La corsa al più rosso (1920)
Repubblicani anarcoidi e
bolscevizzanti, repubblicani mazziniani e filo fascisti comunisti, anarchici e
democristiani in gara per sovvertire lo Stato, la morale e l'ordine sociale.
Degenerazione socialista: si guarda a Mosca, si bestemmia la Patria e si
grida Viva Lenin! Mussolini parla di autorità dello Stato ma invoca lo spirito rivoluzionario che ne è
l'antitesi.
I repubblicani storici
alleati del santone Wilson contro l'Italia.
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| Wilson |
Questa situazione
internazionale indebolisce il Governo all'interno; i moti insurrezionali di
marca politica all'interno lo indeboliscono all'esterno. E' un circolo vizioso.
Nella dura lotta fra il Governo italiano e lo straniero che ci nega i diritti
sacrosanti della Vittoria socialisti e repubblicani si schierano dalla parte
dello straniero. Fra il partito politico e la Nazione, si preoccupano del
trionfo del primo e sacrificano questa. I politicanti agitano le folle così per
agitarle, senza un programma chiaro di responsabilità. Il Re, preoccupato di
questo stato anormale, vorrebbe avviare le sinistre nell'orbita di una politica
costruttiva. Lo dice lo stesso Nitti nel suo volume La disgregazione
dell'Europa (pag. 238): «Il Re mi espresse più d'una volta il desiderio di
vedere i socialisti con me al governo, perché sperava di trasformarli, così, in
elementi d'ordine e di condurli a incanalare la loro azione in un movimento di
riforme democratiche. Ma i socialisti rivaleggiavano in demagogia coi comunisti
e i loro capi più seri, come Turati e Treves non sapevano né poterono trovare il
modo di staccarseli». Nitti fa ai
socialisti l'esplicito invito, ma ne ha un netto rifiuto. Tanto le estreme
sinistre che le estreme destre non vogliono rendersi conto che fuori del
socialismo vi sono correnti intellettuali e morali decise a realizzare ogni
possibile riforma sociale purché siano convinte della sua bontà. E i bisogni
delle classi proletarie sono soddisfatti meglio assai da chi assume tale
posizione che da coloro i quali predicano il vangelo rivoluzionario.
Quando nel gennaio Nitti -
erede del terribile peso del dopo-guerra - parte per Parigi e Londra, proprio
nel momento più delicato delle intese per il trattato di pace, scoppia lo
sciopero dei ferrovieri che paralizza la nazione e la pone in stato di
inferiorità nelle trattative alle conferenze dei Capi di governo. Al Senato il
ministro Scialoja parlando delle transazioni tentate a Parigi dice delle difficoltà
incontrate, poiché «il trattato di Londra è, stato continuamente insidiato non
soltanto da stranieri, ma da italiani». La Jugoslavia la quale forte della
quinta colonna che tiene presso di noi sotto le insegne del Partito
Repubblicano e del Partito Socialista non vuol nemmeno sottostare alle
decisioni del Consiglio Supremo degli Alleati, e sostiene che l'Italia non è
una grande potenza, se per grande potenza si intende lo Stato capace di
influenzare all'esterno perché compatto ed organico all'interno. «Non la
Jugoslavia - si scrive a Belgrado - ma l'Italia è un paese balcanico».
I cittadini chiedono dal
governo questo e quello, si chiedono dallo Stato atti di forza, ma non è che
una gara a renderlo ridicolo ed impotente. E così il Ministero stenta a
reggersi.
Nitti fa continuamente
appello alla calma ed alla moderazione, «poiché il prestigio parlamentare e la
libertà di discussione sono presidio di ogni democrazia». Ma il Parlamento è
diventato oramai un circo equestre, e nemmeno il Presidente del Consiglio può
liberamente parlare. «Per la prima volta crediamo, scrive la Perseveranza il 26
marzo, il Capo del Governo è stato fatto segno a manifestazioni così irose e
volgari da parte di un gruppo politico, di quello socialista ufficiale, e per
la prima volta un Presidente del Consiglio ha dovuto interrompere
frequentemente la lettura delle comunicazioni del Governo. Spettacolo indegno e
ammonitore, insieme, sul quale va richiamata tutta l'attenzione dei partiti,
dei gruppi e degli uomini politici che hanno vigile e netto il senso di
responsabilità ».
Poi il Ministero cade perché,
improvvisamente, i popolari sono passati all'opposizione; e lo fanno cadere
sopra una questione di procedura: si vuole discutere l'indomani le mozioni sui
postelegrafonici, mentre il Governo respinge la proposta ponendo la questione
di fiducia. Il Partito Popolare determina la crisi sopra una questione
procedurale che pochi giorni prima si era detto di non volere, e si colpisce il
Ministero, accusato di arrendevolezza e partigianeria verso i sovvertitori
dell'ordine, proprio per un atto di energia e di rigore compiuto contro questi
sovvertitori. E ciò avviene alla vigilia di convegni internazionali, quello di
Spa, ed all'inizio di quello di Pallanza, mentre si era ripetutamente approvato
ed encomiato l'indirizzo politico seguito dall'on. Nitti. Il Corriere della Sera
giudica che, se il Partito Popolare ha fatto cadere il Ministero l'ha fatto col
consenso se non per ispirazione del Vaticano nel momento che esso agiva con
energia e fermezza contro gli ostruzionisti postelegrafonici. Desume il
Corriere la possibilità che il Vaticano voglia far fallire l'imminente accordo
italo-jugoslavo: «Teme forse il Vaticano che l'Italia rafforzi il giovine Stato
slavo e renda così sempre più difficile Il ricostituirsi di quell'Austria Ungheria
che forma il rimpianto di tanta gente e di cui invece la distruzione fu il
segno più tangibile ed il premio più ambito della nostra Vittoria?».
Forse perché rinsaviti o
perché don Sturzo ottiene finalmente il numero richiesto di dicasteri che gli
erano stati rifiutati nelle precedenti formazioni, i popolari si associano a
Nitti per ricomporre il ministero così detto della Croce e del Triangolo perché
composto di cattolici e di massoni. Buon quadro di osservazione questa terza
incarnazione nittiana per misurare la disinvoltura e la elasticità di coscienza
dei nostri politicanti Sotto le ali di Nitti economista liberale a fondo conservatore , si riparano i popolari col
dicastero dell’Agricoltura ad agitare la spartizione delle terre. I serpenti verdi
La Pegna e Meuccio Ruini di Palazzo Giustiniani a braccetto con i cattolici Rodinò
e Micheli... Il curioso stridente connubio non turba evidentemente la coscienza
di don Sturzo, ma suscita scalpore nel Grande
Oriente il quale protesta e deferisce al giudizio di un tribunale straordinario
istituito dal Gran Maestro tutti quei «fratelli» che hanno accettato di far
parte dell'attuale Gabinetto. Il Gran Maestro pertanto li sospende, dall'esercizio
dei diritti massonici «per la conservazione e lo sviluppo del carattere laico
dello Stato».
Questo avvenimento fa
dimenticare all'Avanti! la sua propaganda disgregatrice e pare cerchi una briciola
di verginità con una lezione di patriottismo: «La politica cattolica in Italia
ha sempre significato, fatalmente, politica della Chiesa a danno del popolo
italiano. Il veleno temporalista ha impedito come tuttora impedisce al
cattolicesimo italiano di essere nazionalista come ad esempio quello francese, poiché
in Italia la Chiesa rappresenta una forza antinazionale per eccellenza, non riuscendo
ad asservire ai suoi scopi politici l'intera nazione». Il Ministero regge fin
verso la metà di giugno aggredito da tutte le parti con violenza inconcepibile.
C'è bisogno di serenità e non si eccita che alla rivolta. L'on. Pirolini,
oratore di parte repubblicana, per far concorrenza ai socialisti auspica
addirittura una nuova guerra: «la guerra dei popoli contro i loro oppressori,
la guerra del proletariato contro la borghesia; guerra in favore della quale
non può non schierarsi il Partito Repubblicano». E' la corsa al più rosso, la
gara a chi promette di più, anche se è risaputo che quello che si promette è
irraggiungibile perché nessuno lo può dare.
Alla ripresa delle sedute il
Ministero si presenta alla Camera dimissionario e ciò a causa del decreto sul
prezzo del pane reso necessario per la restaurazione del bilancio.
L'opposizione dell'estrema e dimostrazioni di piazza obbligano il Governo a
ritirarlo ponendo questo in una situazione di tale disagio che preferisce
dimettersi. Tipica espressione della condotta dei socialisti è il discorso dell’on.
Modigliani che si chiede «A chi a successione? Non a noi di certo ». E
continua a demolire partiti e persone che possono eventualmente mente essere
designate alla successione. Così Nitti non riesce nemmeno ad esporre il suo
programma e fallisce il di lui tentativo di staccare dal Partito Socialista
l'ala moderata per condurla al potere in modo da inserirla nella vita
costituzionale dello Stato. Sarebbe questa
forse la salvezza del P.S. ed un formidabile argine alle future follie tanto degli
estremisti rossi che delle camicie nere il cui sorgere si profilava già
all'orizzonte. Ma siamo in pieno periodo
di «delirio», o di «forme manicomiali» di propaganda, sia nell'identificare le
sinistre che le destre.

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