NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

sabato 21 febbraio 2015

La Monarchia e il Fascismo - decimo capitolo - V

Re Vittorio Emanuele III
La Regina Elena non si perde d'animo e nel dicembre dello stesso anno 1939 in vista dell'imminente Natale si adopera perché Re Leopoldo dei belgi faccia proprio il suo proposito ed induca Mussolini a riprenderlo in esame. Re Leopoldo non è insensibile all'invito e risponde con una lettera di importanza storica nella quale, dopo essersi congratulato con la «cara zia» per la sua iniziativa, non si nasconde le difficoltà che si oppongono alla pace. E prosegue:

«Da molto tempo ho la convinzione che l'Italia sola può avere un’influenza decisiva per il ristabilimento dell'ordine europeo tanto sconvolto.

«La chiaroveggenza dei suoi dirigenti, l'abilità della sua diplomazia, la sua potenza militare e la sua collaborazione con la immensa autorità morale rappresentata dalla Santa Sede indicano con evidenza la gran parte d'arbitrio di pace che incombe al Suo Paese.

«Finalmente il prolungarsi di una guerra che in tutti i paesi incontra così poca popolarità e la cui micidiale estensione è resa imminente dall'approssimarsi della primavera rende i popoli più disposti ad augurarsi una rapida fine di questa calamità.

«Un appello lanciato dalla Regina a Sovrane d’Europa, a quelle cioè che in tanti paesi tremano per la minaccia che incombe a tante persone loro care, potrebbe portare ad una vera crociata delle donne contro la continuazione del conflitto ed unire i loro sforzi con una volontà tanto più fattiva in quanto viene dal cuore, in vista di ricondurre gli uomini sulla via della saggezza e della carità.

«Permetta, cara zia, giacché mi usa la fiducia di consultarmi, di esortarla a perseverare nella sua nobilissima idea, qualunque siano le critiche e gli ostacoli che potrà incontrare.

«Conoscendo la sua generosità, la sua volontà, la sua forza di persuasione, pongo la più grande speranza nella sua opera ed in quella del mio caro Zio.

«Mentre sto per terminare la mia lettera già troppo lunga, mi accorgo che i giornali di stamane parlano di un movimento di 500 mila donne svedesi a favore della pace.

«L'idea sembra dunque germogliare in molti spiriti e sono convinto che il momento è propizio alla sua iniziativa.

Leopoldo

A questa lettera la Regina Elena risponde brevemente:

«Sono fermamente convinta che tutto deve essere tentato per risparmiare al mondo delle sofferenze indicibili e dei torrenti di lacrime. Se il mio appello sarà accolto come un'utopia, la mia coscienza mi dirà egualmente: Tu hai fatto bene. E questo è quanto mi interessa di più.

Elena

Il 1° dicembre 1939 Re Leopoldo invia una seconda lettera alla Regina Elena:

Carissima Zia,

«l'avvicinarsi delle feste di Natale e del nuovo anno potrebbero, mi sembra costituire un elemento psicologico favorevole ad un nuovo sforzo in favore della pace.

«Ma questa volta bisognerebbe che questo sforzo fosse realizzato non da uno o due piccoli paesi neutri ma da un reale fautore di pace, costituito da tutti coloro che sono stanchi di questa guerra per sé assurda ed in tutti i casi insensata e criminale.

«Ho l'impressione che se il signor Mussolini prendesse l'iniziativa di farsi fautore per la pace avrebbe dietro a sé non solamente tutti i paesi non belligeranti d'Europa, ma incontrerebbe pure grandissima simpatia nei paesi attualmente in guerra.

«L'Italia è la sola grande potenza rimasta fuori del conflitto e la sua voce otterrebbe più che mai ascolto sia a Berlino, sia a Parigi, sia a Londra.

«Sono quasi certo che una iniziativa pacifica di Mussolini sarebbe molto bene accolta anche da Franco che, per quanto risulta è desideroso di  intervenire in qualunque sforzo che potesse portare ad un compromesso fra paesi in guerra.

«Un congresso che riunisse in sé la maggior parte degli Stati non belligeranti d'Europa e che potrebbe esaminare molte questioni interessanti i loro propri paesi e così permettere loro di adottare una linea di condotta comune per superare le grandi difficoltà economiche dinnanzi alle quali essi si trovano. Se poi le circostanze lo permettessero, perchè questi paesi non esaminerebbero pure delle eventuali possibilità di pace?

«Da parte mia non esiterei un solo istante a recarmi personalmente in Italia se la mia presenza potesse essere di qualche utilità.

«Non posso non credere che una riunione così importante tenuta nei giorni di Natale non avrebbe degli effetti considerevoli.

«lo vorrei che tu parlassi con Mussolini di queste mie idee. Esse non costituiscono alcuna soluzione nuova ma il loro interesse risiede soprattutto nel fatto di prendere, per tentare uno sforzo comune contro la guerra, un momento come quello di Natale nel quale l'umanità intera è resa più sensibile da una comunione di sentimenti religiosi, e tutto questo sotto l'egida della più alta potenza non belligerante.

«Ricevi, cara Zia, ti prego, i miei più affettuosi saluti

Leopoldo

La Regina Elena si affrettava a comunicare questa lettera di Re Leopoldo a Mussolini che, ancora una volta, opponeva il sito «veto» reciso con questa breve e asciutta lettera:

Maestà,

«ricevo la lettera di S.M. il Re Leopoldo che avete avuto la cortesia di trasmettermi. Allo stato attuale delle cose non credo realizzabile quanto Re Leopoldo propone. Vogliate, Maestà, accogliere i miei più devoti omaggi.

5 dicembre 1939. Mussolini

Nonostante tutte le difficoltà la Regina persevera nel suo progetto, come si deduce da una lettera della Regina madre del Belgio a Lei diretta il 16 febbraio 1940:

«Ti abbraccio di cuore e spero che la tua magnifica iniziativa riuscirà ».

Elisabetta

Ma tutto fu inutile.

Racconta il marchese Di Vigliano che il 5 marzo 1940 al termine di una udienza assistette a questo drammatico colloquio fra Vittorio Emanuele III e Galeazzo Ciano. Entrambi avevano l'aspetto serio e preoccupato. Questi, stringendo la mano che il Re gli offriva, chiese con voce che tradiva l'angoscia:

- Allora, Maestà, cosa debbo fare? 

Ed il Sovrano rispose:

- In circostanze molto simili gli apostoli chiesero a Cristo cosa dovessero fare e Gesù disse: fate testimonianza di me e della verità. Ma io non sono Cristo! Tuttavia anche per me molta gente sarà perseguitata e me ne duole assai di più che non della persecuzione che faranno a me stesso; comunque, la prego, anche lei faccia testimonianza di me e della verità.

Il marchese Di Vigliano termina la sua documentazione con un altro ricordo personale, quando una mattina Sua Maestà gli fece leggere la lettera che Ciano scrisse al Re il 27 dicembre 1943 dal Carcere di Verona prima di essere fucilato. Lettera il cui contenuto costituisce una conferma del colloquio più sopra accennato. Scriveva Ciano:

« ... affidato alla martoriante custodia delle SS. attendo un giudizio che non è altro se non un premeditato assassinio. Vostra Maestà conosce da tempo le mie idee e la mia fede. Così come io posso testimoniare davanti a Dio e davanti agli uomini la eroica lotta sostenuta dalla M.V. per impedire quell'errore e quel crimine che è stata la nostra guerra a fianco dei tedeschi... ».


Letta la lettera il marchese Di Vigliano la ripiegò e la restituì al Re che, a guisa di commento uscì in questa espressione: «Anche la Regina ha fatto tanto per evitare la guerra!».

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