dei Capi di governo. Al Senato il ministro Scialoja parlando delle transazioni tentate a Parigi dice delle difficoltà incontrate, poiché «il trattato di Londra è, stato continuamente insidiato non soltanto da stranieri, ma da italiani». La Jugoslavia la quale forte della quinta colonna che tiene presso di noi sotto le insegne del Partito Repubblicano e del Partito Socialista non vuol nemmeno sottostare alle decisioni del Consiglio Supremo degli Alleati, e sostiene che l'Italia non è una grande potenza, se per grande potenza si intende lo Stato capace di influenzare all'esterno perché compatto ed organico all'interno. «Non la Jugoslavia - si scrive a Belgrado - ma l'Italia è un paese balcanico».
I cittadini chiedono dal governo questo e quello, si chiedono dallo Stato atti di forza, ma non è che una gara a renderlo ridicolo ed impotente. E così il Ministero stenta a reggersi.
Nitti fa continuamente appello alla calma ed alla moderazione, «poiché il prestigio parlamentare e la libertà di discussione sono presidio di ogni democrazia». Ma il Parlamento è diventato oramai un circo equestre, e nemmeno il Presidente del Consiglio può liberamente parlare. «Per la prima volta crediamo, scrive la Perseveranza il 26 marzo, il Capo del Governo è stato fatto segno a manifestazioni così irose e volgari da parte di un gruppo politico, di quello socialista ufficiale, e per la prima volta un Presidente del Consiglio ha dovuto interrompere frequentemente la lettura delle comunicazioni del Governo. Spettacolo indegno e ammonitore, insieme, sul quale va richiamata tutta l'attenzione dei partiti, dei gruppi e degli uomini politici che hanno vigile e netto il senso di responsabilità ».

Poi il Ministero cade perché, improvvisamente, i popolari sono passati all'opposizione; e lo fanno cadere sopra una questione di procedura: si vuole discutere l'indomani le mozioni sui postelegrafonici, mentre il Governo respinge la proposta ponendo la questione di fiducia. Il Partito Popolare determina la crisi sopra una questione procedurale che pochi giorni prima si era detto di non volere, e si colpisce il Ministero, accusato di arrendevolezza e partigianeria verso i sovvertitori dell'ordine, proprio per un atto di energia e di rigore compiuto contro questi sovvertitori. E ciò avviene alla vigilia di convegni internazionali, quello di Spa, ed all'inizio di quello di Pallanza, mentre si era ripetutamente approvato ed encomiato l'indirizzo politico seguito dall'on. Nitti. Il Corriere della Sera giudica che, se il Partito Popolare ha fatto cadere il Ministero l'ha fatto col consenso se non per ispirazione del Vaticano nel momento che esso agiva con energia e fermezza contro gli ostruzionisti postelegrafonici. Desume il Corriere la possibilità che il Vaticano voglia far fallire l'imminente accordo italo-jugoslavo: «Teme forse il Vaticano che l'Italia rafforzi il giovine Stato slavo e renda così sempre più difficile Il ricostituirsi di quell'Austria Ungheria che forma il rimpianto di tanta gente e di cui invece la distruzione fu il segno più tangibile ed il premio più ambito della nostra  Vittoria?».

Forse perché rinsaviti o perché don Sturzo ottiene finalmente il numero richiesto di dicasteri che gli erano stati rifiutati nelle precedenti formazioni, i popolari si associano a Nitti per ricomporre il ministero così detto della Croce e del Triangolo perché      composto di cattolici e di massoni.  Buon quadro di osservazione questa terza incarnazione nittiana per misurare la disinvoltura e la elasticità di coscienza dei nostri politicanti Sotto le ali di Nitti economista liberale a fondo       conservatore , si riparano i popolari col dicastero dell’Agricoltura ad agitare la spartizione delle terre. I serpenti verdi La Pegna e Meuccio Ruini di Palazzo Giustiniani a braccetto con i cattolici Rodinò e Micheli... Il curioso stridente connubio non turba evidentemente la coscienza di don Sturzo, ma suscita scalpore nel Grande Oriente il quale protesta e deferisce al giudizio di un tribunale straordinario istituito dal Gran Maestro tutti quei «fratelli» che hanno accettato di far parte dell'attuale Gabinetto. Il Gran Maestro pertanto li sospende, dall'esercizio dei diritti massonici «per la conservazione e lo sviluppo del carattere laico dello Stato».

Questo avvenimento fa dimenticare all'Avanti! la sua propaganda disgregatrice e pare cerchi una briciola di verginità con una lezione di patriottismo: «La politica cattolica in Italia ha sempre significato, fatalmente, politica della Chiesa a danno del popolo italiano. Il veleno temporalista ha impedito come tuttora impedisce al cattolicesimo italiano di essere nazionalista come ad esempio quello francese, poiché in Italia la Chiesa rappresenta una forza antinazionale per eccellenza, non riuscendo ad asservire ai suoi scopi politici l'intera nazione». Il Ministero regge fin verso la metà di giugno aggredito da tutte le parti con violenza inconcepibile. C'è bisogno di serenità e non si eccita che alla rivolta. L'on. Pirolini, oratore di parte repubblicana, per far concorrenza ai socialisti auspica addirittura una nuova guerra: «la guerra dei popoli contro i loro oppressori, la guerra del proletariato contro la borghesia; guerra in favore della quale non può non schierarsi il Partito Repubblicano». E' la corsa al più rosso, la gara a chi promette di più, anche se è risaputo che quello che si promette è irraggiungibile perché nessuno lo può dare.

Alla ripresa delle sedute il Ministero si presenta alla Camera dimissionario e ciò a causa del decreto sul prezzo del pane reso necessario per la restaurazione del bilancio. L'opposizione dell'estrema e dimostrazioni di piazza obbligano il Governo a ritirarlo ponendo questo in una situazione di tale disagio che preferisce dimettersi. Tipica espressione della condotta dei socialisti è il discorso dell’on. Modigliani che si chiede «A chi a successione? Non a noi di certo ». E continua a demolire partiti e persone che possono eventualmente mente essere designate alla successione. Così Nitti non riesce nemmeno ad esporre il suo programma e fallisce il di lui tentativo di staccare dal Partito Socialista l'ala moderata per condurla al potere in modo da inserirla nella vita costituzionale dello Stato. Sarebbe questa forse la salvezza del P.S. ed un formidabile argine alle future follie tanto degli estremisti rossi che delle camicie nere il cui sorgere si profilava già all'orizzonte.  Ma siamo in pieno periodo di «delirio», o di «forme manicomiali» di propaganda, sia nell'identificare le sinistre che le destre.

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