Già un mese prima il Bonomi aveva fatto appello ai compagni
aventiniani di esaminare l'opportunità di tornare alla Camera, ma la sua
proposta urtava contro l'intransigenza dei repubblicani, dei socialisti e quella
personale di Amendola. Essi non comprendono l'interessamento col quale li segue
il Sovrano che già aveva ricevuto, quando si era scatenata la campagna contro
il governo per il delitto Matteotti, l'on. Zaniboni schieratosi apertamente fra
i più accaniti oppositori. Ora riceve i rappresentanti dell'Aventino: l'on.
Amendola, trattenendolo a colloquio per tre quarti d'ora; l'on. Di Cesarò, e
poi De Gasperi. Questi colloqui sono messi in rapporto col messaggio che 59 deputati
dell'opposizione - democratici, demosociali, unionisti e popolari - gli hanno
fatto pervenire in occasione del 25' anniversario del suo Regno. Il Re li
invita a parlare chiaramente ed essi uscendo esprimono la loro soddisfazione.
Qualche giornale ha cercato di insinuare che il Sovrano ha respinto il
messaggio delle opposizioni, ma il Mondo smentisce: «Per il rispetto dovuto
alla verità ed alla persona del Sovrano, dobbiamo smentire recisamente
l'affermazione: nessun rifiuto è stato mai opposto al messaggio dei
costituzionali secessionisti, né alla commissione che lo recava. Ciò, del
resto, è largamente comprovato dal fatto che S.M. ha ricevuto ieri l'altro gli
esponenti di quei medesimi gruppi parlamentari che gli avevano inviato il
messaggio».
Racconta infatti l'on. Misuri che, trovandosi alla redazione
romana del Corriere della Sera, era presente quando tornò dal Quirinale l'on.
Amendola che era stato ricevuto dal Re. Riferiva l'Amendola, soddisfatto,
l'atteggiamento del Sovrano: Questi attendeva il fatto costituzionale per
intervenire. Tale fatto, che poteva essere sia un voto contrario della Camera
od un serio movimento di piazza, non si verificò mai. Il primo non poteva
avvenire che col tempo e col rientro dell'opposizione alla Camera, poiché la
riforma elettorale aveva dato al fascismo la imponente maggioranza che abbiano
visto. Il secondo movimento di piazza - non era assolutamente possibile perché
l'opposizione aveva scarso seguito nel paese e nessun capo era all'altezza, per
coraggio e per autorevolezza, di trascinare le masse. Molti degli esponenti
dell'Aventino erano stati fra i fautori dichiarati del fascismo; altri erano i
responsabili dei disordini e delle intemperanze che lo avevano provocato. E le
masse seguivano ancora ciecamente Mussolini, incantate dal suo fascismo
oratorio e dalla sua messinscena. 1
Esempi: poco tempo dopo il delitto Matteotti, piena la
piazza Colonna di dimostranti, transitavano gli on. Turati e Treves, acclamati
dalla folla. I due deputati aventiniani affrettano il passo e corrono a
rifugiarsi d'urgenza a Montecitorio. Pochi giorni dopo, di pomeriggio, passa al
Largo Chigi l'on. Amendola: riconosciuto, viene dai passanti attorniato ed
applaudito. Egli sale sopra una botticella e si fa portare sempre seguito ed
acclamato, agli uffici del Mondo,dove scompare dietro il portone che viene
immediatamente sprangato. Mancò a tutti gli oppositori il coraggio fisico che concretasse
la violenza verbosa.
Nemmeno la visita al Sovrano che continua a dare esempi ed ammonimenti di rigida osservanza della Costituzione, induce l'Aventino al ritorno alla lotta legalitaria parlamentare,
malgrado le innumerevoli occasioni che si sono presentale: le leggi sulla burocrazia,
il progetto sui decreti legge, le leggi fasciste, le conclusioni dei 15 per la
riforma dello Statuto, (1) la improvvisa seduta notturna nella quale la Camera approva i
provvedimenti capestro contro la stampa e soprattutto la riforma elettorale.
L'Aventino pretende l'assurdo, pretende seppellire lo Statuto,
creare un potere esecutivo che sia in pari tempo indipendente dal Parlamento ed
emani dalla sovranità popolare. Ma non è questa forse già espressa dal
Parlamento? Gli aventiniani in conclusione protestano perché il fascismo si è
impossessato del potere con un atto rivoluzionario e non si accorgono che la
secessione e la loro quotidiana condotta non sono altro che atti altrettanto
rivoluzionari.
Intanto il Re, visitando l'Emilia è acclamato da quelle
popolazioni; va a Molinella, Budrio, Minerbio, Castelfranco, Persiceto, già
centri chiusi delle leghe rosse, e a Buda partecipa ad un banchetto rurale in
mezzo a 2500 operai, contadini e braccianti.
(1) La
proposta dei 15, i cosiddetti Soloni, per la modifica dei rapporti fra i poteri
dello Stato si possono concretare così: Preminenza del potere esecutivo;
l'azione della Camera limitata a funzioni di sindacato.

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