Entusiasmi ecclesiastici per Mussolini
In
occasione della sigla al Patto a Quattro (1) lo Osservatore Romano così
commenta la seduta del Senato del 9 giugno 1933: «Vive ed agisce perchè ha già
dettato un discorso come quello del Capo del Governo italiano: il quale, non
solo ha palesato quante strade siano state tracciate ed aperte per condurre
all'intese di pace, ma queste, che potevano condurre a contrasti e conflitti
siano state ripudiate e cancellate. Tributiamo pertanto il nostro plauso a
quella che giuridicamente sarebbe oggi, solo, la promessa di una conquista, ma
con tanto maggior letizia quanto più essa in realtà è ormai una conquista
promettente.»
Due
giorni appresso lo stesso giornale riporta la visita dei tremila pellegrini
spagnoli al Papa il quale parlando loro del Patto a Quattro dice che era
rimasto nel dubbio, nelle incertezze, in mezzo a contrarietà: «quel che oramai
tutti chiamano il Patto a Quattro, questo Patto delle grandi Nazioni europee,
che, se non altro assicura al mondo intero - preziosa assicurazione - un
periodo di dieci anni di pace, di più facili intelligenze, di più facili
armonizzazioni degli interessi, anche se contrastanti e difficile a mettersi
insieme, è stato attuato».
Il
Santo Padre conclude dicendo ai pellegrini, a questo proposito, che «Noi
qualche cosa abbiamo veramente diritto e il dovere di attribuire alle preghiere
che, più che mai in questi ultimi tempi e massime nell'Anno Santo, veniamo
chiedendo a tutti e dovunque per la pace e per il sollievo del mondo »...
Ed
il venerando cardinal Vannutelli, decano dei Sacro Collegio, afferma: «Il
nostro Duce ha ordinato e disciplinato mirabilmente la vita italiana. Ha fatto
molte grandi opere, buone e molte altre di certo ne compirà con l'aiuto del
Signore». Monsignor Videmari, allora vescovo di Ogliastra così si esprimeva: «Un
governo nuovo e virile sta rinnovando ogni cosa. E sia con ordini dati in varie
occasioni, sia con i mirabili suoi diaconi Mussolini ha esaltato insperatamente
la religione di Cristo e la millenaria fede apostolica come vanto ed onore
dell'Italia».
Quando
Mussolini si reca a visitare il Duomo di Milano il cardinale Schuster vi fa
apporre a ricordo una lapide il cui testo vale la pena di riportare:
«
Benito Mussolini - splendore dell'Epoca sua - qui il 30 ottobre 1934 Anno XII
dell'Era Fascista - il Cardinale Ildefonso Schuster consenziendo alla dignità e
all'onore del Tempio in forme egregie provvide - con nobiltà e fermezza - un
tale fatto rammemorando - che a pieno e con maggiore gratitudine - solo i
secoli futuri diranno».
Queste
parole sono state integrate da quelle apparse in altra lapide nell'ottobre del
1936:
«Gesù
Re dei popoli - dona anni lunghi e vittoriosi - all'Italia e al Duce - perchè
la civiltà del mondo - tragga luce perenne - da Roma cristiana » (2).
Il
regime, nella sua incontenibile esaltazione, ha anche trasferito la ricorrenza
del Capo d'anno che non cade più il 1 di gennaio, ma il 28 ottobre, giorno
iniziale del calendario e della numerazione annuale. Questa non avrà più
origine dalla nascita di Gesù Cristo, ma dalla marcia su Roma. Nemmeno questa
riforma che rasenta la bestemmia trattiene certi grandi prelati ed è lo stesso
cardinale Schuster che il 28 otobre 1935 consacra la comunanza tra Chiesa e
Regime, della nuova era, l'Era Fascista: < Questa mattina in Duomo avete
voluto abbinare la solennità dei Santi Simone e Giuda col 13' anniversario
della marcia su Roma. Questo non è punto un mescolare il sacro al profano, ma è
proprio un fare della sana filosofia della storia o meglio è un fare opera di
fede, sollevando gli eventi della vita nazionale ad una più alta visione nella
luce di quella Divina Provvidenza che coordina i fatti e li dirige al nostro
miglior bene. Il 28 ottobre ha infatti aperto un nuovo capitolo nella storia
della penisola, anzi nella storia della Chiesa cattolica il Italia ».
Neppure
i federali parlano così, eppure il Principe della Chiesa va anche più in là;
egli accetta di parlare alla Scuola di Mistica Fascista ed il 28 di febbraio
del 1937 vi pronuncia una allocuzione dalla quale togliamo questo singolare
brano: «lo volentieri paragonerei la situazione di Roma alla morte di Giulio
Cesare, alle condizioni disastrose dell'Italia dopo Caporetto, con
l'indebolimento dell'autorità statale di fronte ai partiti cozzatisi fra loro.
Ma come allora la
Divina Provvidenza inviò Ottaviano, cosi anche in Italia
sorse l'Uomo Provvidenziale, il Genio il quale salvò lo Stato fondò l'Impero e
diede alle coscienze italiane la più perfetta unità nazionale in grazia della
Pace Religiosa».
Ma
l'alleanza tra fascismo e Papato si può considerare come un fatto naturale
perché ambedue sono istituzioni autoritarie ed anti-liberali. Nel periodo
immediatamente precedente la marcia su Roma l'Osservatore Romano aveva avuto una
ripresa di avversione al liberalismo. Un tale che firmava g. scriveva dei
corsivi semplicemente disgustosi, dove la nota dominante era la menzogna. Si accaniva
contro la «liberaleria» per certi innocui, incidentali coincidenze di vedute,
in particolarissimi dettagli di quistioni di importanza municipale, per
concludere che il liberalismo è il padre del bolscevismo! Ma non accennava mai
al bolscevismo autentico del Partito Popolare e di Miglioli quando questi
invitava i contadini all'occupazione delle cascine, al furto del bestiame ed
all'estromissione dei padroni. Del resto, non aveva detto il cardinal Gasparri
a don Sturzo: «meglio collaborare con Turati che con Sonnino» ? E Benedetto XV:
«Dunque don Sturzo avrà capito che noi preferiamo i socialisti ai liberali di
tipo Sonnino...». Il Vaticano si schiera tutto a favore del regime, salvo
poche, limitate, circoscritte, interessate discordanze, come la Enciclica del 30 giugno
1931, Non abbiamo bisogno, la condanna all'Indice di Gentile e
di Oriani (come di Croce del resto) e la dichiarazione di nullità del
giuramento imposto ai funzionari, atto questo di discutibile moralità in quanto
istigava i furbi al doppio giuoco ed al tradimento.
Tuttavia
la Chiesa si
accorda con Mussolini capo di una fazione, mentre aveva sempre ignorato il Re
d'Italia, il Re liberale e democratico per eccellenza.
(1)
Il Patto a Quattro, conseguenza del patto di Locarno, doveva impegnare Italia e
Francia, Inghilterra e Germania (con la successiva e significativa adesione del
Belgio) ad una politica di collaborazione e di pace, in funzione anti-russa.
Venne siglato a Stresa ma non si addivenne alla firma definitiva a causa della
ostilità francese.
(2)
Con lo spirare del vento contrario e con la... crisi di coscienza del Vaticano
voltosi improvvisamente all'antifascismo ed al repubblicanesimo, le due lapidi
sono state fatte prudentemente scomparire.

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