NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 16 aprile 2013

La Monarchia e il Fascismo - capitolo secondo - III


La propaganda repubblicana e le sue varie tendenze: filo bolscevica, filo anarchica e filo fascista.

Armando Casalini
Non si può comprendere il fascismo, soprattutto come fenomeno di reazione, se non si segue lo svolgimento della propaganda dei vari partiti, specialmente il socialista ufficiale massimalista, il popolare democristiano ed il repubblicano, suddiviso a sua volta nelle varie tendenze. Il loro atteggiamento subito dopo la fine della guerra, in questo 1920 e, come vedremo, negli anni futuri, giustificano il trionfo di Mussolini.
L'Avanti! che aveva, poco più di un anno prima, annunciata la nostra Vittoria di Vittorio Veneto quasi in sordina, in tono sommesso e facendo poi seguire ogni giorno notizie di tutti i generi sulle pretese crudeltà dei nostri ufficiali e sugli orrori della guerra, mette in prima pagina un titolo vistoso: « Natale di vittoria dell'esercito bolscevico » e termina il commento invitando i socialisti italiani al « grido inaugurale per il nuovo anno, di Viva la repubblica dei sovieti! ». Anche Mussolini rileva l'accentuarsi di questa lotta immane che si va delineando fra Occidente e Oriente fra il cristianesimo ed il lontano mondo barbarico: « Due religioni si contendono oggi il dominio degli spiriti e del mondo, la nera e la rossa. Da due Vaticani partono oggi le encicliche da quella di Roma e da quella di Mosca. Noi siamo gli eretici di queste due religioni Il mondo d'oggi ha strane analogie con quello di Giuliano Apostata. Il Galileo dalle bionde chiome vincerà ancora una volta? O vincerà il Galileo mongolo del Cremlino?». Sulla Iniziativa Fernando Schiavetti constata lo sfacelo dello Stato e se ne compiace. I popolari brancolano nell’equivoco uniti ai socialisti nella negazione del liberalismo. Essi negano così lo Stato che è la Nazione in atto e negando questo negano la Patria. Negazione consapevole quella dei popolari dei socialisti e dei repubblicani, inconsapevole quella dei nazionalisti e dei fascisti che fanno coro ai primi nella martellante demolizione del potere statale. Questi partiti reclamano continuamente atti di energia dal governo - potere esecutivo dello Stato – mentre la loro diuturna fatica è quella di sabotarlo per distruggerlo. L'accanimento e la faziosità dei repubblicani non sono certo inferiori a quelli dei bolscevichi nostrani. La guerra era terminata da pochi mesi ed ai primi scioperi accusavano già la Monarchia di «mancanza di idealità per essersi fatta trascinare per forza alla guerra » e quindi di essere incapace di risolvere i problemi scaturiti da questa. (Vent'anni più tardi l'accuseranno ancora di mancanza di idealità e di essere incapace di governare ma per il fatto questa volta di avere... voluta la guerra; sono le incoerenze della faziosità e della malafede). Le critiche repubblicane ai governi che si succedono sono fra le più violente. Eppure durante la guerra il partito repubblicano aveva dato al governo regio un loro esponente, critico fra i critici e fra i più intolleranti: Eugenio Chiesa. Ebbene, nessun uomo di governo di quel periodo, nessun ministro ebbe critiche per incompetenza, incapacità, abusi e privilegi come ne ebbe costui in qualità di commissario all'aviazione alla fine del conflitto, quando cioè erano passati i momenti difficili e le amministrazioni non richiedevano più uomini di levatura particolare come si può richiedere in tempi eccezionali ma potevano servire anche elementi mediocri. Ed il Chiesa, uomo di valore era ritenuto uno dei migliori del Partito Repubblicano! (1). La verità è che i repubblicani sono preoccupati sopratutto - dopo la collaborazione di alcuni di loro col governo di Sua Maestà - di rifarsi una verginità anti-dinastica e rivoluzionaria, incolpando la Monarchia come responsabile dei mali inevitabili derivati dalla guerra della quale sono stati fra i più ardenti sostenitori. In conseguenza di questa preoccupazione ed a quella non meno assillante di far concorrenza al socialismo bolscevizzante scendono alle più inconcepibili aberrazioni: giustificano l’intervento non nella forma di sacro egoismo (marchio ufficiale) ma per dare alla guerra l'impronta decisiva di strumento per La rivoluzione mondiale della quale poi hanno un sacro terrore appartenendo essi per la maggior parte alla classe borghese (in Romagna sono soprattutto ricchi proprietari terrieri o mezzadri ed affittuari più che benestanti).

L'on. Oliviero Zuccarini scrive che « La fusione degli elementi anarchici, socialisti e sindacalisti con i repubblicani è restata completa anche con la guerra; non è detto che non debba mantenersi anche dopo » (2). L'organo del partito conferma: « Gli anarchici sono i soli idealisti della lotta sociale, insieme con i repubblicani». Ed Armando Casalini il futuro deputato e martire fascista salutando l'uscita del nuovo giornale anarchico Umanità Nova diretto da Enrico Malatesta riconosce negli anarchici dei collaboratori in quanto «lavorano coi repubblicani a demolire lo Stato» ed invoca la loro solidarietà al fine di liberarsi della Monarchia. Deprecano i fomentatori di odio e di rappresaglie e nello stesso tempo ogni loro scritto è permeato di settarismo, di rancori ingiustificati, di fanatismo cieco e sciocco, di invidia contro tutto e contro tutti. E intanto fanno appello a socialisti ed anarchici per il «fronte unico rivoluzionario al fine della conquista del potere politico e per la costituzione della Repubblica sociale, contro la democrazia legalitaria» e compiacendosi dei « bagliori di incendi sociali in tutta Italia, preludio alla catastrofe del regime ». Tutto questo in nome di Mazzini. Sovvertimento violento e catastrofico dell'economia e della società concetto anti borghese - nel nome di un sovvertitore, va bene, in politica, ma che in economia e nella questione, sociale fu squisitamente e tipicamente borghese. Eppure, uno degli esponenti della cultura italiana, che coi repubblicani ebbe affinità di pensiero e che di Mazzini fu fra i più profondi conoscitori, Gaetano Salvemini (3), aveva pochi mesi prima scritto testualmente: «Date le attuali arretrate condizioni intellettuali e morali dei gruppi politici i quali si disputano il governo in Italia, data l'abitudine che tutti i politicanti hanno in Italia di considerare lo Stato come un loro feudo privato, data la naturale tendenza delle maggioranze parlamentari a trasformarsi in oligarchie oppressive e violente in tutti i paesi di scarsa coscienza politica e di fiacca fibra morale - e il nostro è fra questi - noi riteniamo che in questi paesi possa riuscire utile la esistenza di una Monarchia ereditaria, in cui il Re abbia interesse a funzionare come moderatore dei partiti, frenando le prevaricazioni delle maggioranze parlamentari e tutelando contro di esse i diritti delle minoranze e gli interessi generali e permanenti della nazione ».

Nello stesso tempo riproducono in grande nei loro settimanali i discorsi di Innocenzo Cappa, quando questi ha già aderito entusiasticamente al fascismo così come sono solidali col popolo russo e ungherese e si dichiarano vicini ai socialisti ufficiali quando questi proclamano l'urgenza della Repubblica sociale, ossia «la sovranità del popolo produttore ».
Attaccano continuamente la Monarchia per i suoi interventi e poteri arbitrari ed esaltano Wilson che di interventi e poteri arbitrari ne è la tipica caratteristica espressione in America applicati da noi nella nostra questione adriatica con il suo veto sulla Dalmazia  e su Fiume. Paragonano Wilson a Mazzini, mentre questi fu un saggio e l'altro - già malato di paralisi morì pazzo. Ma il paragone è tutto a danno degli interessi nazionali poiché mira a sostenere che la Dalmazia va assegnata      agli slavi. La corrente fascista del partito- enormemente  la più numerosa – invece cita ugualmente  Mazzini per assegnarla alla Italia questi  nel  1871     detto che i confini nostri dovevano essere posti a Pola presso del Quarnaro.

In un articolo su Iniziativa firmato f.s. (Ferdinando Schiavetti)         si inneggia all'Albania, poiché l’Italia che ha inviato i soldati a combattere laggiù è quella dei filibustieri, dei banchieri e dei siderurguiciper la quale noi sentiamo semplicemente schifo.
Si compiace della sommossa di Ancona con questo titolo: «Salutiamo le prime vittime della rivoluzione repubblicana» e commenta: « La rivolta di Ancona non ha niente in comune con o di equipollente con gli scioperini o gli scioperoni che si susseguono settimanalmente da  un capo all'altro d'Italia in nome di una conquista economica di questa o di quella categoria di lavoratori. Per le cause che l'hanno determinata e per la forma con la quale si è manifestata, ad Ancona si è fatta la rivoluzione». A pochi giorni di distanza la Commissione esecutiva del P.R. invia «il suo fervido saluto ai compagni e ai rivoluzionari tutti che hanno partecipato con lealtà ed entusiasmo al movimento politico di Ancona e addita nei morti, nei feriti, negli arrestati della tragica rivolta le prime vittime della ineluttabile rivoluzione repubblicana». Tutti i giornali del partito contengono inni alla insurrezione anarchica dei bersaglieri di Ancona. Rimproverano il governo di incapacità a risolvere il problema adriatico e le situazioni interne sempre agitate da sommosse e scioperi, ma lo chiamano «reazionario e brigante al servizio della borghesia epilettoide e siderurgica» quando fa arrestare Malatesta e fa spiccare mandati di comparizione contro Zuccarini e Schiavetti per incitamento alla rivolta. E intanto ad ogni pagina compare una qualche invocazione alla Repubblica sociale, proprio come nei programmi e nei giornali fascisti. Poiché se la direzione del partito ed il suo organo sono in attrito - non programmatico ma unicamente per gelosia di insegna - con il movimento fascista, la maggior parte delle sezioni repubblicane della valle padana continuano a fiancheggiare Mussolini. Il Pensiero romagnolo organo mazziniano si direbbe alle dipendenze del fascismo tanto lo esalta. La stessa Iniziativa ammette che i repubblicani romagnoli sono fascisti, ma obietta che la Romagna non è l'Italia. Nel convegno operaio nazionale repubblicano di Ancona nel mese di giugno un ordine del giorno a tendenza contraria al fascismo passa per pochissimi voti. Senza l'astensione di Jesi la tesi fascista sarebbe prevalsa. E non vi sarebbe da meravigliarsi. Qualunque repubblicano può firmare il programma fascista e viceversa, salvi soltanto gli atteggiamenti tattici e contingenti. Nella revisione del programma dei fasci si leggono questi due capoversi:
« a) forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo che abbia la forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze e da pagarsi in un termine di tempo assai breve; b) il sequestro di tutti i beni delle congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense vescovili, che costituiscono una enorme passività per la nazione e un privilegio di pochi ».
Comune è l'ostilità alla Monarchia.
Da tempo si va delineando, anzi si va rincrudendo un attrito accesosi nel 1919 determinato da quella che si chiamò l'ala destra del P.R.. Questa rimproverava alla direzione del partito la troppo accesa tendenza agli accordi ed alle alleanze con gli uomini del socialismo ufficiale ed anche con quelli delle frazioni estremiste. I destri escono dal partito e ne formano uno nuovo che riunisce le Associazioni repubblicane Giuseppe Mazzini e vi aderisce anche il Fascio dei ferrovieri. Un esponente di questa corrente, il Baldi, così si esprime: «Nessuna incompatibilità esiste fra il Partito Repubblicano ed i Fasci di combattimento: il programma dei fasci - dei quali mi onoro di far parte - è cosi vicino a quello dei repubblicani che non vedo affatto come si possa parlarne ». Con lo spirito dei repubblicani costituenti e storici trasferito ed accoppiato, amalgamato con quello dei fasci nella comune esaltazione della Repubblica Sociale, si spiega come ne sia uscito il regime fascista, imbevuto dello stesso settarismo dei domenicani faziosi dell'edera.

La responsabilità della fazione repubblicana nella creazione del fascismo è doppia: 1°, per avere, con la tendenza bolscevizzante della direzione del partito provocata la reazione 2°, per avere, con la costituzione dei fasci, repubblicani romagnoli, con la Unione, del lavoro e col Sindacato delle cooperative messo disposizione del nascente movimento, la sua fede settaria e le sue organizzazioni sindacali ed economiche (4).
Intanto, nemmeno a,farlo apposta, le nuove medaglie del Partito Repubblicano portano come simbolo il fascio littorio con tanto di scure...

(1) Veggansi gli attacchi e le severe critiche del Corriere della, Sera del 3 marzo 1919.

(2) OLIVIERO ZUCCARINI: Il Partito Repubblicano e la guerra d'Italia, p. 36.

(3) GAETANO SALVEMINI: Mazzini.

(4) Il 4 febbraio 1920 ha luogo, su iniziativa del prof. Carlo Bazzi, il Congresso di costituzione del Sindacato Nazionale delle Cooperative verso il quale convergono i Fasci di combattimento. Nel Consiglio nazionale sono eletti i repubblicani Italo Simonti, Salvatore Lauro, Vezio Mancini, Pietro Bondi, Glauco Rizzi, avv. Ernesto Re, prof. Delfino Pesce, ing. Italo d'Eramo. Nel consiglio di amministrazione: prof. Carlo Bazzi, Luigi Stradella, Simonti Italo, Antonio Reggiani. L'ufficio di amministrazione è retto da Armando Casalini. Tutti repubblicani storici. Sul Popolo d'Italia Mussolini commenta: «Se c'è un uomo nell’ Unione Italiana del Lavoro che ha lavorato sul serio, che ha costituito recentemente quel Sindacato Nazionale della Cooperazione che è il contraltare necessario al movimento cooperativistico socialista, quell'uomo è il repubblicano Carlo Bazzi». Aderisce alla nuova organizzazione la Federazione cooperative dei combattenti diretta da Rosario Labadessa e nel Consiglio di amministrazione troviamo fra altri Ferruccio Parri, anche lui filo fascista.

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