Situazione veramente caotica e di
estrema decadenza politica quella nella quale il 25 febbraio si costituisce il
Ministero Facta. Il luogotenente di Giolitti può comporre il suo gabinetto
evitando di porre i popolari di fronte alla pregiudiziale - che fu già dell'on.
Giolitti e ribadita poi dall'on. Orlando - di rinunciare alla pretesa di
indicare i propri uomini da assumere ai posti di comando. Questo ministero di
ripiego rincrudisce ancora di più le polemiche e le proteste dei giornali. Mussolini
si rammarica che Giolitti sia costretto a governare per interposta persona ed
ha parole aspre per don Sturzo nel quale vede, come altri vedono, più che altro
un subdolo nemico della religione. Intervistato dal Giornale d’Italia, così si
esprime - «Questo piccolo, mediocre prete siciliano, comincia a scocciare in
modo inquietante la coscienza della Nazione. Costui rappresenta un pericolo
enorme per la religione in generale e per il cattolicesimo i particolare. Voi
sapete che non sono anti-clericale, meno ancora anti-religioso; voi conoscete i
miei precedenti in materia, dirò così, di filo-cattolicesimo, ma vi assicuro
che lo spettacolo di questo prete politicante e deforme, che non celebra mai la
messa e va in giro con una tonaca sudicia a fare della bassa politica, invece
di cura d'anime, è veramente mortificante. Comprendo bene che i veri credenti,
i vecchi cattolici. considerino l'attività sturzesca come un pericolo gravissimo
per l'avvenire della Chiesa».
Anche il Corriere della Sera che durante
il veto aveva cercato di giustificare don Sturzo negando l'opportunità del
ritorno di Giolitti è costretto a constatare: «Nella partecipazione alla vita
parlamentare, nella soluzione delle crisi particolarmente, il P.P. tiene di
mira sopra tutto l'allargamento e il rafforzamento della clientela. Nessun
partito, oggi, avanza il popolare sulla via d'essere sempre meno un partito e
sempre più una clientela. Come programma e come abito mentale - che conta più
del programma - non c'è nulla di comune fra l'on Meda e l'on. Miglioli; ma
tutto insieme il partito sotto la disciplina di don Sturzo, si giova delle
condizioni della nostra vita politica in questo ancor torbido periodo per
allargare la sua rete e, poco curante della coerenza delle idee, per accrescere
la forza bruta del numero. Una legislatura diventa così il campo d'attività per
preparare i maggiori profitti delle future elezioni generali. La coscienza
cristiana della vita è una semplice frase, che non illude nessuno».
Il Ministero Facta, cosiddetto
democratico-popolare si può considerare un ministero di raccoglimento, ma in
essa nessun elemento sovrasta in modo da imporsi alla gravità del momento. E
poi manca di omogeneità, di concordia, di solidarietà. E' appena entrato in
funzione ed il ministro Di Cesarò si dimette, insofferente delle imposizioni
dei popolari che avendo ottenuto 3 ministeri e 5 sottosegretariati non sono
ancora contenti. Questa loro invadenza è l'elemento perturbatore della vita
costituzionale ed è tanto più grave in quanto ha origine da un elemento non
responsabile politicamente, ma troppo potente per essere eliminato. Benedetto
XV aveva resistito alla corrente di opposizione al P.P. e don Sturzo, forte del
suo appoggio poté così tutto osare sfidando anche vescovi e porporati e fece
eleggere 107 deputati che ubbidiscono ai suoi ordini. Il suo programma come
tutto il programma popolare, non ha oramai più alcuna permeabilità religiosa, e
don Sturzo si limita tutt'al più a certe dichiarazioni sibilline le quali più
che contenuto religioso nascondono aspirazioni e manovre politiche vaticane:
«Bisogna assicurare alla Chiesa la completa libertà nell'adempimento della sua
divina missione» 1 Quando mai alla Chiesa venne tolta la sua libertà di
apostolato? Non vi è la legge sulle Guarentigie che gliela garantisce? Ma è una
tattica questa come un'altra per appellarsi alle forze cattoliche ed aggiogarle
al suo carro ed alla sua politica. A buona ragione Filippo Turati può affermare
che la concezione materialista della vita contenuta nella dottrina socialista
non è più caratteristica di un partito poiché di questo materialismo si trovano
tracce «straordinariamente profonde nei programmi e più, molto più, nell'azione
quotidiana dello stesso Partito Popolare». E quando il ministro Anile espone in
Senato il programma dell'istruzione affermando la necessità di un indirizzo
spirituale, gli viene obiettato che non è al sentimento religioso che si fa
opposizione, ma perché la religione viene messa al servizio della politica e
ciò non si può approvare. Il Senato reagisce poi alla speculazione che i
democristiani fanno del sentimento religioso, ossia al tentativo di far deviare
gli interessi generali per farli convergere alle loro organizzazioni politiche,
ciò che suscita diffidenza non soltanto in Senato ma in tutto il Paese.
(1)
Don Sturzo: Intervista con l’

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