La propaganda socialista:
esasperante anti-italianità e incensamento della Russia.
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| Trotzky |
Fiancheggiatori della nefasta propaganda anarchico-bolscevica,
i repubblicani hanno le stesse responsabilità nella disgregazione dell'economia
nazionale e nella decadenza del sentimento patriottico fino a quando
insurrezioni popolari non argineranno la bufera. Mentre i nostri economisti,
primo fra tutti Einaudi, ammoniscono che l'Italia è sull'orlo del fallimento,
socialisti e repubblicani aizzano le masse negli scioperi a carattere di
vendetta di classe. Durante lo sciopero dei ferrovieri del gennaio il personale
abbandona sistematicamente i viaggiatori a mezzo itinerario e cade nel vuoto
persino la protesta dello stesso Turati il quale ammette bensì che i treni
possano non partire, ma non è concepibile debbano fermarsi a metà strada
mettendo la vita delle donne e dei bambini a repentaglio del freddo.
Ma il veleno bolscevico è diffuso
e penetrato che nessuna autorevole parola potrà espellerlo. Solo un contro
veleno, rimedio pericoloso e fatale, potrà fare il miracolo. Ed intanto si persiste nella propaganda sovvertitrice:
« Il proletariato affretta e precipita la liquidazione della borghesia
abbattendo tutto ciò che trova sul suo cammino: ieri Nitti ed i popolari,
domani Giolitti e la democrazia. Ogni crisi di Gabinetto sarà una pietra
miliare che indica il procedere del
disgregamento borghese» .
Demoliscono tutti i governi ma rifiutano il potere.
Distruggere per distruggere. Sgretolano
la resistenza del Paese eccitando sempre più nelle masse appetiti irrealizzabili
e il malcontento. Per l'ammutinamento dei bersaglieri di Ancona il Partito
Socialista e la Confederazione del lavoro lanciano un manifesto in cui, dopo
avere esultato per la rivolta così continuano: «Via da Valona! Noi invitiamo i proletari
delle caserme, delle officine e dei campi a vigilare essi, a rendersi garanti
che nessuno più partirà. I soldati si associno all'azione proletaria, pronti a
ribellarsi se il Governo mancherà alla sua parola e continuerà le spedizioni
militari. Altro il proletariato intima al Governo non toccate i soldati e i
proletari di Ancona! Essi hanno compiuto il loro dovere. Hanno obbedito a sensi
di civiltà ed umanitari. Essi hanno ascoltato il grido lanciato dallo stesso
Giolitti, non ancora salvatore della borghesia pericolante, nel suo discorso di
Dronero: Piuttosto che una nuova guerra, la rivoluzione! (1). Tenetevi pronti
ad ogni evento. Stringetevi fraternamente la mano. Alla prima minaccia di una
nuova guerra il nostro dovere o proletari, o soldati è questo soltanto: «rivoluzione!».
Ed inneggiano all'internazionale comunista.
L'Avanti! si richiama alla formula del disertore Misiano
lanciata nel 1915: «Attendere, per fare il soldato che i carabinieri vengano a
prenderci» ed annota con giubilo che a Lucca un gruppo di reclute durante la
paternale del loro colonnello hanno gridato abbasso l'esercito, al canto di
bandiera rossa. Ma più sotto esalta la disciplina ferrea e feroce instaurata
nell'esercito russo da Trotski e da Lenin. Lo stesso Serrati, in una
corrispondenza da Mosca, dopo di aver constatato che per le strade delle grandi
città verdeggia l'erba e sono coperte d'immondizie, così descrive: «La sfilata
delle truppe rosse è imponente. C'è in esse più ordine, più disciplina, più
insieme che negli eserciti degli Stati capitalistici. Marciano con entrain
veramente straordinario e quando i loro comandanti lanciano il grido Viva
l'Armata rossa, gli urrà concordi, intonatissimi, salgono al cielo come i rombi
di cannone ». Minano l'esercito del proprio paese ed esaltano quello dello
straniero.
Contraddizioni non incidentali, poiché ve ne sono altre di
ben più grave natura nel quotidiano socialista, dove si può leggere un grande
titolo come questo: «I sudici bassifondi del mondo bancario» a proposito della
polemica Fratelli Perrone e Banca Commerciale. Si parla del losco, del
criminale che costituiscono l'essenza del mondo capitalistico, i dirigenti
dell'Ilva sono definiti «i più astuti pescicani ed i più noti trafficanti della
finanza e della politica», e poi per una intera pagina a pagamento appare la réclame della Banca e del
suo lodevoIe sviluppo. Si esaltano i sistemi di requisizione che il governo
russo fa presso i contadini per la costituzione degli ammassi e poi si insorge
contro il governo italiano appoggiando una rivolta della popolazione in un
paese calabrese la quale esige che il grano raccolto nel territorio debba
servire ai bisogni locali. Afferma che D'Annunzio è foraggiato lautamente dai pescicani
che vogliono prolungare la guerra ma poi cerca di svalutare la sua situazione con
notizie avute da «sicura fonte» che il Comandante non paga lo stipendio agli
ufficiali date le tristissime condizioni della sua finanza. E si compiace che «parecchi
di loro hanno abbandonato in questi giorni Fiume, perché impossibilitati a
continuare a vivere in tristi condizioni finanziarie, abituati com’erano prima
a spassarsela». Continui sono gli appelli dell'Avanti! e del Partito Socialista
a fraternizzare con i rivoltosi. Gli atteggiamenti del bolscevismo italiano
sono coerenti soltanto col loro spirito di esasperante anti-italianità, espresso
in dichiarazioni assolute: «I lavoratori italiani sono per la Russia vivono
nella Russia, si muovono dalla Russia. La rivoluzione dei Sovieti è la stessa
nostra rivoluzione proletaria». Un appello del giornale termina così: «Soldati!
Siate pronti ad unire decisamente, coraggiosamente la vostra forza, le vostre
armi, alla forza ed alle armi dei lavoratori ». Un articolo di fondo a firma
Ing. Edoardo Ugolini così conclude: «Il proletariato solo può condurre l'ordine
in tanta orgia d'affarismo col terrore rivoluzionario, con la Santa
Ghigliottina». Accanto a queste professioni di fede compaiono talvolta a rafforzarle
certe vignette dello Scalarini nelle quali la bandiera di Italia viene issata
sopra un grimaldello oppure immersa in un vaso da notte.
(1) La frase di
Giolitti fu questa «Qualunque mezzo, anche il più rivoluzionario per evitare
una nuova guerra sarebbe giustificato»

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