NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 28 luglio 2018

Commemorazioni alla sala storica del Convegno di Peschiera



Oggi, con la premessa del Ministro Lucifero, cominciamo la pubblicazione di una serie di conferenze tenute dal Professor Mario Baccalaro presso la Sala Storica del Convegno di Peschiera in cui l'8 Novembre 1917, subito dopo Caporetto, si decisero le sorti della Nazione Italiana. 
In quel Convegno con gli alleati inglesi e francesi il Re d'Italia parlando in francese, in inglese, in italiano garantì per tutta la Nazione che l'Esercito ed il popolo d'Italia avrebbero fatto il loro dovere contenendo il nemico sul Piave.
La figura del Re  uscì, e tuttora rimane, gigantesca da quel convegno in cui dimostrò smisurati amore e fiducia nel proprio popolo.
Siamo particolarmente orgogliosi di condividere, con cadenza più o meno bisettimanale, i testi delle conferenze con i nostri amici che ci seguono anche in queste torride giornate estive.

Il messaggio che vorremmo che mai si perdesse, il motivo principale delle nostre ricerche, è che noi monarchici siamo destinatari di una infinita eredità culturale e storica che ha saputo far nascere e rendere grande l'Italia che amiamo "innanzitutto", come il Re ci ha insegnato.
E di questo andiamo fierissimi.

Lo Staff


Commemorazioni trascritte dai nastri su cui sono state registrate



A S.M. Umberto II, Re d’Italia, come umile atto d’omaggio alla grandezza dei Suoi Augusti Genitori.


Premessa

Essere Re costituzionale, e tale è stato Vittorio Emanuele III, limita le occasioni nelle quali il Sovrano debba assumere le responsabilità in prima persona e uscire dal riserbo esponendo il proprio pensiero.
La magistratura di un Re costituzionale è fatta più di consiglio che di decisioni perentorie e la sua azione mediatrice si esplica in contatti, interventi e stimoli che non appaiono: è insomma un fiume sotterraneo che percorre tutta la durata del regno, nella sua vita istituzionale e politica, venendo raramente allo scoperto.
Tuttavia Vittorio Emanuele III nel Suo lungo regno ha avuto diverse occasioni nelle quali la Sua personale decisione ha inciso profondamente nella storia nazionale, divenendone l’indiscusso protagonista.
Uno di questi è appunto l’incontro di Peschiera dell’8 novembre 1917 tra il Re, accompagnato da Orlando e Sonnino, "testimoni muti”, ed i capi dei governi francese e inglese.
Non ripeterò quanto così bene e dettagliatamente esposto dall’Autore, con ricchezza di citazioni e di riferimenti storici e con chiara obiettività, se non per sottolineare l'essenzialità, la concretezza, la limpidezza di pensiero, la semplicità di Re Vittorio che era uomo non soltanto di grande intelletto, ma anche di sentimenti ed affetti profondi, difficilmente tuttavia destinati ad affiorare nella Sua ricca e complessa personalità. Tra questi la passione nazionale, il sentirsi erede per la carne e per lo spirito dei Suoi Avi, da Carlo Alberto, che levò primo il vessillo tricolore del Risorgimento a Vittorio Emanuele II che lo portò a Roma, realizzando, dopo secoli di divisione e di schiavitù, l'unità d'Italia nella libertà.
Per Vittorio Emanuele III la guerra del “15-18, non è la "grande" guerra o la I guerra mondiale, ma è la IV guerra del Risorgimento, la conclusione dell'epopea nazionale con il raggiungimento dei confini naturali e storici
della nazione italiana e la riunione di Trento e di Trieste.

Questa notazione, che risuonò chiara e forte nel proclama reale del 24 maggio 1915, è la chiave per comprendere come Vittorio Emanuele III, all'indomani di Caporetto, gettasse tutto se stesso nella difesa dell'edificio unitario, convinto della forza morale fino all'eroismo del Suo popolo, della capacità di ripresa e di lotta del Suo Esercito.
Bene ha fatto perciò il professor Mario Baccalaro, nelle diverse rievocazioni tenute a Peschiera in successivi anni e qui raccolte, a legare l'incontro del novembre 1917 con la precedente riunione di Rapallo, a livello dei soli esponenti politici e negativamente conclusasi, e con le successive fasi della resistenza sul Piave; dalla felice scelta di Diaz, (fatta personalmente dal Re) fino alla battaglia decisiva e conclusiva di Vittorio Veneto che giusto un anno dopo Caporetto avrebbe costretto quello che era stato uno dei più superbi eserciti del mondo "a risalire in disordine e senza speranza" le valli discese con orgogliosa sicurezza.
Quanto mai opportuno infine mettere accanto la rievocazione dell’incontro di Peschiera con la commemorazione di Colei che per 51 anni fu di Vittorio Emanuele la compagna fedele: madre e sposa esemplare, Elena, Regina.
Abbiamo accennato ai sentimenti ed agli affetti di Re Vittorio Emanuele: fra questi, fondamentali, sono quelli che ebbe per la Sua Sposa, ricambiati e rafforzati in un legame indissolubile, così autentico che, al di là d'ogni retorica, nemmeno la morte poté sciogliere.
L’avere uniti nel ricordo il Re Soldato e la Signora della Carità, il Re che in "panni bigi" divise per quattro anni la vita dei soldati, primo nel dolore ultimo nella gioia, e la Regina che negli stessi drammatici anni, vestita l’uniforme crocerossina, trasformò in ospedale la reggia del Quirinale, è opera assai meritoria.
Comunque, questo libro stabilisce verità storiche e riuscirà caro a tutti gli Italiani non immemori.

Falcone Lucifero