NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

domenica 15 febbraio 2015

La Monarchia e il Fascismo - decimo capitolo - IV

Come nel 1915, così nel 1940 il Re ha dichiarato la guerra ascoltando democraticamente la «volontà popolare ».

Ebbene, costoro che rimproverano il Re di non aver fatto sparare sulle camicie nere della marcia su Roma, anche se «accompagnate del consenso della maggioranza del popolo», gli rimprovereranno un giorno di non aver fatto sparare sulle folle oceaniche adunate il 10 giugno del 1940 davanti ai fasci ed agli altoparlanti a sentire, ad acclamare Mussolini quando annunciò la dichiarazione di guerra. A Roma in 20 anni di regime fascista non si è mai vista affluenza di popolo così grandiosa, così spontanea. Tale consenso era stato preceduto da quello per la firma del «Patto d'acciaio» con Hitler, avvenuta il 24 maggio 1939, con dimostrazioni al grido di «Vogliamo la guerra!». A undici giorni di distanza, Ciano annota nel suo diario in data 3 giugno di quello anno: «Il Duce pronuncia una violenta diatriba contro la Monarchia. E' presente anche Starace. Il Duce afferma che il Re è un piccolo uomo insipido e infido e che la Monarchia con sue idiozie impedisce l'assorbimento delle dottrine fasciste da parte dell'esercito. Io sono come un gatto, dice Mussolini, cauto e prudente, ma quando mi slancio sono sicuro di cadere dove desidero. Sto studiando ora se non sia il caso di farla finita con Casa Savoia».

E' in questo periodo di maturazione della guerra che il dissidio fra Mussolini ed il Re si fà più aspro ancora. Nel diario di Ciano si legge il 14 di marzo: «A dire di Acquarone Sua Maestà sente che, da un momento all'altro potrebbe presentarsi per lui la necessità di intervenire per dare una diversa piega alle cose. E' pronto a farlo ed anche con la più netta energia». Ma i successi tedeschi in Norvegia hanno aumentato nel paese le illusioni sulla certezza della vittoria finale. Mussolini pensa di mettere il popolo italiano davanti all'alternativa di scegliere fra lui ed il Re. Tutto ciò rivela chiaramente l'attrito esistente alla vigilia della guerra fra il Sovrano e Mussolini il quale si sente sorretto dalla nazione. Se un atteggiamento contrario osasse assumere il Sovrano, il popolo italiano, fanatizzato dal suo Duce, si schiererebbe dalla parte di questo. Il Re rimarrebbe solo, forse imprigionato, senza che nessuno dei futuri suoi denigratori venga in suo soccorso al fine di evitare la guerra. Si può anche sospettare, che molti di costoro rimarrebbero solidali con Mussolini. Consapevole di questa situazione al Sovrano non rimane altra via che quella di sacrificarsi sull'altare della volontà popolare e cercare di salvare il salvabile. Ma la fatalità è superiore alle sue forze e viene travolto dagli eventi. Quello che è certo è questo: che nessuno ha lottato come ha lottato Vittorio Emanuele III per evitare la guerra, pur trovandosi solo ed abbandonato.

I documenti venuti in seguito alla luce confermano questo suo atteggiamento: di importanza veramente eccezionale le lettere scritte dalla Regina Elena alle Regine d'Europa per invitarle a collaborare onde evitare il conflitto. La Rivista biellese (febbraio 1951) pubblica un interessante articolo del marchese Federico Di Vigliano, che fu maestro di cerimonie alla Corte, su l'azione svolta dalla Regina Elena per scongiurare l'entrata in guerra dell'Italia. Nel novembre del 1939, angosciata per il conflitto scatenato in Germania, pensò di porsi a capo di una iniziativa, che avrebbe dovuto far sospendere le ostilità e promuovere un congresso ai fini di un accordo e di una pace duratura. Con queste precise finalità, il 37 novembre 1939 Elena di Savoia preparava un messaggio per la Regina Elisabetta del Belgio, Giovanna di Bulgaria, la Regina di Jugoslavia, Alessandra di Danimarca, Guglielmina d'Olanda e per la Granduchessa Carlotta di Lussemubrgo. Ecco il testo del messaggio:

Signora e Cara sorella,

«La profonda commozione inspirata dalla visione della immane guerra che si sta svolgendo per i mari, per le terre, per l'aria dovunque Grandi Stati e Grandi Popoli con tutto il loro coraggio, con tutto il loro genio, e con tutte le loro ricchezze, dibattono senza tregua e senza pietà interessi e sentimenti in contrasto, mi spinge a rivolgervi un cordiale invito:

« La guerra che infiamma tanti eroismi a distruggere vite, lavoro, fede nel domani, cioè i presidii stessi della civiltà, minaccia di dilagare nello spazio e nel tempo e di inasprire i suoi terribili rigori ogni giorno peggio, così da scuotere la base stessa della comunione delle genti. Altissime autorità hanno già rivolto ai belligeranti in nome di Dio od in nome di uno ovvero di un altro popolo neutrale, voti di pace che non furono accolti.

«Questi precedenti potrebbero inaridire le speranze e togliere coraggio a nuove iniziative. Ma non impediscono ai cuori innumerevoli delle donne di ogni regione del mondo, di elevare ai Capi degli Stati belligeranti la invocazione del proprio orrore, della propria pietà e della propria saggezza, perchè si arrestino a considerare non solo le proprie ragioni ma quelle altresì del sentimento umano. Esso implora tregua a tanta strage di vite ed a tanta distruzione di beni, a tanto turbamento di animi ed a tante interruzione di industrie, di arti, di studii civili; implora la cessazione di una guerra, non ai soli belligeranti aspra e flagella, ma a tutti senza distinzione causa di sacrifici immani.

«Io mi rivolgo perciò a Vostra Maestà e Vi prego di volere accogliere con me quelle invocazioni di madri di sorelle, di spose, di figlie; di conferire alle medesime invocazioni, prestigio, vigore, diffusione, efficacia, unendo gli animi nostri e le nostre voci al fine'di ottenere che le ostilità siano sospese e che gli sforzi siano uniti onde siano raggiunti accordi giusti e pace duratura.

«Nessuno può dubitare della devozione con la quale ciascuna di noi sarebbe pronta al sacrificio di sé e dei suoi stessi figlioli per la propria Patria. Ma questo stesso comune sentire ci induce a comprendere di quali ansie vivano oggi milioni di madri, anelanti esse pure ai giusti riconoscimenti dei diritti dei loro paesi ma altresì alla salvezza dei figli mercè una pace definitiva e saggia.

«A questo invito ed alla speranza di unire gli sforzi nostri pacificatori mi incoraggia l'esempio di due Principesse di Savoia: Margherita d'Austria vedova di Filiberto Il Duca di Savoia, che fu da suo padre nominata Governatrice dei Paesi Bassi e Luisa di Angouléme moglie di Carlo di Valois, nata Principessa di Savoia e madre di Francesco I Re di Francia.

«Queste due Principesse, spinte irresistibilmente ad arrestare le ininterrotte effusioni di sangue prodotte dalle guerre fra imperiali e francesi, negoziarono nel 1529 quel trattato di Cambrai che, in loro onore, fu chiamato la «Paix des Dames».

«Possa anche a noi essere consentito di persuadere gli animi ad ammettere che sia troncata e che adeguati metodi di risolverla, con onore di tutti, siano equamente cercati dalle Parti.

Elena

Non era, tuttavia, possibile spedire, le lettere senza che il Capo del Governo ne fosse a conoscenza. Senonchè Mussolini, dopo avere letto il messaggio, il 29 novembre rispondeva alla Regina con la seguente lettera:

Maestà

«Mi è grato assicurare la Maestà Vostra che ho preso in attenta considerazione l'appello che Voi pensereste di fare e di rivolgere alle Principesse Sovrane dei Paesi neutrali in favore di una iniziativa di pace che portasse alla cessazione delle ostilità e allo stabilimento di una migliore giustizia tra i popoli di Europa.

«Ispirato a un ricordo della storia della Vostra Casa e dettato da un generoso spirito di umanità, io non dubito che l'appello di V.M. incontrerebbe il consenso delle Auguste Persone alle quali esso sarebbe rivolto.

«Ma le circostanze attuali e l'esperienza di tentativi recenti non consigliano di promuovere adesso la iniziativa di un congresso internazionale di pace, e in queste circostanze l'appello di V.M. non avrebbe quello svolgimento pratico che solo potrebbe portare al raggiungimento degli alti fini che V.AL si propone.

«Vogliate, Maestà, accettare i sensi della mia profonda devozione.

Mussolini

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