NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

martedì 23 aprile 2013

La Monarchia e il Fascismo- secondo capitolo - VI


L'occupazione delle fabbriche e la sconfitta del socialismo.

Il settembre di questo 1920 segna sul calendario politico un fatto di eccezionale importanza, frutto della propaganda che abbiamo illustrato. In seguito ad intemperanze e violenze allo stabilimento dell'Alfa Romeo la direzione decide la serrata. Gli operai occupano le officine ed il male dilaga in tutta l'Italia col sequestro dei dirigenti. La Nazione è completamente paralizzata nella produzione. Non uno stabilimento funziona dopo l'occupazione operaia, incapace questa di ogni direzione sia tecnica che amministrativa. Quando gli industriali metallurgici offrono i loro stabilimenti agli operai per la conduzione diretta, questi sono costretti a rifiutare per mancanza di capacità e di preparazione a qualsiasi lavoro organizzativo. Lo sciopero e la conseguente occupazione delle fabbriche hanno per effetto di dimostrare alle masse operaie la loro immaturità alla gestione diretta della produzione e Giolitti ha il merito di metterle di fronte al problema provocando la confessione di questa loro immaturità. Unica realizzazione  Il decreto che sancisce il principio del controllo sindacale nelle industrie.
Anche quelli che criticano aspramente il contegno del governo per il suo non intervento devono riconoscere che la decadenza dello spirito rivoluzionario delle masse incomincia appunto da questo fallito esperimento. E poi, l'efferatezza dei delitti del bolscevismo, l'eccidio del brigadiere Ugolini a Milano, degli studenti Sonzini e Scimula a Torino richiamano la parte sana del paese alla realtà. Durante i funerali della madre del senatore Agnelli, mentre     tremila operai assistono a capo scoperto alla cerimonia, un loro esponente lo invita a tornare alla direzione della Fiat che non riesce a riprendere vita per la mancanza di dirigenti. Giolitti, rispondendo 5 mesi più tardi all'on. Sarrocchi così spiegherà la sua tattica: «Ho lasciato che l’occupazione delle fabbriche      avvenisse per evitare una quantità enorme di fatti sanguinosi. Io non potevo mettere una guarnigione in più di 600 fabbriche immobilizzando così tutte le forze pubbliche. Parliamoci chiaro: o dovevo impiegare l'intero esercito e tutte le forze pubbliche ad occupare le fabbriche o seguendo il consiglio di qualcuno mandare l'esercito e l'artiglieria ad ammazzare migliaia di operai per una questione di salario, soltanto di salario».

Le maestranze occupano gli stabilimenti costituendo quelle commissioni interne che proprio in questo periodo hanno in Russia proclamato fallimento. Arrivano di laggiù, portate dai socialisti italiani recatisi a visitare il paradiso sovietico, notizie impressionanti. Gli stabilimenti sono deserti oppure in preda al disordine ed all'anarchia. Lenin stesso - che ha già abolite le 8 ore di lavoro portandole a 10 e 12 - aveva dichiarato pochi mesi prima sulle Isvestia: «Noi dobbiamo vincere il pidocchio, altrimenti il pidocchio farà perire la nostra rivoluzione. Adesso, è tempo di dire la stessa cosa dell'immondizia che sì è accumulata dovunque a un punto tale che minaccia di sommergerci letteralmente». E la Pravda aggiunge - «A Mosca, in cui le condizioni sanitarie sono migliori che in altre città, più di 500 mila tonnellate d'immondizia sono accumulate in questo momento». Lo stesso Serrati riferisce di essere rimasto impressionato per un certo manifesto affisso nelle officine e sormontato da un enorme disegno rappresentante un pidocchio, monito agli operai che trascuravano l'igiene ed il lavoro, risultato della mancanza di una direzione unica e di disciplina. Ma le Isvestia sono ancora più esplicite quando attribuiscono tutto questo disordine alla incapacità delle commissioni interne: « I consigli di fabbrica ed i comitati operai, costituiti con lo scopo di mantenere la disciplina nei centri industriali, sono diventati, contrariamente all'intenzione, sorgenti di danno all'industria nazionale ed hanno demoralizzato le masse operaie spingendole alla distruzione degli utensili delle  fabbriche. In conseguenza i consigli
di fabbrica e i prenominati consigli operai sono dichiarati sciolti dal giorno d’oggi.

Trotscki nominato commissario dei trasporti emanava un'ordinanza sulla quale è detto testualmente:
La libertà di lavoro è possibile soltanto nella società     non è possibile nello Stato comunista, il quale pensa invece ai lavoro forzato ». Ed aggiunge: << Tutti gli operai e gli artigiani saranno inviati nelle officine e saranno trasportati da un luogo ad un altro, secondo  le indicazioni del governo. Non avremo     pietà per i contadini faremo con essi dei battaglioni di operai sottoposti alla disciplina militare. I loro capi saranno comunisti Queste truppe requisiranno dai contadini il grano, la carne, il pesce, per assicurare il nutrimento degli operai che lavorano». Contemporaneamente si ha notizia della pubblicazione della legislazione bolacevica che all'articolo 35 porta: «A partire dalla messa in applicazione del presente decreto relativo ai tassi di salario qualsiasi sciopero è proibito ».

L'occupazione, fabbriche - come abbiamo detto - si risolve in un enorme fallimento e dimostra l'assoluta immaturità delle masse alla gestione aziendale. Non uno stabilimento funziona, l'Italia ha arrestato ovunque la sua attività produttiva per un inconcepibile atto di follia di alcuni politicanti. Una intesa fra industriali ed operai realizza in favore di questi il cosiddetto controllo stalla produzione, del quale se ne farà in seguito un'arma politica con gravissimo danno dell'economia nazionale. Ma l'esperimento socialista si risolve in un beneficio a favore del fascismo e l'on. Ivanoe Bonomi tre anni più tardi confermerà: «Il paese si leva quando già il socialismo comunista ha fatto la sua grande prova - l'occupazione delle fabbriche - e l'ha perduta... E si leva impetuoso - specialmente nelle regioni che più hanno sofferto la dominazione comunista - senza capi, senza guide, senza segni di raccolta... Corrono a lui reduci di guerra, intellettuali, studenti, professionisti, piccoli borghesi mossi da uno spirito idealistico di libertà e di patria, in opposizione alla prepotenza bruta di folle incolte e illuse...» (1). E così Francesco Saverio Nitti scriverà nel 1928 quando sarà già fuoruscito a Parigi: «Come capo del Governo italiano e ministro dell'Interno ho potuto rendermi conto della natura del rivolgimento operato dal fascismo. In Italia, come in Germania, è stato un movimento delle classi medie, esasperate dall'antipatriottismo e dal discredito della guerra e soprattutto dalla brutalità del marxismo. E' stato il movimento della piccola e media borghesia con la quale hanno simpatizzato intellettuali, piccoli borghesi e piccoli industriali » (2).

(1) Ivanoe Bonomi: Dal socialismo al fascismo. Ed. Formiggini, 1924.

(2) F. S. Nitti: La disgregazione dell'Europa. Ed. Faro, Roma.

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