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| Don Luigi Sturzo |
La
propaganda del Partito Popolare (detto anche bolscevismo cristiano): abbandono
dei principii evangelici e contenuto materialistico nei programmi sindacali.
Manca in Italia una forza,
una massa di equilibrio che possa fare da cuscinetto all'irrompere distruttore
del bolscevismo. Il fascismo non è ancora la moltitudine organizzata e composta
e sopratutto persiste nell'avversione allo Stato. Esso è soltanto un movimento
di reazione, è la rivolta delle masse contro i loro capi che le hanno ingannate
ed illuse e conte tutte le rivolte, come tutte le reazioni, nell'impeto
dell'azione passano il segno e ripetono gli stessi eccessi. Combatte le forze
avversarie ma commette l’errore di proclamare ed alimentare l'insurrezione contro
lo Stato il che contribuisce, a indebolirlo. Ma sopratutto manca alla sua
missione il Partito Popolare che nella pratica politica si riduce ad essere un concorrente
puro e semplice del socialismo sia nel campo politico che nelle contese
economiche. Se il socialismo ha il suo fondamento nel materialismo storico, le
organizzazioni democristiane non rivelano nella pratica sindacale una
derivazione spirituale che valga loro una notevole differenziazione da quelle rosse.
Il P.P. ha abbandonato sulle piazze i sermoni sulla carità cristiana, sulla
rassegnazione, sulla carità come fondamento dell'amore, sulla penitenza, sulla fecondità
delle sofferenze e del dolore silenzioso, per creare il materialismo della fede
e del soprannaturale che è la negazione brutale di ogni spiritualismo.
Senza entrare in merito alla
propaganda dell'on. Miglioli, sarà utile portarci un poco indietro, al Congresso
provinciale a Bergamo del mese di marzo del partito, nel quale si accenna per
la prima volta alla costituzione dei «Corpi d'avanguardia» alla maniera fascista,
organizzazione che gli estremisti popolari hanno formato per riunire le proprie
forze e imprimere loro un maggiore impulso. Il Congresso esprime la tendenza all'alleanza con le organizzazioni
socialiste; il conte Dalla Torre e don Valsecchi sono bastonati e così viene malmenato
don Bortolotti, presidente della Giunta Diocesana. Il Papa preoccupato della
tendenza assunta dal congresso, dirige una lettera in latino all'autorità
ecclesiastica perché siano richiamati in modo energico quei sacerdoti che fanno
opera deleteria in seno alle organizzazioni popolari, in stridente contrasto
con lo spirito informatore del programma costituzionale del partito ed in
contrasto con le prime norme del Vangelo. Dice la lettera che «in questa breve
vita, soggetta ad ogni male, nessuno può essere felice: ché la vera, la piena,
l'eterna felicità ci è riserbata nel Cielo come premio di una vita virtuosa:
che al Cielo dobbiamo indirizzare ogni, nostra azione: che per ciò dobbiamo
essere attenti non tanto a far valere i nostri diritti quanto ad osservare i
nostri doveri: che tuttavia però, anche in questa vita mortale è lecito
migliorare, in quanto possibile, la nostra fortuna, cercando una migliore
condizione di vita: che al bene comune, poi, nulla è più vantaggioso della
concordia e dell'unione di tutte le classi, le quali vengono fra loro
conciliate soprattutto dalla cristiana carità». Stigmatizza quei sacerdoti che
illudono gli operai ai miglioramenti economici ed alle conquiste dei beni
fragili e caduchi di quaggiù, lontani dai dettami della cristiana dottrina,
rendendoli sempre più ostili ai ricchi, adoperando «parole amare e violente».
La lettera del papa ha una
ripercussione enorme, ma nelle organizzazioni sindacali cristiane non ha
l'effetto ch'Egli si attende e continua l’agitazione con sfondo sovvertitore
specialmente fra la massa dei contadini. Sono parole gettate al vento. A
distanza di quindici giorni ha luogo il Congresso nazionale democristiano a
Napoli dove l'estremismo ottiene una non indifferente affermazione, senza
creare fratture nella compagine del partito. Già al congresso di Bergamo i
bolscevichi cristiani avevano avuto un successo schiacciante sugli elementi di
destra, tuttavia questi, pur avendo qualificati i sinistri «facce da galera, viziosi, feccia della
popolazione, organizzatori dell'ozio e dell'osteria», si erano affrettati a
negare vi fossero «dissensi veri ed irriducibili di idee e di programmi».
Insomma, anche i destri, (contumelie a parte) avevano approvato il bolscevismo
dei sinistri, poiché gli oratori della destra vollero aderire alla tesi audace
che poté avere impressionato l'assemblea e cioè a quella tesi colla quale il
Cocchi, direttore dell'Ufficio del lavoro di Bergamo, sostenne «la necessità ed
ineluttabilità della lotta di classe». Ma la lotta di classe è un concetto
pagano, essenzialmente anti-cristiano.
Il Corriere della Sera che
ha dato l'allarme sugli inconcepibili atteggiamenti dell'estremismo popolare democristiano,
così commenta: «Il Papa è intervenuto a richiamare i bolscevichi bergamaschi
alla realtà, a quella realtà che la Chiesa non può perdere di vista senza
correre mortale pericolo. E' da sperare che la parola del Pontefice sia
ascoltata non solo dai fedeli della provincia di Bergamo, ma da quanti in tutto
il Regno hanno stabilito una nefasta concorrenza ai rivoluzionari rossi
fomentando le idee più sovversive con l'autorità della religione. La gara
elettorale impegnatasi fra socialisti e cattolici per strappare suffragi dà i
frutti più tristi. La Chiesa li constata ed interviene a precisare i limiti
della sua concezione sociale... ». Concezione sociale che è agli antipodi di
quella sbandierata da don Sturzo il quale, pur affrettandosi a mandare a
Bergamo per un'inchiesta l'on. Gronchi, dichiara che il partito si disinteressa
degli atteggiamenti delle organizzazioni operaie dipendenti.
La verità è che l'estremismo
bolscevizzante democristiano si identifica perfettamente in quello socialista.
Entrambi sono movimenti a carattere medioevale con fondamento schiettamente
materialista. Essi rappresentano il ritorno alla corporazione del Medio evo, in
quanto che hanno fini a se stessi ristretti, materiali e goderecci, senza
idealità morale, religiosa o nazionale. Sono parti a se stanti senza alcuna
relazione con la Nazione. L'organizzato non varca i limiti della propria
organizzazione, concepisce la sua attività nell'orbita del suo lavoro e della
sua corporazione, reazionaria e settaria, non vede che al di sopra di lui e del
suo sindacato vi è la Nazione, l'organo superiore, supremo, dentro il quale
l'individuo deve operare. Essi vedono solo la classe ed ignorano la Nazione.
Non hanno pertanto altro spirito animatore che il tornaconto personale e l'odio
anti-borghese unicamente perché la borghesia è quella che paga loro il salario.
E non capiscono che abbattere la borghesia vuol dire abbattere la Nazione, vuol
dire abbattere se stessi.
Il fascismo, con la
fondazione dei «sindacati nazionali» cerca di rompere questa mostruosità per
inserire gli organi della produzione nella Nazione, condizione indispensabile
per la pace sociale.

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