NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

giovedì 18 aprile 2013

La Monarchia e il Fascismo - capitolo secondo - IV


La propaganda socialista: esasperante anti-italianità e incensamento della Russia.

Trotzky 
Fiancheggiatori della nefasta propaganda anarchico-bolscevica, i repubblicani hanno le stesse responsabilità nella disgregazione dell'economia nazionale e nella decadenza del sentimento patriottico fino a quando insurrezioni popolari non argineranno la bufera. Mentre i nostri economisti, primo fra tutti Einaudi, ammoniscono che l'Italia è sull'orlo del fallimento, socialisti e repubblicani aizzano le masse negli scioperi a carattere di vendetta di classe. Durante lo sciopero dei ferrovieri del gennaio il personale abbandona sistematicamente i viaggiatori a mezzo itinerario e cade nel vuoto persino la protesta dello stesso Turati il quale ammette bensì che i treni possano non partire, ma non è concepibile debbano fermarsi a metà strada mettendo la vita delle donne e dei bambini a repentaglio del freddo.
Ma il veleno bolscevico è     diffuso e penetrato che nessuna autorevole parola potrà espellerlo. Solo un contro veleno, rimedio pericoloso e fatale, potrà fare il miracolo. Ed intanto si       persiste nella propaganda sovvertitrice: « Il proletariato affretta e precipita la liquidazione della borghesia abbattendo tutto ciò che trova sul suo cammino: ieri Nitti ed i popolari, domani Giolitti e la democrazia. Ogni crisi di Gabinetto sarà una pietra miliare che  indica il procedere del disgregamento borghese» .

Demoliscono tutti i governi ma rifiutano il potere.
Distruggere per distruggere.      Sgretolano la resistenza del Paese eccitando sempre più nelle masse appetiti irrealizzabili e il malcontento. Per l'ammutinamento dei bersaglieri di Ancona il Partito Socialista e la Confederazione del lavoro lanciano un manifesto in cui, dopo avere esultato per la rivolta così continuano: «Via da Valona! Noi invitiamo i proletari delle caserme, delle officine e dei campi a vigilare essi, a rendersi garanti che nessuno più partirà. I soldati si associno all'azione proletaria, pronti a ribellarsi se il Governo mancherà alla sua parola e continuerà le spedizioni militari. Altro il proletariato intima al Governo non toccate i soldati e i proletari di Ancona! Essi hanno compiuto il loro dovere. Hanno obbedito a sensi di civiltà ed umanitari. Essi hanno ascoltato il grido lanciato dallo stesso Giolitti, non ancora salvatore della borghesia pericolante, nel suo discorso di Dronero: Piuttosto che una nuova guerra, la rivoluzione! (1). Tenetevi pronti ad ogni evento. Stringetevi fraternamente la mano. Alla prima minaccia di una nuova guerra il nostro dovere o proletari, o soldati è questo soltanto: «rivoluzione!». Ed inneggiano all'internazionale comunista.

L'Avanti! si richiama alla formula del disertore Misiano lanciata nel 1915: «Attendere, per fare il soldato che i carabinieri vengano a prenderci» ed annota con giubilo che a Lucca un gruppo di reclute durante la paternale del loro colonnello hanno gridato abbasso l'esercito, al canto di bandiera rossa. Ma più sotto esalta la disciplina ferrea e feroce instaurata nell'esercito russo da Trotski e da Lenin. Lo stesso Serrati, in una corrispondenza da Mosca, dopo di aver constatato che per le strade delle grandi città verdeggia l'erba e sono coperte d'immondizie, così descrive: «La sfilata delle truppe rosse è imponente. C'è in esse più ordine, più disciplina, più insieme che negli eserciti degli Stati capitalistici. Marciano con entrain veramente straordinario e quando i loro comandanti lanciano il grido Viva l'Armata rossa, gli urrà concordi, intonatissimi, salgono al cielo come i rombi di cannone ». Minano l'esercito del proprio paese ed esaltano quello dello straniero.

Contraddizioni non incidentali, poiché ve ne sono altre di ben più grave natura nel quotidiano socialista, dove si può leggere un grande titolo come questo: «I sudici bassifondi del mondo bancario» a proposito della polemica Fratelli Perrone e Banca Commerciale. Si parla del losco, del criminale che costituiscono l'essenza del mondo capitalistico, i dirigenti dell'Ilva sono definiti «i più astuti pescicani ed i più noti trafficanti della finanza e della politica», e poi per una intera pagina a  pagamento appare la réclame della Banca e del suo lodevoIe sviluppo. Si esaltano i sistemi di requisizione che il governo russo fa presso i contadini per la costituzione degli ammassi e poi si insorge contro il governo italiano appoggiando una rivolta della popolazione in un paese calabrese la quale esige che il grano raccolto nel territorio debba servire ai bisogni locali. Afferma che D'Annunzio è foraggiato lautamente dai pescicani che vogliono prolungare la guerra ma poi cerca di svalutare la sua situazione con notizie avute da «sicura fonte» che il Comandante non paga lo stipendio agli ufficiali date le tristissime condizioni della sua finanza. E si compiace che «parecchi di loro hanno abbandonato in questi giorni Fiume, perché impossibilitati a continuare a vivere in tristi condizioni finanziarie, abituati com’erano prima a spassarsela». Continui sono gli appelli dell'Avanti! e del Partito Socialista a fraternizzare con i rivoltosi. Gli atteggiamenti del bolscevismo italiano sono coerenti soltanto col loro spirito di esasperante anti-italianità, espresso in dichiarazioni assolute: «I lavoratori italiani sono per la Russia vivono nella Russia, si muovono dalla Russia. La rivoluzione dei Sovieti è la stessa nostra rivoluzione proletaria». Un appello del giornale termina così: «Soldati! Siate pronti ad unire decisamente, coraggiosamente la vostra forza, le vostre armi, alla forza ed alle armi dei lavoratori ». Un articolo di fondo a firma Ing. Edoardo Ugolini così conclude: «Il proletariato solo può condurre l'ordine in tanta orgia d'affarismo col terrore rivoluzionario, con la Santa Ghigliottina». Accanto a queste professioni di fede compaiono talvolta a rafforzarle certe vignette dello Scalarini nelle quali la bandiera di Italia viene issata sopra un grimaldello oppure immersa in un vaso da notte.

(1) La frase di Giolitti fu questa «Qualunque mezzo, anche il più rivoluzionario per evitare una nuova guerra sarebbe giustificato»

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