NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 17 novembre 2014

La Monarchia e il Fascismo - Nono capitolo - III

Interessamento del Sovrano per gli oppositori.
Un giornale satirico pubblicò nell'agosto '24 
questa vignetta. Mussolini dice: 
«Ora si tratta di trovare quindici grandi 
uomini, che mettano mano alla Costituzione; 
e Cavour risponde: « Oh, bastano 
quindici ometti del mio stampo».


Già un mese prima il Bonomi aveva fatto appello ai compagni aventiniani di esaminare l'opportunità di tornare alla Camera, ma la sua proposta urtava contro l'intransigenza dei repubblicani, dei socialisti e quella personale di Amendola. Essi non comprendono l'interessamento col quale li segue il Sovrano che già aveva ricevuto, quando si era scatenata la campagna contro il governo per il delitto Matteotti, l'on. Zaniboni schieratosi apertamente fra i più accaniti oppositori. Ora riceve i rappresentanti dell'Aventino: l'on. Amendola, trattenendolo a colloquio per tre quarti d'ora; l'on. Di Cesarò, e poi De Gasperi. Questi colloqui sono messi in rapporto col messaggio che 59 deputati dell'opposizione - democratici, demosociali, unionisti e popolari - gli hanno fatto pervenire in occasione del 25' anniversario del suo Regno. Il Re li invita a parlare chiaramente ed essi uscendo esprimono la loro soddisfazione. Qualche giornale ha cercato di insinuare che il Sovrano ha respinto il messaggio delle opposizioni, ma il Mondo smentisce: «Per il rispetto dovuto alla verità ed alla persona del Sovrano, dobbiamo smentire recisamente l'affermazione: nessun rifiuto è stato mai opposto al messaggio dei costituzionali secessionisti, né alla commissione che lo recava. Ciò, del resto, è largamente comprovato dal fatto che S.M. ha ricevuto ieri l'altro gli esponenti di quei medesimi gruppi parlamentari che gli avevano inviato il messaggio».

Racconta infatti l'on. Misuri che, trovandosi alla redazione romana del Corriere della Sera, era presente quando tornò dal Quirinale l'on. Amendola che era stato ricevuto dal Re. Riferiva l'Amendola, soddisfatto, l'atteggiamento del Sovrano: Questi attendeva il fatto costituzionale per intervenire. Tale fatto, che poteva essere sia un voto contrario della Camera od un serio movimento di piazza, non si verificò mai. Il primo non poteva avvenire che col tempo e col rientro dell'opposizione alla Camera, poiché la riforma elettorale aveva dato al fascismo la imponente maggioranza che abbiano visto. Il secondo movimento di piazza - non era assolutamente possibile perché l'opposizione aveva scarso seguito nel paese e nessun capo era all'altezza, per coraggio e per autorevolezza, di trascinare le masse. Molti degli esponenti dell'Aventino erano stati fra i fautori dichiarati del fascismo; altri erano i responsabili dei disordini e delle intemperanze che lo avevano provocato. E le masse seguivano ancora ciecamente Mussolini, incantate dal suo fascismo oratorio e dalla sua messinscena.     1

Esempi: poco tempo dopo il delitto Matteotti, piena la piazza Colonna di dimostranti, transitavano gli on. Turati e Treves, acclamati dalla folla. I due deputati aventiniani affrettano il passo e corrono a rifugiarsi d'urgenza a Montecitorio. Pochi giorni dopo, di pomeriggio, passa al Largo Chigi l'on. Amendola: riconosciuto, viene dai passanti attorniato ed applaudito. Egli sale sopra una botticella e si fa portare sempre seguito ed acclamato, agli uffici del Mondo,dove scompare dietro il portone che viene immediatamente sprangato. Mancò a tutti gli oppositori il coraggio fisico che concretasse la violenza verbosa.

Nemmeno la visita al Sovrano che continua a dare esempi ed ammonimenti di rigida osservanza della Costituzione, induce l'Aventino al ritorno alla lotta legalitaria parlamentare, malgrado le innumerevoli occasioni che si sono presentale: le leggi sulla burocrazia, il progetto sui decreti legge, le leggi fasciste, le conclusioni dei 15 per la riforma dello Statuto, (1) la improvvisa seduta notturna nella quale la Camera approva i provvedimenti capestro contro la stampa e soprattutto la riforma elettorale.
L'Aventino pretende l'assurdo, pretende seppellire lo Statuto, creare un potere esecutivo che sia in pari tempo indipendente dal Parlamento ed emani dalla sovranità popolare. Ma non è questa forse già espressa dal Parlamento? Gli aventiniani in conclusione protestano perché il fascismo si è impossessato del potere con un atto rivoluzionario e non si accorgono che la secessione e la loro quotidiana condotta non sono altro che atti altrettanto rivoluzionari.

Intanto il Re, visitando l'Emilia è acclamato da quelle popolazioni; va a Molinella, Budrio, Minerbio, Castelfranco, Persiceto, già centri chiusi delle leghe rosse, e a Buda partecipa ad un banchetto rurale in mezzo a 2500 operai, contadini e braccianti.


(1) La proposta dei 15, i cosiddetti Soloni, per la modifica dei rapporti fra i poteri dello Stato si possono concretare così: Preminenza del potere esecutivo; l'azione della Camera limitata a funzioni di sindacato.

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