La propaganda
repubblicana e le sue varie tendenze: filo bolscevica, filo anarchica e filo
fascista.
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| Armando Casalini |
L'Avanti! che aveva, poco più di un anno prima, annunciata la
nostra Vittoria di Vittorio Veneto quasi in sordina, in tono sommesso e facendo
poi seguire ogni giorno notizie di tutti i generi sulle pretese crudeltà dei
nostri ufficiali e sugli orrori della guerra, mette in prima pagina un titolo
vistoso: « Natale di vittoria dell'esercito bolscevico » e termina il commento
invitando i socialisti italiani al « grido inaugurale per il nuovo anno, di
Viva la repubblica dei sovieti! ». Anche Mussolini rileva l'accentuarsi di questa
lotta immane che si va delineando fra Occidente e Oriente fra il cristianesimo
ed il lontano mondo barbarico: « Due religioni si contendono oggi il dominio
degli spiriti e del mondo, la nera e la rossa. Da due Vaticani partono oggi le
encicliche da quella di Roma e da quella di Mosca. Noi siamo gli eretici di
queste due religioni Il mondo d'oggi ha strane analogie con quello di Giuliano Apostata.
Il Galileo dalle bionde chiome vincerà ancora una volta? O vincerà il Galileo
mongolo del Cremlino?». Sulla Iniziativa Fernando Schiavetti constata lo
sfacelo dello Stato e se ne compiace. I popolari brancolano nell’equivoco uniti
ai socialisti nella negazione del liberalismo. Essi negano così lo Stato che è
la Nazione in atto e negando questo negano la Patria. Negazione consapevole
quella dei popolari dei socialisti e dei repubblicani, inconsapevole quella dei
nazionalisti e dei fascisti che fanno coro ai primi nella martellante
demolizione del potere statale. Questi partiti reclamano continuamente atti di
energia dal governo - potere esecutivo dello Stato – mentre la loro diuturna
fatica è quella di sabotarlo per distruggerlo. L'accanimento e la faziosità dei
repubblicani non sono certo inferiori a quelli dei bolscevichi nostrani. La
guerra era terminata da pochi mesi ed ai primi scioperi accusavano già la
Monarchia di «mancanza di idealità per essersi fatta trascinare per forza alla
guerra » e quindi di essere incapace di risolvere i problemi scaturiti da
questa. (Vent'anni più tardi l'accuseranno ancora di mancanza di idealità e di
essere incapace di governare ma per il fatto questa volta di avere... voluta la
guerra; sono le incoerenze della faziosità e della malafede). Le critiche
repubblicane ai governi che si succedono sono fra le più violente. Eppure
durante la guerra il partito repubblicano aveva dato al governo regio un loro
esponente, critico fra i critici e fra i più intolleranti: Eugenio Chiesa.
Ebbene, nessun uomo di governo di quel periodo, nessun ministro ebbe critiche
per incompetenza, incapacità, abusi e privilegi come ne ebbe costui in qualità
di commissario all'aviazione alla fine del conflitto, quando cioè erano passati
i momenti difficili e le amministrazioni non richiedevano più uomini di
levatura particolare come si può richiedere in tempi eccezionali ma potevano
servire anche elementi mediocri. Ed il Chiesa, uomo di valore era ritenuto uno
dei migliori del Partito Repubblicano! (1). La verità è che i repubblicani sono
preoccupati sopratutto - dopo la collaborazione di alcuni di loro col governo
di Sua Maestà - di rifarsi una verginità anti-dinastica e rivoluzionaria,
incolpando la Monarchia come responsabile dei mali inevitabili derivati dalla
guerra della quale sono stati fra i più ardenti sostenitori. In conseguenza di
questa preoccupazione ed a quella non meno assillante di far concorrenza al
socialismo bolscevizzante scendono alle più inconcepibili aberrazioni:
giustificano l’intervento non nella forma di sacro egoismo (marchio ufficiale)
ma per dare alla guerra l'impronta decisiva di strumento per La rivoluzione
mondiale della quale poi hanno un sacro terrore appartenendo essi per la
maggior parte alla classe borghese (in Romagna sono soprattutto ricchi
proprietari terrieri o mezzadri ed affittuari più che benestanti).
L'on. Oliviero Zuccarini scrive che « La fusione degli
elementi anarchici, socialisti e sindacalisti con i repubblicani è restata
completa anche con la guerra; non è detto che non debba mantenersi anche dopo »
(2). L'organo del partito conferma: « Gli anarchici sono i soli idealisti della
lotta sociale, insieme con i repubblicani». Ed Armando Casalini il futuro
deputato e martire fascista salutando l'uscita del nuovo giornale anarchico Umanità Nova diretto da Enrico Malatesta riconosce negli anarchici dei
collaboratori in quanto «lavorano coi repubblicani a demolire lo Stato» ed
invoca la loro solidarietà al fine di liberarsi della Monarchia. Deprecano i
fomentatori di odio e di rappresaglie e nello stesso tempo ogni loro scritto è
permeato di settarismo, di rancori ingiustificati, di fanatismo cieco e
sciocco, di invidia contro tutto e contro tutti. E intanto fanno appello a
socialisti ed anarchici per il «fronte unico rivoluzionario al fine della
conquista del potere politico e per la costituzione della Repubblica sociale,
contro la democrazia legalitaria» e compiacendosi dei « bagliori di incendi
sociali in tutta Italia, preludio alla catastrofe del regime ». Tutto questo in
nome di Mazzini. Sovvertimento violento e catastrofico dell'economia e della
società concetto anti borghese - nel nome di un sovvertitore, va bene, in politica,
ma che in economia e nella questione, sociale fu squisitamente e tipicamente
borghese. Eppure, uno degli esponenti della cultura italiana, che coi
repubblicani ebbe affinità di pensiero e che di Mazzini fu fra i più profondi
conoscitori, Gaetano Salvemini (3), aveva pochi mesi prima scritto
testualmente: «Date le attuali arretrate condizioni intellettuali e morali dei
gruppi politici i quali si disputano il governo in Italia, data l'abitudine che
tutti i politicanti hanno in Italia di considerare lo Stato come un loro feudo
privato, data la naturale tendenza delle maggioranze parlamentari a
trasformarsi in oligarchie oppressive e violente in tutti i paesi di scarsa
coscienza politica e di fiacca fibra morale - e il nostro è fra questi - noi
riteniamo che in questi paesi possa riuscire utile la esistenza di una
Monarchia ereditaria, in cui il Re abbia interesse a funzionare come moderatore
dei partiti, frenando le prevaricazioni delle maggioranze parlamentari e
tutelando contro di esse i diritti delle minoranze e gli interessi generali e
permanenti della nazione ».
Nello stesso tempo riproducono in grande nei loro settimanali
i discorsi di Innocenzo Cappa, quando questi ha già aderito entusiasticamente
al fascismo così come sono solidali col popolo russo e ungherese e si
dichiarano vicini ai socialisti ufficiali quando questi proclamano l'urgenza
della Repubblica sociale, ossia «la sovranità del popolo produttore ».
Attaccano continuamente la Monarchia per i suoi interventi e
poteri arbitrari ed esaltano Wilson che di interventi e poteri arbitrari ne è
la tipica caratteristica espressione in America applicati da noi nella nostra
questione adriatica con il suo veto sulla Dalmazia e su Fiume. Paragonano Wilson a Mazzini,
mentre questi fu un saggio e l'altro - già malato di paralisi morì pazzo. Ma il
paragone è tutto a danno degli interessi nazionali poiché mira a sostenere che
la Dalmazia va assegnata agli slavi.
La corrente fascista del partito- enormemente
la più numerosa – invece cita ugualmente
Mazzini per assegnarla alla Italia questi nel
1871 detto che i confini nostri
dovevano essere posti a Pola presso del Quarnaro.
In un articolo su Iniziativa firmato f.s. (Ferdinando
Schiavetti) si inneggia
all'Albania, poiché l’Italia che ha inviato i soldati a combattere laggiù è quella
dei filibustieri, dei banchieri e dei siderurguiciper la quale noi sentiamo
semplicemente schifo.
Si compiace della sommossa di Ancona con questo titolo: «Salutiamo
le prime vittime della rivoluzione repubblicana» e commenta: « La rivolta di
Ancona non ha niente in comune con o di equipollente con gli scioperini o gli
scioperoni che si susseguono settimanalmente da
un capo all'altro d'Italia in nome di una conquista economica di questa
o di quella categoria di lavoratori. Per le cause che l'hanno determinata e per
la forma con la quale si è manifestata, ad Ancona si è fatta la rivoluzione». A
pochi giorni di distanza la Commissione esecutiva del P.R. invia «il suo
fervido saluto ai compagni e ai rivoluzionari tutti che hanno partecipato con
lealtà ed entusiasmo al movimento politico di Ancona e addita nei morti, nei
feriti, negli arrestati della tragica rivolta le prime vittime della
ineluttabile rivoluzione repubblicana». Tutti i giornali del partito contengono
inni alla insurrezione anarchica dei bersaglieri di Ancona. Rimproverano il
governo di incapacità a risolvere il problema adriatico e le situazioni interne
sempre agitate da sommosse e scioperi, ma lo chiamano «reazionario e brigante
al servizio della borghesia epilettoide e siderurgica» quando fa arrestare
Malatesta e fa spiccare mandati di comparizione contro Zuccarini e Schiavetti
per incitamento alla rivolta. E intanto ad ogni pagina compare una qualche
invocazione alla Repubblica sociale, proprio come nei programmi e nei giornali
fascisti. Poiché se la direzione del partito ed il suo organo sono in attrito -
non programmatico ma unicamente per gelosia di insegna - con il movimento
fascista, la maggior parte delle sezioni repubblicane della valle padana
continuano a fiancheggiare Mussolini. Il Pensiero romagnolo organo mazziniano
si direbbe alle dipendenze del fascismo tanto lo esalta. La stessa Iniziativa
ammette che i repubblicani romagnoli sono fascisti, ma obietta che la Romagna
non è l'Italia. Nel convegno operaio nazionale repubblicano di Ancona nel mese
di giugno un ordine del giorno a tendenza contraria al fascismo passa per
pochissimi voti. Senza l'astensione di Jesi la tesi fascista sarebbe prevalsa.
E non vi sarebbe da meravigliarsi. Qualunque repubblicano può firmare il
programma fascista e viceversa, salvi soltanto gli atteggiamenti tattici e
contingenti. Nella revisione del programma dei fasci si leggono questi due
capoversi:
« a) forte imposta straordinaria sul capitale a carattere
progressivo che abbia la forma di vera espropriazione parziale di tutte le
ricchezze e da pagarsi in un termine di tempo assai breve; b) il sequestro di
tutti i beni delle congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense
vescovili, che costituiscono una enorme passività per la nazione e un
privilegio di pochi ».
Comune è l'ostilità alla Monarchia.
Da tempo si va delineando, anzi si va rincrudendo un attrito
accesosi nel 1919 determinato da quella che si chiamò l'ala destra del P.R..
Questa rimproverava alla direzione del partito la troppo accesa tendenza agli
accordi ed alle alleanze con gli uomini del socialismo ufficiale ed anche con
quelli delle frazioni estremiste. I destri escono dal partito e ne formano uno
nuovo che riunisce le Associazioni repubblicane Giuseppe Mazzini e vi aderisce
anche il Fascio dei ferrovieri. Un esponente di questa corrente, il Baldi, così
si esprime: «Nessuna incompatibilità esiste fra il Partito Repubblicano ed i
Fasci di combattimento: il programma dei fasci - dei quali mi onoro di far
parte - è cosi vicino a quello dei repubblicani che non vedo affatto come si
possa parlarne ». Con lo spirito dei repubblicani costituenti e storici
trasferito ed accoppiato, amalgamato con quello dei fasci nella comune
esaltazione della Repubblica Sociale, si spiega come ne sia uscito il regime
fascista, imbevuto dello stesso settarismo dei domenicani faziosi dell'edera.
La responsabilità della fazione repubblicana nella creazione
del fascismo è doppia: 1°, per avere, con la tendenza bolscevizzante della
direzione del partito provocata la reazione 2°, per avere, con la costituzione
dei fasci, repubblicani romagnoli, con la Unione, del lavoro e col Sindacato
delle cooperative messo disposizione del nascente movimento, la sua fede settaria
e le sue organizzazioni sindacali ed economiche (4).
Intanto, nemmeno a,farlo apposta, le nuove medaglie del
Partito Repubblicano portano come simbolo il fascio littorio con tanto di
scure...
(1) Veggansi gli
attacchi e le severe critiche del Corriere della, Sera del 3 marzo 1919.
(2) OLIVIERO ZUCCARINI:
Il Partito Repubblicano e la guerra d'Italia, p. 36.
(3) GAETANO SALVEMINI:
Mazzini.
(4) Il 4 febbraio 1920
ha luogo, su iniziativa del prof. Carlo Bazzi, il Congresso di costituzione del
Sindacato Nazionale delle Cooperative verso il quale convergono i Fasci di combattimento.
Nel Consiglio nazionale sono eletti i repubblicani Italo Simonti, Salvatore
Lauro, Vezio Mancini, Pietro Bondi, Glauco Rizzi, avv. Ernesto Re, prof.
Delfino Pesce, ing. Italo d'Eramo. Nel consiglio di amministrazione: prof.
Carlo Bazzi, Luigi Stradella, Simonti Italo, Antonio Reggiani. L'ufficio di
amministrazione è retto da Armando Casalini. Tutti repubblicani storici. Sul
Popolo d'Italia Mussolini commenta: «Se c'è un uomo nell’ Unione Italiana del
Lavoro che ha lavorato sul serio, che ha costituito recentemente quel Sindacato
Nazionale della Cooperazione che è il contraltare necessario al movimento
cooperativistico socialista, quell'uomo è il repubblicano Carlo Bazzi».
Aderisce alla nuova organizzazione la Federazione cooperative dei combattenti
diretta da Rosario Labadessa e nel Consiglio di amministrazione troviamo fra
altri Ferruccio Parri, anche lui filo fascista.
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