NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 22 aprile 2013

La Monarchia e il Fascismo - capitolo secondo - V

Don Luigi Sturzo

La propaganda del Partito Popolare (detto anche bolscevismo cristiano): abbandono dei principii evangelici e contenuto materialistico nei programmi sindacali.

Manca in Italia una forza, una massa di equilibrio che possa fare da cuscinetto all'irrompere distruttore del bolscevismo. Il fascismo non è ancora la moltitudine organizzata e composta e sopratutto persiste nell'avversione allo Stato. Esso è soltanto un movimento di reazione, è la rivolta delle masse contro i loro capi che le hanno ingannate ed illuse e conte tutte le rivolte, come tutte le reazioni, nell'impeto dell'azione passano il segno e ripetono gli stessi eccessi. Combatte le forze avversarie ma commette l’errore di proclamare ed alimentare l'insurrezione contro lo Stato il che contribuisce, a indebolirlo. Ma sopratutto manca alla sua missione il Partito Popolare che nella pratica politica si riduce ad essere un concorrente puro e semplice del socialismo sia nel campo politico che nelle contese economiche. Se il socialismo ha il suo fondamento nel materialismo storico, le organizzazioni democristiane non rivelano nella pratica sindacale una derivazione spirituale che valga loro una notevole differenziazione da quelle rosse. Il P.P. ha abbandonato sulle piazze i sermoni sulla carità cristiana, sulla rassegnazione, sulla carità come fondamento dell'amore, sulla penitenza, sulla fecondità delle sofferenze e del dolore silenzioso, per creare il materialismo della fede e del soprannaturale che è la negazione brutale di ogni spiritualismo.
Senza entrare in merito alla propaganda dell'on. Miglioli, sarà utile portarci un poco indietro, al Congresso provinciale a Bergamo del mese di marzo del partito, nel quale si accenna per la prima volta alla costituzione dei «Corpi d'avanguardia» alla maniera fascista, organizzazione che gli estremisti popolari hanno formato per riunire le proprie forze e imprimere loro un maggiore impulso. Il Congresso esprime la     tendenza all'alleanza con le organizzazioni socialiste; il conte Dalla Torre e don Valsecchi sono bastonati e così viene malmenato don Bortolotti, presidente della Giunta Diocesana. Il Papa preoccupato della tendenza assunta dal congresso, dirige una lettera in latino all'autorità ecclesiastica perché siano richiamati in modo energico quei sacerdoti che fanno opera deleteria in seno alle organizzazioni popolari, in stridente contrasto con lo spirito informatore del programma costituzionale del partito ed in contrasto con le prime norme del Vangelo. Dice la lettera che «in questa breve vita, soggetta ad ogni male, nessuno può essere felice: ché la vera, la piena, l'eterna felicità ci è riserbata nel Cielo come premio di una vita virtuosa: che al Cielo dobbiamo indirizzare ogni, nostra azione: che per ciò dobbiamo essere attenti non tanto a far valere i nostri diritti quanto ad osservare i nostri doveri: che tuttavia però, anche in questa vita mortale è lecito migliorare, in quanto possibile, la nostra fortuna, cercando una migliore condizione di vita: che al bene comune, poi, nulla è più vantaggioso della concordia e dell'unione di tutte le classi, le quali vengono fra loro conciliate soprattutto dalla cristiana carità». Stigmatizza quei sacerdoti che illudono gli operai ai miglioramenti economici ed alle conquiste dei beni fragili e caduchi di quaggiù, lontani dai dettami della cristiana dottrina, rendendoli sempre più ostili ai ricchi, adoperando «parole amare e violente».
La lettera del papa ha una ripercussione enorme, ma nelle organizzazioni sindacali cristiane non ha l'effetto ch'Egli si attende e continua l’agitazione con sfondo sovvertitore specialmente fra la massa dei contadini. Sono parole gettate al vento. A distanza di quindici giorni ha luogo il Congresso nazionale democristiano a Napoli dove l'estremismo ottiene una non indifferente affermazione, senza creare fratture nella compagine del partito. Già al congresso di Bergamo i bolscevichi cristiani avevano avuto un successo schiacciante sugli elementi di destra, tuttavia questi, pur avendo qualificati i sinistri  «facce da galera, viziosi, feccia della popolazione, organizzatori dell'ozio e dell'osteria», si erano affrettati a negare vi fossero «dissensi veri ed irriducibili di idee e di programmi». Insomma, anche i destri, (contumelie a parte) avevano approvato il bolscevismo dei sinistri, poiché gli oratori della destra vollero aderire alla tesi audace che poté avere impressionato l'assemblea e cioè a quella tesi colla quale il Cocchi, direttore dell'Ufficio del lavoro di Bergamo, sostenne «la necessità ed ineluttabilità della lotta di classe». Ma la lotta di classe è un concetto pagano, essenzialmente anti-cristiano.

Il Corriere della Sera che ha dato l'allarme sugli inconcepibili atteggiamenti dell'estremismo popolare democristiano, così commenta: «Il Papa è intervenuto a richiamare i bolscevichi bergamaschi alla realtà, a quella realtà che la Chiesa non può perdere di vista senza correre mortale pericolo. E' da sperare che la parola del Pontefice sia ascoltata non solo dai fedeli della provincia di Bergamo, ma da quanti in tutto il Regno hanno stabilito una nefasta concorrenza ai rivoluzionari rossi fomentando le idee più sovversive con l'autorità della religione. La gara elettorale impegnatasi fra socialisti e cattolici per strappare suffragi dà i frutti più tristi. La Chiesa li constata ed interviene a precisare i limiti della sua concezione sociale... ». Concezione sociale che è agli antipodi di quella sbandierata da don Sturzo il quale, pur affrettandosi a mandare a Bergamo per un'inchiesta l'on. Gronchi, dichiara che il partito si disinteressa degli atteggiamenti delle organizzazioni operaie dipendenti.

La verità è che l'estremismo bolscevizzante democristiano si identifica perfettamente in quello socialista. Entrambi sono movimenti a carattere medioevale con fondamento schiettamente materialista. Essi rappresentano il ritorno alla corporazione del Medio evo, in quanto che hanno fini a se stessi ristretti, materiali e goderecci, senza idealità morale, religiosa o nazionale. Sono parti a se stanti senza alcuna relazione con la Nazione. L'organizzato non varca i limiti della propria organizzazione, concepisce la sua attività nell'orbita del suo lavoro e della sua corporazione, reazionaria e settaria, non vede che al di sopra di lui e del suo sindacato vi è la Nazione, l'organo superiore, supremo, dentro il quale l'individuo deve operare. Essi vedono solo la classe ed ignorano la Nazione. Non hanno pertanto altro spirito animatore che il tornaconto personale e l'odio anti-borghese unicamente perché la borghesia è quella che paga loro il salario. E non capiscono che abbattere la borghesia vuol dire abbattere la Nazione, vuol dire abbattere se stessi.

Il fascismo, con la fondazione dei «sindacati nazionali» cerca di rompere questa mostruosità per inserire gli organi della produzione nella Nazione, condizione indispensabile per la pace sociale.

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