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| Re Vittorio Emanuele III |
«Da molto tempo ho la convinzione che l'Italia sola può
avere un’influenza decisiva per il ristabilimento dell'ordine europeo tanto
sconvolto.
«La chiaroveggenza dei suoi dirigenti, l'abilità della sua
diplomazia, la sua potenza militare e la sua collaborazione con la immensa
autorità morale rappresentata dalla Santa Sede indicano con evidenza la gran
parte d'arbitrio di pace che incombe al Suo Paese.
«Finalmente il prolungarsi di una guerra che in tutti i
paesi incontra così poca popolarità e la cui micidiale estensione è resa
imminente dall'approssimarsi della primavera rende i popoli più disposti ad
augurarsi una rapida fine di questa calamità.
«Un appello lanciato dalla Regina a Sovrane d’Europa, a
quelle cioè che in tanti paesi tremano per la minaccia che incombe a tante
persone loro care, potrebbe portare ad una vera crociata delle donne contro la
continuazione del conflitto ed unire i loro sforzi con una volontà tanto più fattiva
in quanto viene dal cuore, in vista di ricondurre gli uomini sulla via della
saggezza e della carità.
«Permetta, cara zia, giacché mi usa la fiducia di
consultarmi, di esortarla a perseverare nella sua nobilissima idea, qualunque
siano le critiche e gli ostacoli che potrà incontrare.
«Conoscendo la sua generosità, la sua volontà, la sua forza
di persuasione, pongo la più grande speranza nella sua opera ed in quella del
mio caro Zio.
«Mentre sto per terminare la mia lettera già troppo lunga,
mi accorgo che i giornali di stamane parlano di un movimento di 500 mila donne
svedesi a favore della pace.
«L'idea sembra dunque germogliare in molti spiriti e sono
convinto che il momento è propizio alla sua iniziativa.
Leopoldo
A questa lettera la Regina Elena risponde brevemente:
«Sono fermamente convinta che tutto deve essere tentato per
risparmiare al mondo delle sofferenze indicibili e dei torrenti di lacrime. Se
il mio appello sarà accolto come un'utopia, la mia coscienza mi dirà
egualmente: Tu hai fatto bene. E questo è quanto mi interessa di più.
Elena
Il 1° dicembre 1939 Re Leopoldo invia una seconda lettera
alla Regina Elena:
Carissima Zia,
«l'avvicinarsi delle feste di Natale e del nuovo anno
potrebbero, mi sembra costituire un elemento psicologico favorevole ad un nuovo
sforzo in favore della pace.
«Ma questa volta bisognerebbe che questo sforzo fosse
realizzato non da uno o due piccoli paesi neutri ma da un reale fautore di
pace, costituito da tutti coloro che sono stanchi di questa guerra per sé
assurda ed in tutti i casi insensata e criminale.
«Ho l'impressione che se il signor Mussolini prendesse
l'iniziativa di farsi fautore per la pace avrebbe dietro a sé non solamente
tutti i paesi non belligeranti d'Europa, ma incontrerebbe pure grandissima
simpatia nei paesi attualmente in guerra.
«L'Italia è la sola grande potenza rimasta fuori del
conflitto e la sua voce otterrebbe più che mai ascolto sia a Berlino, sia a
Parigi, sia a Londra.
«Sono quasi certo che una iniziativa pacifica di Mussolini
sarebbe molto bene accolta anche da Franco che, per quanto risulta è desideroso
di intervenire in qualunque sforzo che
potesse portare ad un compromesso fra paesi in guerra.
«Un congresso che riunisse in sé la maggior parte degli
Stati non belligeranti d'Europa e che potrebbe esaminare molte questioni
interessanti i loro propri paesi e così permettere loro di adottare una linea
di condotta comune per superare le grandi difficoltà economiche dinnanzi alle
quali essi si trovano. Se poi le circostanze lo permettessero, perchè questi
paesi non esaminerebbero pure delle eventuali possibilità di pace?
«Da parte mia non esiterei un solo istante a recarmi
personalmente in Italia se la mia presenza potesse essere di qualche utilità.
«Non posso non credere che una riunione così importante
tenuta nei giorni di Natale non avrebbe degli effetti considerevoli.
«lo vorrei che tu parlassi con Mussolini di queste mie idee.
Esse non costituiscono alcuna soluzione nuova ma il loro interesse risiede
soprattutto nel fatto di prendere, per tentare uno sforzo comune contro la guerra,
un momento come quello di Natale nel quale l'umanità intera è resa più
sensibile da una comunione di sentimenti religiosi, e tutto questo sotto
l'egida della più alta potenza non belligerante.
«Ricevi, cara Zia, ti prego, i miei più affettuosi saluti
Leopoldo
Maestà,
«ricevo la lettera di S.M. il Re Leopoldo che avete avuto la
cortesia di trasmettermi. Allo stato attuale delle cose non credo realizzabile
quanto Re Leopoldo propone. Vogliate, Maestà, accogliere i miei più devoti
omaggi.
5 dicembre 1939. Mussolini
Nonostante tutte le difficoltà la Regina persevera nel suo
progetto, come si deduce da una lettera della Regina madre del Belgio a Lei
diretta il 16 febbraio 1940:
«Ti abbraccio di cuore e spero che la tua magnifica iniziativa
riuscirà ».
Elisabetta
Ma tutto fu inutile.
Racconta il marchese Di Vigliano che il 5 marzo 1940 al
termine di una udienza assistette a questo drammatico colloquio fra Vittorio
Emanuele III e Galeazzo Ciano. Entrambi avevano l'aspetto serio e preoccupato.
Questi, stringendo la mano che il Re gli offriva, chiese con voce che tradiva
l'angoscia:
- Allora, Maestà, cosa debbo fare?
Ed il Sovrano rispose:
- In circostanze molto simili gli apostoli chiesero a Cristo
cosa dovessero fare e Gesù disse: fate testimonianza di me e della verità. Ma
io non sono Cristo! Tuttavia anche per me molta gente sarà perseguitata e me ne
duole assai di più che non della persecuzione che faranno a me stesso;
comunque, la prego, anche lei faccia testimonianza di me e della verità.
Il marchese Di Vigliano termina la sua documentazione con un
altro ricordo personale, quando una mattina Sua Maestà gli fece leggere la
lettera che Ciano scrisse al Re il 27 dicembre 1943 dal Carcere di Verona prima
di essere fucilato. Lettera il cui contenuto costituisce una conferma del
colloquio più sopra accennato. Scriveva Ciano:
« ... affidato alla martoriante custodia delle SS. attendo
un giudizio che non è altro se non un premeditato assassinio. Vostra Maestà
conosce da tempo le mie idee e la mia fede. Così come io posso testimoniare
davanti a Dio e davanti agli uomini la eroica lotta sostenuta dalla M.V. per
impedire quell'errore e quel crimine che è stata la nostra guerra a fianco dei
tedeschi... ».
Letta la lettera il marchese Di Vigliano la ripiegò e la
restituì al Re che, a guisa di commento uscì in questa espressione: «Anche la Regina ha fatto tanto per
evitare la guerra!».

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