NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

giovedì 1 agosto 2013

La Monarchia e il Fascismo - quarto capitolo - V

Caricatura di Facta
Mentre il ministero demo-liberale-popolare di Facta dimostra la sua inettitudine, il popolo acclama il Re e guarda a Mussolini.

Il discorso col quale Facta si presenta alla Camera non ha le linee di un grande programma ma piuttosto l'aspetto di voler tirare a campare nella speranza di tempi migliori nei quali la vita politica si rassereni per necessità di cose e le fazioni si esauriscano nella stanchezza. Giolitti ed i suoi amici lo appoggiano ed il 18 marzo il Governo ottiene la fiducia con 275 voti favorevoli e 89 contrari, ossia con 186 voti di maggioranza. In quei giorni il Re pone la prima pietra al monumento a Giuseppe Mazzini in Roma.
Ma il paese non si acqueta e continuano gli episodi di violenza in numerose località e si inasprisce la lotta agraria. Socialisti e comunisti insultano ancora i combattenti e gli ufficiali in divisa e i fascisti reagiscono: essi hanno ormai la prevalenza e fanno sfoggio di cortei e adunate. A Cremona sfilano 25.000 rurali, a Milano 30.000 camicie nere passano in perfetto ordine

Mussolini si domanda: «Che cosa è questo fascismo? Certe sue manifestazioni, certi suoi riti, hanno un carattere nettamente religioso. Ma ecco sfilare dei battaglioni in perfetto inquadramento; è l'aspetto militare del fascismo. Poi c'è l'aspetto politico del partito. Finalmente quello sindacale. Il fascismo è tutto ciò. E' di più o meno a seconda delle circostanze. In talune zone ha tutto il profumo primaverile di una religione che si esalta attraverso il sangue e il martirio; in talune altre è un movimento squisitamente politico; altrove applica le sue energie ad aspri problemi concreti, come quelli dei rapporti fra le classi». A Bologna il giorno 21 aprile è dichiarato la nuova festa del lavoro e 20.000 lavoratori dei sindacati nazionali sfilano per la città. A Mantova la cittadinanza si reca in corteo a deporre fiori sull'ara dei Martiri di Belfiore, dove da tempo non vi poteva andare più nessuno. Il Partito Socialista proclama lo sciopero generale per la festa del I' maggio e Mussolini lamentando che il governo non sappia far funzionare le ferrovie scrive: «Lo Stato nuovo che è in germe e in potenza nel nostro partito, dovrà - a poco a poco o violentemente - sostituire lo Stato liberale, la cui storia, la cui esistenza è contrassegnata oramai e soltanto da una teoria quotidiana di abdicazioni, una più miserabile dell'altra». E così i fascisti fanno fallire la festa del 1 maggio in quanto manifestazione dei partiti e comunista facendo condurre i treni dai volontari e dai ferrovieri iscritti al partito. Senza dubbio il fascismo coi suoi sindacati a base nazionale è l'unico movimento nuovo in Italia che sia capace di fare del proselitismo in concorrenza con le leghe rosse o bianche. Mussolini si compiace nel constatare che il mondo va verso destra, prima fra tutte le nazioni la Russia e che i popoli, stanchi delle imposture delle democrazie di tutti i paesi si danno alla reazione. E si compiace vedere in Lenin un campione di questa tendenza: «Noi reazionari ci apprestiamo a fare le migliori accoglienze al nostro Maestro, al più grande reazionario dell'età contemporanea ».

Mentre i repubblicani si radunano a congresso a Trieste, ignorati dalla stampa, (1) a Genova i bolscevichi rappresentanti della Russia si recano a bordo della Dante a pranzo dal Re Vittorio Emanuele III al quale rendono omaggio presente il popolare on. Gronchi. Il bolscevico Krassin si rivolge al Re e dice: «Mi sono accorto dalle dimostrazioni che si fanno a Vostra Maestà, che voi siete un vero padre per i vostri sudditi». E Cicerin esprime ad un gruppo di parlamentari questo singolare giudizio: «E' un Re che potrebbe anche presiedere dei Soviet». A Cesena continua il movimento di adesione repubblicana rappresentato dall'on. Chiesa e dall'avv. Gibelli oramai schierati dalla parte fascista e non più dichiaratamente anti-monarchici. A Milano il Re è accolto con dimostrazioni grandiose. Una marea di popolo lo acclama. Mutilati con stampelle o su carrozzelle, reduci e vedove di guerra si stringono intorno a lui. Si astengono i fascisti ma intervengono i combattenti con a capo gli avvocati Giulio Bergman e Boeri e l'on. Gasparotto. Il Corriere della Sera così commenta l'avvenimento: «Milano ha festeggiato il Re perché lo sentiva vicino; perchè tutti gli italiani amano il Re più vicino non simbolo soltanto, sedente in Roma al sommo della nostra vita pubblica, ma uomo, col suo profondo interessamento alle forme più vive della esistenza nazionale, col suo spirito pronto a seguire i tempi in una costante armonia fra la tradizione e la evoluzione, con quella sua coscienza del dovere che lo rende esemplare ».

I residui del sovversivismo bolscevizzante tentano gli ultimi conati rivoluzionari e le popolazioni esprimono solidalmente le loro simpatie al Re e a Mussolini. in questo momento entrambi simboli di disciplina nazionale e di devozione alla Patria. Tuttavia qua e là in provincia persistono i conflitti con uccisioni e ferimenti, ed al governo non riesce possibile di governare in collaborazione col Parlamento. Leggi caotiche sono sfornate in abbondanza, senza discussione. Solo la passione di parte anima i deputati di ogni settore. La Presidenza stessa dell'on. De Nicola è deficiente poiché il suo ufficio non dovrebbe consistere soltanto nel mantenere l'ordine e la disciplina, ma anche e soprattutto nell'incanalare e trattenere l'operosità parlamentare al fine di una stretta collaborazione col governo. Si invoca maggiore serietà dai deputati; sì fa appello al governo ed al Presidente della Camera la cui responsabilità nella inconcludenza parlamentare non è indifferente, mancando in essa le premesse per un serio e duraturo lavoro. E' questa la preoccupazione del Corriere della Sera: « C'è tutta una educazione da rifare. Il paese lavora, lavori la Camera. Si rifiuti il Presidente di presiedere un'assemblea sterile e inconcludente. Come nella passata storia parlamentare s'è fatto un posto d'onore agli uomini che han saputo costituire le basi della nostra vita politica e costituzionale; come s'è fatto un posto d'onore agli uomini che hanno salvato nei periodi più oscuri della terza Italia il bilancio e l'economia nazionale, così c'è un posto d'onore da conquistare nella storia parlamentare di oggi per chi saprà richiamare la Camera alla sua funzione e rimettere in vita la costituzione». E' una invocazione a De Nicola perché intervenga, ma questi non ascolta l'appello che cade nel vuoto.
Nelle campagne in vicinanza di Bologna vi è una ripresa sovversiva e si tenta di instaurare il boicottaggio alle aziende agrarie onde imporre il monopolio rosso della mano d'opera. Scendono i fascisti ferraresi e le squadre bivaccano per le vie della città chiedendo l'allontanamento del prefetto Mori. L'Avanti! continua a polemizzare con Mussolini che risponde sul Popolo d’Italia: «Il fascismo è un fenomeno complesso e profondo, che pianta sempre più salde le sue radici nel terreno della nostra storia. La sua organizzazione interna va sempre più perfezionandosi, tanto che nessuna forza - statale od extra statale - potrebbe fiaccarla. I capi del socialismo, che con una incoscienza veramente miserevole, alimentano, soprattutto dalla tribuna parlamentare, in talune zone delle masse i propositi di una riscossa violenta, non fanno che affrettare una giornata di sangue, al termine della quale essi saranno inesorabilmente schiantati ».

La terza prova di mobilitazione del fascismo è pienamente riuscita in occasione dell'adunata dei Sindacati Nazionali. Viene occupata Bologna per reazione ai socialisti che hanno messo fuori un patto di lavoro nel quale le loro leghe continuano a pretendere il monopolio. La situazione si fa sempre più grave ed il governo vi spedisce d'urgenza il direttore della Pubblica Sicurezza, poiché il contegno dei fascisti desta veramente preoccupazione. L'agitazione dilaga in tutta l'Emilia, raggiunge la Liguria ed il Piemonte. Si è giunti a un punto tale che se si vuol fare opera di pacificazione bisogna escludere ogni atto che possa colpire il fascismo. Esso reclama prepotentemente il diritto di cittadinanza ed ha con sé la maggioranza del Paese, guardato con simpatia dalle forze armate. Il governo vive fra l'indecisione, e questa situazione fa scrivere dal corrispondente da Roma all'Avanti!: «L'Italia senza governo - Si sa che le forze armate dello Stato hanno ceduto di fronte alle forze armate dell'Agraria; che a Bologna ogni autorità statale è scomparsa; che tutte le istituzioni operaie della Provincia sono in preda alle fiamme; che il capo della Pubblica Sicurezza è tenuto come ostaggio dai fascisti; che i commissari di polizia sono percossi e feriti; che il Prefetto è prigioniero nel suo palazzo. Si sa che forse avvenimenti più gravi si vanno svolgendo e che lo stesso governo li ignora, perché i fili telegrafici e telefonici sono stati spezzati. Si sa, si discute tutto questo. ma ciò non turba i nostri ministri... ».
A Milano all'apertura del processo per il massacro del Diana si tenta la speculazione politica, e gli imputati deridono le vittime innocenti e le famiglie dei morti. L'anarchico Malatesta fa una folle apologia del delitto, ma il pubblico fischia, urla ed impreca contro gli assassini. A Roma i comunisti sparano proditoriamente contro un corteo di ritorno dal Verano dove era stato commemorato il bersagliere Enrico Toti, ed irridono combattenti e mutilati chiamandoli «sfruttatori». Vi sono 8 morti e numerosi feriti. A Piacenza il tenente Maserati viene ucciso in una imboscata e del cadavere si è fatto orribile scempio. Mussolini sul Popolo d'Italia ordina la mobilitazione e lancia la minaccia: « Fascisti di tutta Italia! Consideratevi sin da questo momento materialmente e moralmente mobilitati. Se sarà necessario, scatterete fulmineamente, concentrandovi a masse nei posti che vi saranno indicati. E dinnanzi al vostro impeto, alla vostra fede, al vostro coraggio, cadranno tutti gli ostacoli e tutte le canaglie! ».


(1) Il P.R.I. conta in questo periodo 40.000 iscritti dei quali 20.000 non si curano nemmeno di ritirare la tessera, Questo risulta dalla relazione del Congresso.

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