NON VI E' DUBBIO CHE UNA NAZIONE PASSATA DA UN REGIME MONARCHICO AD UN REGIME REPUBBLICANO SIA UNA NAZIONE «DECLASSATA», E CIÒ NON PUÒ NON ESSERE AVVERTITO DA CHIUNQUE ABBIA UNA SENSIBILITÀ PER VALORI I QUALI, PER ESSERE SOTTILI E IMMATERIALI, NON PER QUESTO SONO MENO REALI.

lunedì 29 luglio 2013

La Monarchia e il Fascismo - quarto capitolo - IV

La soluzione Facta con mediocri uomini del Partito Popolare al governo.

Situazione veramente caotica e di estrema decadenza politica quella nella quale il 25 febbraio si costituisce il Ministero Facta. Il luogotenente di Giolitti può comporre il suo gabinetto evitando di porre i popolari di fronte alla pregiudiziale - che fu già dell'on. Giolitti e ribadita poi dall'on. Orlando - di rinunciare alla pretesa di indicare i propri uomini da assumere ai posti di comando. Questo ministero di ripiego rincrudisce ancora di più le polemiche e le proteste dei giornali. Mussolini si rammarica che Giolitti sia costretto a governare per interposta persona ed ha parole aspre per don Sturzo nel quale vede, come altri vedono, più che altro un subdolo nemico della religione. Intervistato dal Giornale d’Italia, così si esprime - «Questo piccolo, mediocre prete siciliano, comincia a scocciare in modo inquietante la coscienza della Nazione. Costui rappresenta un pericolo enorme per la religione in generale e per il cattolicesimo i particolare. Voi sapete che non sono anti-clericale, meno ancora anti-religioso; voi conoscete i miei precedenti in materia, dirò così, di filo-cattolicesimo, ma vi assicuro che lo spettacolo di questo prete politicante e deforme, che non celebra mai la messa e va in giro con una tonaca sudicia a fare della bassa politica, invece di cura d'anime, è veramente mortificante. Comprendo bene che i veri credenti, i vecchi cattolici. considerino l'attività sturzesca come un pericolo gravissimo per l'avvenire della Chiesa».

Anche il Corriere della Sera che durante il veto aveva cercato di giustificare don Sturzo negando l'opportunità del ritorno di Giolitti è costretto a constatare: «Nella partecipazione alla vita parlamentare, nella soluzione delle crisi particolarmente, il P.P. tiene di mira sopra tutto l'allargamento e il rafforzamento della clientela. Nessun partito, oggi, avanza il popolare sulla via d'essere sempre meno un partito e sempre più una clientela. Come programma e come abito mentale - che conta più del programma - non c'è nulla di comune fra l'on Meda e l'on. Miglioli; ma tutto insieme il partito sotto la disciplina di don Sturzo, si giova delle condizioni della nostra vita politica in questo ancor torbido periodo per allargare la sua rete e, poco curante della coerenza delle idee, per accrescere la forza bruta del numero. Una legislatura diventa così il campo d'attività per preparare i maggiori profitti delle future elezioni generali. La coscienza cristiana della vita è una semplice frase, che non illude nessuno».

Il Ministero Facta, cosiddetto democratico-popolare si può considerare un ministero di raccoglimento, ma in essa nessun elemento sovrasta in modo da imporsi alla gravità del momento. E poi manca di omogeneità, di concordia, di solidarietà. E' appena entrato in funzione ed il ministro Di Cesarò si dimette, insofferente delle imposizioni dei popolari che avendo ottenuto 3 ministeri e 5 sottosegretariati non sono ancora contenti. Questa loro invadenza è l'elemento perturbatore della vita costituzionale ed è tanto più grave in quanto ha origine da un elemento non responsabile politicamente, ma troppo potente per essere eliminato. Benedetto XV aveva resistito alla corrente di opposizione al P.P. e don Sturzo, forte del suo appoggio poté così tutto osare sfidando anche vescovi e porporati e fece eleggere 107 deputati che ubbidiscono ai suoi ordini. Il suo programma come tutto il programma popolare, non ha oramai più alcuna permeabilità religiosa, e don Sturzo si limita tutt'al più a certe dichiarazioni sibilline le quali più che contenuto religioso nascondono aspirazioni e manovre politiche vaticane: «Bisogna assicurare alla Chiesa la completa libertà nell'adempimento della sua divina missione» 1 Quando mai alla Chiesa venne tolta la sua libertà di apostolato? Non vi è la legge sulle Guarentigie che gliela garantisce? Ma è una tattica questa come un'altra per appellarsi alle forze cattoliche ed aggiogarle al suo carro ed alla sua politica. A buona ragione Filippo Turati può affermare che la concezione materialista della vita contenuta nella dottrina socialista non è più caratteristica di un partito poiché di questo materialismo si trovano tracce «straordinariamente profonde nei programmi e più, molto più, nell'azione quotidiana dello stesso Partito Popolare». E quando il ministro Anile espone in Senato il programma dell'istruzione affermando la necessità di un indirizzo spirituale, gli viene obiettato che non è al sentimento religioso che si fa opposizione, ma perché la religione viene messa al servizio della politica e ciò non si può approvare. Il Senato reagisce poi alla speculazione che i democristiani fanno del sentimento religioso, ossia al tentativo di far deviare gli interessi generali per farli convergere alle loro organizzazioni politiche, ciò che suscita diffidenza non soltanto in Senato ma in tutto il Paese.

(1)         Don Sturzo: Intervista con l’

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